L’avventuroso viaggio della Morte Nera

La Yersinia Pestis impiegò circa 18 anni per percorrere il lungo viaggio tra le steppe dell'Asia centrale e l'Europa dove farà strage della popolazione

1901

Nell’antichità veniva etichettata come peste la maggior parte delle epidemie altamente virulente che flagellavano le popolazioni. In realtà molte di queste malattie erano altro: vaiolo, tifo etc. Non ci sono praticamente dubbi, invece, che la cosiddetta seconda pandemia che colpì l‘Europa nel XIV secolo sia stata effettivamente la malattia, altamente letale per l’epoca, causata dal bacillo Yersinia Pestis.
Questa malattia trasmessa dai roditori, ratti in testa, attraverso il morso delle pulci,  fu talmente letale da falcidiare la popolazione e meritarsi l’appellativo di Morte Nera. Il termine venne utilizzato per la prima volta nel 1350 da Simon de Covino (o Couvin), astronomo belga autore del De judicio Solis in convivio Saturni, un componimento in cui ipotizzò che il morbo fosse l’esito di una congiunzione tra Saturno e Giove.
«Quando il re mise fine agli oracoli del giudizio,
nacque la Morte Nera e le nazioni si arresero ad essa.»

In realtà, a livello popolare, questa spietata pandemia era almeno inizialmente chiamata la “Grande Morte”. Terminologia a parte è molto interessante analizzare il lungo e sanguinoso viaggio compiuto da questo batterio per giungere in Europa dove seminerà morte e carestia.
Il primo grande focolaio di peste è apparso in Asia centrale nel 1330 e si è diffuso in Cina, India e Medio Oriente. Secondo stime basate sui registri della popolazione tenute dall’impero cinese la popolazione, che nel XIII secolo superava i 120 milioni di abitanti, un secolo dopo era ridotta a circa 65 milioni di anime.
La Morte Nera iniziò il suo lugubre viaggio in direzione dell’Europa seguendo le rotte carovaniere dei mercanti. Casi di peste furono registrati nel 1346 ad Astrakhan e Saray, stazioni di transito commerciale sul fiume Volga inferiore. È molto probabile che la malattia sia scoppiata per la prima volta tra le marmotte, grandi roditori originari dell’Asia centrale, la cui pelliccia era considerata un lusso.
Con ogni probabilità i cacciatori di marmotte hanno catturato animali infetti, li hanno venduti a mercanti del luogo che a loro volta, dopo viaggi di centinaia di chilometri, li rivendevano ad Astrakhan e Saray a commercianti che erano pronti a far proseguire gli animali infestati dalle pulci verso i mercati occidentali.
Da Saray, la malattia ha viaggiato lungo il fiume Don fino a Kaffa, un importante porto sul Mar Nero con una grande popolazione di ratti, un terreno fertile perfetto per il bacillo della peste. Kaffa nel 1346 era assediata già da tre anni dal del khan dei tartari di Kipchak.
L’inizio dell’assedio aveva costretto un gruppo di mercanti genovesi a trovare rifugio dentro le mura della città. I primi ad essere colpiti dalla Morte Nera furono i tartari che assediavano Kaffa. Le loro fila furono letteralmente falcidiate tanto da costringerli ad abbandonare l’assedio.
Prima di andarsene, però, i tartari, che avevano intuito l’infettività e l’alta letalità della malattia che li aveva colpiti, lanciarono una serie di cadaveri infetti con le catapulte oltre le mura cittadine. Nonostante che gli assediati si liberassero rapidamente di questi corpi gettandoli nel fiume, il bacillo ebbe il tempo di diffondersi tra la popolazione.
La partenza dei Tartari permise ai marinai genovesi di lasciare Kaffa. Da qui i marinai si diressero verso i porti lungo il Mediterraneo. Quando sbarcarono a Genova portarono con sé topi e peste. Un testimone, lo scrittore Gabriel De Mussis, notò che la peste non si scatenò mai a bordo della nave, ma apparve entro paio di giorni da che la nave era attraccata.
Nella primavera del 1348, Yersinia pestis, dopo un viaggio di quasi 18 anni, si era diffusa in tutta la penisola italiana, Sicilia compresa. La grande mattanza della Morte Nera era iniziata.