“Life beyond Earth”, una nuova divisione della NASA per cercare la vita oltre la Terra

La ricerca della vita oltre il pianeta Terra ha raggiunto un punto critico. Siamo sul punto di dover cambiare prospettiva e a poter trovare un posto dell'umanità nell'universo per poter finalmente rispondere alla domanda “Siamo soli nell'universo?”

387

Jim Green scienziato capo della NASA recentemente ha dichiarato a un giornale britannico che “Il mondo non è pronto per la scoperta della vita su Marte e non credo che siamo preparati ai risultati”.
Un ulteriore passo avanti da questa affermazione sarebbe chiedere che: La NASA è pronta a trovare la vita oltre la Terra?La ricerca della vita oltre il pianeta Terra ha raggiunto un punto critico. Siamo sul punto di dover cambiare prospettiva e a poter trovare un posto dell’umanità nell’universo per poter finalmente rispondere alla domanda “Siamo soli nell’universo?”
Ricercare la vita oltre la Terra è una missione avvincente. Tuttavia, le capacità per realizzare la ricerca sono distribuite all’interno della NASA, principalmente dislocate verso le missioni scientifiche. Inoltre competono con la ricerca della vita oltre il pianeta Terra anche altre priorità dal punto di vista di risorse e urgenze. Questa è una ricerca che riguarda tutta l’umanità, e per far in modo che la NASA abbia successo bisognerà avere un nuovo approccio.
Perché proprio adesso? La ricerca è iniziata a metà degli anni ’90, quando gli scienziati Michel Mayor e Didier Queloz hanno scoperto il primo pianeta in orbita attorno a un’altra stella nel 1995, scoperta che è stata riconosciuta con il premio nobel per la fisica nel 2019. Nel 1996 la scoperta di quelli che sembravano segni fossili di attività batterica all’interno di un campione di meteorite arrivato da Marte, ha creato un nuovo slancio nell’attuare il programma planetario della NASA. La scoperta è stata poi smentita e spiegata in un altro modo ma, grazie a queste scoperte si sono innescate une serie di missioni e ricerche che oggi stanno dando interessanti riscontri, anche economici.
Il team scientifico della missione Kepler della NASA è riuscita ad identificare ben 2.700 pianeti extrasolari, i cosiddetti esopianeti. Con la missione Kepler e altre osservazioni si è dimostrato che il nostro sistema solare non è tipico, e che gli altri pianeti si presentano con tipologie e orbite diverse. Da qui si è potuto identificare i candidati con caratteristiche simili alla Terra che orbitano intorno ad altri soli.
I pianeti che si trovano in una zona abitabile in cui si prevede la presenza dell’acqua allo stato liquido sono di grande interesse. Queste scoperte hanno creato una comunità di studiosi entusiasta in rapida crescita, desiderosa di riuscire a trovare la vita oltre il pianeta Terra.
Il team della missione Cassini ha scoperto, all’interno del nostro sistema solare, la presenza di geyser su Encelado, una delle lune di Saturno, da cui sgorga acqua salata aprendo alla possibilità che la luna ghiacciata possa ospitare la vita, sostenuta da possibile attività idrotermale, condizione simile alla vita trovata nelle profonde aperture oceaniche sulla Terra.
L’astrobiologia, un campo scientifico interdisciplinare che si occupa di studiare le origini e la ricerca della vita nell’universo, è passata da un’iniziativa di ricerca teorica speculativa iniziata alla NASA oltre 20 anni fa, al mainstream osservazionale con una fiorente comunità scientifica.
Adesso è arrivato il momento di creare una nuova organizzazione all’interno della missione scientifica della NASA, la “Life beyond Earth”. 
La nuova organizzazione riunirebbe le capacità di ricerca della vita della NASA, inclusi i futuri telescopi e le missioni di esplorazione del sistema solare. Potrebbe risultare una proposta radicale il riunire capacità così diverse. Tuttavia, l’obiettivo scientifico comune dovrebbe guidare l’organizzazione, e non la capacità o la tecnica. La produzione di telescopi è molto importante visto che sono riusciti a scoprire i pianeti all’interno del nostro sistema solare, e i futuri telescopi, che serviranno per la ricerca della vita, forniranno incredibili capacità di imaging ad alta risoluzione, non solo degli esopianeti, ma anche dei pianeti e delle lune del sistema solare.
In un organizzazione di ricerca della “vita oltre la Terra” dovrebbe essere inclusa la scienza abilitata nell’esplorazione umana. I futuri astronauti della missione Artemis potranno restituire campioni dai crateri lunari, permanentemente al buio e pieni di ghiaccio, che potranno essere studiati, e potrebbero fornirci possibili indizi sulle origini della vita. Le missioni robotiche e quelle con gli astronauti restituiranno campioni di Marte che potrebbero fornire prove definitive sulla vita oltre la Terra.
L’organizzazione avrebbe come compito l’importante difesa della protezione planetaria, una parte essenziale creata per impedire che le nostre sonde contaminino i pianeti su cui scendono con microbi portati dalla Terra. Gli astronauti, molto probabilmente, saranno necessari per assemblare nello spazio i grandi telescopi, utilizzati poi per la ricerca della vita e per fare studi dettagliati sui pianeti abitabili extrasolari scelti.
Queste riorganizzazioni sono state intraprese con grande successo in risposta al mutevole panorama scientifico. L’eliofisica alla NASA è stata creata 20 anni fa per poter studiare il sistema della magnetosfera Sole-Terra. 
La nuova organizzazione darà informazioni anche sulle indagini decadali, che stabiliscono le priorità per le future missioni scientifiche. L’indagine decadale di astrofisica (Astro2020) è in corso. Attualmente stanno prendendo in considerazione la realizzazione di nuovi telescopi spaziali per cercare di ottenere immagini dirette degli esopianeti per meglio studiarne l’abitabilità.
Questa organizzazione preparerà la NASA, ed il pubblico, non solo per la prima scoperta della vita oltre la Terra, ma per tutto ciò che ne consegue, creando un vantaggio per la NASA, la comunità scientifica e l’umanità.