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La bomba ai neutroni, la bomba “pulita”

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La bomba ai neutroni, nota anche come bomba N o bomba a radiazione potenziata, è un’arma nucleare di potenza esplosiva ridotta, o un’arma nucleare tattica, progettata per rilasciare gran parte della sua energia sotto forma di emissioni di neutroni. La radiazione di neutroni di questo tipo di arma termonucleare infligge danni ai tessuti del corpo e ai componenti elettronici con una ricaduta radioattiva minima. Avendo un raggio di esplosione relativamente piccolo rispetto alle bombe a fissione convenzionali, i neutroni hanno il vantaggio di avere un effetto meno devastante sulle infrastrutture.

Una bomba ai neutroni lascia sfuggire gran parte della radiazione di neutroni ad alta energia prodotta invece di tenerla il più possibile all’interno della bomba per migliorare la reazione a catena. Di conseguenza, la forza esplosiva è relativamente piccola, ma i neutroni sfuggiti hanno un potere penetrante molto forte e possono quindi causare una grande quantità di danni alla materia vivente e elettronica.

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L’idea che la bomba ai neutroni uccida le persone lasciando intatti gli edifici è inesatta. Nel raggio di 690 m, infatti, lo scoppio di una bomba al neutrone da 1 chilotone causerebbe gravi danni alle strutture civili. La bomba al neutrone è però una bomba “pulita“, che non rilascia praticamente radiazioni persistenti, e quindi non provoca fallout radioattivo. È una bomba che colpisce il DNA di ogni essere vivente, liberando una grandissima quantità di neutroni.

Le bombe al neutrone potrebbero essere utilizzate come armi anti-missile ICBM strategico, oppure come armi tattiche contro colonne di veicoli corazzati e blindati.

Come arma anti-missile, le bombe ER furono sviluppate per proteggere i silos missilistici degli Stati Uniti, dai missili nucleari dell’Unione Sovietica (dalla potenza di 1-2 megatoni, e capaci di distruggere a 1 km di distanza un silos corazzato sotterraneo in cemento armato con anima in acciaio), danneggiandone le componenti elettroniche di guida e di detonazione, senza farne scoppiare la testata. Questo grazie ad un’alta fluenza neutronica (bombe al neutrone montate in missili-antimissile iper-veloci come lo Sprint ABM).

Le bombe al neutrone tattiche sono principalmente intese come armi destinate ad uccidere soldati protetti nei loro mezzi corazzati. I veicoli corazzati del tipo AFV sono estremamente resistenti al calore ed all’esplosione causati dalla detonazione di armi nucleari al suolo, questo determina che il raggio efficace di un’arma nucleare contro i tank sia determinato dal raggio entro il quale la radiazione ionizzante è letale (ma la radiazione gamma ricevuta dall’equipaggio viene ridotta del 50% per ogni centimetro di spessore di piombo). Emettendo enormi quantità di radiazione immediatamente letale, e del tipo più penetrante, le testate ER massimizzano il raggio letale di ogni determinato tipo di testata nucleare che possa colpire bersagli corazzati.

Un problema con l’utilizzo delle radiazioni ionizzanti come arma tattica (anti-personnel weapon) è che per incapacitare rapidamente il suo obiettivo, la dose di radiazioni somministrata deve essere di molte volte il livello che si considera invariabilmente letale nell’arco di poche settimane. Una dose di radiazioni pari a 6 Gy viene normalmente considerata letale. Ucciderà almeno la metà di coloro che vi siano esposti, ma non produrrà alcun effetto prima di alcune ore, né impedirà loro di combattere nel frattempo. Le bombe al neutrone venivano proposte per irradiare gli equipaggi dei tank con una dose di circa 80 Gy, in modo da produrre un’immediata e permanente incapacità. Una testata ER da 1 chilotone può produrre questo livello di Gy, dentro un tank T-72 alla distanza di 690 m, in confronto ai 360 m di una bomba a fissione nucleare “pura”. Per causare una dose di 6 Gy, le distanze dallo scoppio sono rispettivamente 1100 m e 700 m, e per i soldati non protetti dentro i tank le esposizioni pari a 6 Gy avvengono a 1350 m e 900 m. Il raggio letale causato dalla sola radiazione, prodotto da armi tattiche al neutrone, eccede il raggio letale dello scoppio e del calore anche per le truppe non protette.

