Rilevato il brillamento solare più forte dal 2017

La notte di Capodanno è stato avvistato sul Sole il più grande brillamento solare rilevato negli ultimi anni

0
75
Rilevato il brillamento solare più forte dal 2017
Rilevato il brillamento solare più forte dal 2017

Un enorme brillamento solare, il più potente mai rilevato negli ultimi anni, è stato avvistato sul Sole la notte di Capodanno.

Lo Space Weather Prediction Center (SWPC) del NOAA  ha pubblicato, in un aggiornamento di domenica sera, un’immagine del bbrillamento. L’SWPC ha spiegato: “Un brillamento solare è un’eruzione di energia proveniente dal Sole che generalmente dura da minuti a ore”. Questo, in particolare, che ha raggiunto un picco di prima delle 17:00 ET di domenica scorsa, è stato classificato come un brillamento di classe X5. 

Brillamento solare: la classificazione secondo la Nasa

Come riferisce la NASA, ogni brillamento solare viene classificato in base alla sua forza, proprio come i terremoti. La scala spazia dalla classe B all’estremità più bassa alla classe C, poi alla classe M e infine alla classe X. Ogni lettera rappresenta un aumento di dieci volte della produzione di energia e esiste una scala da 1 a 9 in ciascuna classe, ad eccezione della classe X.

I brillamenti di classe X possono superare il 9, il più grande mai registrato è un X45 avvenuto nel 2003. I brillamenti di classe B o C sono troppo deboli per essere notati sulla Terra, spiega la NASA, e i brillamenti di classe M “possono causare brevi blackout radio ai poli e piccole tempeste di radiazioni che potrebbero mettere in pericolo gli astronauti”.

I brillamenti di classe X possono causare impatti più evidenti, come tempeste di radiazioni che possono colpire i satelliti e fornire piccole dosi di radiazioni ai passeggeri degli aerei che volano vicino ai poli. La NASA nota che possono anche causare “problemi di trasmissione globale e blackout a livello mondiale”.



Il più forte da settembre 2017

Come informa The Hill, il brillamento solare di domenica è stato molto più piccolo di quello registrato nel 2003. È stato, tuttavia, il più forte da settembre 2017, quando è stato rilevato un bagliore X8.2, secondo l’SWPC. Questo brillamento solareè stato più potente del brillamento solare X2.8 segnalato nella stessa regione del Sole il 14 dicembre scorso. All’epoca, l’SWPC riferì che il brillamento era “probabilmente uno dei più grandi eventi radio solari mai registrati”.

Un possibile degrado temporaneo per gli utilizzatori di segnali radio

L’SWPC ha affermato che coloro che utilizzano segnali radio ad alta frequenza (come i gestori delle emergenze) potrebbero notare un “degrado temporaneo o una completa perdita di segnale su gran parte del lato soleggiato della Terra” a causa del brillamento solare di domenica.

Niente paura

Per il resto l’SWPC ha rassicurato che non abbiamo nulla da preoccuparci riguardo a quanto accaduto. Sebbene associata al brillamento solare sia stata rilevata un’espulsione di massa coronale (CME) – che può causare l’esposizione dell’aurora boreale sulla Terra – le possibilità che qualcuno di noi veda l’aurora lunedì notte sembrano scarse. Le attuali previsioni dell’SWPC mostrano che solo in pochi stati USA sarà possibile vedere le aurore lunedì notte.

Gran parte dell’Alaska e del Canada hanno un’alta probabilità di vedere l’aurora boreale mentre alcuni stati: Washington, Idaho, Montana, Wyoming, North Dakota, South Dakota, Minnesota, Iowa, Wisconsin, Michigan, New York, Vermont, New Hampshire e Maine hanno scarse possibilità.

La visibilità dell’aurora

L’aurora “potrebbe diventare visibile lungo l’orizzonte”, ha detto lunedì l’SWPC. Martedì è in vigore un avviso di tempesta geomagnetica minore, anche se la probabilità di vedere l’aurora appare ancora più ridotta, secondo le attuali previsioni dell’SWPC. Si prevede che l’attività solare e le CME diventeranno più comuni solo nel 2024.

I cicli solari sono periodi di 11 anni in cui il Sole inverte i suoi poli magnetici, innescando fenomeni meteorologici spaziali come brillamenti e CME, che sono esplosioni di plasma, e materiale magnetico proveniente dal Sole che può raggiungere la Terra in appena 15-18 ore, spiega la NOAA.

2