L’evento di estinzione di massa del Devoniano fu causato dalla riduzione dell’ozono

La riduzione dello strato di ozono si è verificato in un periodo di grande riscaldamento globale seguito ad un'era glaciale. I ricercatori suggeriscono che oggi la Terra potrebbe raggiungere temperature comparabili che potrebbero scatenare un evento di estinzione di massa di proporzioni simili

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Nel tardo Devoniano, circa 360 milioni di anni fa, avvenne un evento di estinzione di massa che portò alla fine di gran parte della vita terrestre e delle piante d’acqua dolce.

L’estinzione, dimostrata dai ricercatori dell’Università di Southamptone, fu causata da una breve riduzione dello strato di ozono che proteggeva la vita presente sulla Terra dai danni delle radiazioni ultraviolette (UV) emesse dal Sole.

Questo meccanismo, recentemente scoperto, ha profonde implicazioni per il nostro pianeta che attraversa una fase di riscaldamento globale.

i ricercatori dell’Università di Southamptone sono riusciti a dimostrare che alte dosi di raggi ultravioletti (UV) ridussero le foreste e i loro ecosistemi uccidendo un grande numero di pesci e tetrapodi (i nostri quattro antenati) alla fine del devoniano, quasi 360 milioni di anni fa. 

La riduzione dello strato di ozono si verificò in un periodo di grande riscaldamento globale seguito ad un’era glaciale.



I ricercatori suggeriscono che oggi la Terra potrebbe raggiungere temperature comparabili che potrebbero scatenare un evento di estinzione di massa di proporzioni simili. I loro risultati sono stati pubblicati sulla rivista Science Advances.

Evento di estinzione di massa: le prove

I ricercatori hanno raccolto alcuni campioni di rocce durante le spedizioni nelle regioni polari montuose della Groenlandia orientale, che nel tardo Devoniano formavano un enorme e antico letto di lago nell’arido interno del Vecchio continente di arenaria rossa, formato da Europa e Nord America.

Questo antico lago era situato nell’emisfero meridionale della Terra e sarebbe stato simile al moderno Lago Ciad che oggi si trova ai margini del deserto del Sahara.

Altri campioni sono stati prelevati dalle montagne andine sopra il lago Titicaca in Bolivia. Questi campioni prelevati dal continente sudamericano provengono dal continente meridionale del Gondwana, che era più vicino al polo sud della Devonia.

Tutte queste rocce hanno mostrato indizi su ciò che accadde ai margini della calotta glaciale devoniana, consentendo un confronto tra l’evento di estinzione vicino al polo e vicino all’equatore.

Una volta portate in laboratorio, le rocce sono state sciolte in  acido fluoridrico, processo che ha permesso il recupero di microscopiche spore di piante (qualcosa di simile al polline ma rilasciato da piante primitive come le felci che non producevano semi o fiori). Le spore sono rimaste intrappolate e conservate nelle rocce per milioni di anni.

Una volta analizzate al microscopio, gli scienziati hanno scoperto che molte delle spore presentavano delle strane spine sulla loro superficie; una risposta alle radiazioni UV che ne danneggiarono il DNA. Inoltre, molte spore presentavano pareti scure pigmentate, ritenute una sorta di ‘abbronzatura‘ protettiva, causate dai livelli UV elevati e dannosi.

I ricercatori sono giunti a una conclusione, durante un periodo di rapido riscaldamento globale, lo strato di ozono si deve essere assottigliato per un breve lasso di tempo, esponendo molte forme di vita a livelli elevati di radiazioni UV innescando un evento di estinzione di massa sulla superficie e in acque poco profonde, al confine tra le epoche del Devoniano e del Carbonifero.

Il ruolo del surriscaldamento globale nell’evento di estinzione di massa

Con lo scioglimento delle calotte glaciali, si verificò un riscaldamento globale. L’aumento di temperatura portò a una serie di reazioni chimiche che condussero alla riduzione dello strato di ozono nell’atmosfera superiore. Questo permise ai raggi ultravioletti di filtrare attraverso l’atmosfera per alcune migliaia di anni.

John Marshall, della School of Ocean and Earth Science dell’Università di Southampton, esploratore del National Geographic, e a capo della ricerca, ha commentato:

“Il nostro scudo di ozono è svanito per un breve periodo, in coincidenza con un breve e rapido riscaldamento del Terra. Il nostro strato di ozono viene costantemente generato e distrutto nel suo ciclo naturale – e abbiamo dimostrato che ciò è accaduto anche in passato, senza un catalizzatore, come un’eruzione vulcanica su scala continentale”.

Molte piante sopravvissero all’evento di estinzione di massa, anche se pesantemente danneggiate dal collasso dell’ecosistema delle foreste. Si estinse il gruppo dominante di pesci corazzati, mentre sopravvissero i pesci dotato di scheletro osseo e gli squali, che dominano i mari e gli oceani ancora oggi.

L’evento di estinzione di massa avvenne in un momento fondamentale per l’evoluzione dei nostri antenati, i tetrapodi. I primi tetrapodi erano pesci che sostituirono le pinne con arti adeguati alla locomozione sul terreno, ma che ancora vivevano principalmente nell’ambiente acquatico.

Gli arti di questi tetrapodi erano provvisti di un numero variabile di dita. L’estinzione contribuì a mutare la direzione della loro evoluzione in quanto i sopravvissuti all’estinzione avevano un numero dita ridotto a cinque.

Il professor Marshall sostiene che i risultati del suo team hanno implicazioni sorprendenti per la vita sulla Terra come la conosciamo oggi:

Le stime attuali suggeriscono che raggiungeremo temperature globali simili a quelle di 360 milioni di anni fa, con la possibilità che un simile crollo dello strato di ozono possa verificarsi di nuovo, esponendo la vita sulla superficie e nelle acque poco profonde a radiazioni mortali. Se queste conclusioni venissero confermate, l’attuale allarme per il riscaldamento globale diventerebbe immediatamente un’emergenza climatica”.

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