venerdì, Aprile 4, 2025
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La fiamma (quasi) eterna di Chestnut Ridge

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di Oliver Melis

Negli Stati Uniti c’è una cascata che nasconde una misteriosa fiamma, praticamente inestinguibile.

Sappiamo che l’acqua spegne il fuoco ma, attraverso le acque di questa cascata questa cascata, si riesce a vedere una misteriosa fiamma che non smette mai di bruciare.

L’eternal flame, come è stata soprannominata, risplende tra le acque della cascata del Chestnut Ridge County Park, riserva naturale a sud di Buffalo, nello Stato di New York.
Secondo uno studio condotto all’Indiana University, la fiamma, alta trenta centimetri, brucia costantemente in quanto è posta sopra una grossa sacca di metano posta ad una profondità di 400 metri. Il metano, sotto pressione, produce alte temperature che hanno polverizzare le rocce sovrastanti, producendo delle fessure attraverso le quali filtra in superficie. Le alte temperature prodotte dal processo innescarono la fiamma che non si è più spenta.

Non è un fenomeno poi così raro, al mondo esistono migliaia di fiamme che ardono costantemente, ma la particolarità della fiamma di Chestnut Ridge sta nel fatto che nessun’altra fiamma  è posta all’interno di una cascata.

chestnut ridge

Il fenomeno è stato esaminato anche dai ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia italiano che ha riscontrato diverse particolarità, tra le quali la temperatura, mai incandescente, delle rocce da dove fuoriesce la fiamma.

Esistono molte leggende nate grazie all’esistenza a questo curioso fenomeno. La più conosciuta vuole che la fiamma rappresenti un antico spirito indiano: il territorio del Chestnut era popolato nell’antichità da diverse tribù, che col tempo furono eliminate dagli invasori europei. La leggenda racconta che l’ultimo rappresentante dell’ultima tribù la accese prima di morire, per lasciare una testimonianza indelebile della sua gente in quel territorio.

Fonti: Focus.it, La Stampa

Trovati in una caverna dell’Asia centrale i resti di una ragazza ibrida Neandertal e Denisovian

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Oltre 40.000 anni fa, l’Eurasia era popolata da due specie di ominidi antenate dei moderni Sapiens: i Neanderthal e una specie più misteriosa di cui sappiamo ancora davvero poco nota come Denisovans. A quanto pare, non era raro che uomini e donne delle due specie si incrociassero dando vita a figli ibridi.

Un frammento di osso scoperto in una grotta in Asia centrale, nota per la grande concentrazione di reperti umani di tutte le epoche suggerisce che l’unione tra Neanderthal e Denisovan fosse fertile e che avvenisse abbastanza di frequente. La notizia è stata pubblicata sulla rivista Nature. I ricercatori sostenevano da tempo che queste due specie dovevano essersi incrociate, ma, finora, non era stata trovata la cosiddetta pistola fumante per dimostralo.

Nel 2012, gli scienziati hanno portato alla luce un piccolo frammento di osso di ominide nella grotta di Denisova in Asia centrale. Le recenti analisi genetiche delle antiche vestigia hanno rivelato che apparteneva a una femmina adolescente, non più giovane di 13 anni, che aveva una madre di Neanderthal e un padre Denisovan.

Sapevamo da studi precedenti che Neanderthal e Denisovan dovevano essersi occasionalmente incrociati“, ha riferito Viviane Slon, ricercatrice presso l’Istituto Max Planck per l’Antropologia Evolutiva (MPI-EVA). “per la prima volta siamo stati abbastanza fortunati da individuare il frutto diretto di uno di questi incroci.“.

A rendere il ritrovamento ancora più interessante è uscito fuori il fatto che la madre Neanderthaliana sembra essere geneticamente più vicina ai Neanderthal che vivevano nell’Europa occidentale che ai Neanderthal di Altai che è noto abbiano abitato la grotta di Denisova. L’analisi del genoma ha anche mostrato che il padre Denisovano aveva almeno un antenato di Neanderthal nel suo albero genealogico. Ciò suggerisce che la “figlia dell’amore” tra una Neanderthaliana e un Denisovano, scoperta da poco, non fu frutto del caso.

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Una vista della valle da sopra il sito archeologico della grotta di Denisova, Russia. B Viola, MPI f. Antropologia evolutiva

L’aspetto particolarmente interessante sta nel fatto che da un singolo genoma siamo stati in grado di rilevare più istanze di interazioni tra Neanderthal e Denisovani“, ha spiegato il co-autore dello studio Benjamin Vernot dell’MPI-EVA.

Svante Pääbo, direttore del Dipartimento di genetica evolutiva presso l’MPI-EVA, ha aggiunto: “Neandertaliani e Denisovani potrebbero non aver avuto molte occasioni di incontro, ma quando le hanno avute, devono essersi accoppati frequentementemolto più di quanto pensassimo in precedenza.

Sui Neanderthal sono disponibili numerose informazioni, ma chi erano i Denisovani?

Sfortunatamente, anche gli scienziati ne sanno relativamente poco. La grotta di Denisova, dove è stata fatta questa scoperta, è l’unico luogo in cui sono mai stati scoperti resti fisici di Denisovans. I ricercatori sanno che i Denisovani, che sono i parenti estinti più prossimi degli esseri umani attualmente viventi, si sono separati dall’Homo sapiens circa 744.000 anni fa.

È anche noto che i primi tra i primi Sapiens e Denisovans avvennero degli accoppiamenti. L’eredità genetica Denisovans è ciò che permette ai tibetani di prosperare in alta quota , oltre a influenzare il sistema immunitario di certe persone.

