mercoledì, Aprile 2, 2025
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Il pomodoro, re in cucina: storia, curiosità e proprietà benefiche

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Il pomodoro, re in cucina: storia, curiosità e proprietà benefiche
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Il pomodoro, uno degli alimenti più consumati in Italia, soprattutto in estate. Sono gustosi, versatili in cucina, ma anche un vero e proprio toccasana per la salute, ricco di antiossidanti, licopene e betacarotene, vitamine e sali minerali: in poche parole,  un alleato del nostro benessere!

Il pomodoro: ripercorriamo la storia

Prima di elogiare le incredibili proprietà nutritive del pomodoro, però, facciamo un breve viaggio nella storia: era la seconda metà del 700, quando gli spagnoli importarono dal Perù quel che sembrava un frutto esotico. Gli Aztechi chiamavano questa specie di piccola bacca dorata (pomo d’oro) xitomatl. Solo in seguito diventeranno rossi, grazie ai successivi innesti.

Nel libro “Lo scalco alla moderna”, (Antonio Latini, 1649), si citava una salsa a base di pomodori cotti alla brace, spellati e poi mescolati a cipolla, timo e aceto. Gli europei, negli anni a cavallo del ‘700, lo temevano perchè convinti che fosse un ortaggio velenoso; e molti aristocratici infatti morirono dopo averli ingeriti.

In realtà, il vero motivo di quelle morti era un altro: in quei tempi i nobili usavano mangiare in piatti di peltro (ricchi di piombo) che, a causa dell’acidità del pomodoro, diventava tossico. Inoltre conteneva anche un naturale pesticida, la solanina, ma prima di scoprirlo passerà diverso tempo.

La diffidenza nei confronti dell’ortaggio cesserà verso il 1880, quando a Napoli qualcuno pensò di metterlo su una specie di focaccia fatta con pasta di pane: e fu così, che nacque la pizza!

Il pomodoro, re in cucina: storia, curiosità e proprietà benefiche

Il pomodoro italiano, re della tavola italiana: alcune curiosità

La scienza lo conferma: i pomodori italiani sono i migliori, in particolare quelli cresciuti nelle regioni centrali e meridionali dell’Italia. Grazie alle loro particolari caratteristiche, sono straordinariamente succosi, dolci, profumati, ricchi di benefiche proprietà. Insomma, il re della cucina italiana!

Si stima che esistano circa 10.000 varietà di “Lycopersicon lycopersicum”, (il nome scientifico dei pomodori). Secondo una ricerca, se cotti sono ancora più benefici. Con la cottura, infatti, la parete cellulare del pomodoro si rompe e rilascia un prezioso antiossidante (il licopene) che agisce contro le malattie cardiovascolari, abbassa i livelli di colesterolo e riduce sensibilmente il rischio di contrarre alcuni tipi di tumori.

Meglio evitare di conservarli in frigorifero: il freddo (sotto i 12 gradi) altera il suo sapore e interrompe la maturazione, ed è proprio questa che gli conferisce più gusto e colore.

Nella città di Bunol (Spagna) si organizza una manifestazione chiamata “La Tomatina”, dove tra le 11 e le 13 tutte le strade del paese si tingono di rosso, mentre migliaia di persone provenienti da tutto il mondo si tirano addosso i pomodori, meglio se ben maturi. Usanza nata per caso nel 1945 quando, durante una battaglia, furono utilizzati al posto delle armi.

Le proprietà benefiche del pomodoro

Un ortaggio ricco, che contiene tutti e quattro i principali carotenoidi: alfa e beta-carotene, luteina e licopene. Questi carotenoidi possono avere benefici individuali, ma hanno anche una sinergia come gruppo (cioè interagiscono per fornire benefici per la salute).

In particolare, i pomodori contengono quantità impressionanti di licopene, quindi con la più alta attività antiossidante di tutti i carotenoidi. Una dieta ricca di prodotti a base di pomodoro può aiutare a ridurre il rischio di cancro al pancreas, secondo uno studio dell’Università di Montreal.

I ricercatori hanno scoperto che il licopene, un insieme di pigmenti giallo-violetto molto diffusi in natura, (fornito principalmente dai pomodori, da 3 a 40 mg/kg di prodotto fresco) era collegato a una riduzione del 31% del rischio di cancro al pancreas tra gli uomini con l’assunzione più alta di questo carotenoide. Inoltre contengono antiossidanti ad alta potenza antiossidanti: beta-carotene, vitamine A, E, C.

Sono ricchi di potassio, un minerale di cui la maggior parte di noi spesso è carente. Quando vengono mangiati insieme a grassi più sani, come l’avocado o l’olio d’oliva, l’assorbimento da parte del corpo dei fitochimici carotenoidi nei pomodori può aumentare da due a 15 volte, secondo uno studio dell’Ohio State University.

I pomodori, una parte importante della dieta mediterranea

I pomodori sono una parte importante della famosa dieta mediterranea, in cui molti piatti richiedono pomodori freschi, concentrato o salsa. Soprattutto in estate, quando danno il meglio in quanto a gusto e proprietà benefiche, che siano in insalata, insieme ad altre verdure, sulla bruschetta, o come sugo per gli spaghetti o sulla pizza: infinite, le preparazioni con questo gustoso prodotto della terra!

Secondo alcuni studi recenti, tra cui uno della Facoltà di Medicina dell’Università di Atene, le persone che seguono questa dieta hanno tassi di mortalità più bassi per malattie cardiache e cancro.

Se le neo mamme mangiano pietanze in cui spesso è presente il pomodoro, aumenta la concentrazione di licopene anche nel loro latte materno. In questo caso, meglio se sono cotti: infatti, i ricercatori hanno scoperto che mangiare prodotti a base di salsa di pomodoro ha aumentato le concentrazioni di licopene nel latte materno, più del consumo di pomodori freschi.

Per valutare la presenza più o meno abbondante di questa sostanza in un pomodoro, basta osservare il colore: più si avvicina a un bel rosso intenso, maggiore sarà il contenuto in licopene.

Infine, le bucce di pomodoro contengono un’alta concentrazione di carotenoidi. La quantità di questa sostanza assorbita dalle cellule intestinali umane risulta molto maggiore nel concentrato arricchito con le bucce, rispetto a quello senza.

La buccia del pomodoro contiene anche la maggior parte dei flavonoli (un’altra famiglia di sostanze fitochimiche che include quercetina e kaempferolo). Quindi, per sfruttare al meglio le loro proprietà salutari, evita di sbucciarli se puoi farne a meno!

Tane nel deserto: rivelati i tunnel di un misterioso ecosistema primordiale

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Tane nel deserto: rivelati i tunnel di un misterioso ecosistema primordiale
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Le tane nel deserto, strutture geologiche di origine incerta, sollevano interrogativi fondamentali sulla capacità della vita di adattarsi a condizioni ambientali estreme. La presenza di tali cavità, scavate nel calcare, ha suggerito l’esistenza di microorganismi litotrofi, capaci di trarre sostentamento dalle rocce. L’indagine scientifica si concentra sulla determinazione dell’origine di tali strutture, e sulla possibile sopravvivenza di tali forme di vita.

Tane nel deserto: rivelati i tunnel di un misterioso ecosistema primordiale
Tane nel deserto: rivelati i tunnel di un misterioso ecosistema primordiale

Il mistero delle tane nel deserto: antichi microrganismi litofagi?

L’origine biologica delle tane nel deserto osservate presuppone la presenza di acqua liquida, un elemento essenziale per la crescita biologica. Le aree in questione sono attualmente aride, ma sono soggette a occasionali piogge e a una fitta nebbia costiera. In passato, inoltre, si sono verificati periodi di maggiore umidità. Quali microorganismi potrebbero aver creato queste tane?

La straordinaria capacità di adattamento della vita si manifesta in modo sorprendente attraverso organismi come batteri, funghi e licheni, noti per la loro resilienza in condizioni ambientali estreme. Questi organismi, dotati di strategie di sopravvivenza uniche, hanno colonizzato habitat inospitali, spingendo i confini della vita oltre ciò che tradizionalmente consideriamo possibile. Tra questi, alcuni sono endolitici, ovvero capaci di vivere all’interno delle rocce, un ambiente apparentemente privo di risorse.

In questo contesto, il geologo Cees Passchier ha intrapreso un’indagine approfondita per svelare il mistero delle tane nel deserto. L’obiettivo primario era determinare se gli organismi responsabili della creazione di queste strutture potessero essere annoverati tra i gruppi di batteri, funghi o licheni.

