giovedì, Aprile 3, 2025
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Come nascono le magnetar

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Alcuni dei campi magnetici più potenti mai rilevati nell’Universo provengono dalle magnetar. Ora potremmo finalmente avere capito come si formano questi strani oggetti.

Simulazioni al computer ampie e complesse, dettagliate in un nuovo studio, mostrano che la collisione di due stelle può produrre una stella massiccia con un campo magnetico particolarmente forte. Quando questa grande stella muore esplodendo in una supernova, potrebbe diventare una stella di neutroni eccezionalmente magnetica, una magnetar.

Questa non è un’idea completamente nuova, ma ora ci sono alcune prove certe a supporto: la modellazione al computer applicata alla stella magnetica Tau Scorpii, situata a circa 500 anni luce dalla Terra e grande circa 15 volte la massa del nostro Sole.

Fino ad ora, non siamo stati in grado di testare questa ipotesi perché non avevamo gli strumenti computazionali necessari“, afferma l’astrofisico Sebastian Ohlmann, della Max Planck Society in Germania.

Tau Scorpii era già stata identificata in passato come il probabile risultato di una fusione tra stelle e i ricercatori l’hanno considerata il candidato naturale sul quale effettuare le analisi attraverso il loro avanzato codice di simulazione dinamica AREPO.

Dopo aver analizzato i numeri, AREPO ha dimostrato che la notevole turbolenza della collisione di due stelle potrebbe alla fine condurre ai forti campi magnetici che vediamo intorno a una stella come Tau Scorpii.

Insomma, secondo i ricercatori quando queste massicce stelle magnetiche esplodono generando una supernova, il risultato finale potrebbe essere una magnetar. Tuttavia, le magnetar sono notoriamente difficili da individuare per gli astronomi, perché in alcuni casi le loro eruzioni di energia magnetica possono durare solo poche ore, prima che la loro attività si quieti.

Si ritiene che le magnetar generino i campi magnetici più forti nell’Universo – fino a cento milioni di volte più forti del campo magnetico più forte mai prodotto dagli umani“, afferma l’astrofisico Friedrich Röpke, dell’Istituto di studi teorici di Heidelberg in Germania.

In generale, le fusioni stellari, fenomeni relativamente frequenti, si ritiene siano responsabili della formazione di circa il 10 percento delle stelle massicce della Via Lattea e, tra queste, il numero delle magnetar è di circa 1 su 10.

Un ulteriore suggerimento che questa ipotesi sia corretta viene dalla rarità di stelle magnetiche massicce nei sistemi binari, suggerendo che un certo tipo di fusione è già avvenuta in questi tipi di stelle.

Giungere a questa scoperta non è stato né facile né rapido: l’idea che alcune stelle massicce possano generare campi magnetici su larga scala vicino alle loro superfici è emersa nel 1947 ed è da allora che si cerca di comprendere questo fenomeno. I campi magnetici attorno alle stelle più piccole, come il nostro Sole, sono stati più facili da spiegare per gli scienziati.

Quel che è certo è che c’è ancora molto da scoprire su queste enormi stelle magnetiche e sulle magnetar ad alta resistenza in cui alcune di esse si sviluppano.

Fonte: Nature .

Entro la metà del secolo le ondate di calore potrebbero aumentare per temperature, estensione e durata

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Il nostro pianeta si è letteralmente “cotto” nell’ultima estate, subendo temperature mai registrate prima d’ora e ondate di calore diffuse in tutto il mondo. I ricercatori, si aspettano che l’intensità di calore e la frequenza possano solo aumentare in futuro, continuando a registrare un surriscaldamento del clima. Tuttavia, un aspetto rimasto fin’ora trascurato è la dimensione spaziale delle ondate di calore, nonostante sia un fattore molto importante.

I ricercatori, finanziati in parte dal programma di monitoraggio e osservazione del clima, dell’Ufficio del programma NOAA, per la prima volta hanno esaminato la dimensione spaziale delle ondate di calore, in due diversi scenari in un lasso temporale di metà secolo. Il primo scenario valutato riguarda un emissione di gas a effetto serra medio, il risultato ottenuto è un aumento di ondate di calore del 50%. Il secondo scenario preso in esame è una concentrazione di gas a effetto serra elevata, questa condizione farebbe registrare una dimensione media in aumento fino all’80% e ondate di calore con temperature raddoppiate.