Sappiamo anche che i primi esseri umani si accoppiarono spesso anche con i Neanderthal. In realtà, la maggior parte degli uomini di origine europea o asiatica hanno circa il 2% di DNA di Neanderthal.

La storia degli antichi ominidi e dei primi umani è ancora misteriosa e, come dimostra questa ricerca, rimane una storia piena di mistero.

La Nasa sta lavorando per tornare sulla Luna, stavolta per restarci e usarla come tappa intermedia per Marte

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L’amministrazione americana di Trump teme che, con la chiusura della Stazione Spaziale Internazionale prevista per il 2025, l’America finisca per perdere la sua leadership nello spazio. In effetti, l’attivismo di paesi emergenti nello spazio come, ad esempio, la Cina, che a dicembre invierà un lander ed un rover nei pressi del polo sud lunare sul lato nascosto e ha già programmato per il 2019 la missione Chang’e-5, una missione automatica che preleverà campioni di suolo lunare fino ad una profondità di due metri per poi riportarli sulla Terra, oppure l’India che continua ad inviare orbiter dotati di strumenti per l’esplorazione scientifica intorno alla Luna, preoccupa non poco l’attuale amministrazione americana. L’annunciata crazione di una nuova branca delle forze armate chiamata Space Force, probabilmente va proprio verso la direzione di avvisare i paesi concorrenti che gli USA non intendono abdicare dal loro ruolo di principale potenza spaziale.

In questo senso Trump ha riportato la NASA con i piedi a terra, facendole abbandonare momentaneamente progetti troppo a lungo termine come lo sbarco umano su Marte per tornare a concentrarsi su qualcosa di più vicino in termini di spazio e tempo e realizzabile in tempi abbastanza ragionevoli: il ritorno sulla Luna per restarci.

Giusto ieri, il vicepresidente Pence ha ribadito il concetto durante una conferenza stampa mentre il nuovo direttore della NASA Jim Bridenstine, in una tavola rotonda con i giornalisti, spiegava come la l’agenzia intende conseguire questo obbiettivo.

Secondo Bridenstine, con il budget attualmente disponibile, la NASA non potrà fare a meno di continuare ad appoggiarsi alle imprese aerospaziali private, perlomeno per i voli con equipaggio umano in orbita bassa e probabilmente fino all’orbita lunare. Il progetto Lunar Gateway che si svilupperà in parallelo, ma più in fretta, di quello relativo al Deep Space Gateway sarà la chiave di volta della nuova avventura americana oltre l’orbita terrestre.

Lunar Gateway sarà una piattaforma provvista di laboratori ed officine che verrà parcheggiata in orbita cislunare e funzionerà sia da laboratorio scientifico che da Hub per lesplorazione umana della Luna. Questa base spaziale avrà anche una sua limitata capacità di movimento grazie al sistema di propulsione elettrico alimentato ad energia solare già sperimentato con alcuni satelliti e sonde. I primi moduli del Lunar Gateway dovrebbero essere lanciati a partire dal 2020 e si prevede che possa diventare operativo nel 2024, ultimo anno di amministrazione per Trump nel caso fosse rieletto. Per quell’anno la NASA vorrebbe mandare sul nostro satellite naturale una missione con equipaggio umano, in grado di creare i presupposti per la creazione di una struttura scientifica permanente.

In questo, l’apporto delle compagnie commerciali private sarà fondamentale poichè, al di là delle finalità puramente scientifiche e strategiche che potrebbe consguire l’agenzia federale, saranno proprio queste a dover creare i presupposti per lo sfruttamento comerciale della Luna. Non è un mistero che Blue Origin, Virgin Galactic e SpaceX mirino a poter avviare dei viaggi turistici verso la Luna, con Jeff Bezos che, addirittura, prospetta la costruzione di alberghi lunari. Altre compagnie minori stanno, invece, progettando campagne minerarie automatizzate finalizzate all’estrazione di svariati minerali e, soprattutto, dell’elio-3, un ottimo combustile per le centrali nucleari che abbonderebbe soprattutto sulla superficie del lato nascosto.

Lo svilppo del Deep Space Gateway avrà invece la finalità di costituire una base avanzata per l’esplorazione dello spazio oltre la Luna. Nella fervida immaginazione degli scienziati questa base servirà da stazione di rifornimento e per assemblare sonde e, verso la fine degli anni ’30, astronavi, da lanciare verso Marte, la cintura di asteroidi e le Lune dei giganti gassosi. Assemblare sonde e navicelle già nello spazio e lanciarle senza dover vincere la gravità terrestre costituirebbe una grande risparmio per le missioni spaziali, a patto di poter reperire la maggior parte dei materiali necessari sulla Luna.

La NASA rientrerebbe in gioco per il volo spaziale indipendente tra diversi anni, probabilmente con obbiettivo Marte. Il Launch Space System è gravemente in ritardo ed il primo lancio della nuova capsula Orion non è previsto prima del 2021, Oltretutto, sia l’SLS che Orion sembrano nascere già obsoleti rispetto, ad esempio, al Big Falcon Rocket di SpaceX che inizierà i test di volo il prossimo anno ed è concepito per trasportare grandi carchi ed un numeroso equipaggio umano. Si sa che SpaceX, al di là dei voli orbitali turistici intorno alla Luna programmati con il Falcon Heavy, sta puntando direttamente su Marte, dove conta di sbarcare con un equipaggio umano entro il 2024.