L’indagine si è concentrata sull’analisi delle caratteristiche delle tane, confrontandole con le peculiarità note di ciascun gruppo di organismi. I batteri, con la loro diversità metabolica, sono in grado di prosperare in una vasta gamma di ambienti, inclusi quelli rocciosi. I funghi, attraverso la secrezione di enzimi, possono decomporre la materia organica e inorganica, facilitando la loro crescita all’interno delle rocce. I licheni, simbiosi tra funghi e alghe, sono capaci di fotosintesi e di estrarre nutrienti dalle rocce.

L’approccio di Passchier è stato quello di esaminare attentamente le tracce lasciate dagli organismi all’interno delle tane nel deserto, cercando indizi che potessero rivelare la loro identità. La presenza di specifici composti chimici, la morfologia delle strutture e l’organizzazione spaziale delle tane sono stati considerati elementi chiave per distinguere tra i possibili artefici.

L’indagine ha richiesto un’analisi multidisciplinare, combinando competenze di geologia, microbiologia e chimica. L’obiettivo finale era quello di ricostruire la storia di queste tane, svelando i segreti di una forma di vita capace di prosperare in un ambiente apparentemente ostile.

È improbabile che gli organismi misteriosi fossero cianobatteri, poiché necessitano della luce solare per la fotosintesi e non penetrano nella roccia così in profondità come le tane nel deserto ritrovate.

I funghi, d’altra parte, secernono agenti digestivi che non sono stati rilevati nella roccia e creano una complessa rete di ife, o filamenti, nota come micelio. Le reti miceliari tendono ad avere una struttura ordinata, mentre le tane erano parallele e uniformemente distanziate, un’organizzazione insolita per i funghi. Inoltre, non sono stati osservati altri schemi caratteristici. Pertanto, è improbabile che i funghi siano i responsabili.

L’ipotesi delle colonie microbiche: la dimensione e la composizione

La scoperta che le tane nel deserto erano troppo larghe per essere state create da un singolo organismo e la presenza di anelli di crescita suggeriscono che siano state formate da colonie di microbi. La polvere di carbonato di calcio rinvenuta nelle gallerie è un’escrezione comune di microbi che vivono in questi tipi di rocce. Tuttavia, non sono stati ancora trovati organismi fossilizzati, ma solo prove della loro esistenza.

Nonostante le difficoltà incontrate nell’identificare con certezza gli organismi responsabili della creazione delle tane, l’ipotesi di un’origine biologica non è stata scartata. Al contrario, un’analisi microscopica approfondita ha rivelato che le strutture osservate non possono essere attribuite a processi abiotici, come l’erosione o reazioni chimiche. La composizione chimica dei campioni di roccia prelevati all’interno delle tane fornisce una prova convincente: gli artefici di queste formazioni dovevano essere organismi viventi.

L’assenza di fossili ben conservati, pur rappresentando una sfida, non ha invalidato l’ipotesi biologica. La natura stessa dei microorganismi, spesso privi di strutture scheletriche dure, rende la fossilizzazione un evento raro. Tuttavia, le tracce lasciate dalla loro attività metabolica, rilevabili attraverso analisi chimiche e microstrutturali, offrono indizi preziosi.

Poiché nessun meccanismo chimico o fisico noto di alterazione può spiegare questo fenomeno con le osservazioni microstrutturali e geochimiche presentate qui, e le micro-tane nel deserto si formano all’interno della roccia ospite”, hanno concluso Passchier e i suoi colleghi nello studio: “Suggeriamo che siano di origine biologica”. Questa affermazione, basata su dati scientifici solidi, rafforza l’ipotesi che le tane siano state create da colonie di microorganismi, capaci di prosperare in un ambiente apparentemente inospitale.

L’indagine ha escluso la possibilità che le tane nel deserto siano state create da singoli organismi. La loro dimensione e la presenza di anelli di crescita suggeriscono un’attività collettiva, tipica delle colonie microbiche. La polvere di carbonato di calcio, un’escrezione comune di microorganismi che vivono in ambienti rocciosi, rafforza ulteriormente questa ipotesi.

In sintesi, nonostante l’assenza di fossili ben conservati, le prove chimiche e microstrutturali indicano chiaramente un’origine biologica delle tane. L’ipotesi di colonie di microorganismi litofagi, capaci di modificare la roccia per trarne nutrimento, rimane la più plausibile.

Un mistero ancora irrisolto: la sopravvivenza della specie

L’ipotesi più accreditata è che gli organismi responsabili della creazione delle intricate reti di tane nel deserto, scolpite nel cuore delle rocce desertiche, abbiano ormai cessato di esistere. Tuttavia, l’eco di una domanda persistente risuona nell’aria, alimentando la curiosità e la speculazione: è possibile che questa specie enigmatica, capace di prosperare in condizioni ambientali estreme, sopravviva ancora, celata in qualche recondito angolo del nostro pianeta?

L’idea che questi antichi litofagi, microorganismi capaci di trarre nutrimento dalle rocce, possano ancora aggirarsi tra le pieghe del nostro mondo, scavando incessantemente nuovi sistemi di gallerie, esercita un fascino irresistibile. La prospettiva di scoprire, un giorno, le tracce di questa vita nascosta, di svelare i segreti di una specie capace di adattarsi a un ambiente apparentemente inospitale, alimenta la speranza di ampliare la nostra comprensione dei limiti della vita sulla Terra.

L’assenza di fossili ben conservati, pur rappresentando una sfida, non esclude categoricamente la possibilità che questi organismi sopravvivano ancora. La natura stessa dei microorganismi, spesso privi di strutture scheletriche dure, rende la fossilizzazione un evento raro. Inoltre, gli ambienti desertici, con la loro aridità e le loro temperature estreme, non favoriscono la conservazione dei resti organici.

La ricerca tuttavia continua, spinta dalla curiosità e dalla sete di conoscenza. Le moderne tecniche di analisi geochimica e microstrutturale, combinate con l’esplorazione di ambienti estremi, potrebbero un giorno rivelare la presenza di questi antichi litofagi. La scoperta di una specie capace di prosperare in tane nel deserto arido avrebbe implicazioni profonde per la nostra comprensione della vita sulla Terra e della sua capacità di adattarsi a condizioni estreme.

Lo studio è stato pubblicato sul Geomicrobiology Journal.

Donald Trump sta innescando volontariamente una crisi costituzionale?

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A meno di sette settimane dall’inizio del secondo mandato presidenziale di Donald Trump, la sua amministrazione ha scatenato una nuova ondata di preoccupazioni su quella che è ormai diventata una domanda familiare: gli Stati Uniti sono entrati in una crisi costituzionale?

Donald Trump sta innescando volontariamente una crisi costituzionale?
Donald Trump sta innescando volontariamente una crisi costituzionale?

Le politiche discutibili di Donald Trump

A scatenare l’ultima iterazione di tale preoccupazione, il governo ha frettolosamente deportato più di 200 immigrati venezuelani in una famigerata prigione di El Salvador, senza udienze o prove e quindi senza nulla che assomigliasse a un regolare processo di legge, in conformità con la proclamazione del presidente degli Stati Uniti ” firmata nell’oscurità venerdì sera ” secondo cui costituivano un’invasione da parte di uno stato straniero.

Donald Trump ha invocato una legge del 1798 usata l’ultima volta per internare i giapponesi americani durante la seconda guerra mondiale, rafforzata da poteri che sosteneva fossero inerenti alla presidenza. Il giudice capo James E Boasberg della corte distrettuale degli Stati Uniti per il distretto di Columbia si è affrettato a convocare un’udienza sulla legalità dell’azione contestata mentre due voli di deportazione partivano dal Texas, seguiti rapidamente da un terzo.

Pochi istanti dopo che il giudice aveva ordinato loro di tornare in modo da poter pronunciarsi su una mozione che impediva la deportazione, il presidente di El Salvador, Nayib Bukele, ha twittato : “Oops… Troppo tardi“, con un’emoji che ride, mentre la corte stava valutando se il suo ordine fosse stato sfidato.

Il ramo del governo più in grado di scoprire e salvaguardare sia le nostre più nobili tradizioni che la semplice verità in momenti come questi, la magistratura, è stato ostacolato e vilipeso da Donald Trump e dai suoi alleati, che hanno fatto richieste di impeachment selvaggiamente irresponsabili che hanno messo bersagli pericolosi sulle spalle dei giudici che governano in modi che non amano.

