La teoria della mente di Simone Di Paolo

Il mondo è fatto di colori. Il cervello (e quindi la mente), composto da tanti neuroni, è una macchina, prodotto dell’evoluzione, dove l’informazione passa da neurone a neurone

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La teoria della mente di Simone Di Paolo
La teoria della mente di Simone Di Paolo

ABSTRACT

Il dualismo mente cervello è mettere da un lato l’attività elettrica del cervello, fatta di materia e particelle quantistiche e a questa far corrispondere colori, suoni e pensieri, che non sono fatti di materia e particelle quantistiche.

Per dare una soluzione a questo problema, io, l’autore, sostengo che il mondo è fatto di colori. Il cervello, composto da tanti neuroni, è una macchina, prodotto dell’evoluzione, dove l’informazione passa da neurone a neurone. Quando dal primo neurone, avente il suo DNA, l’informazione passa al DNA del neurone successivo, il secondo neurone – secondo Penrose il suo micro-stato di microtubuli – non può nuovamente misurare lo stesso stato due volte, per il principio del collasso della funzione d’onda di Heisenberg. Dunque, esso misura il valore dello stato del mondo, riportandoci o meglio, “riproiettandoci” al mondo stesso, sempre fatto di colori. Noi saremmo il mondo, coincidendo noi stessi con esso, misurando i suoi stessi valori. La decoerenza quantistica, ovvero l’impossibilità di misurare lo stesso stato quantistico, è dovuta al fatto che i neuroni che danno origine alla mente condividono lo stesso DNA, mentre quelli che non danno origine alla mente hanno un DNA diverso dal loro. Il sistema di DNA identici va descritto quantisticamente come lo uno stesso sistema, forse perché collegati “istantaneamente” per entanglement dalla stessa molecola di partenza.


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Quando l’informazione procede in avanti nel circuito cerebrale, il neurone successivo non può misurare il valore del neurone precedente. Esso assume, quindi, il valore più vicino a quello del neurone precedente, in una serie di astrazioni di misurazioni tra il neurone prima ed il neurone dopo. Questo processo coincide esattamente con l’immaginazione del pensiero visivo o del linguaggio interiore. Andando avanti in questa serie di astrazioni di misurazioni, arriviamo finalmente al senso fondamentale dell’esistenza di sé. Quando questo senso di sé si chiude “in loop” in un circuito di neuroni, esso genera la percezione che abbiamo del tempo. Quindi, tempo = senso di sè2 e per analogia, spazio = senso del mondo2. L’anima è l’astrazione più profonda e maggiore del mondo ed è un singolo neurone che scarica ripetutamente. Secondo l’autore (questo è un nuovo passo della teoria, molto molto importante) l’anima è responsabile delle esperienze di pre-morte e di condurci al paradiso, andando ad astrarsi sempre di più per portarci nell’aldilà. Quando il neurone dell’anima muore, esso acquista un nuovo stato nel paradiso, donandoci una nuova vita.

In queste astrazioni di misurazioni, partendo dal primo neurone, vengono attivati via via, nei neuroni successivi, sempre una minima parte di recettori. Supponendo, il 70% dei recettori nel neurone di terzo ordine ed in quello successivo ancora il 70% dei recettori (e così via via). Così facendo, nei neuroni di quarto, quinto ordine, rispetto al neurone iniziale – che misura il valore del mondo nella sua interezza – viene misurata solo una porzione del valore del mondo, perché i recettori attivati sono via via meno.

Il tempo che si muove, ovvero la nostra freccia del tempo è dato dal cervello che riceve in continuazione fotoni. Esso misura il valore del mondo nel passato, esattamente quando il mondo è già cambiato. Ciò si ripete continuamente, come uno scanner che avanza e che si muove nello spazio-tempo Einsteiniano, facendo scorre il tempo che siamo in grado di percepire. Questo scorrimento avviene perché quando i neuroni misurano lo stato del mondo è come se creassero un’istante in più, facendo “scivolare” di un’istante il mondo stesso.

Ricapitolando, il cervello che genera la mente è la strada che l’universo ha a disposizione per avere coscienza di sé. La nostra coscienza è la coscienza che il mondo ha di sé stesso. La mente è l’identità del mondo con sé stesso.



Sempre secondo l’autore (questo è stato un passo in avanti della teoria fatto in questi giorni) l’informazione dell’energia, quando l’energia diventa massa, diventa colore. Dunque, energia = massa, informazione = colore. In particolare, si suppone che Informazione = colore^2 e che l’informazione puntiforme “scoppi”, aumentando di dimensione per diventare una sfera. Come nell’atomo, il passaggio da orbitale 1s a obitale 2s, la sfera di probabilità dell’elettrone diventa più grande. Stessa cosa accade all’informazione quando diventa colore.

