La prima guerra punica

La prima guerra punica combattuta fra Roma e Cartagine durerà oltre un ventennio e sancirà l’egemonia di Roma nel Mediterraneo

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La prima guerra punica fu una lunga guerra combattuta tra Roma e Cartagine, che ebbe inizio nel 264 a.C. per terminare poi nel 241 a.C. Questi due popoli precedentemente ebbero dei rapporti amichevoli, tanto da stabilire un trattato che risalirebbe al 509 a.C., un’intesa creata prima per contrastare gli etruschi e successivamente i greci, nella guerra di Pirro.

Roma, subito dopo la guerra di Pirro aveva portato i suoi confini molto vicino con il territorio cartaginese situato in Sicilia, e ben presto iniziarono delle interferenze tra loro. I romani non volevano fermare la loro conquista verso sud fermandosi così allo stretto di Messina. Questa fu una delle cause dell’inizio della prima guerra punica.

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Un’altra motivazione dei Romani per iniziare la guerra contro i cartaginesi fu quando i Mamertini, i mercenari campani assoldati dal tiranno Agatocle di Siracusa, alla morte di questi nel 288 a.C., nel 289 a.C. occuparono Messina.

I Mamertini con le loro incursioni iniziarono ad infastidire gli interessi dei Siracusani i quali riportarono una serie di successi. I Mamertini si trovarono così alle strette, e provarono a chiedere aiuto dapprima a Cartagine, e successivamente a Roma, promettendo ad entrambi il controllo della città.

Inizialmente, Roma non fu convinta nell’intervenire contro i Cartaginesi, visto il loro precedente accordo, in cui era stato pattuito il possesso della Sicilia ai Cartaginesi. Ma temendo una loro espansione Roma decise di intervenire inviando nel 264 a.C. una spedizione militare, prendendo così il controllo della città di Messina, cacciando la guarnigione formata dai Punici e dai Siracusani, con cui si erano alleati, senza neppur dover combattere.

L’esercito romano si diresse allora verso Siracusa, dove Gerone II vedendo la situazione precipitare decise di cambiare fazione e di allearsi con i Romani. Roma dopo diverse vittorie, tra cui la presa di Agrigento avvenuta nel 262 a.C., città fortificata Cartaginese che capitolò dopo sette mesi di assedio, capì che per sconfiggere i Cartaginesi li avrebbe dovuti affrontare sul mare, creando così rapidamente una flotta navale.

La superiorità romana nelle battaglie sulla terra ferma era indiscussa, ma Cartagine poteva contare su una potente flotta, in grado di portare rifornimenti e rinforzi alle città siciliane e di isolare le truppe romane.

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Roma prima di iniziare il conflitto non aveva avuto alcuna esperienza di guerra navale, risultando così decisamente meno abile rispetto ai Cartaginesi. Il problema fu risolto creando una flotta navale composta da triremi e quinqueremi, basandosi su un modello di quelle catturate al nemico nel 251 a.C., in cui era presente un equipaggiamento sulle navi con uno speciale congegno d’abbordaggio, il corvo, che agganciava la nave nemica e permetteva alla fanteria trasportata, di combattere secondo le tecniche sperimentate negli scontri a terra.

La prova della loro ideazione avvenne con la vittoria conseguita a Milazzo da Gaio Duilio nel 260 a.C., dimostrando così l’efficienza della flotta navale. I Romani da qui puntarono a condurre un duplice programma in cui continuavano le operazioni in Africa   portandovi una loro flotta, provando così a colpire direttamente Cartagine nel cuore del suo territorio.

Nel 256 a.C. avvenne una delle più grandi battaglie navali dell’epoca antica nelle acque antistanti Capo Ecnomo. Nonostante le prime fasi dello scontro furono favorevoli ai Punici, la battaglia vide la vittoria romana e la possibilità per quest’ultimi di far sbarcare le proprie truppe in Africa.

In questo scontro navale, probabilmente uno  dei più grandi avvenuto fino ad allora, erano presenti 360 navi romane contro 350 navi cartaginesi. La battaglia, grazie anche alla collaborazione delle popolazioni indigene contro Cartagine, fu vinta dai Romani che portarono così i cartaginesi a chiedere la pace.

Successivamente la salvezza per il popolo cartaginese fu assicurata  da un mercenario greco, lo spartano Xantippo, il quale riformò l’esercito cartaginese e inflisse una pesante sconfitta alle truppe guidate dal console Marco Attilio Regolo nella battaglia di Tunisi del 255 a.C. Una flotta romana che cercò di giungere in loro soccorso venne completamente distrutta da una tempesta e la guerra fu nuovamente riportata in Sicilia.

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I Romani riportarono quindi il centro del combattimento in Sicilia dopo la sconfitta. Negli anni successivi le vittorie da ambo le parti si alternarono, tra cui la battaglia a Palermo in cui prevalsero i romani, mentre la battaglia navale a Drepano fu vinta dai Cartaginesi, i quali inviarono in Sicilia il generale Amilcare Barca.

I romani con un grande sforzo economico riuscirono nel 241 a.C. a formare una nuova flotta capeggiata dal console Gaio Lutazio Catulo, che si scontrò con quelle cartaginesi di Annone nelle acque delle Isole Egadi.

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La supremazia di Roma sulla Sicilia fu decretata dalla vittoria navale di Lutazio Catulo alle Egadi. La vittoria romana costrinse Cartagine alla resa e ad accettare le dure condizioni di pace imposte da Roma, ossia rinunciare alla Sicilia, la prima provincia romana, restituire i prigionieri di guerra senza chiedere riscatto e pagare una salatissima indennità di guerra.

I Romani con questa vittoria decretarono la fine della prima guerra punica, fecero perdere ai Cartaginesi non solo la Sicilia, ma tre anni dopo sotto una nuova minaccia delle armi, anche la Corsica e la Sardegna.