Persino il mite presidente della Corte Suprema John Roberts ha dovuto gridare “fallo“. L’atteggiamento sprezzante dell’amministrazione nei confronti dei tribunali che non riescono a fare i suoi ordini, esemplificato dalle richieste di rimozione di Boasberg, sembrava confermare le preoccupazioni su una crisi imminente.

Cercare prove di una “crisi costituzionale” negli scontri in rapida escalation tra il potere esecutivo e quello giudiziario perde di vista il cataclisma più ampio che sta avvenendo negli Stati Uniti. Questo presidente, favorito dall’acquiescenza supina del Congresso repubblicano e autorizzato da una corte suprema degli Stati Uniti in parte da lui stesso creata, non sta solo decostruendo temporaneamente le istituzioni che compongono la nostra democrazia.

Donald Trump e la sua cerchia stanno tentando di rimodellare del tutto gli Stati Uniti cancellando e distorcendo sistematicamente i fondamenti storici del nostro esperimento di autogoverno legale durato 235 anni.

Ciò che stiamo vivendo in questo momento non è altro che un oblio riorganizzato dei mattoni della nostra repubblica e della storia delle nostre lotte, che distorce il significato di essere americani. Il corpo politico è svuotato da un virus in rapida metastasi che attacca i fondamenti del nostro intero sistema costituzionale. Non ci sono dubbi. È così che cresce la dittatura.

Sintomatico di tale rimodellamento è la peculiare emersione, in un duetto messo in scena dal presidente insieme all’uomo più ricco del mondo e principale benefattore di Donald Trump, di una co-presidenza senza precedenti nella nostra repubblica e senza nemmeno un accenno all’ironia di un tale potere condiviso propagandato da ideologi il cui mantra è da tempo la necessità di una “presidenza unitaria“.

Mentre i dipendenti del cosiddetto “dipartimento per l’efficienza del governo” (Doge) appena creato facevano irruzione senza preavviso nelle agenzie e nelle fondazioni federali indipendenti create dal Congresso e tagliavano interi programmi senza pensarci, l’amministrazione Donald Trump balbettava quando i tribunali le chiedevano di spiegare chi fosse a capo del “dipartimento” che nessun Congresso aveva creato – e come il leader di quell’impresa avesse in qualche modo acquisito il potere della borsa che la Costituzione delegava chiaramente solo al Congresso.

Donald Trump ha dichiarato guerra alla storia stessa

Più che ostruzionismo nei tribunali e rifiuto di fornire informazioni di base sulle attività governative, l’amministrazione di DonaldTrump ha dichiarato guerra alla storia stessa. Dopo aver indebolito la nostra capacità di agire, ora se la prende con la nostra capacità di pensare.

Lo stesso giorno in cui Boasberg ha ordinato all’amministrazione di spiegare perché apparentemente non aveva rispettato il suo ordine, i dipendenti del Doge hanno marciato all’Institute of Museum and Library Services (IMLS), l’agenzia responsabile del finanziamento di molti musei pubblici, biblioteche e depositi storici bisognosi in tutto il paese.

Come Giulio Cesare che assediò e incendiò la Biblioteca di Alessandria, i funzionari del Doge piombarono sull’IMLS per iniziare il processo di sventramento delle istituzioni pubbliche dedicate a preservare e rendere ampiamente disponibile la memoria condivisa del nostro passato.

Fu nientemeno che Benjamin Franklin la cui concezione delle biblioteche pubbliche democratizzò la conoscenza e la rese accessibile alla gente comune. Ciò che era una volta la provincia privata di pochi divenne la provincia pubblica di molti.

L’attacco all’IMLS è solo l’ultimo episodio del tentativo della presidenza di Donald Trump di privatizzare le informazioni sostituendo la storia autentica con una versione più di suo gradimento.

Mentre gli archivisti di Internet si affrettano a eseguire il backup dei file e dei registri della nazione, i funzionari dell’amministrazione Trump hanno sistematicamente ripulito i siti web governativi in tempo reale degli strumenti, dei concetti e del linguaggio di cui abbiamo bisogno per agire come cittadini informati.

In risposta all’ordine del segretario alla difesa Pete Hegseth di rimuovere i contenuti sulla “diversità” dalle piattaforme del dipartimento, il Pentagono ha rimosso pagine sull’Olocausto, l’11 settembre, la consapevolezza del cancro e la prevenzione del suicidio. Allo stesso modo, il Dipartimento dell’agricoltura ha eliminato interi set di dati e risorse su cui gli agricoltori facevano affidamento per identificare modi per affrontare ondate di calore, siccità, inondazioni e incendi boschivi.

I siti web appartenenti alla Small Business Administration e all’Arlington National Cemetery hanno ripulito le loro piattaforme da fotografie e riferimenti a donne, individui LGBTQ+ e persone di colore, inclusi fatti su eroi americani come Jackie Robinson o il generale Colin Powell.

Presi insieme, questi eventi delle ultime settimane rivelano un crollo allarmantemente rapido di ciò che dà vita e significato alla costituzione degli Stati Uniti. Le sue parole possono rimanere immutate, ma il suo ruolo nelle nostre vite si sta sgretolando sotto i nostri occhi. Cercare un’esplosione decisiva o un momento di crisi – ciò che i fisici chiamano una singolarità – nell’impeto caotico delle provocazioni presidenziali è un’impresa folle, calcolata per disarmare la resistenza senza la quale saremo sicuramente condannati.

I semi della continua disintegrazione precedono di molto l’ascesa al potere di Donald Trump. Sono stati piantati decenni fa da politici strategici che hanno vestito ideologie di destra con abiti conservatori, consentendo agli angeli più oscuri della nostra natura di prendere piede e di raggiungere il culmine in false affermazioni di elezioni rubate che hanno portato a un’insurrezione nella capitale del nostro paese.

Non solo, seguite prima dall’abdicazione del Senato al suo dovere nel secondo processo di impeachment di Donald Trump (sulla falsa base che il processo era iniziato troppo tardi per dare giurisdizione al Senato) e poi dal regalo della Corte suprema degli Stati Uniti a Trump – e a ogni futuro presidente – con un’immunità quasi assoluta trasformando l’ufficio da uno limitato dalla legge a una fonte di potere virtualmente illimitato.

Raramente si nota come questo spaventoso potere di ignorare la legge penale federale sia stato conferito non solo al presidente, ma anche alle sue legioni di fedeli luogotenenti, dai funzionari pubblici alle milizie private. Poiché la costituzione stessa conferisce ai presidenti un potere sfrenato di perdonare gli altri, un potere che Donald Trump si è divertito a impiegare per liberare dalla prigione i violenti insorti che lui stesso aveva contribuito a scatenare, ora viviamo in un sistema in cui qualsiasi presidente può autorizzare i suoi fedeli seguaci a commettere crimini per consolidare il suo potere e la sua ricchezza, chiarendo che li attende una grazia qualora dovessero affrontare un’azione penale federale.

Il risultato è che i corsari in combutta con il presidente possono tranquillamente ignorare le leggi federali che criminalizzano l’evasione corrotta delle regole progettate per proteggere la salute e la sicurezza pubblica mentre usurpano casualmente i poteri che la costituzione ha dato al Congresso, muovendosi così velocemente e infrangendo così tanto che nemmeno le corti federali veramente indipendenti riescono a tenere il passo con il caos.

Questo è il modo in cui finisce il mondo

Nella sua celebre poesia The Hollow Men, TS Eliot un secolo fa scrisse : “Questo è il modo in cui finisce il mondo / Questo è il modo in cui finisce il mondo / … / Non con un botto ma con un lamento”. Radicato nel nostro passato, il virus anti-democrazia ha raggiunto il culmine mentre devasta il corpo politico e rivede ogni traccia della nostra storia. È un virus che dobbiamo combattere con tutta l’energia che possiamo raccogliere se non vogliamo che il nostro sistema di autogoverno sotto la legge muoia, non in un’improvvisa esplosione ma con un lamento silenzioso.

La tragedia è che troppi politici e organizzazioni stanno cedendo senza combattere , portando altri a fare lo stesso. Con ogni resa, Donald Trump e i suoi tirapiedi non solo diventano più audaci, ma consolidano la loro presa sul potere reprimendo chiunque osasse opporsi a loro in tribunale, compresi gli avvocati che accorrono in aiuto dei nemici dell’amministrazione.