Sia come sia, dal punto di vista logico e strategico l’amministrazione USA non potrà lasciare la Luna a potenze straniere e quella di stabilirvi una presenza americana con l’appoggio delle imprese private appare l’opzione più economica e rapida da realizzare.

Secondo Brindestine, “la Luna rappresentera uno straordinario terreno di prova per tutte le tecnologie e le capacità di performance umana necessarie per sopravvivere su un altro pianeta e la capacità di sviluppare abilità di utilizzo in situ“. Il capo della NASA ha continuato spiegando che: “La luna offrirà all’umanità l’occasione di provare e sperimentare nelle condizioni più difficili, meglio di quanto si possa fare in qualsiasi laboratorio o simulatore sulla Terra e, se davvero si vorrà arrivare su Marte, meglio testare tutto in un posto a meno di tre giorni di viaggo che direttamente su Marte dove, una volta arrivati, se qualcosa andasse storto, si resterebbe bloccati ameno due anni prima di poter tornare a casa.

Anche se abbandoneremo la Stazione Spaziale Internazionale, gli Stati Uniti d’America intendono investire in infrastrutture critiche sulla Luna e nella sua orbita, da cui i nostri partner commerciali potranno andare avanti e indietro dalla Terra all’orbita lunare, dove i nostri partner commerciali potranno costruire i propri lander per raggiungere la superficie del Luna per perseguire il business migliore che pensano di poter fare. Quello che non vogliamo fare è andare sulla superficie della luna, provare che se l’abbiamo già fatto possiamo farlo di nuovo per poi abbandonarla ancora. nello spazio abbiamo perso almeno dieci anni e abbiamo dato il tempo alle altre potenze di recuperare gran parte del gap tecnologico che ci eravamo conquistati.

Le nuove regole di semplificazione burocratica per ottenere i permessi necessri per effettuare lanci spaziali sembrano andare proprio nella direzione di favorire l’impresa privata.

Brindestine si è detto convinto che “Possiamo e vogliamo tornare sulla Luna e il Gateway ci consentirà di sfruttare i partner commerciali e internazionali in modo più solido, quindi andremo lì per restarci, per stabilire una presenza stabile e duratura sulla Luna, anche su più punti della Luna, e utilizzarla come trampolino di lancio per andare, poi, su Marte“.

Se questo tema si è espresso anche Pence che ha concluso la sua conferenza stampa dicendo che “negli anni passati abbiamo parlato di andare su Marte, ma, con i budgets disponibili, senza la luna come trampolino di lancio, senza le collaborazioni in campo commerciale con i privati che ci aiutino ad arrivarci, una missione con equipaggio sul Pianeta Rosso non è molto più di un miraggio. Ma questi giorni sono finiti“, ha concluso “L’America condurrà l’umanità verso le stelle ancora una volta.

Insomma, buone notizie per gli imprenditori privati e per gli appassionati di esplorazione spaziale. Buone notizie anche per l’umanità, forse la conquista del sistema solare sta davvero per cominciare e presto ci potrebbe essere una nuova frontiera verso cui espanderci ma, come ci ha insegnato la storia, ogni volta che cambia l’amministrazione americana possono cambiare anche i programmi. Trump tra due anni potrebbe essere sconfitto e la nuova amministrazione avere altre idee circa lo spazio.

A noi non resta che aspettare per vedere cosa succederà. intanto, nel suo piccolo, a piccoli passi, anche l’ESA sta progettando la sua base lunare.

Fonte: spacenews.com

Più acqua del previsto nei pianeti extrasolari

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di Oliver Melis

I pianeti extrasolari potrebbero essere più ricchi d’acqua rispetto a quanto si era finora creduto, soprattutto quelli che sono dalle 2 alle 4 volte più grandi della Terra: il 35% di essi sarebbe per metà costituito da acqua. Lo indicherebbe un modello elaborato tenendo conto dei dati raccolti dal telescopio spaziale della NASA Kepler e dal satellite Gaia dell’Esa.

I risultati, che fanno ben sperare chi cerca la vita al di fuori del sistema solare, sono stati presentati alla conferenza Goldschmidt di Boston da un gruppo internazionale guidato da Li Zeng dell’Università di Harvard, a cui hanno collaborato anche gli italiani Mario Damasso e Aldo Bonomo che lavorano all’Osservatorio Astrofisico di Torino dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf). I risultati dello studio sono stati pubblicati su Oxford Academic.

Sapevamo già che l’acqua è una delle molecole più abbondanti nell’Universo, ma quello che è davvero sorprendente è la percentuale con cui si ritiene possa essere presente su questi esopianeti“, ha spiegato Damasso all’ANSA. “Secondo il modello elaborato da Li Zeng, in accordo con i dati osservativi accumulati finora, questi esopianeti sarebbero nati per accumulo e accrescimento di particelle di acqua ghiacciata che, a causa della successiva migrazione verso la stella madre, sarebbero vaporizzate formando uno spesso strato di vapore acqueo intorno al nucleo del pianeta“.

Nel lontano 1995 furono individuati per la prima volta pianeti orbitanti attorno a stelle lontane e da allora sono stati scoperti qualcosa come 3600 pianeti extrasolari e circa 2800 sistemi planetari. Oggi, grazie a nuovi e potenti sistemi di osservazione si cerca di trovare quelli più adatti a sostenere la vita. Nonostante la presenza di acqua liquida sia ritenuta di fondamentale importanza per lo sviluppo della vita, almeno come noi la conosciamo, secondo recenti ricerche troppa acqua sarebbe associata alla mancanza di nutrienti fondamentali, come il fosforo. I pianeti definiti di tipo acquatico secondo uno studio potrebbero essere tra i posti peggiori dove cercare tracce di vita, in quanto privi di fosforo, una sostanza fondamentale per la vita di tipo terrestre. Altri studi avrebebro determinato che un pianeta sommerso da mari troppo profondi sarebbe geologicamente morto.

