Il supervulcano di Yellowstone sotto osservazione

Una serie di terremoti è stata registrata nel mese di settembre nel Parco Nazionale di Yellowstone e la NASA monitora il supervulcano di Yellowstone due volte al giorno

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Niente allarmismi, ma il supervulcano di Yellowstone torna a far parlare di sé per un incremento dell’attività sismica registrata nel mese di agosto e tutt’ora in corso.

Giovedì 10 settembre lo United States Geological Survey (USGS) ha registrato 91 terremoti nell’arco di 24 ore nell’area compresa tra West Thumb sul lato sud-occidentale dello Yellowstone Lake e lo Heart Lake, quindici chilometri più a sud. Lo sciame sismico, per quanto significativo in termini di quantità, non desta, al momento, preoccupazione da parte dei ricercatori.


Nel 2017 il sistema di monitoraggio del parco ha registrato tra giugno e settembre oltre 2.400 eventi sismici, di cui, il più intenso, ha raggiunto i 4.4 gradi di magnitudo.

Lo USGS ha tenuto ha tenuto a rassicurare la popolazione e al momento il sistema di allerta del supervulcano di Yellowstone è a livello 1 (normale).

In aiuto dei ricercatori è intervenuta anche la NASA che grazie a un sistema di satelliti rileva i cambiamenti termici sulla superficie del parco fornendo indicazioni ulteriori su di un’eventuale eruzione.

L’ultimo grande evento di questo tipo si è verificato 630mila anni fa portando alla formazione dell’attuale Caldera di Yellowstone e all’impressionante formazione tufacea del Lava Creek, nell’area orientale del parco.

Vale la pena ricordare che fino agli anni Sessanta del secolo scorso, per quanto si sapesse da tempo che l’area del parco era di natura vulcanica, nessuno si era ancora preoccupato di trovare il vero e proprio vulcano. Se pensiamo a oggetti naturali di questo tipo vengono in mente le silhouette del Monte Fuji in Giappone o del Vesuvio in Italia formatisi per fuoriuscita del materiale magmatico che produce, come risultato, il classico cono vulcanico.

Eventi di questo tipo possono verificarsi in tempi brevissimi come nel caso del vulcano Paricutin in Messico che nell’arco di un anno ha raggiunto l’altezza di 400 metri diventando il vulcano più giovane del mondo. Un evento unico, avvenuto nel 1943 e che fu seguito con estremo interesse da scienziati e ricercatori.

Nel caso del supervulcano di Yellowstone, come scoprì Bob Christiansen dello USGS negli anni Sessanta, la caldera non era visibile perché l’intera area del parco costituiva la caldera stessa; le sue dimensioni erano di 9mila chilometri quadrati e il cratere, formatosi 630mila anni fa, aveva un diametro di quasi 65 chilometri.

Al di sotto del parco il punto caldo di quello che sarebbe diventato il supervulcano di Yellowstone, la cui deflagrazione rischierebbe di provocare danni umani e ambientali su scala globale.

Come avvenuto nel 1883 durante l’eruzione del Krakatau, in Indonesia, che provocò un’onda anomala di oltre 40 metri e il cui boato venne avvertito a migliaia di chilometri di distanza. Nulla di paragonabile, comunque, alle conseguenze di un’eventuale esplosione della caldera di Yellowstone.

Per questa ragione l’attività di monitoraggio, all’interno dell’area del parco, è costante, affidata a una rete di sensori e al contributo, come abbiamo visto, dei satelliti della NASA.

Supervulcano di Yellowstone, si può prevedere quando erutterà?

Se anche ancora è impossibile prevedere gli eventi sismici, i ricercatori sono oggi in possesso di nuovi strumenti e modelli predittivi su dove e quando eventi vulcanici potrebbero verificarsi.

Un recente studio pubblicato sulla rivista Science Advances, condotto da un gruppo di ricerca guidato da Eleonora Rivalta del Centro di ricerca sulle Geoscienze di Potsdam, ha integrato modelli di fisica dei vulcani ad analisi statistiche per prevedere le prossime eruzioni.

Questo strumento predittivo è stato sperimentato nell’area dei Campi Flegrei in un arco di tempo di cinque secoli. Il risultato è stato molto incoraggiante, visto che il modello ha previsto l’apertura di una nuova bocca nella zona di Monte Nuovo, dove effettivamente nel 1538 si è verificato un evento vulcanico.

Questo strumento potrebbe rivelarsi decisivo per la gestione delle criticità in aree vulcaniche, ma al momento deve trovare ulteriori conferme, per essere applicato alle diverse categorie di vulcani.

Non ci resta che attendere ulteriori studi e affidarci agli attuali sistemi di monitoraggio per tenere d’occhio questi oggetti naturali tanto affascinanti quanto inafferrabili.