L’epopea della Divisione Azzurra

La Spagna uscita stremata dalla Guerra Civile assunse una posizione di neutralità nel secondo conflitto mondiale. Questa scelta non impedì a Franco di appoggiare Hitler con un contingente di volontari nell'Operazione Barbarossa.

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1960
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La Spagna era uscita spossata e devastata dalla lunga guerra civile  e per  questo  Francisco Franco, a costo di inasprire  i rapporti con Hitler e Mussolini che di fatto con i  loro aiuti gli avevano  permesso di avere  la  meglio sui repubblicani, aveva assunto una posizione di non belligeranza  nel conflitto mondiale in corso.

Le pressioni di Hitler e l’esigenza di non sembrare  completamente irriconoscente spinsero il  dittatore spagnolo a  promuovere, in occasione dell’Operazione Barbarossa, la formazione di una  divisione di “volontari” da affiancare alle truppe germaniche nelle sterminate pianure  sovietiche.

Con questa mossa  Franco sperava  inoltre di poter  contrattare le pretese naziste rispetto alla fornitura di 100.000 lavoratori da impiegare nelle  fabbriche tedesche per rimpiazzare  gli operai arruolati  nella Werhmacht. La Divisione Azzurra  chiamata così per i colori dell’uniforme falangista risultò più problematica del previsto tanto che i ranghi furono integrati da interi reparti dell’esercito  regolare  spagnolo.

In realtà  in condizioni operative i soldati della Divisione Azzurra  utilizzavano l’uniforme grigioverde della Wehrmacht, leggermente modificata per la visualizzazione sulla parte superiore della manica destra e sul lato destro dell’elmetto della parola España con i colori nazionali spagnoli. La formazione della Divisione  Azzurra permise a Franco di ottenere un corposo  sconto sui  lavoratori spagnoli da inviare  come rimpiazzi in Germania, da 100.000 scesero a soli 20.000.

I ranghi al completo del contingente spagnolo arrivarono a sfiorare i 18.000 uomini con 2.200 ufficiali. Inizialmente Mussolini  non la prese  bene, infastidito dall’approvazione di Hitler alla partecipazione delle truppe falangiste  alla  campagna di Russia, mentre contestualmente il Fuhrer si mostrava molto tiepido verso la partecipazione italiana.



La Divisione Azzurra però dipendeva per ogni tipo di fornitura,  dalle armi, alle uniformi, dai mezzi di trasporto al  vettovagliamento, dall’esercito tedesco e quindi si dovette attendere il 20 agosto  1941 prima che il contingente spagnolo raggiungesse via treno Suwalki, in Polonia e da lì  proseguire a piedi verso il fronte.

L’impiego della  Divisione Azzurra nell’assedio di Leningrado  fu il primo teatro operativo delle truppe spagnole. Nonostante il grande  strombazzamento propagandistico sulla partecipazione della Divisione  Azzurra, in realtà  l’esercito tedesco disprezzava  apertamente quello che considerava un ammasso di uomini raccogliticcio, non professionale e persino parassitario.

In queste condizioni il contingente spagnolo, poco addestrato, con una logistica che dipendeva al 100% dai tedeschi,  subì perdite pesantissime che  ne falcidiarono i ranghi, mai reintegrati, tanto che nel 1943 quando  ormai le sorti della  campagna russa (e della guerra)  apparivano chiare e nefaste  per l’Asse, Franco ritirò i 3.500 superstiti anche per  cercare di prendere  le distanze dal Reich nazista le cui sorti ormai sembravano a tutti, a parte Hitler, segnate.

La scelta di Franco però non fu seguita da tutti i volontari spagnoli,  tra i 1.500 e i 3.000 uomini rifiutarono di tornare in patria: costoro furono riorganizzati a novembre in una Legión Azul, al comando del colonnello García Navarro, della Legione spagnola; singoli spagnoli continuarono a raggiungere la Germania clandestinamente, passando attraverso Lourdes.

Durante i due anni di operatività ben 47.000 soldati spagnoli servirono nella Divisione Azzurra. La sciagurata avventura franchista a sostegno dell’Asse nelle immense steppe sovietiche alla fine costò 4.954 morti  e 8.700 feriti, mentre 372 volontari spagnoli furono catturati dai russi.

Di questi, ben 286 vennero tenuti in prigionia fino al 1954, quando arrivarono al porto di Barcellona il 2 aprile, trasportati dalla famosa nave Semiramis, noleggiata dalla Croce Rossa Internazionale.

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