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Luna: La Cina a un passo dal sorpasso spaziale sugli USA

Il rapido progresso del programma spaziale cinese, confermato da recenti test cruciali, suggerisce che la Cina potrebbe essere in procinto di superare gli Stati Uniti nella corsa per far atterrare nuovamente un essere umano sulla Luna

Nelle ultime settimane, il solitamente discreto programma spaziale cinese ha annunciato notevoli progressi nel suo ambizioso progetto di far atterrare astronauti sulla Luna entro il 2030. Questi sviluppi dimostrano come la Cina stia avanzando in modo concreto su tutti gli elementi chiave della sua missione: il razzo vettore, il veicolo spaziale per l’equipaggio e il modulo di atterraggio.

Luna: La Cina a un passo dal sorpasso spaziale sugli USA
WENCHANG, CHINA – AUSGUT 15: China’s Long March-10 carrier rocket, the country’s new-generation manned launch vehicle, conducts the first static fire test at the Wenchang Spacecraft Launch Site on August 15, 2025 in Hainan Province of China. (Photo by VCG/VCG via Getty Images)

Verso la Luna: i progressi del programma cinese

Il 6 agosto 2025, l’Agenzia Spaziale con Equipaggio Cinese (CMSA) ha effettuato con successo un test ad alta fedeltà del suo lander lunare “Lanyue” da 26 tonnellate. L’agenzia ha utilizzato cavi di supporto giganti per simulare la gravità lunare, permettendo al veicolo di attivare i motori principali e i propulsori di precisione per atterrare e decollare da una superficie simulata con crateri. La CMSA ha descritto il test come “un passo fondamentale” e “la prima volta che la Cina ha effettuato un test delle capacità di atterraggio e decollo extraterrestre di un veicolo spaziale con equipaggio”.

A seguito di questo successo, la CMSA e la China Academy of Launch Vehicle Technology hanno condotto un test di accensione di 30 secondi per il razzo Long March 10. Il test ha coinvolto i sette motori YF-100K a propellente liquido e ha confermato la capacità del razzo di sollevare circa 70 tonnellate in orbita terrestre bassa. Questi sforzi si aggiungono al precedente test del sistema di lancio e di emergenza della nuova navicella Mengzhou, un veicolo che sarà utilizzato per le future missioni lunari.

Il rapido avanzamento della Cina spinge gli Stati Uniti e i loro alleati a non sottovalutare la situazione. Nonostante la NASA abbia già compiuto un allunaggio quasi sessant’anni fa con il programma Apollo, la sua strategia attuale, con il programma Artemis, si concentra su un approccio diverso e più sostenibile.

Mentre le prime fasi del programma cinese sembrano ispirarsi all’Apollo, specialmente per la somiglianza del loro lander con il Modulo Lunare, la NASA sta imparando dalla lezione del passato. Il programma Apollo fu cancellato a causa della sua insostenibilità economica. Con i suoi lander, la NASA mira a sviluppare tecnologie di stoccaggio e rifornimento di carburante nello spazio, per creare missioni lunari riutilizzabili e a basso costo. L’obiettivo è trasportare più massa sulla Luna e ritorno, gettando le basi per lo sviluppo di una vera e propria economia lunare che coinvolga sia il settore commerciale che quello governativo.

Lo slancio cinese e i ritardi occidentali

Mentre il programma spaziale cinese dimostra progressi costanti, i recenti intoppi con i veicoli di SpaceX e Blue Origin, sotto contratto con la NASA, suggeriscono che le nuove tecnologie americane potrebbero non essere pronte in tempi brevi. Di conseguenza, è sempre più probabile che la Cina possa “battere” la NASA, arrivando sulla Luna prima della fine del decennio e aggiudicandosi la prima fase di questa nuova competizione spaziale.

Per comprendere appieno la situazione, abbiamo interpellato Dean Cheng, un esperto di spicco in politica spaziale e implicazioni geopolitiche della Cina. Secondo l’analista, il successo del lander Lanyue rientra nel consolidato approccio cinese “striscia-cammina-corri” per i grandi progetti scientifici. Il paese sfrutta l’esperienza altrui (gran parte delle informazioni della NASA sono pubbliche) ma costruisce e opera i propri veicoli in autonomia. In questo contesto, il test del Lanyue, a prescindere dall’esito, rappresenta un passaggio cruciale.