Brad Lyon, professore associato di ricerca presso l’Università del Maine, e autore principale del nuovo documento pubblicato su Environmental Research Letters, afferma che “L’aumento delle dimensioni fisiche delle regioni colpite potrà causare alle persone, esposte alle temperature alte, stress da calore. L’innalzamento delle ondate di calore, aumenterebbero anche i carichi elettrici e il picco di richiesta di energia sulla rete per l’utilizzo di climatizzatori”.

I ricercatori, hanno scoperto oltre alla dimensione delle ondate di calore che potrebbero colpire la popolazione, altri fattori correlati, come durata, magnitudo e gradi di raffreddamento (una misura utile per calcolare il consumo di energia) che potrebbero aumentare notevolmente.

Tuttavia, Brad Lyon, ha osservato tutti i risultati, non rimanendone particolarmente sorpreso. “L’aumento delle ondate di calore sia in dimensione che in durata è coerente con un clima caldo” ha spiegato BradLyon. “La novità della nostra ricerca sta nel modo in cui lo abbiamo studiato e calcolato, considerando anche le dimensioni come nuova grandezza per le ondate di calore”.

Le dimensioni delle ondate di calore sono importanti per la popolazione

Le ricerche svolte precedentemente calcolavano le statistiche delle ondate di calore a livello locale, utilizzando fattori come la frequenza per ogni posizione o punto della griglia, successivamente aggregavano i risultati per vedere i modelli spaziali. I ricercatori, hanno analizzato le ondate di calore e quantificato i loro fattori, come regioni connesse che si muovono e cambiano in dimensione e forza, nel corso della loro durata.

Brad Lyon, chiarisce che “E’ un po come guardare cosa fanno dei gruppi di persone che si muovono in un parco, piuttosto che contare soltanto quante persone di tutti quei gruppi sono entrate nel parco”.

I ricercatori, spiegano che, lo stress di un ondata di calore contiguo in una regione è ben diverso da condizioni sparse che si sommano in un area della stessa dimensione.

Tony Barnston, Capo meteorologo dell’International Research Institute for Climate and Society della Columbia University e coautore dello studio spiega “Se è in atto una grande ondata di calore contigua in un area altamente popolata, diventerebbe complicato soddisfare la richiesta energetica di quanto non lo sarebbe per aeree più piccole con ondate di calore minori, che se combinate insieme, hanno le stesse dimensioni”.

I ricercatori, analizzando le ondate di calore dalla prospettiva illustrata, sono riusciti a valutare in quale modo le dimensioni delle ondate di calore, oltre a fattori come intensità e frequenza, possono influire sulla popolazione.

Considerare la dimensione dell’ondata di calore nella pianificazione futura

I ricercatori, grazie allo studio, sono in  grado di aiutare le aziende che forniscono servizi di pubblica utilità, a testare le loro capacità energetiche e soddisfarne la richiesta durante un ondata di calore di dimensioni estese. Lo studio effettuato sarà in grado di aiutare a condurre e pianificare la gestione futura.

“La dimensione delle ondate di calore è un aspetto che la popolazione non prende molto in considerazione” spiega Brad Lyon, “E’ un diverso punto di vista nel quale visualizzarli e valutarne gli impatti”.

Lo studio mette in evidenza che, se i gas a effetto serra non diminuiranno e di conseguenza le dimensioni delle ondate di calore aumenteranno, gli impatti sui sistemi energetici e sulla salute pubblica potrebbero intensificarsi.

Fonte: Phys.org

La nostra galassia assorbe più gas di quanto gli astronomi si aspettassero

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Prima di questo nuovo studio, gli astronomi sapevano che grandi quantità di gas entrano ed escono dalla Via Lattea, ma non conoscevano le quantità di gas in entrata rispetto a quello in uscita.

L’equilibrio tra questi due processi è importante perché regola la formazione di nuove generazioni di stelle e pianeti.

