Un’ape dell’epoca dei dinosauri

Cento milioni di anni fa, un'ape rimase intrappolata nella resina degli alberi. Nel tempo, il decorso geologico ha convertito la resina in ambra, preservando questo prezioso ricordo di un'epoca lontanissima

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Circa 100 milioni di anni fa, un’ape femmina con giovani larve di scarabeo che strisciavano su tutto il suo corpo, andò a finire sulla resina appiccicosa di un albero dove rimase irrimediabilmente intrappolata.

Col tempo, la resina si è fossilizzata trasformandosi in ambra e preservando, dunque, l’ape e i suoi parassiti all’interno della chiara roccia color miele.

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Per quanto rara, quest’ape fossile non è la prima ad essere stata trovata nella sua bara di ambra. Però è l’unica ape ambrata conosciuta che è rimasta intatta insieme al polline che trasportava con sé. E’ anche l’unica ape fossile con i parassiti, che offre uno sguardo affascinante su una relazione “predatore-preda”.

L’entomologo, che si è occupato di studiare e analizzare quest’ape è George Poinar Jr. della Oregon State University (OSU), il cui lavoro ha contribuito ad essere fonte d’ispirazione per il film “Jurassic Park“.

Il lavoro di Poinar ha anche dimostrato che l’ape, che ha chiamato Discoscapa apicula, apparteneva a una famiglia sconosciuta, a un nuovo genere e specie.

George Poinar, Jr. è un rinomato esperto di animali e piante fossilizzati nell’ambra. Ha anche il merito di aver reso popolare l’idea di estrarre il DNA da questi insetti primitivi.

Questa idea, infatti, ha ricevuto ampia attenzione quando Michael Crichton l’ha sfruttata nel suo franchise di successo del film “Jurassic Park”. Nel film, sangue di dinosauro viene estratto da zanzare incastonate nell’ambra, risalenti all’età dei dinosauri, e il DNA nel sangue viene utilizzato per clonare dinosauri.

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Nel mondo della scienza, i ricercatori studiano gli insetti impollinatori, come le api, perché sono di fondamentale importanza per la riproduzione delle piante da fiore, alcune delle quali sono importanti per l’approvvigionamento alimentare dell’uomo.

Ci sono più di 16.000 specie di api conosciute in tutto il mondo, provenienti da sette famiglie tassonomiche. Le api si nutrono principalmente di nettare e polline, in contrasto con i loro antenati evolutivi, le vespe apoidi, che predano altri insetti.

Il fossile di ape recentemente studiato, proveniente dal Myanmar, risale al periodo medio cretaceo. Il mondo di questa ape era una foresta composta per lo più di conifere, felci, cicadee, ginkgo ed equiseti.

Le angiosperme – piante fiorite – stavano appena iniziando a diversificarsi, insieme alle api primitive che impollinavano i loro fiori. Queste antiche api condividevano tratti visti sia nelle api moderne che nei loro antenati evolutivi, le vespe apoidi.

In una dichiarazione su questa nuova ricerca, Poinar ha commentato una delle caratteristiche più interessanti dell’ape: “C’è qualcosa di unico, nella nuova famiglia, che non si trova in alcun lignaggio esistente o estinto di vespe o api apoidi: è uno scape biforcato”.

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Lo scape è una sezione di base dell’antenna, e si trova nella parte più vicina alla testa dell’ape. In quest’ape, si ramifica in due sezioni, di cui una che termina come un piccolo sperone. Questa caratteristica non è mai stata vista prima, né nelle api viventi né in quelle fossili.

Poinar ha dichiarato: “I reperti fossili di api sono molti, ma per la maggior parte provengono dagli ultimi 65 milioni di anni e assomigliano molto alle api moderne. Fossili come quello di questo studio possono parlarci dei cambiamenti subiti da alcuni lignaggi di vespe quando sono diventati palinivori o mangiatori di polline”.

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Sull’ape c’erano chicchi di polline che stavano ad indicare che aveva visitato alcuni fiori non molto tempo prima che morisse.

Erano presenti anche larve di scarabeo sull’ape.

Queste larve parassite non si stavano nutrendo di essa ma stavano facendo “l’autostop” da uno dei fiori visitati dall’ape al suo nido.

Nel nido, le larve di scarabeo parassita avrebbero continuato a svilupparsi, nutrendosi di larve di api e del cibo lasciato dall’ape adulta. È certamente possibile che l’elevato numero di triunguline (larve di scarabeo), abbia causato la caduta accidentale dell’ape nella resina.