Tracce di dinauri e protomammiferi affiancate nel basalto di 180 milioni di anni fa

Le impronte, conservate nell’arenaria e posizionate tra strati di basalto e resti di flussi di lava, indicano che gli animali hanno attraversato questa zona dopo l'inizio della violenta fase eruttiva.

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Due anni fa, Emese M. Bordy, sedimentologa all’Università di Città del Capo, sfogliando uno scritto  degli anni ’60, trovò uno strano indizio. Era l’immagine di un’impronta in una fattoria situata nel bacino del Karoo settentrionale, in Sudafrica.
La regione del Karoo ospita enormi basalti vulcanici che rivelano l’epoca finale dell’antico super continente Gondwana, prima che si distruggesse circa 180 milioni di anni fa durante un periodo di violenti sommovimenti di origine tettonica e vulcanica.
L’immagine individuata dalla dottoressa Bordy, ha permessi di scoprire nuove evidenze sugli animali preistorici che avevano vissuto in quel super continente.
In seguito alle ricerche, il team non solo ha trovato l’impronta nella foto, ma ha anche scoperto altre due dozzine di altre impronte, lasciate 183 milioni di anni fa da dinosauri carnivori ed erbivori, nonché da piccole creature chiamate “sinapsidi”.
Le impronte, conservate nell’arenaria e posizionate tra strati di basalto e resti di flussi di lava, indicano che gli animali hanno attraversato questa zona dopo l’inizio delle eruzioni.
Anche se non è possibile ipotizzare quanto questi animali sono stati vicini ai flussi di lava, è chiaro che, quando sono state lasciate le tracce, la maggior parte della regione era già stata seppellita e bruciata dalle ceneri vulcaniche.
Queste eruzioni vulcaniche sono state incredibilmente forti“, ha detto la dr. Bordy, sottolineando che le pile di basalto nell’Africa meridionale possono avere uno spessore di più di un chilometro, e questo dopo oltre 100 milioni di anni di erosione e agenti atmosferici. Gli strati di arenaria del bacino del Karoo, sono sepolti sotto queste enormi pile di basalto, che mostrano che alla fine la superficie terrestre fu ricoperta dai flussi di lava.
Le tracce più piccole misurano poco meno di due centimetri e sono provvisoriamente identificate come “sinapsidi” a quattro zampe, un lignaggio di animali che alla fine ha dato origine ai mammiferi moderni. All’altra estremità dello spettro dimensionale ci sono tracce da più di dieci centimetri, fatte da zampe con tre dita. Queste impronte suggeriscono che i dinosauri bipedi (carnivori), come il Celofisi, attraversavano questo paesaggio instabile.
Il team riferisce anche la scoperta di una nuova ichnospecie. Questo termine è utilizzato per una specie identificata da tracce fossili. Questi animali lasciavano impronte, molto piccole, anch’esse con tre dita. Erano piccoli erbivori quadrupedi che appartenevano al genere ornitischiano dei dinosauri, un gruppo che comprende “superstar” molto più grandi, come lo Stegosauro ed il Triceratopo.
Nonostante le eruzioni e il clima rigido, quest’area ha mantenuto una molteplicità di specie animali, almeno durante parte della fase eruttiva“, ha affermato Steve Brusatte, paleontologo dell’Università di Edimburgo.
C’è anche qualcosa di sorprendente nei dinosauri e nei primi parenti dei mammiferi che sopravvivono insieme in questo paesaggio“, ha aggiunto il dott. Brusatte. “Le tracce di dinosauri di solito attirano la maggior parte dell’attenzione, ma penso sia straordinario pensare che abbiamo antenati dei mammiferi che hanno dovuto affrontare eruzioni vulcaniche, impatti di asteroidi e altri cambiamenti ambientali nel passato. Se non lo avessero fatto, oggi probabilmente non saremo qui”.
La scoperta dimostra che i basalti sudafricani potrebbero essere pieni di indizi sulla sopravvivenza di alcune specie durante un periodo caratterizzato da intensi cambiamenti climatici e “disagio” ecologico globale.
Fonte: The New York Times