Il panorama tecnologico odierno dipende strettamente dai sistemi di navigazione satellitare, noti come GNSS, che gestiscono infrastrutture critiche come reti elettriche e transazioni finanziarie. Recentemente, il satellite sperimentale Pulsar-0 di Xona Space Systems ha fornito una prospettiva inedita su questa tecnologia. Orbitando a 500 chilometri di altitudine, il dispositivo ha mappato per la prima volta l’estensione delle interferenze GPS sopra l’Europa e il Medio Oriente, rivelando una situazione di degrado del segnale più allarmante del previsto.

Mappatura dallo spazio delle interferenze GPS: il caso Pulsar-0
La costellazione Pulsar, che Xona intende completare con 300 satelliti in orbita terrestre bassa, nasce per superare i limiti degli attuali sistemi GPS e Galileo. Questi ultimi operano a oltre 19.000 chilometri dalla Terra, rendendo i loro segnali deboli e facilmente suscettibili a disturbi esterni. La missione di Pulsar-0 è testare tecnologie capaci di offrire una resistenza superiore, garantendo servizi di posizionamento, navigazione e temporizzazione più stabili.
Il fenomeno del disturbo intenzionale dei segnali è diventato una vera emergenza negli ultimi anni. Sia in contesti di conflitto, come lungo i confini russi o nelle aree belliche del Medio Oriente, sia per operazioni illecite in mare, le tecniche di jamming e spoofing vengono sfruttate per manipolare le coordinate o oscurare i segnali. Queste interferenze colpiscono quotidianamente migliaia di voli civili e altre operazioni fondamentali, evidenziando la vulnerabilità delle infrastrutture che reggono la nostra civiltà moderna.
Pulsar-0, pur essendo progettato con segnali 100 volte più potenti rispetto agli standard attuali per contrastare le manomissioni, incorpora un ricevitore GPS per mantenere la compatibilità. Quando il team di Xona ha attivato questo ricevitore per monitorare le performance, è emerso che i segnali satellitari subiscono alterazioni significative sopra le regioni europee e mediorientali. Il confronto con le aree del Nord America, dove il segnale appare perfetto, ha confermato che il problema in queste specifiche zone geografiche è esteso e grave.
L’impatto del degrado sulle orbite terrestri basse
Le misurazioni effettuate da Pulsar-0 mostrano una preoccupante diminuzione dell’intensità del segnale GPS, che passa da 40 decibel a soli 10 decibel in alcune aree critiche. Questo dimostra che anche i satelliti in orbita bassa non sono immuni all’influenza dei disturbatori terrestri. La fascia di interferenza tracciata si estende in modo continuo dalla Francia fino ai confini orientali del Pakistan, mettendo in discussione l’affidabilità del segnale PNT necessario per la sincronizzazione operativa.
Questa perdita di segnale GPS rappresenta una sfida operativa notevole per i satelliti di imaging. Senza una ricezione stabile, diventa impossibile determinare con precisione l’altitudine o la posizione, rendendo difficoltoso lo scatto di immagini mirate su aree specifiche. Anche il puntamento delle antenne di telecomando a terra risulta compromesso, limitando le capacità complessive di gestione della missione. Tale fragilità coinvolge indirettamente anche costellazioni massicce come Starlink, che necessitano del GPS per le manovre di prevenzione delle collisioni.
Oltre alle minacce umane, il segnale PNT affronta pericoli naturali estremi. Eventi come le tempeste solari hanno dimostrato di poter distorcere i segnali GNSS su vasta scala, causando blocchi nei sistemi di agricoltura di precisione per diversi giorni. Questa consapevolezza ha spinto i tecnici a cercare soluzioni alternative urgenti, poiché la dipendenza dal GNSS attuale è totale e qualsiasi interruzione può causare danni economici e operativi significativi a chiunque utilizzi tali tecnologie.
Prospettive future per la navigazione satellitare
Xona Space Systems punta a trasformare radicalmente la resilienza dei servizi di navigazione con la propria costellazione. Grazie alla potenza del segnale LEO che l’azienda intende dispiegare, si prevede che l’area influenzabile dai disturbatori esistenti si ridurrà di circa il 95 percento. Questo cambiamento ridurrebbe significativamente l’impatto dei blocchi, confinandoli a un raggio d’azione molto più limitato e rendendo i sistemi di navigazione notevolmente più robusti e affidabili.
Il piano di implementazione dell’azienda è ben definito e si articola in diverse fasi temporali. Con un finanziamento solido di 170 milioni di dollari, Xona prevede il lancio di un primo blocco di sei satelliti entro il prossimo ottobre. L’avvio della fornitura del servizio base è programmato per l’inizio del 2027, sebbene alcuni clienti nel settore della misurazione del tempo potranno testare coperture intermittenti già entro la fine di quest’anno, iniziando a beneficiare dell’infrastruttura in costruzione.
Le capacità della rete Pulsar cresceranno progressivamente con ogni nuovo lancio programmato. Max Eunice, responsabile della comunicazione di Xona, ha sottolineato come l’espansione della costellazione sbloccherà vantaggi crescenti per diversi segmenti di mercato man mano che il sistema diventerà completo. Il progetto si pone quindi come una risposta concreta e tecnologicamente avanzata alla crescente instabilità che caratterizza l’utilizzo del GPS nel mondo odierno.
Per maggiori informazioni, leggi il comunicato stampa ufficiale.




