Ciò rimanda al limite della meccanica quantistica. Derivano l’incertezza e la probabilità della meccanica quantistica, dal fatto che parte dell’informazione associata allo stato della particella è stata persa perché trasformata nei colori, tramite cui noi interagiamo “pesantemente” con la realtà, permettendoci di “misurarla”. Dunque, la meccanica quantistica è il limite di informazione che possediamo e dunque il limite di comprensione, per il mondo che studia sé stesso, della realtà e del nostro universo.

Per quanto riguarda la libertà, si può dire che la mente nasce quando il secondo neurone misura lo stato del mondo. Questo avviene esattamente nel momento in cui il neurotrasmettitore si lega al recettore del secondo neurone. Tra gli istanti in cui lo ione è intrappolato al centro del canale ionico e quello in cui esce dal canale ionico, il DNA rimisura lo stesso stato quantico, perché la conformazione atomica/molecolare riprende la stessa equazione di stato e la mente esiste. Allo stesso tempo, il neurone sia scarica che non scarica, quindi è indeterminato o “libero”. Punti e istanti sono un concetto geometrico e reale.

La relatività può accadere nel nostro cervello quando usiamo l’LSD. L’LSD mette in una conformazione tesa il canale serotoninergico dei neuroni serotoninergici, facendo passare più ioni perché il canale è più allargato del normale e lo fanno scaricare maggiormente verso il neurone successivo. Nel neurone successivo, glutammatergico, attivato più del normale da quello precedente, dato che ci sono più neurotrasmettitori nello spazio sinaptico, che consumano il potenziale elettrochimico, per rifornire la membrana di potenziale elettrochimico, esso overesprime la pompa sodio-potassio. Dunque, viene generato un gradiente elettrochimico a livello dei dendriti glutammatergici che favorisce velocità prossime a quelle della luce per i processi menzionati, consentendo una distorsione della realtà nello spazio e nel tempo, come previsto dalla relatività di Einstein. Questa distorsione non accorcia gli oggetti, come previsto dalla relatività ristretta di Einstein, ma li allarga, semplicemente per il fatto che il tempo del nostro cervello viaggia al contrario del tempo del mondo. Dunque, questa distorsione ingrandisce gli oggetti.

Teoria della Mente

La teoria è divisa in due parti, ognuna retta da un differente assioma e con deduzioni logiche sono fatte derivare tutte le conclusioni. L’assioma della prima parte è: il mondo è fatto di colori. L’assioma della seconda parte è: l’informazione dell’energia si trasforma nei colori.

PRIMA PARTE

ASSIOMA PRIMA PARTE: IL MONDO HA COLORE.

Accadeva quattro anni fa, dal momento in cui scrivo queste parole, nel 2019, che, di notte, non riuscivo a prendere sonno. Ero assalito da un pensiero, che mi fece per lungo tempo compagnia, fino al punto in cui scrissi la bozza di questa teoria. Esso riguardava il dualismo mente-cervello, perché, finalmente, ero riuscito a coglierne l’essenza più profonda.

Per spiegare al lettore cosa si intende per dualismo mente-cervello, supponiamo che un fotone stia viaggiando nello spazio-tempo, prima di colpire il nostro occhio. Ad un certo punto, esso colpisce i fotorecettori della retina, che trasducono il segnare in segnale elettrico, che passa da neurone a neurone, prima di raggiungere la corteccia visiva primaria (denominata dai neuroscienziati area V1), responsabile della percezione dei colori. Il pensiero che mi assaliva era questo: da un lato, è presente dell’attività elettrica nella corteccia visiva, dall’altra, a quest’attività elettrica corrispondono dei colori, che sono tutt’altra cosa che attività elettrica. E pensavo: come sono in grado di andare oltre la materia e rappresentare il mondo con dei colori? Arrivai, dunque, a queste riflessioni: come fa l’attività elettrica ad assumere colore? Di cosa sono fatti i colori? Se la fisica mi insegnava che il mondo era costituito da atomi, d’altro canto, in quanto non costituiti da particelle elementari, i colori sfuggivano a questa rappresentazione.

Questo significava, per me, capire l’essenza più nascosta del dualismo mente-cervello: da un lato mettere l’attività elettrica del cervello, fatta di materia e dall’altra, i suoni, i colori, le memorie e le decisioni, non fatti di materia.

Nei giorni seguenti iniziai a chiedermi del luogo dove potesse esistere la mente. La mente fa parte del mondo fisico o è essa una dimensione a parte? Arrivai ad ipotizzare che la mente potesse esistere anche a chilometri di distanza dal mondo o magari, in un’altra dimensione. Chiamai questo “principio di non località”, che disaccoppiava l’esistenza fisica della mente da quella del cervello, sia nel tempo che nello spazio e non permetteva alla mente di occupare lo stesso spazio fisico del mondo.