Ci aspettavamo di trovare un equilibrio tra afflusso e deflusso di gas, ma 10 anni di dati all’ultravioletto raccolti da Hubble hanno dimostrato che nella Via Lattea entra più gas di quanto ne esce“, ha dichiarato l’autore principale Dr. Andrew Fox, astronomo dello Space Telescope Science Institute.

Per ora, la fonte del gas in eccesso in eccesso rimane un mistero“.

Una possibile spiegazione è che il nuovo gas potrebbe provenire dal mezzo intergalattico“.

Il Dr. Fox e i suoi colleghi hanno esaminato gli archivi di Hubble, analizzando oltre 200 osservazioni all’ultravioletto dell’alone diffuso che circonda il disco della nostra Galassia.

Il dettaglio dei dati ha fornito uno sguardo senza precedenti al flusso di gas attraverso la Via Lattea e hanno permesso il primo inventario di tutto il gas della galassia.

Poiché le nuvole di gas della Via Lattea sono invisibili, i ricercatori hanno usato la luce dei quasar sullo sfondo per rilevare queste nuvole e il loro movimento.

Quando la luce del quasar raggiunge la Via Lattea, passa attraverso le nuvole invisibili“, hanno spiegato.

Il gas tra le nuvole assorbe determinate frequenze di luce, lasciando impronte digitali rivelatrici nella luce del quasar“.

Il team ha individuato l’impronta digitale del silicio e l’ha usato per tracciare il gas attorno alla Via Lattea.

È possibile distinguere le nuvole di gas in uscita grazie allo spostamento Doppler della luce che le attraversa: le nuvole di gas in avvicinamento alla Via Lattea sono più blu e le nuvole in uscita sono più rosse.

Studiare in dettaglio la nostra galassia fornisce la base per comprendere le galassie nell’universo e ci siamo resi conto che la nostra galassia è più complicata di quanto immaginassimo“, ha affermato il co-autore Dr. Philipp Richter, astronomo dell’Università di Potsdam.

Studi futuri esploreranno la fonte del surplus di gas in entrata, nonché se altre grandi galassie si comportano in modo simile“.

risultati saranno pubblicati sull’Astrophysical Journal.

Fonte: Andrew J. Fox et al . 2019. I tassi di afflusso e deflusso di massa della Via Lattea. ApJ , in corso di stampa; arXiv: 1909.05561

A cosa servono i robot della polizia che pattugliano l’area di Los Angeles?

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I robot di sicurezza Knightscope in forza alla polizia di Los Angeles potrebbero non essere molto efficienti nel loro lavoro.

secondo quanto riportato da NBC News: nei giorni scorsi una donna, testimone di una rissa in corso tra diverse persone all’interno di un parco nei pressi di Los Angeles, ha tentato di segnalare la cosa alla polizia tramite uno dei robot di pattuglia nell’area. Ai tentativi della donna di richiamare l’attenzione, il robot ha risposto semplicemente di “circolare” e ha continuato lungo il suo percorso predeterminato.

La polizia non è intervenuta fino a quando altri testimoni hanno chiamato direttamente il 911. Tanto è bastato per sollevare interrogativi circa l’effettiva funzione che questi robot ricoprano effettivamente nell’ambito del “serve & protect” della polizia.

Si è scoperto che il robot, un modello K5 chiamato evocativamente “HP RoboCop”, pattuglia il parco per conto del dipartimento di polizia – ma non è provvisto di alcuna possibilità di comunicare con la centrale e di convocare agenti umani sulla scena, come ha spiegato alla NBC il capo della polizia di Huntingdon Park.

Invece, ha detto, le chiamate vengono inoltrate alla Knightscope, e continuerà ad essere così fino a quando il dipartimento di polizia non svilupperà i protocolli per gestire le chiamate effettuate attraverso l’agente robot. È una notizia sorprendente, dato che il robot pattuglia il parco da giugno.

Il fatto che le persone presumano che il robot, che ha la parola “polizia” impressa su di esso in grandi lettere, possa collegarle al dipartimento di polizia rivela quanto siano nebulose le funzioni di questi robot. Soprattutto dopo l’evidenza che operano senza alcun tipo di reale funzione pubblica.

