La futuristica navicella spaziale che potrebbe portarci su Proxima in soli 19 anni

Solar One - in parte vela leggera, in parte sistema laser, in parte reattore a fusione - potrebbe teoricamente viaggiare al 22% della velocità della luce

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In un nuovo affascinante articolo, l’astronomo dilettante Alberto Caballero suggerisce che una combinazione di tecnologie del prossimo futuro potrebbe portare persone al sistema Alpha Centauri, sede del più vicino esopianeta potenzialmente abitabile, raggiungendo circa il 22% della velocità della luce.

Nel suo articolo, pubblicato sul server di prestampa ArxIv e non ancora sottoposto a revisione paritaria, Caballero propone il concetto e il design di una navicella spaziale di nuova concezione che chiama Solar One, che integrerebbe una versione più grande della vela leggera Sunjammer della NASA, il nuovo tipo di reattore a fusione della Marina americana e diversi sistemi laser DE-STAR. Ecco il concept art:

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un concept art
MARCO PURICH
Con una vela leggera un chilometro e mezzo, sostiene Caballero, Solar One potrebbe raggiungere “una media del 22 [percento] la velocità della luce, arrivando al più vicino esopianeta potenzialmente abitabile in meno di 19 anni con l’aiuto di un ramjet di Bussard“.

La NASA ha ritirato la sua vela leggera Sunjammer nel 2014, dopo alcuni anni di lavoro e una dimostrazione su piccola scala, ma prima di un volo di prova pianificato di una vela molto più grande ad un’altitudine molto più elevata. La stessa NASA, però, la fondazione per i viaggi spaziali di Bill Nye e molti altri player del settore continuano a investire in vele leggere di diverso tipo.

Il reattore a fusione compatto (CFR) della Marina degli Stati Uniti, nel frattempo, è un pezzo di tecnologia nucleare in via di sviluppo che frantuma gli atomi per produrre energia in abbondanza … ipoteticamente (Ecco il brevetto). Finora, nessun reattore a fusione ha prodotto più energia di quanta ne consuma, ma praticamente tutti i progetti per voli spaziali interstellari coinvolgono un qualche tipo di reattore nucleare per la propulsione.

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Parti del brevetto per il reattore a fusione compatto della Marina degli Stati Uniti. GETTY / USPTO
Il sistema laser DE-STAR è, secondo le parole dei suoi stessi creatori, “un array modulare a fasi di laser di classe kilowatt alimentati da fotovoltaico“.
bussard interstellar ramjet
Una rappresentazione d’artista del Bussard Interstellar Ramjet, che utilizza l’idrogeno interstellare raccolto dall’ambiente per fornire massa propellente. NASA / DOMINIO PUBBLICO

Infine, il ramjet di Bussard che Caballero menziona è più lontano anche del resto di queste idee non testate. Come spiega una pagina della NASA, “Ci sono una serie di limitazioni a questo concetto, come il numero di protoni che possono essere raccolti, la resistenza creata dal raccoglierli, per non parlare del fatto che questi protoni siano utilizzati per fusione nucleare di un razzo“.

Caballero ipotizza che il CFR raccoglierà un terawatt di energia, in grado di alimentare l’array DE-STAR. I laser verrebbero usati in avanti per dissolvere gli ostacoli, dietro per aumentare la propulsione e, infine, ancora avanti per rallentare il velivolo mentre si avvicina alla destinazione finale tra gli esopianeti. La grande vela Sunjammer, nel frattempo, spingerà più passivamente il velivolo.

La cosa forse più interessante dell’idea di Caballero è che, poiché è uno scienziato al di fuori delle strutture di sviluppo, è composta da tutte informazioni pubbliche. Anche i suoi calcoli sono effettuati, dice, da “un calcolatore online fornito da […] un’azienda specializzata in laser“.

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Ma il Solar One potrebbe davvero volare? È difficile da dire, perché il progetto prevede l’utilizzo di tecnologia che, sia pure prossima, non è ancora alla nostra portata. L’uso del ramjet di Bussard complica ulteriormente la situazione perché si tratta di un’idea molto più nel futuro rispetto alle altre.

E in questo senso, Solar One è un ottimo esercizio di ciò che potrebbe essere possibile.