Arrivai a chiedermi se mente e cervello fossero due mondi distinti e paralleli che semplicemente coincidevano, come due film lasciati scorrere allo stesso tempo, oppure se ci fosse una relazione del tipo dove fosse il cervello a generare la mente.

Arrivai perfino a dubitare dell’esistenza del mondo fisico e a credere nella sola ed inspiegabile esistenza della mente. Un approccio che, nei miei pensieri, non si risolveva con il semplice fatto che la mente avesse bisogno di recettori per funzionare e che questi recettori necessitassero, per essere attivati, di un intervento dall’esterno.

Mi incasinai, così, in un mare di idee, alcune assurde ed altre non convenzionali, fino a quando non scrissi la bozza di questa teoria. Feci, per me stesso, luce su quella che per me era la risposta più diretta al problema: il mondo era fatto di colori.

Da allora, il lavoro che ho portato avanti, similmente a quello di Galileo, è stato di osservare la mente ed il mondo e di descrivere con illustrazioni quello che osservavo. Ciò mi ha portato a descrivere un sistema retto da due ipotesi, che sono rispettivamente: il mondo fisico è fatto di colori e l’energia è informazione, che è a sua volta colore. Da queste due ipotesi, che sono assiomi della mia teoria, similmente a quanto accade per la matematica, ma con le parole, ho fatto derivare una serie di ragionamenti e riflessioni, tentando di incastrarli gli uni con gli altri ed essi con le conoscenze della scienza, per descrivere una teoria che spiegasse la mente.

IL MONDO È FATTO DI COLORI (MONDO = MENTE)

Io penso che il colore sia una proprietà del mondo fisico. Questo ridurrebbe la complessità del dualismo mente-cervello, utilizzando la stessa sostanza per spiegare i due fenomeni. Inoltre, penso che la mente coincida con il mondo e che mente e mondo siano la stessa cosa. La mente potrebbe essere generata dalla ripetizione, quando l’informazione esce da un neurone per rientrare nella stessa struttura. Lo stesso DNA, per il principio del collasso della funzione d’onda di Heisenberg, non può misurare lo stesso stato due volte. I DNA andrebbero intesi come un unico sistema dove opera il collasso. In questa situazione, quando il DNA si ripete ed entra in relazione con sé stesso, esso genera la mente ed il neurone misura il valore del mondo. Esso mi riporta al mondo, come se io fossi il mondo stesso. In questo frangente, il fotone dà al neurone l’informazione su cosa misurare.

Nello specifico, quando il fotone colpisce il fotorecettore, il DNA del primo neurone sensoriale assume un certo stato quantistico. Esso permette al secondo neurone di scaricare, ma esso (o meglio il suo DNA), per il principio del collasso della funzione d’onda, non può misurare lo stesso stato doppiamente ed allora misura il valore che porta il fotone, ovvero il valore dello stato del mondo.

La sede della mente è nelle proteine, che hanno il ruolo di interagire con la realtà per conoscerla. In particolare, la sede della mente è nei recettori post-sinaptici, che interagiscono con il neurone pre-sinaptico e non potendo misurare lo stesso valore due volte, misurano lo stato del mondo. Sono le proteine, assieme al DNA, che ci riportano al mondo. Dunque, è nella loro funzione più nobile, quella di creare ordine e conoscere la realtà, assieme a quella del DNA, la sede della mente.

Il cervello che genera la mente è la strada che l’universo ha a disposizione per avere coscienza di sé. La nostra coscienza è la coscienza che il mondo ha di sé stesso. La mente è l’identità del mondo con sé stesso. Un punto di vista particolare, ma necessario, tramite il quale l’universo scorge sé stesso, per ammirare con estrema nobiltà la sua diafana essenza.

Credo che sia la mutuale relazione tra quark ed elettroni nell’atomo a determinare il colore e che la geometria della molecola e dunque, la disposizione degli elettroni attorno al nucleo determini il colore definitivo della materia. Se il colore può essere evinto dai tipi di fotoni rilasciati dalle molecole di materia e dalla loro energia, i tipi di fotoni rilasciati dipendono dalla disposizione elettronica attorno al nucleo. L’oggetto, infatti, appare del colore della luce riflessa. I gluoni, in questo contesto, potrebbero essere puro colore, scambiato tra i quark nell’interazione forte. La mutuale relazione tra quark ed elettroni definisce i colori definitivi dell’atomo. Gli orbitali determinano il colore.