Senza leader più coraggiosi, tra cui i titolari di cariche pubbliche repubblicane che temono di essere sconfitti alle primarie da candidati sostenuti da ricchezze illimitate, e senza più coraggio da parte dei CEO aziendali le cui fortune possono essere minacciate da Trump, degli avvocati d’élite la cui attività può andare in rovina se Donald Trump li prende di mira e dei cittadini comuni che comprensibilmente temono minacce online e cose peggiori, questa oscurità sarà il nostro destino, poiché saremo ridotti a semplici ricordi e poi relegati nella vasta landa desolata dei dimenticati.

WR 104: quando una stella morente scolpisce lo Spazio

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WR 104: quando una stella morente scolpisce lo Spazio
WR 104: quando una stella morente scolpisce lo Spazio
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A migliaia di anni luce dalla Terra, nella costellazione del Sagittario, si svolge un interessante spettacolo cosmico: l’agonia di una stella gigante, un evento che non solo segna la fine di un’era per la stella stessa, ma anche un momento cruciale nell’evoluzione del sistema binario di cui fa parte, noto come WR 104, o Nebulosa Girandola.

WR 104: quando una stella morente scolpisce lo Spazio
WR 104: quando una stella morente scolpisce lo Spazio

La danza cosmica: l’interazione binaria e la nascita della Nebulosa Girandola

La caratteristica forma a spirale della nebulosa è il risultato di una complessa danza cosmica tra la stella di Wolf-Rayet, ormai prossima alla fine della sua vita, e la sua compagna binaria, una stella OB. L’interazione gravitazionale tra queste due entità celesti scolpisce il materiale espulso dalla stella di Wolf-Rayet, creando una spirale di polvere e gas che si estende per vastità inimmaginabili nello Spazio.

L’indagine dettagliata sulla compagna binaria all’interno del sistema WR 104 ha rivelato un ruolo di fondamentale importanza, ben oltre la semplice presenza di un’altra stella. Questa non è solo una compagna, ma un vero e proprio architetto cosmico, che plasma e modella la nebulosa circostante. La recente e più accurata identificazione della sua posizione ha permesso agli astronomi di comprendere appieno come la sua interazione gravitazionale sia cruciale nella formazione della spettacolare spirale che osserviamo.

La sua influenza si estende ben oltre la semplice attrazione gravitazionale. La compagna binaria agisce come un direttore d’orchestra, guidando i venti stellari emessi dalla stella di Wolf-Rayet. Questi venti, carichi di materiale espulso dalla stella morente, vengono modellati e scolpiti dalla gravità della compagna, creando le intricate spirali di polvere e gas che caratterizzano la Nebulosa Girandola. Senza questa interazione, i venti stellari si disperderebbero nello spazio in modo caotico, senza formare la struttura a spirale che rende WR 104 così affascinante.

Inoltre, la compagna binaria contribuisce attivamente alla produzione di polvere, un elemento essenziale nella formazione della nebulosa. La sua presenza influenza la dinamica dei venti stellari, creando le condizioni ideali per la condensazione di molecole e la formazione di grani di polvere. Questa polvere, illuminata dalla luce intensa delle due stelle, brilla nel infrarosso, rivelando la struttura intricata della spirale.

In sintesi, la compagna binaria non è un semplice spettatore, ma un attore protagonista in questo dramma cosmico. La sua interazione gravitazionale e la sua influenza sui venti stellari sono essenziali per la formazione della Nebulosa Girandola, rendendola un elemento chiave nella comprensione di questo sistema stellare unico.

Un enigma irrisolto: il disallineamento della spirale

Nonostante i progressi compiuti nella nostra comprensione di WR 104, un mistero rimane irrisolto: il disallineamento tra la spirale di polvere e il piano orbitale delle stelle. Questo fenomeno inatteso sfida le nostre attuali teorie sulla formazione e l’evoluzione dei sistemi binari, e rappresenta una sfida entusiasmante per gli astronomi.

La scienza dell’Universo si configura come un viaggio di scoperta ininterrotto, un’esplorazione senza fine che ci conduce attraverso le meraviglie e i misteri del cosmo. Come acutamente osservato dall’astronomo Grant Hill, ogni risposta che otteniamo non fa altro che generare nuove domande, aprendo la strada a ulteriori indagini e approfondimenti. l’Universo, in tutta la sua vastità e complessità, si presenta come un libro aperto, ricco di enigmi che attendono di essere svelati.

Ogni scoperta, per quanto significativa, rappresenta solo un piccolo passo nella nostra comprensione del Cosmo. Ogni nuovo dato, ogni nuova osservazione, ci spinge a rivedere e a perfezionare le nostre teorie, a mettere in discussione le nostre certezze e a intraprendere nuove direzioni di ricerca. La scienza dell’Universo è un processo dinamico e in continua evoluzione, un’avventura intellettuale che ci porta a esplorare i confini della nostra conoscenza.

I misteri che l’Universo ci pone sono innumerevoli e affascinanti: dalla natura della materia oscura e dell’energia oscura alla formazione delle galassie e dei sistemi planetari, dall’origine della vita alla possibilità di esistenza di altre civiltà. Ogni enigma rappresenta una sfida per la nostra intelligenza, un invito a superare i limiti della nostra immaginazione e a sviluppare nuove metodologie di indagine.

È un’impresa collettiva, che coinvolge scienziati di tutto il mondo in una collaborazione senza precedenti. Attraverso l’uso di telescopi sempre più potenti e di sofisticati strumenti di analisi, gli astronomi e gli astrofisici scrutano il cosmo, raccogliendo dati e informazioni che ci permettono di ricostruire la storia dell’universo e di comprendere le leggi che lo governano.

WR 104: una finestra sull’evoluzione stellare

WR 104, lungi dall’essere un mero oggetto astronomico catalogato, si presenta come una finestra privilegiata attraverso cui possiamo scrutare i meccanismi più intimi e dinamici dell’universo. È un laboratorio naturale, un teatro cosmico dove si svolgono i processi fondamentali che regolano la nascita e la morte delle stelle, offrendoci uno spettacolo unico e irripetibile. L’osservazione di questo sistema binario ci permette di addentrarci nei meandri delle stelle di Wolf-Rayet, entità celesti rare e fugaci, ma di cruciale importanza per l’evoluzione galattica.

Le stelle di Wolf-Rayet, con la loro massa imponente e la loro luminosità accecante, rappresentano una fase evolutiva transitoria, ma fondamentale, nella vita delle stelle più massicce. La loro interazione con le compagne binarie, come nel caso di WR 104, dà origine a fenomeni cosmici di straordinaria complessità, plasmando le nebulose circostanti e arricchendo il mezzo interstellare di elementi pesanti, essenziali per la formazione di nuove stelle e pianeti.

Attraverso lo studio di WR 104, possiamo approfondire la nostra comprensione delle interazioni binarie, forze motrici che modellano l’architettura dei sistemi stellari e influenzano la loro evoluzione. La danza gravitazionale tra le due stelle, i venti stellari che si scontrano e si fondono, la formazione di spirali di polvere e gas: tutti questi fenomeni ci offrono indizi preziosi sui meccanismi che regolano la dinamica dei sistemi binari.

WR 104 è anche una finestra sui fenomeni cosmici che plasmano l’universo su scala più ampia. L’espulsione di materia dalle stelle di Wolf-Rayet, l’arricchimento del mezzo interstellare, la formazione di nebulose: tutti questi processi contribuiscono all’evoluzione chimica e dinamica delle galassie, influenzando la formazione di nuove generazioni di stelle e pianeti.

In definitiva, WR 104 rappresenta un’opportunità unica per esplorare i misteri dell’Universo, per svelare i segreti della nascita e della morte delle stelle, per comprendere le dinamiche delle interazioni binarie e per approfondire la nostra conoscenza dei fenomeni cosmici che plasmano il nostro Cosmo.

I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.

Top Secret per tutti, soprattuto per i giornalisti

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Top Secret per tutti, soprattuto per i giornalisti
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La nuova frontiera della Sicurezza Nazionale a QR Code: condividere i piani militari top secret in chat non sicure dopo avervi invitato giornalisti in odore di premio Pulitzer.

In un’epoca in cui anche la nonna con l’Alzheimer ha capito che le chat non sono esattamente luoghi sicuri, il team di JD Vance ha pensato bene di condividere documenti militari riservati su una chat “privata”, con un giornalista dentro. Non uno qualunque, ma uno con taccuino, microfono e la scritta “PREMIO PULITZER INSIDE” sulla felpa.

