L’occupazione coloniale francese in Vietnam

Il regime coloniale francese nell'Indocina sarà contrassegnato da un carattere predatorio e dall'uso di una repressione spietata e senza scrupoli

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La corsa coloniale francese nella cosiddetta Indocina inizia già verso la fine del XIX secolo con la conquista militare della Cocincina (grosso modo l’odierno Vietnam del sud). Nel maggio del 1883 infatti l’Assemblea Nazionale francese stanziò ben 5 milioni di franchi per fare di quella regione un “protettorato“.
Gli appetiti francesi però non si fermarono qui ed un anno dopo, al termine di aspri combattimenti, ventimila soldati francesi si impossessarono del Tonchino (l’attuale regione settentrionale del Vietnam). Iniziava così un’amministrazione coloniale spietata e depredatrice.
Il Vietnam occupa circa trecentotrentamila chilometri quadrati di superficie, un po’ più dell’Italia o della Francia metropolitana: si tratta per la maggior parte di zone montuose e avvolte da vegetazione esotica, oppure di una pianura caratterizzata da una straordinaria umidità stagionale e fertilità.
I francesi vi trovarono un clima caldo ed appiccicoso ed un paese di straordinarie bellezze naturali con una grande cultura dell’acqua: i sampan solcavano fiumi e canali risalendo là dove non potevano spingersi i carretti cigolanti trasportando merci e passeggeri o impegnati per la pesca.
Oltre cinquanta tribù diverse condividevano il paese con tigri, pantere, elefanti, orsi, cinghiali e alcuni rinoceronti asiatici. Due grandi delta, quello del Fiume rosso a nord e quello del Mekong a sud, fornivano un raccolto agricolo che aveva del prodigioso.
Il dominio francese si rivelò da subito particolarmente duro, le popolazioni locali furono pesantemente tassate e, negli anni Trenta, il settanta per cento dei contadini erano ormai ridotti ad affittuari o proprietari di piccole tenute. I piantatori francesi, un centinaio di famiglie, scandalosamente arricchite, si comportavano peggio dei padroni delle piantagioni americane di cotone negli anni precedenti la Guerra Civile americana.
Non era da meno la crudeltà dimostrata dai magnati francesi proprietari delle miniere di carbone o dell’industria della gomma, che imponevano un tasso di cambio artificiosamente alto per il franco rispetto alla piastra locale, arricchendo ulteriormente le finanze francesi.
Dopo decenni di occupazione coloniale molti vietnamiti furono “contaminati” dalla cultura francese e soprattutto tra l’alta borghesia ed il ceto medio autoctono, il francese era diventato una seconda lingua. Al di fuori però delle necessità lavorativa tra le due società, quella dei colonialisti francesi e quella vietnamita colta ed agiata, non c’era praticamente alcun contatto.
Norman Lewis descrisse Saigon come “una città francese in un Paese tropicale” dove ventimila europei stavano per conto loro, vivendo nelle zone centrali della città, tra larghi viali ombreggiati dai tamarindi. La vita coloniale a lungo andare sfibrava anche i dominatori, tra largo consumo di oppiacei, una crescente apatia e la facilità di disporre di molti servitori che lasciava fin troppo tempo libero. I francesi erano circondati dal disprezzo e persino dall’odio della maggioranza della popolazione vietnamita e le rivolte erano all’ordine del giorno.
Negli anni Trenta si assisté nelle campagne a manifestazioni, incendi dei raccolti, insurrezioni. La morsa implacabile del debito fece finire in prigione molti contadini, rei di non aver pagato le tasse, mentre altri erano strozzati dagli usurai al punto che nel 1943 quasi la metà della terra vietnamita era ormai finita in mano a meno del tre per cento degli agricoltori.
A tutto questo, l’autorità coloniale rispondeva sempre ed unicamente attraverso una dura repressione. L’isola prigione di Poulo Condore era sempre piena e divenne, inevitabilmente, una fucina di rivoluzionari. In questo inferno carcerario vi passarono gran parte dei protagonisti della lotta di indipendenza del Vietnam e successivamente della guerra contro gli Stati Uniti. Tutti, meno uno, il più carismatico ed importante, Ho Chi Minh.
Sulla figura di questo rivoluzionario ci soffermeremo adeguatamente in un prossimo articolo.

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