Rover Perseverance: i simboli al suo interno

Gli emblemi sono davvero così importanti e carichi di significato? Oggetti commemorativi, per adornare anche i veicoli più sofisticati, sono davvero la forza di una grande identità? A quanto pare per la NASA la risposta è semplicemente affermativa

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Il rover Perseverance della NASA in questo momento è a circa metà strada dal Pianeta Rosso. Molti di noi hanno immaginato tale viaggio epocale in modi insoliti. Eppure, nessuno avrebbe azzardato come all’interno del mezzo, potessero coesistere una così vasta moltitudine di oggetti tecnologici ultra avanzati. Il focus dell’evoluzione diventato realtà.
Ciò nonostante, nel rover, in questo viaggio, come in tanti altri prima di lui, sono nascosti piccoli dettagli, degli “extra”, come li chiamano i ricercatori, che sono emblemi, targhe, ed enigmi per soddisfare anche gli individui più esigenti.
Questi non sono solo a scopo funzionale, ma anche decorativo; in quanto, come avviene da qualche anno a questa parte, per motivi differenti, la squadra spaziale si adopera per “addobbare” il veicolo. Una sorta di routine a cavallo tra la speranza del futuro e, chissà forse anche lo scaramantico.
A ogni volo, i ricercatori, si adoperano per le missioni, ma ciclicamente danno anche il via a quella che chiamano la fase dei “festoni” (o festoni della NASA).
Inseriscono di tutto; dalle frasi motivazionali, ad oggetti particolari che indicano un preciso e chiaro riferimento. Ognuno di essi ben nascosto all’interno del rover.
Dai cartelli celebrativi, a pezzi di meteorite recuperati da altre missioni ogni sorta di cimelio è adattato e rivisitato per il viaggio. Perciò, il Perseverance, non trasporta con sé solo del materiale scientifico. Ma tutta una serie di chicche e rebus studiati ad hoc per l’occasione.
Dai tubi con i quali trasportare le rocce marziane; a giochi incorporati come degli enigmi. Poi, ancora, il chip che contiene i nomi di ben 10,9 milioni di persone; per non parlare degli slogan e altri oggetti che vanno dal pratico al ludico.
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Una sorta di messaggio ai posteri, di bellezza che rappresenta più una “dottrina” diretta allo spettatore. Basti pensare all’imprinting,  cioè al valore dell’apprendimento per esposizione; volto alla costruzione di un’identità. In altre parole una corrispondenza lungimirante.

Gli enigmi dei veicoli NASA

Un esempio pratico è rappresentato dalla targa a bordo di Pioneer 10 e 11, che mostra un uomo e una donna, per i navigatori spaziali che un giorno che potrebbero trovare la navicella. Anche il disco Golden Record a bordo del Voyager 1 e 2 ha uno scopo simile. Una lega metallica, proveniente dai detriti delle Torri Gemelle dell’11 settembre è stata installata sui rover Opportunity e Spirit. Quest’ultimo aveva anche un monumento commemorativo all’equipaggio dello Space Shuttle Columbia.
Questo tipo di abbellimenti aggiungono elementi artistici in missioni altrimenti dominate esclusivamente dalla scienza e dalla tecnologia, oltre a tributi duraturi ai colleghi che hanno contribuito a spianare la strada all’esplorazione dello spazio da parte dell’umanità“.
Ha dichiarato così Jim Bell dell’Arizona State University, che ha contribuito ad ornare quasi tutti i rover della NASA su Marte. Perseverance compreso.
Bell è il principale progettista della Perseverance’s  Mastcam-Z, ovvero una coppia di telecamere zoomabili, che osserveranno per i ricercatori il panorama marziano e cattureranno i colori della superficie.
La coppia di telecamere Mastcam-Z, è l’ultima di una linea di strumenti che Bell ha contribuito a sviluppare. Il target di calibrazione primario dello strumento, che funge anche da meridiana a scopo didattico, comprende campioni di colore e di scala di grigi. Questi aiutano gli scienziati a garantire che le impostazioni dei colori delle fotocamere siano corrette.
Spirit e Opportunity avevano strumenti simili, che riportavano il motto “Due mondi, un sole“, mentre la meridiana di Curiosity recitava: “A Marte da esplorare“. Il motto della meridiana di Mastcam-Z è “Due Mondi, Un Inizio”; che si riferisce all’idea che la Terra e il Pianeta Rosso crescano dalla stessa polvere protostellare.

I simboli e le allusioni

Un altro interessantissimo particolare è il penny del 1909 a bordo del rover Curiosity.
Questi, ha un significato a più scomparti, come direbbe qualcuno. Innanzi tutto, fa riferimento al centesimo anniversario del penny di Lincoln. Poi, emula i geologi che includono un penny per la scala, quando analizzano le immagini delle caratteristiche della roccia.
Su Curiosity, quest’oggetto ha lo stesso significato: è usato come bersaglio di calibrazione – una sorta di taratura che possono usare per controllare le impostazioni della fotocamera Mars Hand Lens Imager.
Poiché le fotocamere scattano spesso immagini di questo tipo, sono gli spazi ideali per aggiungere un motto o dei simboli decorativi per la visualizzazione da parte del pubblico.
Come per Curiosity, Perseverance è stata costruita presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA; nel sud della California, che guida la missione. Ad ogni modo, gran parte dei “festoni” a bordo del rover servono a un duplice scopo. 