La notizia non ha scandalizzato il senatore, che ha dichiarato:

“Tanto i segreti militari li hanno già in Cina… perché non condividerli anche con gli americani?”

A quanto pare, il prossimo aggiornamento della NATO includerà un programma fedeltà: ogni documento riservato condiviso ti fa guadagnare punti per ricevere una pizza omaggio o una spilletta “I’m a Leaker”.

Intanto, fonti non confermate rivelano che l’intero arsenale strategico USA sarà presto disponibile come NFT in edizione limitata su OpenLeakers.io, accanto alle collezioni di Elon Musk e Trump Jr.

La vera sicurezza per lo staff della Casa Bianca? Condividere tutto, così nessuno può rubartelo.
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Flight case: la protezione perfetta per le tue attrezzature

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Flight case: la protezione perfetta per le tue attrezzature
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Flight case: cosa sono e a cosa servono? Il flight case non è altro che un contenitore robusto e rigido per proteggere le attrezzature medicali, industriali e per eventi.

In differenti ambiti preservare la sicurezza e la tutela delle attrezzature di lavoro è una scelta fondamentale. Sia che si tratti di attrezzature biomedicali sia che si tratti di attrezzature per eventi, è necessario garantirne l’integrità durante la fase di stoccaggio e di trasporto. I flight case rappresentano la soluzione perfetta per trasferire e proteggere in modo efficiente gli oggetti di valore più o meno ingombranti. Questi contenitori rigidi sono la soluzione più apprezzata nel caso in cui si debba trasferire della merce di valore per via marittima, aerea e ferroviaria.

La protezione perfetta per le attrezzature di valore

Per proteggere e trasportare attrezzature professionali, medicali, tecnologiche e industriali di valore la soluzione perfetta è rappresentata dal flightcase. Si tratta di un contenitore robusto e rigido progettato per offrire una protezione perfetta alle attrezzature di valore durante la fase di stoccaggio e di trasporto aereo, marittimo e ferroviario.

Il flight case è un contenitore robusto dotato di pareti spesse e realizzato in materiali solidi come l’alluminio, con angoli rinforzati. L’interno del flightcase è costituito da un rivestimento con materiali imbottiti e schiume ammortizzanti per attutire gli urti e per prevenire i danni durante la fase di trasporto.

Flight case: protezione anticorrosiva per i materiali metallici

Uno degli aspetti fondamentali nella scelta di un flight case è la protezione anticorrosiva dei materiali metallici, soprattutto quando si tratta di attrezzature esposte a condizioni ambientali difficili. La corrosione rappresenta una minaccia concreta per componenti in acciaio, alluminio e altre leghe metalliche, specialmente in ambienti con elevata umidità o esposizione a sostanze chimiche aggressive. Per questo motivo, i flightcase di alta qualità sono progettati con soluzioni avanzate per preservare l’integrità dei materiali nel tempo.

Materiali e trattamenti protettivi

I flight case impiegano metalli trattati con rivestimenti protettivi anticorrosione, come l’anodizzazione dell’alluminio o la zincatura dell’acciaio. Questi processi formano una barriera che impedisce il contatto diretto con agenti ossidanti, riducendo il rischio di ruggine e deterioramento. Inoltre, i flightcase possono essere rivestiti con vernici speciali o resine impermeabili che proteggono ulteriormente le superfici metalliche dagli effetti dell’umidità e delle variazioni termiche.

Isolamento dall’umidità e dagli agenti esterni

Un altro elemento cruciale nella protezione anticorrosiva dei materiali metallici è l’isolamento dall’umidità e dagli agenti esterni. I flight case di qualità superiore sono dotati di guarnizioni ermetiche che impediscono l’infiltrazione di acqua e condensa all’interno del contenitore. Questo è particolarmente utile nel trasporto marittimo e aereo, dove le attrezzature possono essere esposte a condizioni estreme. L’utilizzo di inserti in schiuma a cellule chiuse contribuisce ulteriormente a mantenere stabile il microclima interno, evitando sbalzi di temperatura che potrebbero favorire la corrosione.

Soluzioni per ambienti estremi

Per applicazioni in ambienti particolarmente ostili, come zone costiere o aree industriali con alta concentrazione di sostanze chimiche corrosive, i flightcase possono essere realizzati con materiali compositi avanzati che offrono una resistenza superiore rispetto ai metalli tradizionali. Inoltre, alcuni modelli sono dotati di sistemi di ventilazione con filtri anti-umidità, che permettono un ricambio d’aria senza compromettere la protezione dei materiali contenuti.

Perché scegliere un flightcase con protezione anticorrosiva?

Investire in un flightcase con protezione anticorrosiva per materiali metallici significa garantire la durata e la sicurezza delle attrezzature nel tempo. Che si tratti di strumenti di precisione, dispositivi medicali o attrezzature per eventi, proteggere i componenti metallici dalla corrosione è essenziale per evitare danni, malfunzionamenti e costi di manutenzione elevati. Grazie a soluzioni tecnologiche avanzate e materiali innovativi, i flight case rappresentano una scelta affidabile per chi necessita di un trasporto sicuro e durevole delle proprie attrezzature professionali.

Flight case: quali sono i vantaggi?

Il flight case è un contenitore robusto che offre una protezione sicura durante la fase di stoccaggio e di trasporto delle attrezzature di valore in vari ambiti (industriale, biomedicale, organizzazione di eventi). Questi contenitori presentano differenti vantaggi:

  • essendo realizzati con materiali resistenti, i flightcase assicurano la massima protezione e garantiscono la resistenza agli urti, alle intemperie meteorologiche e alle vibrazioni,

  • grazie alla costruzione ermetica, i flightcase consentono di prevenire i danni causati dall’acqua e permettono di mantenere le attrezzature al sicuro dall’umidità,

  • essendo dotati di maniglie ergonomiche e ruote per agevolare lo spostamento, i flightcase sono facili da trasportare,

  • i flightcase si prestano ad essere personalizzati con spugne sagomate e con pannelli divisori su misura,

  • i flightcase possono essere combinati tra loro per creare soluzioni modulari e flessibili.

Flight case: in quali ambiti trovano applicazione?

I flight case sono contenitori rigidi e robusti che trovano applicazione in differenti settori e garantiscono la protezione delle attrezzature di valore in diverse situazioni:

  • settore della logistica industriale: per il trasporto di strumenti di precisione, di macchinari e di componenti delicati, i flight case offrono la sicurezza necessaria per preservare l’integrità e la sicurezza necessaria per evitare i danni durante la fase di stoccaggio e di trasporto,

  • settore dell’illuminazione e audio professione e nel comparto dell’organizzazione degli eventi: questi contenitori rigidi e robusti sono essenziali per trasportare amplificatori, mixer, strumenti musicali e luci,

  • settore cinematografico: i flight case rappresentano la soluzione perfetta per il trasporto di attrezzature fotografiche e video di alta qualità. Questi contenitori assicurano una protezione affidabile durante le riprese.

Le applicazioni dei flight case sono davvero numerose ed in vari ambiti.

In un mercato sempre più attento alla protezione e alla durabilità delle attrezzature, scegliere un Flight Case con adeguate soluzioni anticorrosione è una decisione strategica. Grazie all’impiego di materiali trattati, sistemi di isolamento avanzati e soluzioni personalizzabili, questi contenitori garantiscono una protezione ottimale in qualsiasi contesto di utilizzo. Investire in un flight case di qualità significa non solo proteggere il valore delle proprie attrezzature, ma anche ridurre i rischi e i costi legati alla manutenzione. Per chi opera nei settori industriale, medicale o dell’intrattenimento, la protezione anticorrosiva rappresenta un elemento chiave per garantire prestazioni affidabili e durature nel tempo.

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Gabbie in ferro per cemento armato: la spina dorsale dell’edilizia moderna

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Gabbie in ferro per cemento armato: la spina dorsale dell’edilizia moderna
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Ci sono cose che nessuno vede, ma che fanno la differenza tra un edificio che resiste e uno che cede al primo imprevisto. Le gabbie in ferro per cemento armato sono esattamente questo: il sostegno nascosto, il reticolo d’acciaio che trasforma un ammasso di calcestruzzo in una struttura solida, fatta per durare.

Nell’edilizia moderna, queste gabbie rappresentano il punto di partenza. Senza di loro, nessun palazzo si alzerebbe al cielo. Senza di loro, i ponti non sfiderebbero la forza di gravità e le case non sopravvivrebbero alle intemperanze della natura. Il ferro abbraccia il cemento e insieme diventano un tutt’uno, resistenti come roccia, ma flessibili quando serve. Un matrimonio ben riuscito, che resiste al tempo e all’usura.