In aggiunta a questo successo, la Cina ha anche completato con successo il test statico del suo nuovo razzo lunare, il Long March 10 (LM-10). Questo veicolo è particolarmente significativo perché si tratta di un nuovo design, sviluppato dopo i problemi del Long March 5 e la cancellazione del Long March 9, che era l’equivalente cinese del Saturn V americano.

Al ritmo attuale, sembra purtroppo molto probabile che la Cina raggiunga la Luna prima che la NASA possa tornarci. L’impatto geopolitico di un tale evento sarebbe enorme. Uno sbarco cinese sulla Luna segnerebbe la fine dell’eccezionalismo americano nello spazio. D’ora in poi, il motto “Abbiamo mandato un uomo sulla Luna, possiamo fare qualsiasi cosa” perderà la sua unicità, poiché gli Stati Uniti non saranno più l’unica nazione ad aver compiuto questa impresa.

La fine dell’eccezionalismo americano nello Spazio

Un successo cinese sulla Luna farebbe apparire gli Stati Uniti incapaci di replicare imprese compiute più di 50 anni fa. Questa percezione del “tramonto dell’era americana” influenzerebbe il modo in cui le nazioni percepiscono chi sta vincendo la più ampia competizione tecnologica e ideologica tra gli Stati Uniti e la Cina.
Se Pechino riuscisse a compiere “grandi” imprese, a differenza degli Stati Uniti, rafforzerebbe il “Beijing Consensus”, l’idea che l’autoritarismo politico sia più efficace della democrazia per modernizzare un paese.

La Cina non si limita a un semplice allunaggio. I suoi piani per i siti di atterraggio, probabilmente al Polo Sud lunare, suggeriscono l’intenzione di stabilire una presenza a lungo termine. Se le missioni lunari cinesi diventeranno regolari, Pechino potrà legittimamente rivendicare che il cinese sia la lingua principale per la gestione del traffico spaziale lunare e cis-lunare. Avrebbe anche un’enorme influenza sugli standard tecnici e sui dati. La Cina ha già annunciato che implementerà una rete lunare di posizionamento, navigazione e temporizzazione (PNT) e un sistema di comunicazione, sfruttando la sua esperienza con il sistema BeiDou.

Sulla carta, gli Stati Uniti possiedono molti vantaggi, come un’economia più grande, una vasta esperienza spaziale e un’industria per i lanci riutilizzabili. Tuttavia, la mancanza di stabilità programmatica è il loro punto debole. Gli obiettivi spaziali americani cambiano spesso: dal primo mandato Trump che puntava al ritorno sulla Luna entro il 2024, si è passati a un’incertezza che oscilla tra Luna e Marte. I progressi scientifici non possono sostenere questo tipo di incostanza.

Al contrario, la Cina agisce in modo sistematico e stabile, perseguendo obiettivi specifici, come il volo spaziale umano e la costruzione di una stazione spaziale, per decenni, con perseveranza e continuità finanziaria. Per questo, è probabile che un taikonauta sbarchi sulla Luna entro il 2030, seguito da ulteriori infrastrutture con e senza equipaggio. Gli Stati Uniti quasi sicuramente atterreranno sulla Luna nei prossimi anni, ma resta da vedere se il Lunar Gateway diventerà realtà e con quale frequenza le missioni americane si ripeteranno, a differenza di quelle cinesi.

Affinché gli Stati Uniti possano competere, l’amministrazione Trump deve stabilire un obiettivo chiaro, e ottenere il sostegno del Congresso e dell’opinione pubblica. È fondamentale non solo il finanziamento, ma anche la supervisione di alto livello, come quella del Consiglio Nazionale per lo Spazio. La mancanza di direzione attuale ha un impatto negativo sull’industria spaziale, sia per le grandi aziende che per le startup. Per rimediare, sarebbe utile che il governo fornisse indicazioni chiare e incentivi, come quelli offerti in passato dai premi Ansari e X, che hanno stimolato l’innovazione.

Per maggiori informazioni, leggi il comunicato stampa ufficiale.

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