Insomma, l’acqua è certamente fondamentale per la nascita e lo sviluppo della vita ma, come dice l’antico adagio che il troppo stroppia, troppa acqua porebbe addirittura essere un veleno.

Grazie alle campagne antivax il morbillo, nei primi sei mesi del 2018, ha conseguito numeri da record: 41 mila casi in Europa

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Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), i casi di morbillo in Europa hanno raggiunto un livello record, sono, infatti, Più di 41.000 i casi di infezione rilevati nei soli primi sei mesi del 2018, con un totale di 37 morti.

In tutto il 2017 i casi denunciati furono 23.927 casi e l’anno prima 5.273. Secondo gli esperti dell’OMS la ragione principale dell’aumento registrato va vista nel calo del numero di persone vaccinate.

In Italia i casi registrati finora sono stati 2055 con 4 morti.

L’Oms ha esortato i paesi europei a prendere adeguate misure di prevenzione.

Il morbillo è una mattia altamente contagiosa che si diffonde per via aerea tramite le goccioline che emettismo quando stanutiamo o tossiamo. L’infezione dura da sette a dieci giorni. La maggior parte delel persone in buona salute generale supera senza problemi la malattia acquisendo un’immunità alla stessa che dura tutta la vita ma, in alcuni casi, soprattutto nelle persone più deboli come gli anziani o i bambini molto piccoli e nelle persone in cattivo stato generale di salute o immunodepresse, può causare alcune serie complicazioni, tra cui:

  • encefalite (infezione e gonfiore del cervello)
  • meningite
  • convulsioni febbrili
  • polmonite
  • infezione epatica (epatite)

Il vaccino MMR può prevenire facilmente l’infezione ma, a causa di una ricerca pubblicata venti anni fa da un certo dottor Wakefield, si è diffusa l’idea che i vaccini sono collegati al disturbo della sfera cognitiva noto come autismo.

Il lavoro di Wakefield fu sconfessato quando lui stesso confessò di avere falsificato i dati dello studio per fini venali ma da allora, complice anche la sfiducia della popolazione nelle istituzioni e l’incessante propaganda fatta da gruppi complottisti, la sfiducia verso le vaccinazini ha cominciato ad aumentare.

In Italia, l’istituso Superiore della Sanità (ISS) raccomanda di praticare ai bambini la vaccinazone MMR intorno al loro primo compleanno e poco prima di iniziare la scuola.

Ad essere colpiti, finora, dal morbillo sono stati bambini e adulti che non hanno praticato la MMR.

L’Italia è uno dei paesi con il maggior tasso di diffusione del morbillo, tanto che le organizzazioni sanitarie di altri paesi attribuiscono a turisti che hanno trascorso soggiorni turistici in Italia o in un degli altri paesi ad alto tasso di diffusione delal malattia, la colpa della presenza di piccoli focolai sui propri territori.

La tabella sottostante, presa dalla BBC, indica l’incidenza del morbillo nella popolazione dei paesi europei:

Grafico di alcuni dei paesi europei con i più alti tassi di morbillo

 


Sintomi del morbillo:

  • sintomi simili al raffreddore – naso che cola, starnuti
  • Segni che il corpo sta combattendo l’infezione: febbre alta, stanchezza, perdita di appetito, dolori muscolari
  • occhi rossi e lacrimanti (congiuntivite)
  • macchie grigiastre in bocca
  • macchie rosse e in rilievo sulla pelle, iniziando ad espandersi dall’attaccatura dei capelli tra i due ed i quattro giorni dopo l’inizio dei sintomi. L’esantema tende poi a propagarsi sulla testa, sul collo e sul resto del corpo

Secopndo la dott.ssa Pauline Paterson della London School of Hygiene and Tropical Medicine: “Per una malattia prevenibile con il vaccino, anche un solo caso e uno di troppo e il numero di casi di morbillo registrati finora quest’anno è sbalorditivo“.

Fonte: BBC

Il Silfio, la leggendaria pianta perduta che i romani utilizzavano sia in farmacia che in cucina

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Molto tempo fa, nell’antica città di Cirene, c’era un’erba chiamata silphium. Non sembrava granchè, aveva radici robuste, foglie tozze e ciuffi di piccoli fiori gialli, ma se ne stillava una linfa profumata così deliziosa e utile che, in epoca romana veniva considerata alla stregua dell’oro, tanto era rara e preziosa.

Elencare i suoi usi sarebbe un compito senza fine. I suoi steli aguzzi potevano venire arrostiti, saltati in padella o bolliti e mangiati come verdura. Le sue radici si concumavano fresche, intinte nell’aceto. Era considerato un ottimo conservante per le lenticchie e, se utilizzato per nutrire le pecore, faceva in modo che la carne di questi ovini diventasse particolarmente dolce e tenera.

Il profumo veniva stillato dalle sue delicate fioriture, mentre la sua linfa veniva seccata e conservata in cubetti che venivano poi utilizzati per insaporire ogni genere di piatti. Opicio, il grande cuoco romano, fu un entusiasta utilizzatore del cosiddetto laser, la linfa secca di Silfio.