Abbiamo parlato di gabbie per edilizia con il team di Tem Sider, leader italiano nel settore siderurgico per l’edilizia, di seguito un riassunto della nostra chiacchierata.

Il cemento armato? Funziona solo se il ferro fa il suo lavoro

Parliamoci chiaro: il calcestruzzo da solo regge bene la compressione, ma quando si tratta di trazione entra in scena l’acciaio, e con lui le gabbie. Immagina di dover tirare una fune: se è solo cemento, si spezza come un grissino. Se c’è dentro una gabbia di ferro, la storia cambia. Le gabbie sono la vera anima del cemento armato.

Dentro un pilastro o un muro, le forze tirano, spingono, torcono. Le gabbie assorbono tutto questo. Sono progettate appositamente: è la scienza a dettare le regole, ma è la mano esperta a mettere insieme il tutto.

Creare la spina dorsale della struttura

Costruire una gabbia d’acciaio non è come montare una libreria dell’IKEA. Serve precisione, conoscenza, pazienza. Si parte da barre dritte, fredde e impersonali. Poi entrano in gioco le macchine che le piegano, le tagliano, le sagomano. E infine le mani degli operatori che le mettono insieme, una ad una. Legano, saldano, controllano, e alla fine creano quella che sarà la spina dorsale della struttura.

Ogni gabbia è un vestito su misura. Non esiste un modello standard. Dipende da cosa deve sostenere, da dove andrà posizionata, da che carichi dovrà sopportare. È un lavoro che mescola artigianato e alta tecnologia, dove non c’è spazio per l’approssimazione.

Non tutte le gabbie sono uguali

Pensa a un palazzo di dieci piani. Non puoi usare le stesse gabbie che metteresti nella gettata di un marciapiede. Ogni struttura ha le sue esigenze e chi costruisce deve saper scegliere quella giusta. Per i pali di fondazione, le gabbie sembrano cilindri giganti, lunghi metri e metri. Vanno conficcate nella terra, fino a trovare il terreno solido che tiene tutto su. Se non sono fatte a regola d’arte, addio stabilità.

Per travi e pilastri, le gabbie si fanno dritte e robuste. Questi sono gli elementi che tengono in piedi l’edificio. Devono essere forti, sì, ma anche elastici, pronti a piegarsi quel tanto che basta in caso di terremoti o sollecitazioni improvvise. Per i muri di contenimento, le gabbie si modellano in funzione della pressione del terreno. Devono reggere senza cedere, anche se la montagna alle spalle spinge con forza.

Le gabbie preassemblate: meno rogne in cantiere, più sicurezza per tutti

In un cantiere si corre sempre. Tempi stretti, margini ridotti, mille imprevisti dietro l’angolo. Ecco perché le gabbie preassemblate sono la soluzione che tanti scelgono. Arrivano già pronte, si piazzano e si va avanti.

Risultato? Meno lavoro manuale, che significa meno errori e meno fatica. La qualità è garantita: in fabbrica si lavora meglio che all’aperto sotto il sole o la pioggia. E soprattutto, i rischi si riducono: meno operazioni pericolose, meno possibilità che qualcuno si faccia male.

C’è anche il fattore tempo: montare una gabbia prefabbricata fa risparmiare giorni, a volte settimane, su un lavoro. E il tempo, si sa, è denaro. Il costo iniziale può sembrare più alto, ma se guardi il quadro completo, il risparmio è notevole. E poi c’è la soddisfazione di fare un lavoro pulito, ordinato, senza corse affannose per rispettare i tempi.

Le gabbie prodotte su misura di Tem Sider

Se cerchi chi sa il fatto suo quando si parla di gabbie in ferro per cemento armato, Tem Sider è la risposta. Non è solo questione di esperienza, che già basterebbe: sono quarant’anni che stanno sul pezzo. È che ci mettono testa e cuore.

Producono su misura, le loro gabbie sono pensate, progettate e realizzate per durare. Ogni pezzo esce dallo stabilimento dopo controlli severi e chiavi in mano per il cantiere.

E non dimentichiamolo: lavorano solo con acciaio proveniente dalle migliori acciaierie italiane. Non roba di importazione a basso costo. Vuoi dormire sonni tranquilli? Ecco, loro sono quelli a cui affidi la base di tutto, sapendo che non ci saranno brutte sorprese.

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Una teoria aiuta a spiegare il gatto di Schrödinger

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Gatto di Schrödinger: i fisici hanno capito come salvarlo
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Immagina di sederti e prendere il tuo libro preferito. Guardi l’immagine sulla copertina, fai scorrere le dita sulla copertina liscia del libro e senti l’odore familiare del libro mentre sfogli le pagine. Per te, il libro è composto da una serie di apparizioni sensoriali.

Ma ti aspetti anche che il libro abbia una sua esistenza indipendente dietro quelle apparenze. Quindi, quando metti il ​​libro sul tavolino e entri in cucina, o esci di casa per andare al lavoro, ti aspetti che il libro abbia ancora l’aspetto, la sensazione e l’odore proprio come quando lo avevi in ​​mano.

Aspettarsi che gli oggetti abbiano una propria esistenza indipendente, indipendente da noi e da qualsiasi altro oggetto, è in realtà un’assunzione profondamente radicata che facciamo sul mondo.

Questa ipotesi ha la sua origine nella rivoluzione scientifica del XVII secolo e fa parte di quella che chiamiamo visione del mondo meccanicistica. Secondo questa visione, il mondo è come una gigantesca macchina a orologeria le cui parti sono governate da leggi fisse di movimento.

Questa visione del mondo è responsabile di gran parte del nostro progresso scientifico dal 17° secolo. Ma come sostiene il fisico italiano Carlo Rovelli nel suo nuovo libro Helgoland, la teoria dei quanti, la teoria fisica che descrive l’universo alle scale più piccole, quasi certamente mostra che questa visione del mondo è falsa.

Invece, Rovelli sostiene che dovremmo adottare una visione del mondo “relazionale”.

Cosa significa essere relazionale?

Durante la rivoluzione scientifica, il pioniere inglese della fisica Isaac Newton e il suo omologo tedesco Gottfried Leibniz non erano d’accordo sulla natura dello spazio e del tempo.

Newton sosteneva che lo spazio e il tempo agissero come un “contenitore” per il contenuto dell’universo. Cioè, se potessimo rimuovere il contenuto dell’universo, tutti i pianeti, le stelle e le galassie, rimarremmo con spazio e tempo vuoti. Questa è la visione “assoluta” dello spazio e del tempo.

Leibniz, invece, sosteneva che spazio e tempo non fossero altro che la somma totale delle distanze e delle durate tra tutti gli oggetti e gli eventi del mondo. Se rimuovessimo i contenuti dell’universo, rimuoveremmo anche lo spazio e il tempo.

Questa è la visione “relazionale” dello spazio e del tempo: sono solo le relazioni spaziali e temporali tra oggetti ed eventi. La visione relazionale dello spazio e del tempo fu un’ispirazione chiave per Einstein quando sviluppò la relatività generale.

Rovelli utilizza questa idea per comprendere la meccanica quantistica. Afferma che gli oggetti della teoria quantistica, come un fotone, un elettrone o un’altra particella fondamentale, non sono altro che le proprietà che esibiscono quando interagiscono con, in relazione a, altri oggetti.

Queste proprietà di un oggetto quantistico sono determinate attraverso l’esperimento e includono cose come la posizione, la quantità di moto e l’energia dell’oggetto. Insieme formano lo stato di un oggetto.

Secondo l’interpretazione relazionale di Rovelli, queste proprietà sono tutto ciò che c’è nell’oggetto: non c’è alcuna sostanza individuale sottostante che “ha” le proprietà.

Quindi, in che modo questo ci aiuta a capire la teoria quantistica?
Consideriamo il noto esperimento mentale quantistico del gatto di Schrödinger.

Gatto di Schrödinger: i fisici hanno capito come salvarlo

Mettiamo un gatto in una scatola con un agente letale (come una fiala di gas velenoso) innescato da un processo quantistico (come il decadimento di un atomo radioattivo), e chiudiamo il coperchio.

Il processo quantistico è un evento casuale. Non c’è modo di prevederlo, ma possiamo descriverlo in un modo che ci dica le diverse possibilità che l’atomo decada o meno in un certo periodo di tempo.

