Ediacarano Cambriano: scoperto legame evolutivo

I paleontologi trovano un legame evolutivo tra l'Ediacarano e i primi animali multicellulari del Cambriano

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Andando a ritroso nei secoli, è possibile scrutare come nelle rocce e sedimenti vari sia conservata la vita primitiva. Osservando gli aggregati minerali di tre miliardi di anni fa, compaiono, infatti, le tracce dei primi organismi che, nel tempo, assumono una forma strutturale sempre più complessa. Già 600 mln di anni fa, nel periodo chiamato Cambriano, si assiste ad una vera esplosione di vita, documentata dai numerosi fossili rinvenuti in varie zone del pianeta che dimostrano tangibilmente la complessità e varietà degli organismi.

Si tratta di esseri viventi prevalentemente marini, come molluschi, vermi ed echinodermi (cioè imparentati con le attuali specie marine).

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Alla base di ogni classificazione, c’è sempre “la specie” che costituisce la suddivisione più chiaramente definita nella sistematica e, inoltre, ogni genere è presumibilmente originario da un unico progenitore (stessa famiglia) e sulla base di questo pensiero avviene un determinato criterio evolutivo che permette, poi, di individuarne la classe.

Nello sguardo d’insieme che diamo agli organismi, è possibile determinare un piano strutturale degli stessi, in modo da vedere come la vita, gradualmente, passa a forme sempre più complesse o – di contro – come sia stata possibile l’estinzione.

A tal proposito alcuni paleontologi, tra gli antenati marini, sono riusciti a delineare la prima conservazione tridimensionale dei tessuti molli in Namacalathus hermanastes, un metazoo scheletrico (animale multicellulare) vissuto circa 547 milioni di anni fa (periodo Ediacarano) in quella che oggi è la Namibia; e hanno stabilito un forte legame evolutivo tra l’Ediacarano e i primi metazoi del Cambriano.

I paleontologi trovano un legame evolutivo tra Ediacarano e Cambriano

Il namacalato (Namacalathus hermanastes) oramai estinto, è stato scoperto nei terreni del Proterozoico superiore (Ediacarano, circa 550 milioni di anni fa). I suoi resti sono stati rinvenuti nel Nama Group in Namibia.

Il nome Namacalathus significa all’incirca “calice di Nama”, dal greco kalathos. L’epiteto che gli fu attribuito per via del periodo geologico in cui sono stati trovati i fossili, ha l’aggiunta di hermanastes, che proviene sempre dal greco e significa “abitante dei fondali”.

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Ma perché questo nome, “Calice”?

Questo organismo multicellulare è davvero senza paragoni. La forma è proprio simile a un calice appoggiato su uno stelo. Anche se qualcuno la definisce una sfera. Il corpo (gambo) è cavo per tutta la sua lunghezza, lungo 3 cm e dal diametro di 2 mm. Aveva un grande foro centrale nella sfera. I bordi erano curvati all’esterno.  Intorno alla superficie del capo, (calice) c’erano delle fessure, dove le pareti erano leggermente incurvate verso l’interno.

I fossili di namacalato rinvenuti, sono simili a cristalli di calcite e la loro morfologia originale è sconosciuta. Lo strato esterno dell’organismo, è dello spessore di 0,1 mm. Dunque sono state deformate dal peso dei sedimenti esterni. In ultima analisi, è opportuno rilevare che a causa della complessa forma tridimensionale del namacalato, i suoi resti fossili sono spesso catalogati in un’ampia varietà di forme come cerchi, esagoni o ettagoni irregolari, ma anche come cuore o mezzelune.

Il namacalato e le sue origini

Fino a poco tempo fa si sapeva poco sulle origini degli animali che si sono evoluti durante l’esplosione Cambriana a causa della mancanza di prove fossili ben conservate. Le misteriose origini degli animali che si sono evoluti in quel periodo, sconcertarono il naturalista del XIX secolo Charles Darwin (spesso viene definito il dilemma di Darwin).

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Prima del nuovo studio, si era dimostrato difficile rintracciare i legami con gli animali primitivi perché i loro tessuti molli – che forniscono indizi vitali sulle origini degli animali – di solito si disgregano nel tempo.

Durante il lavoro sul campo in Namibia, la professoressa Rachel Wood dell’Università di Edimburgo e colleghi, hanno riportato alla luce i resti fossili ben conservati di Namacalathus hermanastes.

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Utilizzando le radiografie a raggi X, hanno trovato alcuni dei tessuti molli degli animali perfettamente conservati all’interno dei fossili da un minerale metallico chiamato pirite. Fino ad ora, i paleontologi avevano identificato solo resti scheletrici di Namacalathus hermanastes.

Lo studio e l’origine dell’esplosione Cambriana

La prof.ssa Wood e i co-autori hanno poi esaminato i tessuti molli dell’animale Ediacarano e li hanno confrontati con quelli degli animali che si sono evoluti in seguito. Hanno scoperto che Namacalathus hermanastes era un precursore delle specie apparse durante l’esplosione del Cambriano. Tra di loro ci sono tipi di vermi e molluschi preistorici.

“Si tratta di fossili eccezionali, che ci danno un’idea dell’affinità biologica di alcuni degli animali più antichi”, ha detto la professoressa Wood. “Ci aiutano a rintracciare le radici dell’esplosione Cambriana e l’origine dei gruppi animali moderni. Una tale conservazione apre molte nuove vie di ricerca sulla storia della vita che prima non era possibile”.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Science Advances.