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Segnali dallo spazio: la scala di Rio

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di Oliver Melis

Un presunto “segnale” che inizialmente si pensava provenisse da una stella a circa 95 anni luce di distanza dalla Terra era probabilmente generato da una fonte terrestre, come in seguito hanno confermato gli scienziati.

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Ars Technica il 31 agosto 2016 diffuse la notizia che gli scienziati russi avevano rilasciato una dichiarazione deludente per i tanti appassionati: il misterioso segnale rilevato quasi un anno prima non proveniva da una stella lontana ma dal nostro stesso pianeta.

Un anno prima, nel 2015, era stato captato un interessante segnale radio ad una lunghezza d’onda di 2,7 cm nella direzione del sistema stellare HD164595, nella costellazione di Hercules. Questa stella posta nella costellazione di Ercole ha almeno un pianeta che gli orbita attorno in un ciclo di 40 giorni, pianeta che, però, si trova in un’orbita molto ravvicinata, inferiore a quella che compie Mercurio attorno al nostro Sole, una distanza dalla stella, quindi, probabilmente incompatibile con la vita, almeno per come noi la conosciamo.

Eric Korpela, direttore del Centro Ricerche di Berkeley SETI (Ricerca per l’intelligenza extraterrestre), sollecitò cautela sin da subito: l’elaborazione e le analisi successive del segnale rivelarono la sua origine terrestre. Questo presunto segnale di origine aliena provocò molto interesse ed eccitazione tra i non addetti ai lavori e gli appassionati di UFO e diversi siti pubblicizzarono la scoperta, alimentando le speranze e le aspettative dei tanti ferventi appassionati di vita extraterrestre.

In una e-mail, Korpela affermò che “è estremamente improbabile che questo possa essere un segnale emesso da una civiltà aliena

Secondo quanto riferito da Ars Technica il 29 agosto 2016, il segnale era probabilmente causato da emissioni radio proenienti dalla Terra stessa riflesse da un satellite. Nonostante questo, il 31 agosto, i media stavano ancora parlando in termini entusiastici del segnale, sostenendo la convinzione che si trattasse di alieni.

Secondo il giornalista scientifico Dave Mosher, si trattava di un segnale così poco interessante che le persone che lo rilevarono inizialmente non si preoccuparono di informare nessuno.
Il segnale venen ricevuto tramite il radiotelescopio RATAN-600 situato a Zelenchukskaya, nel sudovest della Russia.
Per individuare un messaggio alieno una base di partenza è la Scala di Rio, nata nel 2001 grazie all’astronomo Iván Almár e di Jill Tarter, cofondatrice del Seti Insitute, in occasione di un congresso a Rio de Janeiro (da cui prese il nome). Essa quantifica, con un punteggio da 0 a 10, l’impatto sulla società che un annuncio su un eventuale segnale alieno avrebbe, in relazione al grado di certezza che quel segnale sia un effettivo tentativo di contatto da parte di una civiltà extraterrestre. Una versione della scala più avanzata è stata illustrata sull’International Journal of Astrobiology, cercando di rendere la scala esistente più compatibile con l’attuale velocità di diffusione delle notizie.

La nuova scala “Rio 2.0” dovrebbe poter essere rimodulata nel tempo mentre nuovi dati diventano disponibili, cercando di ottenere il consenso delle varie discipline accademiche coinvolte nell’identificazione dei segnali, per esprimere in un linguaggio più chiaro e comprensibile al grande pubblico la portata di un’eventuale scoperta.

La scala Rio andrebbe dallo 0 che equivale a nulla, a 10 che vale come «un’astronave aliena in orbita attorno alla Terra, o un alieno che ti stringe la mano», spiega Duncan Forgan, oggi alla guida del progetto. L’obiettivo è quello di ottenere la fiducia dei non addetti ai lavori per comunicare quanto si sa su un tema così cruciale, spesso preda delle fake news.

Questo modo di operare dovrebbe servire ad eveitare che notizie sensazionalistiche e precipitose possano screditare il paziente e complesso lavoro dei ricercatori, comunicando risultati ingannevoli.

Fonte: Snopes.com; Focus.it

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