Ma il Silfio aveva anche usi medicamentosi, per i quali era considerato una vera e propria panacea per ogni tipo di malattia, comprese le ragadi anali (per le quali l’autore romano Plinio il Vecchio raccomanda ripetute fumigazioni con la radice ) e i morsi dei cani per cui si consigliava di strofinare il Silfio sulla aprte interessata, anche se, come avverte lo stesso Plinio, assolutamente sconsigliato usarlo per gli ascessi dentali.

Infine, il silfio era richiesto in camera da letto, dove il suo succo veniva bevuto come afrodisiaco o applicato “per spurgare l’utero“. Insomma, avrebbe avuto anche proprietà abortive. Si crede che i suoi semi a forma di cuore siano la ragione originale per cui associamo il simbolo del cuore con il romanticismo e l’amore.

Oggi il silfio è scomparso, forse solo dalla regione originaria o forse è estinto in tutto il pianeta, oppure, semplicemente, nessuno si ricorda più come è fatto e resta confuso con le erbe selvatiche.

Il silfio (conosciuto anche come silphion o laser o laserpicio) probabilmente (dai disegni stilizzati su monete e sui trattati naturalistici antichi) apparteneva al genere Ferula (famiglia Apiaceae o Ombrellifere). A quanto se ne sa cresceva solo in una ristretta zona costiera, di circa 200 per 60 km, in Cirenaica (attuale Libia) ed è questa la ragione per cui Cirene vi costruì sopra una vera e propria fortuna economica, al punto di incidere l’immagine della pianta sulle monete.

il silfio lantica pianta dei miracoli ormai e T ugd uq

La raccolta del Silfio avveniva similmente a quella della Ferula assafoetida, una pianta con proprietà simili, tanto che i Romani, compreso il geografo Strabone, usavano la stessa parola per descrivere entrambe.

Le ragioni della presunta estinzione del silfio non sono completamente chiare. Molte speculazioni si basano su un presunto aumento della domanda di animali cresciuti nutrendosi della pianta, per dei presunti effetti sulla qualità della carne: il pascolo eccessivo combinato con un’eccessiva raccolta potrebbero aver provocato l’estinzione.

Bisogna anche aggiungere che il clima del Maghreb è andato progressivamente inaridendosi nel corso dei millenni, e la desertificazione potrebbe essere stata un altro fattore.

Un’altra teoria punta il dito contro l’avidità dei governatori della provincia romana Creta et Cyrene; la cosa sarebbe del tutto plausibile, visto che la corruzione dei governatori romani era già stata documentata da Cicerone nelle sue Verrinae. Dopo aver preso il potere dai coloni greci che avevano governato Cirene democraticamente per secoli, i governatori avrebbero cercato di massimizzare i profitti della loro provincia facendo coltivare intensivamente il silfio, ma rendendo in questo modo il suolo inadatto ad ospitare la pianta selvatica a cui si attribuiva il valore di medicinale. Teofrasto sostiene che il tipo di Ferula che veniva specificamente chiamata “silfio” aveva delle esigenze così particolari da crescere solo allo stato selvatico e da non poter essere coltivata con successo su di un terreno dissodato. La validità di questa affermazione è comunque dubbia, visto che Teofrasto stava semplicemente citando una testimonianza di un’altra fonte.

Bisogna, però, ricordare che esistono tuttora piante che non si riesce a coltivare: un esempio è il mirtillo che cresce solo allo stato selvatico e quando si riesce a farne crescere in coltivazione non da frutti.

J. S. Gilbert, in una sua ipotesi, ritiene che il prodotto esportato (che era una specie di gomma) non derivasse unicamente dalla pianta ma che vi fossero miscelati anche degli intestini di insetto contenenti il composto chimico cantaridina. Per rendere il prodotto appetibile secondo i gusti dei greci, l’ingrediente derivato dall’insetto sarebbe stato tenuto segreto. Quando i governatori romani presero il controllo della regione, per la produzione del silfio avrebbero utilizzato il lavoro degli schiavi, che però ignoravano il modo in cui il prodotto avrebbe dovuto essere preparato: poiché non si riusciva più ad ottenere la stessa qualità di un tempo, si pensò che la vera pianta del silfio si fosse estinta. La cantaridina è tossica per l’uomo, e un po’ come per la Mentha pulegium, l’ingestione di una piccola quantità non ucciderebbe necessariamente un adulto, ma potrebbe molto più facilmente uccidere un embrione in via di sviluppo.

Gli ultimi esemplari vennero donati all’imperatore Nerone a titolo di curiosità, come scrive Plinio il Vecchio nel suo celebre trattato Naturalis historia.

La storia del declino del Silfio è tristemente familiare oggi. Le erbe medicinali sono un’industria multi-miliardaria e in crescita. Molte di queste erbe sono minacciate dai cambiamenti climatici e dallo sviluppo antropico. Peraltro, la stragrande maggioranza dele erbe medicinali crescono solo allo stato selvatico. Solo in Sudafrica, 82 erbe medicinali sono in pericolo di estinzione e due sono già scomparse.

Gli scienziati ora pensano che, come l’assafetida, il silfio possa appartenere ad un gruppo di piante simili al finocchio. Sono piante che crescono spontaneamente allo stato selvatico in tutto il Nord Africa e nel Mediterraneo. Incredibilmente, due di queste piante – il finocchio gigante di Tangier e il finocchio gigante – esistono ancora oggi in Libia. È possibile che uno di questi sia il silfio.