Ci metteremo nei guai se lo tocchiamo?” ha chiesto alla NBC Violete Alvaraz, residente nella zona e in visita nel parco. “Chi lo sta guidando? Non so come funzioni. Devo ancora chiamare il 911?

Insomma, RoboCop è ancora lontano e questi robot, al momento, sembrano solo un nuovo strumento per spendere inutilmente soldi pubblici.

Questo articolo è stato originariamente pubblicato da Futurism. Leggi l’ articolo originale.

La negoziazione sindacale e la necessità di formazione specifica

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Le capacità di negoziazione, anche in materia sindacale, in sostanza, si riferiscono all’abilità di contrattare con qualcuno che ha obiettivi, bisogni e punti di vista diversi dai nostri, facendo in modo di trovare un terreno comune e raggiungere un accordo consensuale.

Per iniziare una buona negoziazione è necessario rendersi conto che le parti sedute intorno ad un tavolo di trattativa sono in attesa di una risoluzione che permetta di smussare le differenze per poter raggiungere il miglior risultato finale possibile per sé stessi o l’organizzazione che rappresentano, in funzione delle necessità di tutte le parti in causa.

Per raggiungere questo risultato è fondamentale l’utilizzo delle proprie capacità di negoziazione.

Molte persone ritengono che la negoziazione sia solo la capacità di ognuno di raggiungere determinati obiettivi mentre, in realtà, si tratta di sapere andare d’accordo con altre persone che hanno necessità ed obiettivi diversi. L’inclinazione verso l’essere equi, il mantenimento delle relazioni e la ricerca di vantaggi reciproci sono le chiavi per il successo delle capacità di negoziazione.

Perché è importante la negoziazione

Nell’economia attuale, c’è una crescente necessità per le aziende di collaborare tra loro. Ovviamente, quando due o più aziende collaborano, si presentano esigenze diverse come conseguenza di desideri, scopi, opinioni e credenze delle parti riunite, per cui conflitti e divergenze sono inevitabili. Troppo spesso, tuttavia, i manager non riescono a capire l’importanza della comprensione e della definizione delle priorità reciproche, applicando le capacità di negoziazione al buon funzionamento delle loro attività e collaborazioni.

Questi criteri si applicano anche, come ci insegna Stefano Beretta, alla negoziazione sindacale, un’area delle relazioni in cui rappresentanti sindacali e responsabili delle risorse umane, spesso, si approcciano in modo completamente opposto.

Avere individui con ottime capacità di negoziazione può contribuire al successo dell’organizzazione perché:

  • Buone capacità di negoziazione aiutano a costruire relazioni essendo l’obiettivo quello di favorire l’avviamento della collaborazione nonostante la differenza di interessi.
  • Buone capacità di negoziazione permettono di giungere a soluzioni di qualità che durano più a lungo, invece che a soluzioni a breve termine che non riescono a soddisfare completamente una delle parti. Questo perché la negoziazione permette di fare concessioni su cose di secondaria importanza ottenendo, dall’altra parte, qualcosa che riveste una priorità maggiore.
  • Buone capacità di negoziazione aiutano anche a evitare conflitti e problemi futuri lasciando entrambe le parti ugualmente soddisfatte senza ostacoli alla comunicazione per il futuro. Migliorando, quindi, la propensione a lavorare di nuovo insieme sul progetto attuale e quelli futuri.

Sostenere una negoziazione sindacale, in effetti, non è molto diverso da una qualsiasi negoziazione di natura commerciale e le due tipologie di negoziazione si distinguono tra loro per il peso che hanno alcuni strumenti di tecnica negoziale.