I messaggi a bordo del Rover

Tuttavia, se ciò non fosse ancora sufficiente, i messaggi e gli enigmi a bordo del Mars 2020, e di altri prima di lui sono innumerevoli.
Ad esempio, sulla stessa meridiana, sono incisi piccoli disegni che vanno dalle prime forme di vita sulla terra, felce dinosauri e così via, a un uomo e una donna simili a quelli delle targhe dei Pioneer e del Golden Record.
Tutto sempre in onore di Perseverance e della sua missione che ha come scopo primario la ricerca di vita microbica sulla superficie del pianeta.
Con esse ancora un altro motto che recita:
“Siamo soli? Siamo venuti qui per cercare segni di vita, e per raccogliere campioni di Marte da studiare sulla Terra. A coloro che ci seguono, auguriamo un viaggio sicuro e la gioia della scoperta”. Intorno al messaggio c’è la frase “Gioia della scoperta” in diverse lingue. La frase è incisa sul bordo esterno del bersaglio di calibrazione.

Cos’è SHERLOC?

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Altra chicca interessante a bordo del mezzo, è uno speciale gettone, (un piccolo oblò) con inciso l’indirizzo dell’omonimo detective di fantasia; fa parte del target di calibrazione per SHERLOC (Scanning Habitable Environments with Raman & Luminescence for Organics & Chemicals), uno strumento posto all’estremità del braccio robotico di Perseverance, lungo 3 metri.
Il team NASA (con chiaro riferimento agli esperti di geocaching, che individuano tramite il loro GPS da smartphone degli oggetti nascosti) invita chiumque volesse a cercare il geocache più remoto di tutti gli altri! E come lo fa? Insieme a SHERLOC, non poteva mancare il suo fedelissimo assistente: WATSON. Stiamo parlando di un sensore topografico grandangolare per le operazioni e l’ingegneria elettronica.
Ogni volta che WATSON scatta una foto con un obiettivo preciso, gli appassionati di geocaching possono andare a cercare le istantanee che compaiono nella galleria delle immagini Perseverance su mars.nasa.gov.
Un altro oggetto interessante è la SuperCam, uno strumento laser che scuote le rocce e il “terreno”. Ed ancora misura il vapore risultante per determinare la loro composizione.



JPL – Quasi 11 milioni di nomi

JPL ha fornito alle persone di tutto il mondo la possibilità di “volare” su Marte trasmettendo i loro nomi. Ma tutto questo non è una novità perché sin dai tempi di Pathfinder nel 1997, e poi di nuovo Spirit e Opportunity, i microchip con i nomi proposti dal pubblico, sono stati portati su tutte le missioni terrestri della NASA verso Marte.
Oggi, l’ultimo rover su Marte, trasporta tre piccoli chip con 10,9 milioni di nomi. Niente a che vedere con il precedente numero che si aggirava intorno a 1,2 milioni.
Questi chip portano anche i 155 saggi finalisti presentati per il concorso “Name the Rover” di Perseverance.
I chip, condividono lo spazio su una piastra metallica situata al centro della traversa di poppa di Perseverance. La ripartizione è adornata con una grafica incisa al laser che rappresenta la Terra e Marte uniti dalla stella che dà luce ad entrambi. La frase “Esplora come uno“, scritta in codice Morse nei raggi del Sole, li collega.

Un memoriale COVID su Marte

Il 2020, è stato un anno molto difficile per tutta l’umanità; di certo sarà ricordato per la pandemia da coronavirus.
In merito, è opportuno aggiungere che gli ingegneri di Perseverance – per mantenere il ritmo con i propri obiettivi e completarne la costruzione – hanno lavorato in camere sterili in California e in Florida; osservando le precauzioni di sicurezza legate alla pandemia.
Una speciale piastra di alluminio, sul lato sinistro del rover, reca un’immagine del pianeta Terra sostenuta dal bastone di Asclepio; un antico simbolo greco che mostra un bastone intrecciato a un serpente per simboleggiare la guarigione e la medicina.
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Tuttavia oggi, la missione Marte 2020 fa parte di un programma più ampio; che comprende missioni sulla Luna per prepararsi all’esplorazione umana del Pianeta Rosso. Incaricata di riportare gli astronauti sulla Luna entro il 2024, la NASA stabilirà una presenza umana permanente sulla Luna; e poi intorno alla Luna entro il 2028, attraverso i piani di esplorazione lunare di Artemis della NASA.
Il JPL, gestito per la NASA dalla Caltech di Pasadena, California, ha costruito e gestisce le operazioni del rover Perseverance.

Emblemi e metafore di un remoto futuro

Quindi che si tratti di idealismo, di un sogno romantico o un motto, non c’è da stupirsi più di tanto dell’eccesso a bordo di Mars 2020.
Basti pensare che, ancor prima che l’uomo imparasse a scrivere, egli si esprimeva attraverso simboli, gesti, o disegni per comunicare.
Ciò nondimeno, nel linguaggio non verbale, l’ideologia e l’unione s’identificavano nel modo più semplice possibile.
Ma perché i simboli sono così importanti? Probabilmente perché sono un modo naturale per unire le persone sotto un unico scopo, un unico progetto e un’unica un’emozione condivisa.
Ogni prodotto, conserva e idealizza un concetto quasi idolatra. Dunque, tutto ciò che viene aggiunto all’interno di un vettore spaziale, non è da considerarsi solo come un elemento artistico, ma come un segno distintivo.
Un’unica grande missione che, come sosteneva Neil Armstrong  (Apollo 11 – 1969) […] “L’umanità non è incatenata per sempre a un solo pianeta, e che le nostre visioni possono superare quel confine”.

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