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La Ferula, secondo gli esperti potrebbe essere imparentata con il Silfio

Il silphium potrebbe tornare? Probabilmente, anche se l’erba non fosse estinta, non incontrerebbe i gusti moderni – almeno nel mondo occidentale. I romani utilizzavano molteplici condimenti il lovage, che oggi la maggior parte delle persone non ha nemmeno sentito nominare, il levistico era un punto fermo del tavolo da pranzo romano. Oggi è praticamente impossibile trovarlo, relegato com’è nei negozi online di nicchia e negli angoli oscuri dei centri di giardinaggio.

In effetti, la cucina romana non assomigliava affatto all’attuale cibo italiano. I romani amavano contrastare dolce e salato. Per dire, adoravano al salsa Garum, che si ricavava dalle interiora di pesce lasciate marcire. Tutto sommato al cucina romana era abbastanza vicina alla cucina cinese moderna.

In ogni caso, se si trattava di qualcosa di commestibile, i romani lo mangiavano.

Per curiosità si potrebbe provare una delle mitiche ricette di Apicio, sostituendo illaser con l’assafetida:

“Scottare il fenicottero, lavarlo e condirlo, metterlo in una pentola, aggiungere acqua, sale, aneto e un po ‘di aceto, da scottare. Termina la cottura con un mazzetto di porri e coriandolo e aggiungi del mosto ridotto [poltiglia condensata] per dargli un colore. Nel mortaio schiacciare pepe, cumino, coriandolo, radice laser, menta, ruta, inumidire con aceto, aggiungere le datteri e il fondo [scolatura] dell’uccello brasato, addensare, filtrare, coprire l’uccello con la salsa e servire. Il pappagallo è preparato allo stesso modo.” Apicus 6.231

Crediamo di essere nati dal Big Bang ma potremmo essere figli del Big Bounce

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Crediamo di essere nati dal Big Bang, in realtà potremmo essere figli del Big Bounce
Crediamo di essere nati dal Big Bang, in realtà potremmo essere figli del Big Bounce
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Un interessante articolo pubblicato su New Scientist, afferma che è possibile rilevare prove dell’esistenza di precedenti universi. l’idea è basata su qualcosa che si chiama conformal cyclic cosmology (CCC).

Cosmologia Ciclica Conforme e Big Bang

La CCC è una teoria secondo cui l’universo attraversa cicli costanti di Big Bang e Big Crunch (teoria del Big Bounce), piuttosto che essere partito da un singolo Big Bang. La maggior parte dell’universo verrebbe distrutta nel passaggio da un ciclo all’altro ma, secondo alcuni ricercatori, alcune radiazioni elettromagnetiche potrebbero sopravvivere allla fase finale di un universo e continuare ad esistere nel successivo, uscito da un nuovo Big Bang. I risultati di questa ricerca sono stati pubblicati su arXiv.

“Siamo convinti di avere individuato la radiazione residua rimasta dopo che un buco nero è svanito nell’eone precedente“, ha detto a New Scientist il fisico matematico dell’Università di Oxford Roger Penrose, premio Nobel 2020, coautore dello studio e co-creatore della teoria del CCC.

Le prove di cuib parla il lavoro si presentano sotto forma di “punti Hawking“, dal nome del compianto Stephen Hawking che teorizzò la possibilità che i buchi neri emettano delle radiazioni (che infatti sono chiamate radiazioni di Hawking). Secondo Penrose e colleghi, in pratica, la radiazione di Hawking sopravviverebbe al collasso di un universo e persisterebbe in quello nato dal successivo Big Bang.

Secondo la loro teoria, i punti Hawking sarebbero rilevabili nel calore residuo del Big Bang, noto come sfondo cosmico a microonde (CMB). I punti Hawking somiglierebbero a cerchi di luce  su una mappa CMB, noti come B-modes.

In precedenza si riteneva che questi punti anomali nella CMB fossero causati da onde gravitazionali di polvere interstellare ma, secondo Penrose e colleghi, la loro teoria potrebbe fornire una risposta più intrigante e uno di questi punti di Hawking potrebbe già essere stato trovato dal progetto BICEP2, che mira a mappare la CMB.

Sebbene apparentemente problematica per l’inflazione cosmica, l’esistenza di tali punti anomali è un’implicazione insita nella teoria del conformal cyclic cosmology (CCC)“, è scritto nell’articolo.

Sebbene a temperatura estremamente bassa all’emissione, nella CCC questa radiazione è enormemente concentrata dalla compressione conforme di tutto il futuro del buco nero, risultante in un singolo punto nel crossover nel nostro eone corrente.

La teoria che prevede nascita, espansione, contrazione e morte di un universo che si riconcentrebbe in un singolo punto che, poi, darebbe il via ad un nuovo Big Bang, non è priva di controversie. La maggior parte delle prove a nostra disposizione sembra suggerire che lespansione dell’universo stia accelerando perchè nell’universo non c’è abbastanza densità di materia per permettere l’avvio di una contrazione e poi una compressione in un singolo punto per poi espandersi di nuovo.

Bisogna sottolineare che stiamo ragionando su qualcosa di asratto, infatti non è stata ancora trovata nessuna evidenza dell’esistenza della radiazione di Hawking, per non parlare dei punti Hawking. Quindi, anche se questa è una teoria interessante, c’è ancora molto lavoro da fare prima di poter realmente prendere in considerazione l’ipotesi dell’esistenza reale di un universo precedente al nostro.