Facendo un passo indietro, prima scrivere la teoria in veste definitiva, l’autore stava cercando di calcolare la variabilità elettrica del dendrite, dell’assone e del bottone sinaptico, per capire da quale parte del neurone originasse la mente. Dai calcoli, si evince come sia molto più probabile che la mente origini nei dendriti, quando l’informazione rientra nel neurone post-sinaptico o meglio, quando il neurotrasmettitore si lega al recettore post-sinaptico e il DNA assume lo stesso stato. Calcolare la variabilità elettrica significa determinare quanti tipi di correnti diverse quella sezione del neurone può generare per dare origine, ad esempio, a tutti i colori che l’occhio umano è in grado di percepire. In particolare, significa fare un parallelismo “corrente-mente”. Supponendo di scomporre il neurone in 4 sezioni – dendriti, axon initial segment o AIS, assone e terminale sinaptico – possiamo andare a calcolare la variabilità elettrica di queste sezioni, andando a combinare le isoforme di canali ionici presenti in quel dominio per le tipologie di canali ionici presenti per sezione, prendendone una per tipologia (Na, K, Ca, HNC). Nell`AIS abbiamo: Nav1.1 – 8 isoforme; Nav1.2 – 2 isoforme; Nav1.6 – 4 isoforme; Kv1.1 – 1 isoforma; Kv1.2 – 3 isoforme; Kv1.4 – 1 isoforma; Kv2.1 – 1 isoforma; Kv2.2 – 2 isoforme; Kv7.2 – 14 isoforme; Kv7.3 – 4 isoforme; Cav2.3 – 13 isoforme; Cav3.1 – 35 isoforme; Cav3.2 – 13 isoforme; Cav3.3 – 4 isoforme; HNC1 – 1 isoforma; HNC2 – 1 isoforma (HNC sono canali modulati/ridotti dalla subunità Gbγ, quindi ogni canale può esistere in due stati: modulazione on e modulazione off). Nell’assone abbiamo: Nav1.7 – 10 isoforme; Nav1.1 – 8 isoforme; Nav1.2 – 2 isoforme; Nav1.6 – 4 isoforme; Nav1.8 – 6 isoforme; Nav1.9 – 6 isoforme. Queste sono subunità alfa, modulate e quindi combinate con subunità beta, che sono: B1 – 1 isoforma; B2 – 1 isoforma; B4 – 2 isoforme. Poi abbiamo: Kv7.2 – 14 isoforme, Kv7.3 – 4 isoforme; Kv3.1 – 4 isoforme. Nel terminale sinaptico abbiamo un mix di: Cav2.2 – 2 isoforme; Cav2.1 – 5 isoforme; Cav2.3 – 13 isoforme. Queste sono modulate da subunità Gbγ ognuna, quindi ogni canale può esistere in 2 stati: modulazione on e modulazione off. Per calcolare la variabilità elettrica nel terminale sinaptico, bisogna moltiplicare per il numero di zone attive. Dunque, appare lampante come la variabilità elettrica dell’assone e dell’AIS siano di gran lunga superiori a quelle del terminale sinaptico. Ancora più determinante sarebbe calcolare la variabilità elettrica di un dendrite e moltiplicarla per tutti i dendriti presenti in quel neurone. Ricordiamo che, mentre un neurone possiede un solo assone, i dendriti sono a migliaia. Dunque, a prova, la mente non può che essere generata nel dendrite.

I colori potrebbero essere definiti, analogamente ai campi fondamentali in fisica, come entità fisiche irriducibili fatte di sé stesse. La sede dei colori potrebbe essere nei quark e negli elettroni, nel significato che quark ed elettroni possiedano intrinsecamente colori come proprietà, in maniera analoga allo spin, quando assemblati nel nucleo e/o nella molecola. Per ultimo, il colore è una proprietà della materia e possiamo facilmente determinarlo dai tipi di fotone che la materia rilascia.

La decoerenza quantistica, ovvero l’impossibilità di misurare lo stesso stato quantistico, è dovuta al fatto che i neuroni che danno origine alla mente condividono lo stesso DNA, mentre quelli che non danno origine alla mente hanno un DNA diverso dal loro. Il sistema di DNA identici va descritto quantisticamente come lo uno stesso sistema, forse perché collegati “istantaneamente” per entanglement dalla stessa molecola di partenza. Questo potrebbe essere dovuto al fatto che i DNA provengono dalla stessa cellula di partenza e sono generati in sequenza. Neuroni collegati sequenzialmente, hanno per almeno un filamento lo stesso DNA. Sono generati in sequenza, migrano lungo le cellule gliali radiali e si dispongono in sequenza tra l’input del cervello (i recettori) e l’output (i muscoli). L’ordine con cui sono generati e la loro migrazione/disposizione è importante e le differenzia, per esempio, dalle cellule di un muscolo.