Poiché il decadimento innescherà l’apertura della fiala di gas velenoso e quindi la morte del gatto, anche la vita o la morte del gatto è un evento puramente casuale.

Secondo la teoria quantistica ortodossa, il gatto non è né morto né vivo finché non apriamo la scatola e osserviamo il sistema. Rimane un enigma su come sia per il gatto, non essere né morto né vivo.

Ma secondo l’interpretazione relazionale, lo stato di ogni sistema è sempre in relazione a qualche altro sistema. Quindi il processo quantistico nella scatola potrebbe avere un esito indefinito in relazione a noi, ma avere un esito definito per il gatto .

Quindi è perfettamente ragionevole che il gatto non sia né morto né vivo per noi, e allo stesso tempo sia sicuramente morto o vivo.

Un dato di fatto è reale per noi, e un dato di fatto è reale per il gatto. Quando apriamo la scatola, lo stato del gatto diventa definito per noi, ma il gatto non è mai stato in uno stato indefinito per se stesso.

Nell’interpretazione relazionale non c’è una visione globale della realtà “con l’occhio di Dio” .
Cosa ci dice questo sulla realtà?
Rovelli sostiene che, poiché il nostro mondo è in definitiva quantistico, dovremmo prestare attenzione a queste lezioni. In particolare, oggetti come il tuo libro preferito possono avere le loro proprietà solo in relazione ad altri oggetti, incluso te.

Per fortuna, questo include anche tutti gli altri oggetti, come il tuo tavolino da caffè. Quindi, quando vai al lavoro, il tuo libro preferito continua ad apparire come quando lo avevi in ​​mano. Anche così, questo è un drammatico ripensamento della natura della realtà.

Da questo punto di vista, il mondo è un’intricata rete di interrelazioni, tale che gli oggetti non hanno più una propria esistenza individuale indipendente da altri oggetti, come un gioco infinito di specchi quantistici.

Inoltre, potrebbe non esserci alcuna sostanza “metafisica” indipendente che costituisce la nostra realtà alla base di questa rete.

Rovelli in una nota frase sostiene: “Non siamo altro che immagini di immagini. La realtà, compresi noi stessi, non è altro che un velo sottile e fragile, oltre il quale… non c’è niente”.

La teoria del complotto del “Cavaliere Nero”

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La teoria del complotto del "Cavaliere Nero"
La teoria del complotto del "Cavaliere Nero"
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Osserva bene la fotografia qui sopra. La NASA ha catturato questa immagine di un misterioso oggetto nero in orbita attorno alla Terra nel 1998, durante la prima missione dello Space Shuttle verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS).

L’agenzia spaziale si riferisce alla strana entità come articolo STS088-724-66 nel suo catalogo di spazzatura spaziale fluttuante nell’orbita terrestre bassa. Jerry Ross, un astronauta che ha preso parte a quella missione, afferma che l’oggetto è una coperta termica che si è staccata mentre la sua squadra cercava di collegare un modulo americano a un modulo russo sulla ISS. Per un piccolo gruppo di complottisti, invece, si tratta di un satellite artificiale vecchio 13.000 anni, noto come Cavaliere Nero.

Quindi, questo oggetto peculiare potrebbe davvero essere tecnologia di antichi alieni? O è solo un innocuo frammento di detriti spaziali?

Il Cavaliere Nero

La leggenda che circonda il Cavaliere Nero deriva da una serie di racconti. Si inizia con Nikola Tesla, che disse di aver ricevuto segnali radio dallo spazio durante i suoi esperimenti radiofonici del 1899 a Colorado Springs. I marziani, secondo lui, tentavano di comunicare con gli umani attraverso i numeri, poiché sono un linguaggio universale.

In un articolo del Collier’s Weekly del febbraio 1901, Tesla raccontò la sua esperienza: “I cambiamenti che ho notato stavano avvenendo periodicamente e con un suggerimento così chiaro di numero e ordine che non erano riconducibili ad alcuna causa allora nota a me… La sensazione in costante crescita in me è il fatto di essere stato il primo a sentire il saluto di un pianeta all’altro”.

I sostenitori dell’esistenza del Cavaliere Nero citano questo racconto come il primo segno del satellite, per loro la fonte dei segnali uditi da Tesla.

Da allora gli scienziati hanno stabilito che quegli impulsi radio erano molto probabilmente segnali naturali che gli oggetti spaziali emettono mentre sono in orbita. La teoria prevalente, anche se improbabile, è che Tesla abbia sentito i segnali emessi da una pulsar, o da un altro corpo celeste lontano che emette impulsi regolari di onde radio. Certo, il Cavaliere Nero avrebbe potuto emettere tali impulsi, ma ciò non lo rende comunque di natura aliena.

Tuttavia, la teoria secondo cui gli alieni comunicavano con la Terra attraverso impulsi radio si diffuse ulteriormente nel 1927, quando l’ingegnere civile e radioamatore Jørgen Hals si imbatté in una qualità insolita dei suoi segnali radio. Mentre trasmetteva dalla sua casa a Oslo, i segnali tornavano inaspettatamente a lui pochi istanti dopo. Hals lo percepì come un fenomeno alieno.

Quasi 50 anni dopo, un articolo su Analog Science Fiction and Fact cercò di dare un senso agli echi radiofonici di Hals. L’autore, Duncan Lunan, ipotizzò che un oggetto di 13.000 anni in orbita attorno alla Luna avrebbe potuto causare echi (la cifra di 13.000 ha a che fare con il posizionamento della stella del Polo Nord, Polaris). “Ho provato a tracciare i tempi di ritardo rispetto all’ordine in cui gli echi venivano ricevuti… e solo al secondo tentativo ho trovato quella che sembrava una mappa stellare“, ha detto Lunan nel 1998.

Tuttavia, ora riconosciamo questi segnali come “echi ritardati” ascoltabili circa 2,7 secondi o più dopo una trasmissione radio. E Lunan da allora ha preso le distanze dalla teoria del Cavaliere Nero.

Un’altra speculazione sconnessa: nel 1960, TIME pubblicò un articolo in cui si notava che la Marina degli Stati Uniti aveva rilevato un satellite non identificato che potrebbe essere stato un pezzo di tecnologia di spionaggio sovietica. Si è scoperto che si trattava di un pezzo rotto del Discoverer 5, uno dei primi satelliti di ricognizione fotografica (spia) degli Stati Uniti, ma i credenti lo considerano ancora una prova definitiva.

Come ogni buona teoria della cospirazione, il satellite Cavaliere Nero (Black Knight) ha alcuni agganci divertenti, oltre ad alcuni potenziamenti di alto profilo che aggiungono un tocco di credibilità alla storia.

Nel 1963, ad esempio, l’astronauta del Progetto Mercury Gordon Cooper avrebbe riferito di aver visto un UFO durante la sua quindicesima orbita mentre era a bordo della navicella spaziale Faith 7, secondo l’Osservatorio e Planetario di Armagh del Regno Unito. Non importa che Cooper da allora abbia prodotto trascrizioni contrarie, affermando di non aver mai visto un’astronave aliena durante quella particolare missione: i devoti del Cavaliere Nero includono ancora questa storia nella teoria della cospirazione.

Ma il satellite Cavaliere Nero è quasi certamente la serie di eventi discreti che lo spiegano: Tesla che sente pulsar o qualche altro segnale naturale, Hals che riceve un eco, TIME che riferisce in buona fede su un satellite segreto del governo americano e gli astronauti della ISS vedono una coperta perduta in orbita.

Da un punto di vista psicologico, è logico che le persone vogliano credere nel satellite Cavaliere Nero“, afferma Alice Gorman, Ph.D., professore associato alla Flinders University di Adelaide, in Australia, che studia archeologia spaziale.

È sorprendente che non ci siano più teorie del complotto su cose nello spazio“, dice. “È davvero difficile vedere i dettagli delle cose nell’orbita terrestre, anche attraverso telescopi molto potenti. Quindi, quando non puoi vederlo, puoi immaginare qualsiasi cosa al riguardo”.

Sebbene la NASA e altre organizzazioni spaziali tengano cataloghi dei detriti spaziali che individuano, questi elenchi sono ancora incompleti e dipendono dalla condivisione di dati talvolta sensibili da parte delle nazioni.

Ci sono cose che hanno un numero di catalogo, ma in realtà non sappiamo cosa siano“, dice. “Questo rende un po’ più facile dire: ‘Bene, ecco questo oggetto misterioso che viene da qualche altra parte‘”.