La Cosmologia ciclica conforme di Penrose

Come ci ricorda Wikipedia, la cosmologia ciclica conforme è un modello cosmologico di universo ciclico, proposto dal 2001 in poi dal matematico e fisico teorico Roger Penrose e dal collega Vahe Gurzadyan, che postula che la fine dell’universo sia l’inizio di uno nuovo, dato che la bassa entropia successiva alla morte termica dell’Universo sarebbe la stessa che c’era prima del Big Bang, a causa dell’evaporazione dei buchi neri.

In quanto priva delle grandezze fisiche di spazio e di tempo, tale condizione, simile alle condizioni della lunghezza di Planck, genererebbe un nuovo Big Bang per fluttuazione e grazie alla spinta dell’accelerazione, nel quadro di un universo ciclico, infinito nel tempo ma non nello spazio. Questo modello è una variante e un superamento dell’universo ciclico classico, ma anche della teoria dello stato stazionario e dell’universo statico, ed è basato principalmente su una nuova interpretazione della relatività generale, conciliata con la meccanica quantistica e tramite l’uso dello spaziotempo di Minkowski e della geometria conforme al posto dell’universo di de Sitter e della geometria euclidea.

«La cosa difficile da capire sulla CCC è proprio questa: in ogni eone l’universo si espande “da zero a infinito”, ma l’infinito futuro di ogni eone coincide esattamente con il Big Bang dell’eone successivo. Questo processo anti-intuitivo è possibile grazie alla scomparsa della massa – ovvero, delle masse a riposo delle particelle – negli estremi iniziale e finale dei due eoni. Senza massa a riposo non è possibile nessuna misura del tempo, e pertanto nessuna misura dello spazio.». (Roger Penrose)

Il modello accetta l’espansione dell’universo fino al dissolvimento completo della materia e all’assorbimento della luce da parte dei buchi neri, postulando che a quel punto ciò che rimarebbe sarebbe del tutto simile alla condizione dell’iniziale singolarità gravitazionale.

Nella CCC l’universo attraversa cicli infiniti (chiamati “eoni”), con ogni futuro infinito intervallo di spaziotempo che si presenta come ripetizione di ogni precedente iterazione, ed è identificato con la singolarità gravitazionale del Big Bang. La CCC si pone come un’alternativa alle più diffuse teorie cosmologiche.

Penrose afferma che una prova del suo modello sarebbe contenuta nella radiazione di fondo e nelle onde scoperte in essa, che sarebbero i residui materiali degli universi precedenti (i cosmologi solitamente attribuiscono a fluttuazioni quantistiche espanse dall’inflazione, quindi alle onde gravitazionali, tali cerchi concentrici), in particolare collisioni ed esplosioni di buchi neri supermassicci.

La CCC si propone – in contrasto con la teoria dell’inflazione – di risolvere i numerosi problemi lasciati aperti dalle ipotesi precedenti, ed è basata secondo i sostenitori su teorie fisiche e matematiche accettate, come la rielaborazione delle fondamentali equazioni di Einstein. Molti fisici considerano comunque questa teoria come parte della cosmologia non standard, dato che nega il Big Bang classico e le sue implicazioni nel modello Lambda-CDM.

Questa sera verrà lanciato il satellite Aeolus: fornirà infallibili previsioni meteo grazie ad Aladin, uno strumento di costruzione italiana

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Questa sera verrà lanciato il satellite Aeolus: fornirà infallibili previsioni meteo grazie ad Aladin, uno strumento di costruzione italiana
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Da questa sera le previsioni metereologiche saranno più precise e sarà possibile realizzarle fino a 7 giorni in anticipo.

La rivoluzione nel settore sarà dovuta al satellite Aeolus, dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa), e dallo strumento laser tutto italiano Aladin.

Aladin (Atmospheric LAser Doppler INstrument), è stato progettato e sviluppato alla Leonardo di Pomezia, ed è uno degli ultimi ritrovati tecnologici in materia di misurazione dei venti. Con questo strumento sarà possibile inseguire i venti e studiare nubi e atmosfera, con un aggiornamento dei dati inviati a terra ogni tre ore.

Costretto a viaggiare via mare

Il satellite Aeolus ha completato la fase di test nella struttura della Airbus e a metà giugno lascerà Tolosa per raggiungere la Spagna e da lì, via nave, raggiungerà la base europea di Kourou, nella Guyana Francese, dove il 21 agosto è previsto il lancio con il razzo Vega. “Il viaggio in mare è insolito, ma in questo caso è necessario per l’estrema delicatezza del principale strumento di bordo”, ha detto Mathilde Royer Germain, responsabile delle attività di Osservazione della Terra della Airbus Space Systems.

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Il trasmettitore laser a bordo del satellite Aeolus. E’ stato costruito in Italia (fonte: Leonardo)

Prossime scadenze
Il lancio avverrà questa sera dalla base missilistica di Kourou, nella Guyana francese, intorno alle 23.30. Una volta posizionato in orbita, comincerà una fase di test per la taratura e la validazione degli strumenti, questa fase si concluderà in ottobre. Una seconda fase di test verrà avviata nel mese di gennaio 2019 ed il satellite sarà pienamente operativo entro la primavera del 2019.

Le colline magnetiche (filmato)

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di Oliver melis

Le cosiddette colline magnetiche sono luoghi dove si può sperimentare un bizzarro fenomeno: lasciando in folle un’auto, la stessa sembra muoversi in salita, in barba alla forza di gravità e del buon senso.