ASTRAZIONI DI MISURAZIONI

Ritornando al tema principale di questo libro. Quando l’informazione procede in avanti nel circuito cerebrale, il neurone post-sinaptico non può più misurare il valore del neurone pre-sinaptico, perché lo ha già misurato il neurone pre-sinaptico nella “corteccia precedente”. Esso assume, quindi, il valore più vicino a quello del neurone precedente, in una serie di astrazioni di misurazioni tra il neurone prima ed il neurone dopo. Questo processo coincide esattamente con l’immaginazione del pensiero visivo, se l’informazione viene trasmessa dalla corteccia visiva a quella frontale e poi di nuovo visiva o del linguaggio interiore, se l’informazione viene trasmessa dalla corteccia visiva a quella frontale e poi temporale. Andando avanti in questa serie di astrazioni di misurazioni, arriviamo finalmente al senso fondamentale dell’esistenza di sé. Quando questo senso di sé si chiude “in loop” in un circuito di neuroni, esso genera la percezione che abbiamo del tempo. Quindi, tempo = senso di sè2 e per analogia, spazio = senso del mondo2.

In queste astrazioni di misurazioni, partendo dal primo neurone, vengono attivati via via, nei neuroni successivi, sempre una minima parte di recettori. Supponendo, il 70% dei recettori nel neurone di terzo ordine ed in quello successivo ancora il 70% dei recettori (e così via via). Così facendo, nei neuroni di quarto, quinto ordine, rispetto al neurone iniziale – che misura il valore del mondo nella sua interezza – viene misurata solo una porzione del valore del mondo, perché i recettori attivati sono via via meno. Questo porta a misurare sempre più solo una parte dello stato del mondo, arrivando alla definizione di proprietà cognitive del cervello, che sono il riflesso di una porzione dello stato totale del mondo.

PROPRIETÀ INTELLETTUALI – COGNITIVE

Analizzando le varie proprietà cognitive del nostro cervello, tra cui il dolore, la memoria, il movimento e le emozioni, possiamo soffermarci su queste ed intravedere in alcune di esse questo fenomeno delle “astrazioni di misurazioni”.

Il dolore esiste nel mondo fisico perché ci sono i recettori del dolore.

La memoria si verifica quando il neurone misura sempre lo stesso valore del mondo nel suo passato – ricordiamo il concetto Einsteiniano di passato – fermando/bloccando la struttura della sinapsi, per favorire l’immobilizzazione della memoria. Il circuito si arresta e rimane fisso, permettendo di misurare sempre il valore del mondo nel passato. Al livello di circuito, questa proprietà corrisponde alle cellule dell’ippocampo, che attivano degli interneuroni e gli stessi interneuroni, in cambio, inibiscono le cellule di partenza.

Il cervelletto è escluso dalla mente perché la sua computazione annulla/esclude la possibilità di darvi origine. Esso annulla anche il motorio, premotorio e gangli della base, perché iniziando il movimento, queste regioni sono a valle della sua computazione. È, inoltre, evolutivamente più antico della corteccia ed è collocato antecedentemente alla corteccia per iniziare e pianificare i movimenti volontari. In poche parole, esso annulla la proprietà di misurare lo stato del mondo o perché le sue cellule hanno diversi DNA o per l’aberrante computazione sinaptica.

Le emozioni sono combinazioni dei sensi o meglio, riduzioni dei sensi con l’istinto di sopravvivenza. Intendo che i sensi e l’istinto subconscio di sopravvivenza proiettino ad un solo neurone, che misura il loro stato, operando una loro sintesi e portando alle emozioni. Si veda in questo contesto il fenomeno della convergenza.

TEMPO

Il tempo che si muove, ovvero la nostra freccia del tempo è dato dal cervello che riceve in continuazione fotoni. Esso misura il valore del mondo nel passato, esattamente quando il mondo è già cambiato. Ciò si ripete continuamente, come uno scanner che avanza e che si muove nello spazio-tempo Einsteiniano, facendo scorre il tempo che siamo in grado di percepire.

RELATIVITÀ

La relatività può avvenire nel nostro cervello quando usiamo droghe, nel tempo e nello spazio, ma anche in molte altre forme e contesti. Quando facciamo uso di LSD, ad esempio, l’LSD porta ad un aumento della scarica dei neuroni serotoninergici. In questa condizione, lo spazio sinaptico si arricchisce di neurotrasmettitori, che vanno a stimolare massivamente i recettori post-sinaptici. Coincidendo io stesso con il mondo, deve esistere una concentrazione critica, in cui il gradiente elettrochimico al livello dei neuroni post-sinaptici favorisce una velocità che assomiglia alla velocità della luce, consentendo una distorsione della realtà nello spazio e nel tempo, come previsto dalla relatività di Einstein.

L’LSD mette in una conformazione tesa il canale serotoninergico dei neuroni pre-glutamatergici, facendo passare più ioni perché il canale è più allargato del normale. Il neurone serotoninergico scarica maggiormente, anche perché il suo axon hillock riceve più ioni positivi per iniziare la scarica, facendolo anche più velocemente. Nel neurone post-sinaptico glutammatergico, dato che ci sono più neurotrasmettitori nello spazio sinaptico, che consumano il potenziale elettrochimico, per rifornire la membrana di potenziale elettrochimico, esso overesprime la pompa sodio-potassio. Dunque, viene generato un gradiente elettrochimico a livello dei dendriti glutammatergici che favorisce velocità prossime a quelle della luce per i processi menzionati. Almeno inizialmente.

