venerdì, Febbraio 28, 2025
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Rintracciate nel Mar Rosso trappole mortali naturali

Gli scienziati sperano che lo studio di questi ambienti estremi nelle profondità del mar Rosso possa fornire nuove intuizioni sulla vita in condizioni estreme e sulla possibilità di vita su altri pianeti

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Nelle profondità inesplorate del Mar Rosso, un team di scienziati ha fatto una scoperta tanto affascinante quanto inquietante: enormi pozze di salamoia che fungono da vere e proprie trappole mortali sottomarine.

Queste “pozze della morte“, situate a migliaia di metri sotto la superficie, sono ambienti estremi caratterizzati da concentrazioni di sale elevatissime e una quasi totale assenza di ossigeno. Ogni creatura marina che si avventura in queste pozze viene immediatamente stordita o uccisa, trasformando queste zone in veri e propri cimiteri sottomarini.

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Rintracciate nel Mar Rosso trappole mortali naturali riconducibili a forme di vita extraterrestre
Rintracciate nel Mar Rosso trappole mortali naturali riconducibili a forme di vita extraterrestre

Abissi mortali nel Mar Rosso: pozze di salamoia svelano segreti sulla vita extraterrestre

Nonostante la loro natura letale, queste pozze di salamoia rappresentano una miniera d’oro per la ricerca scientifica. Gli scienziati ritengono che questi ecosistemi unici possano fornire informazioni cruciali sulle origini della vita sulla Terra e persino offrire indizi nella ricerca di organismi extraterrestri. Lo studio ha sottolineato come questi ambienti estremi possano somigliare alle condizioni presenti su lontani “mondi d’acqua” al di fuori del nostro sistema solare.

La scoperta è stata realizzata da un team di ricerca guidato dal professor Sam Purkis, presidente del Dipartimento di Geoscienze Marine presso l’Università di Miami. Utilizzando sommergibili a comando remoto e sonde per le profondità marine, gli scienziati hanno esplorato le fosse oceaniche del Mar Rosso, situate tra l’Africa e la Penisola Arabica. L’obiettivo iniziale era mappare parti inesplorate del fondale marino e studiare formazioni geologiche uniche. Invece, hanno scoperto una serie di pozze di salamoia, sacche profonde di acqua ipersalina che giacciono sul fondo del mare.

A differenza della normale acqua di mare, queste pozze sono così dense e prive di ossigeno che la maggior parte della vita marina non può sopravvivere al loro interno. Il professor Purkis le ha descritte come “trappole mortali naturali“, dove i pesci e altre creature che vi entrano per errore vengono immediatamente storditi o uccisi. Ancora più inquietante è la presenza di predatori che si nascondono ai bordi di queste pozze, pronti a catturare le prede indifese che soccombono agli effetti mortali della salamoia.

Queste pozze sono da tempo di interesse per gli oceanografi, con formazioni simili scoperte nel Mar Mediterraneo, nel Golfo del Messico e nell’Oceano Antartico. Tuttavia, quelle del Mar Rosso si distinguono per la loro profondità, isolamento e condizioni incontaminate, rendendole un laboratorio naturale unico per la ricerca scientifica. Gli scienziati sperano che lo studio di questi ambienti estremi possa fornire nuove intuizioni sulla vita in condizioni estreme e sulla possibilità di vita su altri pianeti.

Un tuffo nelle origini della vita

Nonostante la loro apparente ostilità, le pozze di salamoia scoperte nelle profondità del Mar Rosso si rivelano scrigni di informazioni preziose, capaci di trasportare gli scienziati in un viaggio a ritroso nel tempo, fino alle origini della vita sulla Terra. La teoria prevalente suggerisce che i primi organismi viventi siano emersi in ambienti abissali simili a queste pozze, dove l’assenza di ossigeno e l’alta concentrazione di sale creavano condizioni estreme ma favorevoli alla nascita della vita.

“La nostra attuale comprensione è che la vita abbia avuto origine sulla Terra nelle profondità marine, quasi certamente in condizioni anossiche, cioè senza ossigeno“, ha affermato il professor Purkis, sottolineando come lo studio di queste pozze permetta di analizzare gli antichi ecosistemi microbici che popolavano gli oceani primordiali. Miliardi di anni fa, in un mondo dominato da condizioni estreme, questi microrganismi potrebbero aver rappresentato i primi mattoni della vita.

Oltre a svelare i segreti delle origini della vita, le pozze di salamoia del Mar Rosso offrono una finestra unica sulla storia ambientale della Terra. Gli strati di sedimenti che si depositano sul loro fondo rimangono intatti, indisturbati dall’azione di creature marine: “Di solito, questi animali bioturbano o agitano il fondale marino, disturbando i sedimenti che vi si accumulano“, ha spiegato Purkis: “Non è così con le pozze di salamoia. Qui, tutti gli strati sedimentari che si depositano sul letto della pozza di salamoia rimangono squisitamente intatti“.

Questa condizione eccezionale permette agli scienziati di studiare le antiche condizioni oceaniche con una chiarezza senza precedenti, ricostruendo i modelli climatici e tracciando l’evoluzione degli ecosistemi terrestri nel corso di milioni di anni. Un archivio naturale di inestimabile valore, capace di rivelare i segreti del nostro pianeta.

Nonostante il loro valore scientifico, le pozze di salamoia del Mar Rosso rimangono tra gli ambienti più letali dell’oceano. Ogni creatura che vi si avventura viene rapidamente immobilizzata, diventando preda dei predatori che si nascondono ai bordi di queste trappole naturali: “Queste pozze servono essenzialmente come stazioni di alimentazione naturali per i cacciatori di profondità, che hanno imparato ad aspettare pazientemente sul bordo della pozza che le prede stordite si dirigano verso di loro“, ha osservato Purkis.

Conclusioni

Questa dinamica predatore-preda, raramente osservata altrove nell’oceano, sottolinea l’unicità e l’estrema particolarità di questi ambienti. Le pozze di salamoia del Mar Rosso, laboratori di vita estrema e archivi del passato, continuano a svelare i loro misteri, offrendo agli scienziati nuove prospettive sulle origini della vita, sulla storia della Terra e sulla possibilità di vita oltre il nostro pianeta.

Lo studio è stato pubblicato su Nature Comunications.

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