Le colline magnetiche presentano strade in pendenza dove, apparentemente, la forza di gravità si comporta in modo particolare, come se agisse alla rovescia: come detto, lasciando l’auto in folle il veicolo non si muove verso valle, come dovrebbe, ma sembra muoversi verso l’alto, a monte, come se una qualche forza contrastasse e superasse la gravità impedendole di procedere verso valle e, addirittura, agire nels enso opposto.

Alcuni pseudoricercatori hanno proposto diverse teorie per spiegare questo singolare comportamento; alcuni attribuiscono il fenomeno ad alterazioni del campo gravitazionale della Terra a livello locale, che si invertirebbe, altri ancora affermano che depositi ferromagnetici creerebbero delle forze che farebbero muovere i veicoli verso monte.

Esistono molte località dove le strade in cui sassi, veicoli o acqua, liberati sul pendìo, sembrano muoversi in salita. Uno di questi si trova nei pressi di Monte Cavo, dalle parti di Frascati, vicino Roma ma, soprattutto, nell’area in cui c’è un importante laboratorio del CERN e questo ha dato la stura ad una serie di leggende metropolitane in base alle quali sarebbe proprio la presenza di questo laboratorio di fisica a provocare il singolare effetto.

Le spiegazioni proposte dalla vulgata popolare, però, poco si adattano a spiegare tutti i fenomeni che coinvolgono oggetti di tipo diverso, come ad esempio palline di gomma o un rivolo d’acqua. In che modo il magnetismo potrebbe agire su oggetti privi di proprietà magnetiche? E se si trattasse di un’anomalia gravitazionale, sarebbe impossibile accorgersene, infatti la gravità comunque attirerebbe tutto verso il basso e il nostro orecchio interno ci farebbe percepire costantemente la direzione del “basso” che percepiremmo come discesa.

L’effetto si spiega grazie al nostro limitato senso dell’equilibrio che fa affidamento anche sulla vista per decidere quale sia il basso. Le salite anomale sono dei tratti di strada con una pendenza in discesa molto leggera poste tra due tratti con una pendenza maggiore, questo influenza il nostro senso dell’orizzontale, facendoci sembrare di essere in discesa quando, in realtà, siamo in lieve salita. L’illusione nasce dal fatto che, visivamente, tutto il paesaggio che ci circonda è molto più in discesa del tratto che alla nostra vista appare in lieve salita.

Si tratta, quindi, di un fenomeno molto simile a molte altre illusioni ottiche note in psicologia.

Niente di misterioso nell’oggetto fotografato alcuni giorni fa da Curiosity

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Da alcuni giorni spopola in rete un’immagine inviata dal rover della NASA Curiosity da Marte.

La foto è stata scattata 13 agosto 2018 e ritrae uno strano oggetto piatto e sottile. Come è facile immaginare l’oggetto ha scatenato una ridda di fantasie e di ipotesi, soprattutto tra coloro che sono convinti che Marte sia stato la sede di un’antica civiltà della quale la NASA cerca di nascondere le tracce.

Le ipotesi proposte dagli appassionati sui social spaziano dal componente staccatosi dallo stesso rover Curiosity, arrivando fino al manufatto di origine aliena.

Di fatto, l’immagine ha allarmato anche i tecnici della NASA, preoccupati che Curiosity stia perdendo pezzi della scocca protettiva, tanto che il rover ha dovuto rifotografare l’oggetto svariate volte e da diverse angolazioni per osservarlo meglio.

In effetti, si è scoperto che si tratta di una scaglia di roccia molto sottile e leggera, probabilmente portata dal vento durante la recente tempesta” ha scritto in un aggiornamento, pubblicato sul sito del JPL, Brittney Cooper,  membro del team che gestisce la missione di Curiosity.

Insomma, niente di particolarmente misterioso.

Curiosity, recentemente, ha perforato una roccia nell’area di Pettegrove Point chiamata Stoer ed ha iniziato ad analizzare i campioni estratti dal suolo. Il rover ha anche misurato l’opacità dell’atmosfera marziana, aiutando i ricercatori a monitorare la tempesta di polvere globale che imperversa sul Pianeta Rosso ormai da quasi tre mesi.

La tempesta ha iniziato a scemare ma nell’aria c’è ancora tanta polvere che l’altro rover operativo su Marte, Opportunity, alimentato ad energia solare, dall’inizio della tempesta non riesce a ricaricare le sue batterie ed è ormai fuori contatto dal 10 giugno. I tecnici della NASA sperano che il robot più longevo della storia dell’esplorazione marziana sia entrato in una specie di ibernazione, prevista dal suo programma per proteggere le batterie in attesa del ritorno di una quantità sufficiente di luce solare per ricaricarle. Ora i tecnici stanno tentando di risvegliare Opportunity inviando musica, suoni e segnali tecnici.

La missione Curiosity, costata 2,5 miliardi di dollari, ha il nome formale di Mars Science Laboratory, è stata lanciata nel novembre 2011 ed è atterrata all’interno del cratere Gale nell’agosto 2012.

Curiosity ha il compito di determinare se l’area del cratere Gale sia mai stata in grado di supportare la vita microbica. Il rover ha risposto rapidamente a questa domanda, scoprendo che il pavimento del cratere ospitava, due miliardi di anni fa, un enorme lago e che sotto lo strato superficiale di terreno si trovano molecole organiche.

Da settembre 2014, il rover ha già esplorato le colline pedemontane del Mount Sharp, il massiccio di 5,5 km che si erge dal centro di Gale. Curiosity, ora, trapana gli strati di roccia sui quali passa alla ricerca di informazioni su quando e perché Marte è passato da un mondo relativamente caldo al deserto gelido che è oggi.