In alternativa, semplicemente, ci sono più recettori attivi al livello dei neuroni glutammatergici e quindi il mondo entra in relazione di più con sé stesso, dando la percezione che l’LSD dà.

L’ANIMA

L’anima è l’astrazione che si verifica in noi del mondo, che non può misurare sé stesso, per il principio del collasso della funzione d’onda e dà, in noi, origine ad un’astrazione del mondo, la più profonda, che è l’anima.

IL SOGNO

I sogni iniziano dalla memoria, che fissano il valore del passato del mondo, per essere trasmessa alla corteccia sensoriale – frontale o delle modalità – con lo scopo di organizzare l’informazione utile e non utile. La memoria, mentre viene rimodellata nel sonno a livello delle sinapsi dei neuroni, dà origine ad una distorsione dei ricordi, corrispondente alla distorsione che si genera a livello delle sinapsi, ma anche nella mente durante il sogno.

LIBERTÀ – La mente nasce libera, quando essa rimisura il valore del mondo

Per le neuroscienze, ad oggi, noi non siamo entità libere, ma dobbiamo obbedire alle leggi chimiche e fisiche del mondo. I neuroni integrano gli impulsi algebricamente e questa somma algebrica è sufficiente per decidere se un neurone dovrà scaricare o meno. Ma da quando un gruppo di fisici del 1900 rivoluzionò la fisica classica con l’introduzione del concetto di probabilità e indeterminazione, ovvero la fisica di Heisenberg, Dirac e Schrodinger, il mondo non può essere più visto con gli stessi occhi di Newton.

Per quanto riguarda il libero arbitrio, bisogna focalizzare la nostra attenzione sui canali ionici che determinano la scarica e le proprietà di scarica del neurone. Nella forma chimerica del canale – tra lo stato chiuso e aperto -, lo ione apre il canale, strappato all’H2O dall’energia elettrochimica. Nuovamente, per l’energia elettrochimica, esso facilita l’apertura del canale stesso. C’è un punto esatto in cui lo ione viene intrappolato nel canale ionico e deve far cambiare il canale dalla sua conformazione chimerica (a metà tra aperto/chiuso) alla conformazione aperta.

1) L’assone si scarica quando raggiunge -40 mV.

2) La mente esiste quando il DNA misura lo stesso stato quantico.

Esiste quello che io chiamo un “istante d’indeterminazione” nella posizione dello ione, tra il canale con lo ione intrappolato al centro del canale ionico e lo ione che esce dal poro del canale.

1) Tra prima del valore di soglia (-40 mV) ed il valore di soglia, esiste un istante tra l’istante in cui lo ione è intrappolato al centro del canale e quello in cui è fuori dal canale, chiamiamolo “istante d’indeterminazione”, corrispondente alla libertà o all’opposizione del determinismo, in cui il neurone sia scarica che non scarica. Dunque, in quell’attimo siamo indeterminati o “liberi”.

2) C’è un istante tra gli istanti prima di lasciare il canale in cui lo ione è intrappolato e quello in cui è fuori dal canale, l’istante d’indeterminazione, in cui il neurone è sia attivo che non attivo. In questo istante il canale è aperto, quindi il DNA rimisura lo stesso stato quantico, perché la conformazione atomica/molecolare riprende la stessa equazione di stato e la mente esiste. Allo stesso tempo, il neurone sia scarica che non scarica, quindi è indeterminato o “libero”. Punti e istanti sono un concetto geometrico e reale.

Noi siamo liberi a metà. Ci posizioniamo a metà tra il determinismo e l’indeterminazione, per essere liberi dal determinismo, non propriamente liberi, ma per sentirci liberi.

SECONDA PARTE

ASSIOMA SECONDA PARTE: L’INFORMAZIONE DELL’ENERGIA SI TRASFORMA NEI COLORI.

ENERGIA = MASSA, INFORMAZIONE = COLORE ED ENERGIA = INFORMAZIONE

Citando un giornale online sul tema dell’informazione e dell’energia:

“La termodinamica ci dice che in un sistema isolato l’energia non si crea né si distrugge, ma effettuando lavoro si ridistribuisce in modo da ridurre le disomogeneità. A livello microscopico, il numero di possibili stati disordinati delle particelle è assai più numeroso del numero di possibili stati ordinati. A livello macroscopico, questo rende gli stati omogenei enormemente più probabili di quelli disomogenei e fa sì che ogni sistema tenda spontaneamente verso gli stati più omogenei: un cubetto di ghiaccio si scioglie nel bicchiere, le montagne vengono erose, le stelle si consumano. Nell’uovo, lo stato macroscopico originale è quello nel quale tutte le molecole di tuorlo si trovano entro un certo raggio e tutte le molecole di albume fuori da quel raggio. Nell’uovo strapazzato non c’è questa distinzione, ammettendo così un numero molto maggiore di stati microscopici per essere realizzato. Risultato? Dopo che abbiamo speso energia per sbatterlo con la forchetta, l’uovo è passato a un livello di entropia superiore e in tutto quel mescolamento abbiamo perso traccia della posizione esatta delle singole molecole: abbiamo perso informazione. A causa del minor numero di stati microscopici che lo realizzano, l’osservazione “uovo intero” è meno probabile dell’osservazione “uovo strapazzato”. L’informazione associata a quello stato macroscopico è quindi maggiore di quella associata allo stato “strapazzato”, che termodinamicamente si trova ad entropia più elevata. Riassumendo, ogni volta che si usa dell’energia per compiere del lavoro, si incrementa l’entropia e si riduce la quantità di informazione estraibile dal sistema. E indietro non si torna, la “freccia del tempo” impostaci dal secondo principio della termodinamica a sì che in un sistema chiuso (come l’universo), l’informazione complessiva possa solo diminuire. Viceversa, per alterare lo stato dell’informazione in un sistema chiuso, ossia per compiere qualunque tipo di elaborazione, è inevitabile usare dell’energia, facendo così crescere l’entropia. L’informazione è anche una caratteristica della realtà, intrinsecamente connessa con la natura stessa dell’energia.”

Riassumendo, in un sistema chiuso come l’universo, l’entropia aumenta e contemporaneamente l’informazione diminuisce. Ogni volta che si usa dell’energia per compiere lavoro, l’entropia aumenta e si riduce l’informazione. E questo è proprio il caso nei primi istanti in cui il nostro universo è nato e degli Extreme Energetic Events di cui parla il Prof. Antonino Zichichi, dove, come per la formula di Einstein E=mc2, da fluttuazioni altamente energetiche sono derivate le particelle primordiali.

Spostandoci verso un tema affine, utile per la trattazione a seguire di questo libro, il “principio di equivalenza massa-energia-informazione”, esso afferma che tutte le particelle elementari immagazzinano informazione riguardo loro stesse, che l’informazione ha massa e che l’informazione è contenuta nella massa e nell’energia.

Ad esempio, nel caso del paradosso di Levinthal, esso può essere spiegato con l’equivalenza energia-informazione, se si pensa che l’energia della proteina contiene l’informazione del suo ripiegamento, attuata dal ripiegare prima le parti non legabili all’acqua e solo successivamente formando il guscio esterno di legame all’acqua. L’energia potenziale chimica contenuta nella proteina contiene in sé informazione e questa informazione viene utilizzata per ripiegarsi in tempi rapidi, che non sono affatto quelli maggiori della vita dell’universo.

Nella zuppa primordiale caldissima che ha dato origine ai primi atomi, prima di consumare energia, l’universo aveva una minore entropia ed una maggiore informazione. Dopo aver generato la massa, si ha avuto una maggiore entropia ed una minore informazione. Questa informazione che è diminuita è stata convertita in colore con il passaggio da energia a massa: questo è il tema principale di questa seconda parte del libro. Il colore è una delle forme dell’informazione. Meglio, è una caratteristica in cui parte dell’informazione racchiusa nell’energia vi si trasforma.

L’energia è informazione. L’informazione si trasforma nei colori, quando contemporaneamente l’energia si trasforma in massa, secondo la formula di Einstein E=mc2. Il colore è la parte finale di un processo, dove la massa viene creata dall’energia e contemporaneamente i colori dall’informazione. L’informazione contenuta nell’energia, che è quantizzata, diventa colore quando la massa viene prodotta. Colore = informazione = energia.

L’informazione determina come la stessa energia dà vita alla massa. In particolare, l’informazione determina la strada che deve prendere l’energia per increspare il campo quantistico e dare origine alla particella. Energia e informazione sono due facce della stessa medaglia. Si veda il processo di ripiegamento delle proteine ed il paradosso di Levinthal.

L’informazione dell’energia si trasformerà negli attributi delle modalità sensoriali della massa: i suoni, i colori, il tatto, etc. Questi (suoni, colori, etc.) sono tutti proprietà della massa dopo che è stata ricavata dall’energia e si manifestano in base alla modalità, ossia la materia dà colore, l’onda meccanica dà il suono, etc.

