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Un ragazzo di 16 anni, vaccinato è stato ricoverato per pertosse a Rovigo. Il vaccino ha fallito? No, vediamo cosa è successo

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In alcuni articoli comparsi ieri sulla stampa nazionale viene data notizia di un ragazzo di 16 anni di Rovigo ricoverato in ospedale per pertosse, infezione presa nonostante il giovane fosse stato vaccinato. La notizia viene presentata con i titoli ammiccanti che piacciono ai no-vax, in un evidente tentativo di attirare click e visualizzazioni. Le informazioni fornite all’interno dell’articolo, al di là della cronaca, sono sostanzialmente esatte ma è il titolo dell’articolo a creare allarme.

La pertosse è una malattia infettiva di origine batterica molto contagiosa, causata dal batterio Bordetella pertussis. La pertosse è considerata, in linea generale, una malattia infantile, allo stesso modo di la rosolia, morbillo, varicella e parotite, infatti colpisce, come le altre malattie indicate, prevalentemente bambini sotto i 5 anni ma può accadere, saltuariamente, che infetti anche adulti in cui, fortunatamente, è più facilmente affrontabile.

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Si tratta di una malattia che, per quanto ne sappiamo, si trasmette unicamente da essere umano ad essere umano. Si cura con un trattamento a base di antibiotici e la guarigione avviene in una quindicina di giorni. Per questa particolare malattia, l’immunità conferita dal primo vaccino non è definitiva, ma declina col tempo.

La pertosse è presente in tutto il mondo, ma da diversi anni è diventata assai rara, particolarmente in quei Paesi in cui è stata introdotta la vaccinazione generalizzata nell’infanzia. Oggi il 90% dei casi di pertosse si registrano proprio nelle popolazioni in cui non viene effettuata la vaccinazione, e in questi casi la pertosse può portare a una mortalità elevata nei bambini. Nelle popolazioni vaccinate si è osservato un ritorno della pertosse a causa della perdita progressiva di immunità e, in effetti, quando è stato introdotto il vaccino 30 anni fa non venivano utilizzate le dosi di richiamo.

In Italia la pertosse viene obbligatoriamente notificata alle autorità sanitarie.

Sintomi, diagnosi e complicazioni

Il batterio della pertosse provoca infezioni alle vie respiratorie che possono non presentare sintomi ma essere estremamente gravi, specie quando il paziente è un neonato. La pertosse si caratterizza per una tosse persistente (per più di tre settimane). L’esordio della malattia si manifesta con una tosse lieve, accompagnata da qualche linea di febbre e copiose secrezioni nasali: è la fase catarrale, che dura da 1 a 2 settimane. Progressivamente la tosse diventa parossistica e si associa a difficoltà respiratorie: è la fase convulsiva o parossistica, che può durare più di 2 mesi in assenza di trattamento. I parossismi, possono provocare episodi di apnea, cianosi e vomito.

Nei bambini piccoli, le complicazioni più gravi sono costituite dalle sovrainfezioni batteriche, che possono portare a otiti, polmonite, bronchiti o addirittura affezioni neurologiche (crisi convulsive, encefaliti). I colpi di tosse possono anche provocare delle emorragie sottocongiuntivali e nel naso. Nel neonato e nei bambini al di sotto di 1 anno, la pertosse può essere molto grave, addirittura mortale.

La conferma della diagnosi si ha principalmente isolando il batterio responsabile, a partire da un’aspirazione nasofaringea.

L’incubazione della malattia dura circa 10 giorni. La pertosse è molto contagiosa, soprattutto durante la fase iniziale, prima dell’insorgenza della tosse parossistica. Dopo tre settimane dall’inizio della fase parossistica, nei pazienti non trattati, la possibilità che possano ancora essere contagiosi si considera trascurabile. Invece nei pazienti trattati con antibiotici, il periodo di infettività è ridotto a circa 5 giorni dall’inizio della terapia.

Il contagio avviene per via aerea, probabilmente attraverso goccioline di saliva diffuse nell’aria quando il malato tossisce. La terapia si pratica con antibiotici, spesso l’eritromicina. Se viene preso prima della fase parossistica, l’antibiotico abbrevia il tempo di contagiosità e la durata della malattia, ma i sintomi non sempre vengono ridotti. Per alleviare i sintomi, vengono prescritti anche antitussivi, sedativi, antispasmodici.

Vaccinazione

Il vaccino si basa su batteri interi inattivati dal calore. È spesso associato con il vaccino antidifterico e antitetanico (Dtp).
In Italia la vaccinazione è obbligatoria. Viene somministrata nei bambini a partire dal compimento dell’ottava settimana di vita. A causa della perdita di immunità nel tempo, sono necessari più richiami: la prima dose, la seconda e la terza vengono fatte a 6-8 settimane di distanza, a cui si aggiunge un’ultima dose di richiamo verso i 2 anni.
Questo vaccino è molto efficace, ma la sua tolleranza non è sempre buona. Per questo sono stati messi a punto dei vaccini acellulari, in cui non compare il batterio intero, ma solo qualche proteina batterica, capace comunque di attivare il sistema immunitario. I vaccini acellulari, efficaci e meglio tollerati nei neonati, vengono consigliati per le dosi primarie e le dosi di rinforzo.

Insomma, è vero che il ragazzo di 16 anni di Rovigo che si è ammalato di pertosse ed è stato ricoverato in malattie infettive, era stato vaccinato ma, purtroppo, dopo quattordici anni dall’ultimo richiamo, l’effetto immunizzante del vaccino è ormai venuto meno, quindi è scorretto sostenere che ha preso la malattia nonostante la vaccinazione.

Fonte: Istituto Superiore di Sanità

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