Per quanto riguarda la foto che presumibilmente raffigura il Cavaliere Nero? Gorman afferma che, poiché l’immagine mostra un’ampia sezione trasversale della coperta termica in orbita, all’occhio umano appare come un oggetto grande e solido. Ciò significa che l’immagine potrebbe non essere altro che un’illusione ottica, il che non è troppo scioccante se si considera che molte persone comunemente scambiano uccelli e aeroplani per UFO.

E c’è anche questo evidente buco nella teoria della cospirazione del satellite Cavaliere Nero: come fa esattamente un oggetto a rimanere in orbita per 13.000 anni? “Devi usare carburante e avere motori a razzo e cose del genere per restare lassù… Si tratta di un nuovo straordinario sistema di propulsione di cui non sappiamo ancora nulla sulla Terra?” si chiede Gorman.

Facciamo finta per un momento che il satellite Cavaliere Nero esista davvero. Come è potuto passare inosservato per 13.000 anni? Gorman ha alcune idee. Il primo: imitare uno dei piccoli pezzi di spazzatura spaziale che non superano i 10 centimetri di dimensione: le organizzazioni spaziali esercitano un controllo maggiore sugli oggetti più grandi. “Daremo per scontato che gli alieni abbiano una tecnologia molto più avanzata della nostra, quindi qualcosa [di quelle dimensioni] potrebbe essere altrettanto avanzato quanto qualcosa delle dimensioni di una casa“.

Per evitare collisioni con altri frammenti di spazzatura spaziale, gli alieni potrebbero avere sviluppato una tecnologia miniaturizzata del campo di forza per evitare che la loro sonda venga colpita, dice Gorman.

Pensando a lungo termine, c’è la possibilità che la Terra possa eventualmente avere un proprio sistema di anelli, costituito interamente da spazzatura spaziale nell’“orbita del cimitero”, a circa 190 miglia sopra la maggior parte dei satelliti funzionanti. Se e quando arriverà quel giorno, il Cavaliere Nero dovrà prendere una decisione, dice Gorman: “Si unirà a questo anello e rischierà di essere scoperto, o scapperà e si nasconderà?

6 fatti sorprendenti sullo scheletro umano

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6 fatti sorprendenti sullo scheletro umano
6 fatti sorprendenti sullo scheletro umano
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Lo scheletro umano è una meraviglia di ingegneria ed è composto di ossa. Le persone sono spesso sorprese nell’apprendere che un osso è fatto di tessuto vivente. D’altra parte, è risaputo che le nostre ossa hanno la capacità di ripararsi dopo rotture e fratture.

Inoltre, le ossa si riprogettano costantemente in risposta all’attività quotidiana, in un processo cellulare che chiamiamo rimodellamento.

Ecco alcuni altri fatti sullo scheletro.

1. Non tutti hanno 206 ossa

I libri di testo insegnano che ci sono 206 ossa nello scheletro umano, come norma anatomica. Ma i bambini nascono con oltre 300 ossa, originariamente fatte di cartilagine, che si mineralizzano durante i primi anni di vita e alcune di loro si fondono insieme.

Alcune persone nascono con ossa extra, come, ad esempio, una tredicesima coppia di costole. Alcune persone sviluppano persino ossa extra durante la loro vita.

Uno studio recente ha dimostrato che la fabella, un piccolo osso a forma di fagiolo che si trova nella parte posteriore del ginocchio, sta diventando frequente a causa del miglioramento della nutrizione e del maggior peso medio delle persone.

2. Lo scheletro umano cambia costantemente in altezza

Il cambiamento di altezza di un bambino nel suo primo anno di vita è il più rapido e raggiungiamo la nostra altezza da adulti tra la metà e la tarda adolescenza. Ma anche quando le nostre ossa smettono di crescere, la nostra altezza può ancora cambiare.

Nelle articolazioni (spazi in cui si incontrano due ossa), c’è uno strato di cartilagine che copre le ossa. La cartilagine è uno strato di tessuto gommoso costituito da acqua, collageni, proteoglicani e cellule .

Mentre stiamo in piedi, la cartilagine, in particolare nella colonna vertebrale, viene compressa dalla gravità. Ciò significa che siamo più corti quando andiamo a letto. Per fortuna, dopo un periodo di distensione orizzontale, la cartilagine è in grado di tornare alle sue dimensioni originali.

La mancanza di gravità nello spazio ha l’effetto opposto sugli astronauti che sono più alti del 3% dopo uno periodo nello spazio.

E non è solo la cartilagine, anche le ossa si accorciano in seguito agli impatti. Gli scienziati hanno dimostrato che all’impatto durante la corsa, la tibia (stinco) si accorcia temporaneamente di un millimetro.

3. Solo un osso non è collegato a un altro osso

L’osso dell’anca è collegato all’osso della coscia… Ma non tutte le ossa dello scheletro umano sono collegate l’una all’altra. L’unica eccezione è l’osso ioide.

L’osso ioide a forma di U si trova alla base della lingua ed è tenuto in posizione da muscoli e legamenti dalla base del cranio e dalle ossa della mascella. Questo osso consente agli umani (e ai nostri antenati di Neanderthal) di parlare, respirare e deglutire.

È molto raro che si rompa l’osso ioide e la scoperta di una frattura in un esame post mortem può indicare un decesso per strangolamento o impiccagione.

4. Il midollo osseo non serve solo a riempire le parti cave delle ossa

Alcune odda dello scheletro umano sono chiamate ossa lunghe, per via della loro forma. Le ossa lunghe, come l’osso della coscia, sono piene di midollo osseo fatto di cellule adipose, ematiche e immunitarie.

Nei bambini, il midollo osseo è rosso, riflettendo il suo ruolo nella produzione di cellule del sangue.

Negli adulti, il midollo osseo è giallo e contiene il 10 percento di tutto il grasso nel corpo adulto. Si pensava da tempo che le cellule adipose del midollo osseo non fossero altro che un riempitivo spaziale, ma gli scienziati stanno imparando sempre più come il grasso all’interno delle ossa ha importanti funzioni metaboliche ed endocrine, che agiscono sull’intero corpo umano.

5. Le ossa più piccole sono nell’orecchio

Le ossa più piccole del corpo umano sono il malleo (martello), l’incudine (incudine) e le staffe (staffa). Collettivamente, queste ossa sono conosciute come ossicini (in latino “piccole ossa”) e il loro ruolo è quello di trasmettere vibrazioni sonore dall’aria al fluido nell’orecchio interno.

Non solo queste sono le ossa più piccole del corpo, ma sono anche le uniche ossa che non si rimodellano. Questo è importante, poiché un cambiamento di forma potrebbe influire sull’udito.

Gli ossicini sono importanti anche in casi archeologici e forensi. Poiché si formano quando siamo nell’utero, l’analisi isotopica può fornire indizi sulla dieta e la salute della madre in scheletri adulti sconosciuti.

6. Le ossa causano stress

Il sistema nervoso simpatico è il meccanismo attraverso il quale il nostro corpo si prepara per un’intensa attività. Questa è spesso chiamata risposta di lotta o fuggi ed è associata al rilascio dell’ormone adrenalina in risposta a una situazione stressante.

Recentemente, però, i ricercatori hanno pubblicato un documento che identifica l’osteocalcina, un ormone rilasciato dalle cellule che formano le ossa, come un giocatore chiave nella risposta allo stress.

I topi specificamente allevati senza la capacità di produrre osteocalcina, non hanno una risposta di lotta o fuga in situazioni di forte stress rispetto ai topi normali.

Gli scienziati hanno anche esaminato i livelli di osteocalcina nell’uomo, e ne hanno trovato livelli elevati nel sangue e nell’urina dopo che i soggetti umani sono stati esposti a situazioni ad alto quoziente di stress. Alla fine, è stato dimostrato che l’osteocalcina disattiva il meccanismo parasimpatico di riposo e digestione, che consente l’attivazione della risposta di lotta o fuga.

Dato che sappiamo da tempo che la funzione fisica dello scheletro umano è quella di sostenere e proteggere il corpo – ad esempio, le costole proteggono i nostri organi più importanti – forse non dovrebbe sorprendere che le nostre ossa abbiano anche un ruolo fisiologico nella gestione dei sistemi di difesa fisica.

Lo scheletro umano è una macchina biologica meravigliosa.

Questo articolo è stato ripubblicato da The Conversation con una licenza Creative Commons. Leggi l’articolo originale.