Per quanto riguarda l’equazione di campo di Einstein della relatività generale, si evince che, l’energia usa la curvatura dello spaziotempo come istruzione per dare vita alla massa e nel contempo, è l’informazione dell’energia a dire allo spaziotempo come deformarsi. Dal processo di creazione della massa, contemporaneamente, l’energia diventa massa, l’informazione diventa colore e lo spaziotempo diventa gravità. Dunque, abbreviate:

  • Energia → massa

  • Informazione → colore

  • Spaziotempo → gravità

Quando l’energia con annessa la sua informazione increspa il tessuto dello spazio-tempo per generare una particella, l’informazione diminuisce, perché essa è stata consumata, mentre l’energia si trasforma in massa. L’informazione non scompare, perché essendo energia non può scomparire, ma solo essere trasformata nei colori. L’informazione utilizzata si trasforma nei colori nei quark e negli elettroni. L’informazione ed il colore sono la stessa cosa e sono entrambi uniti. Nel passaggio da energia a massa, parte dell’informazione si esaurisce nel tempo perché viene consumata e si trasforma in colore.

NATURA INCERTA DELLA MECCANICA QUANTISTICA

Ecco da cosa derivano l’incertezza e la probabilità della meccanica quantistica, dal fatto che parte dell’informazione associata allo stato della particella è stata persa perché trasformata ne colori, tramite cui noi interagiamo “pesantemente” con la realtà, permettendoci di “misurarla”. Dunque, la meccanica quantistica è il limite di informazione che possediamo e dunque il limite di comprensione, per il mondo che studia sé stesso, della realtà e del nostro universo.

NOTA AUTOBIOGRAFICA

Mi chiamo Di Paolo Simone e provengo da Fossacesia, una piccola cittadina sulla costa Abruzzese, in provincia di Chieti. Ho conseguito la laurea triennale in biologia e successivamente quella magistrale in neuroscienze presso l’Università degli Studi di Trieste. Ho acquisito più di un anno di esperienza all’estero presso l’Università di Maastricht e ho da recente terminato uno stage formativo presso l’ITAB di Chieti. Ho svolto, nel corso degli anni, n. 3 tirocini formativi: il primo tirocinio triennale presso la sede universitaria della BioPolife S.r.l; il secondo tirocinio magistrale presso l’Università di Maastricht; il terzo tirocinio magistrale presso l’Università degli Studi di Chieti-Pescara.

Nei miei studi precedenti, soprattutto nella laurea triennale, ho cercato di comprendere la chimica e la fisica dietro i processi biologici. Ho sempre studiato sui libri di testo, come il Kotz (chimica inorganica), il Lehninger (biochimica), il Watson (biologia molecolare) ed il Lodish (biologia cellulare). Sono stato fortemente influenzato dagli studi di termodinamica, in particolare delle proteine, guardando con grande mistero e ammirazione i complessi della replicazione del DNA, della sintesi dell’ATP, del ripiegamento delle proteine, della respirazione cellulare e della fotosintesi. Trovo che in questi sistemi biofisici, la termodinamica, come quella descritta da Ludwig Boltzmann nella sua formula dell’entropia – punto di partenza per descrivere il paradosso di Levinthal a me così caro – trovi la sua dimensione più candida e religiosa. Anni dopo, la stessa biofisica, mi ha permesso di comprendere il ruolo dei canali ionici nei modelli di attivazione neuronale, espandendo il modello di Hodgkin-Huxley. Nella laurea magistrale ho avuto l’opportunità di approfondire il tema delle neuroscienze, dalla neuroanatomia alla neuropatologia, dai canali ionici ai canali di azione e percezione, avendo ottimi professori di riferimento, provenienti da istituzioni e background diversi. Qui la mia attenzione si è rivolta a due proprietà del neurone: l’attività elettrica e la plasticità sinaptica. Con l’eleganza di un arco, l’energia metabolica viene incanalata nel potenziale elettrochimico, pronta per essere “sparata” per inviare elettricità lungo il binario morfologico. Con la laurea magistrale sono stati sollevati molti dubbi su alcuni temi centrali delle neuroscienze, che mi hanno portato a scrivere la mia teoria. Per quanto riguarda la tesi di laurea, l’argomento riguardava la “sintesi e caratterizzazione di nanoparticelle a base di polisaccaridi per applicazioni biomediche”. Sono entrato a far parte del gruppo di ricerca universitario della BIOPOLIFE S.r.l. dal Professor Ivan Donati per uno stage di 4 mesi, dove il mio focus era la sintesi di nanoparticelle di chitosano e acido ialuronico, nanoparticelle di Chitlac© e in misura minore la produzione di morbidi idrogel di chitosano. Il sistema ottenuto, nel caso delle nanoparticelle, è stato analizzato mediante spettroscopia (Dynamic Light Scattering/Nanoparticle Tracking Analyser) per valutare la dimensione media delle nanoparticelle, la quantità di movimento fotogramma per fotogramma – correlata alla dimensione e calcolata con l’equazione di Stokes-Einstein – e il loro indice di polidispersione, una misura dell’uniformità di distribuzione dei pesi molecolari. Nel tirocinio magistrale ho preferito avvicinarmi al mondo dell’ingegneria, volendo arricchire la mia carriera con strumenti di analisi e programmazione.

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