Il flusso di neutroni può indurre quantità significative di radioattività secondaria di breve durata nell’ambiente, nella regione ad alto flusso vicina al punto di scoppio. Le leghe utilizzate nelle corazzature in acciaio possono produrre radioattività che resta pericolosa per 24-48 ore. Se un carro armato esposto a una bomba al neutrone da 1 chilotone a 690 m (il raggio di efficacia per l’immediata messa fuori combattimento dell’equipaggio) viene immediatamente occupato da un nuovo equipaggio, questo riceverà una dose letale di radiazioni nel giro di 24 ore.

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Un importante svantaggio dell’arma è che non tutte le truppe prese di mira moriranno o verranno messe fuori combattimento immediatamente. Dopo un breve attacco di nausea, molti dei colpiti con 5-50 Sv di radiazione sperimenteranno un temporaneo recupero che può durare da giorni a settimane. È stato suggerito che queste truppe, sapendo di dover comunque morire presto, potrebbero combattere fanaticamente, senza l’usuale riguardo per la propria integrità.

Alcune autorità dicono che a causa della rapida attenuazione dell’energia dei neutroni da parte dell’atmosfera (esse sostengono che si riduca di un fattore 10 ogni 500 metri a causa dell’assorbimento da parte dell’ambiente, oltre agli effetti della dispersione tridimensionale) le armi a neutroni sono efficaci solo su breve distanza, e quindi sono pratiche solo con rese relativamente basse. Queste testate ER si dice siano progettate per minimizzare la quantità di energia da fissione e gli effetti dello scoppio prodotto, rispetto alla resa dei neutroni. La ragione principale sarebbe quella di poterle impiegare vicino a forze amiche.

Esiste anche un’altra visione della bomba al neutrone e del suo impiego tattico. Il suo inventore, Samuel Cohen, scrisse un libro nel quale dichiarava che il raggio d’azione effettivo di una bomba al neutrone (quasi pura) superava i 10 km di altitudine. Cohen dichiarò esplicitamente che armi a “radiazioni potenziate” dispiegate in Germania durante la Guerra Fredda erano un compromesso politico, progettate per avere uno scoppio considerevole (sotto forma di luce, incandescenza, e sovrapressione d’aria), con effetti delle radiazioni deliberatamente ridotti per eliminare qualsiasi possibilità di lasciare strutture intatte. Egli prevedeva anche un rilascio di radiazioni pari a 1 kGy “a terra” da una bomba al neutrone pura esplosa a 10 km di altezza.

Lo spettro di assorbimento dei neutroni da parte dell’aria è dibattuto, e può dipendere in parte dall’assorbimento da parte dell’idrogeno del vapore acqueo. Potrebbe quindi variare esponenzialmente con l’umidità, rendendo le bombe al neutrone da alta quota più letali nei climi desertici che in quelli umidi. Questo effetto varia anche con l’altitudine.

Secondo Cohen, una tattica possibile di utilizzo della “vera” bomba al neutrone è quindi quella di lanciarla come arma difensiva contro attacchi corazzati. I civili si riparano in rifugi antiatomici (con rivestimento in piombo e situati molti metri sotto terra) e la bomba viene fatta esplodere 10 km sopra l’attacco corazzato. Si dice che la corazzatura non sia in grado di schermare gli equipaggi di carri armati ed aerei. In un tale evento, alberi e piante di una città verrebbero uccisi dalle radiazioni, ma gli edifici rimarrebbero intatti per il riutilizzo da parte dei civili (che comunque dovrebbero aspettare diversi giorni perché decadano certi isotopi a vita breve). Tali bombe al neutrone sarebbero potenti armi anti-nave, capaci di uccidere i marinai di un’intera squadra navale. Un importante sostenitore della ricerca di Cohen fu la U.S. Navy.

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Si pensa che gran parte dell’arsenale di bombe N degli USA sia stato smantellato dall’amministrazione del presidente George H. W. BushAnche la Francia produsse armi a “radiazione aumentata” nei primi anni ottanta, ma si ritiene che abbia poi distrutto queste sue bombe.

Il “Cox Report” del 1999 indica che la Cina è in grado di produrre la bomba al neutrone, ma in realtà si ignora se qualche Paese attualmente le abbia nel proprio arsenale.

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