Come migliorare nella negoziazione sindacale

Anche se spesso non ne siamo consapevoli, durante la nostra giornata trascorriamo un tempo significativo usando le nostre capacità di negoziazione in transazioni formali o interazioni di routine informali. Pertanto, adottare le seguenti misure può aiutarci a migliorare le capacità di negoziazione e raggiungere con successo gli obiettivi:

  • Prepararsi in anticipo. Invece di adottare un approccio standard, è meglio pensare in anticipo all’accordo che si desidera fare e apportare modifiche al proprio approccio in base alla situazione particolare. Ad esempio, può essere importante, prima dell’inizio della negoziazione, effettuare una verifica sugli equilibri di potere all’interno della delegazione sindacale. Questo permetterà di sapere fin da subito chi si deve principalmente convincere affinché la negoziazione vada a buon fine. Si ritiene spesso che la negoziazione sia una competizione sul raggiungimento di un determinato obbiettivo. Pertanto, invece di negoziare per istinto, è sempre meglio capire e concentrarsi sul reale bisogno della parte avversaria al fine di trovare una soluzione reciprocamente soddisfacente.
  • Migliora tutte le altre abilità che completano le capacità di negoziazione. Per avere le capacità di negoziazione ideali, bisogna affinare alcune altre abilità tratte da una vasta gamma di discipline come la strategia, la pianificazione, la comunicazione, la persuasione, il lavoro di squadra e molti altri. Il miglioramento di questi dovrebbe comportare anche un miglioramento delle capacità di negoziazione. Le moderne tecniche negoziali hanno il pregio e l’elasticità di permettere agli attori di sparigliare le carte ed accelerare il negoziato pur mantenendone il controllo.

Programmi di formazione. Le skills necessarie per essere un buon negoziatore vanno apprese ed affinate. Poiché la negoziazione, e soprattutto quella sindacale,  richiede il confronto diretto, la lettura di libri non porta a molti miglioramenti. È necessario impegnarsi in programmi di formazione che consentano di prendere parte a simulazioni come giochi di ruolo e discussioni di feedback per migliorare acquisendo quell’esperienza di base che solo la pratica sul campo può dare.

La ricerca della vita su Marte

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Molto tempo fa in una galassia… beh, non così lontano…

In effetti, nella nostra galassia, la Via Lattea…

E in effetti, nel nostro sistema solare…

Marte era un posto molto diverso.

Oggi il pianeta rosso è noto per il suo… rossore. È diventato un deserto arido e gelido con nient’altro che chilometri di polvere e sabbia soffiati dal vento per tutto il pianeta. Quella poca atmosfera che ha (meno dell’uno percento della pressione atmosferica della Terra) è fatta quasi interamente di anidride carbonica.

L’aria è così sottile su Marte che venti forti come quelli di un uragano non ti scompiglierebbe nemmeno un capello sulla testa (e non dovrebbe succedere perché dovresti indossare una tuta spaziale sulla superficie di Marte).

Ma, per qualche motivo, siamo ossessionati dall’idea di mandare persone su Marte e forse persino dalla costruzione di una colonia.

La verità è che siamo in ritardo di circa 3 miliardi di anni.

Possiamo vedere su Marte le prove del passaggio di acqua liquida: il solco dei fiumi e canyon inariditi scolpiti dall’acqua che scorre. Vediamo sedimenti che possono essersi formati solo sul fondo di un oceano. Le indicazioni di un vasto sistema idrologico sono proprio lì di fronte a noi.

E allora, cos’è successo?

Il problema è che Marte è semplicemente troppo piccolo. Un tempo aveva un nucleo fuso come quello della Terra. E questo nucleo fuso è stato in grado di alimentare un grande campo magnetico intorno al pianeta. Quel campo magnetico, come quello della Terra, deviava le particelle cariche di alta energia che fluiscono costantemente dal sole, qualcosa che chiamiamo vento solare.

Ma a causa delle sue dimensioni ridotte, il nucleo di Marte si è raffreddato molto in fretta. Una volta raffreddato il nucleo, il campo magnetico si è spento. In assenza di campo magnetico, la sua atmosfera è rimasta esposta al vento solare, che la depauperò nel corso di alcune centinaia di milioni di anni.

Con l’atmosfera quasi completamente dispersa nello spazio, la pressione dell’aria è scesa quasi a zero e gli oceani sono evaporati. Il ferro naturalmente abbondante sulla superficie di Marte si arrugginì e il pianeta si trasformò nel deserto rosso senza vita che è oggi.

La vita a quel tempo prosperava sul cugino della Terra? 

Onestamente non lo sappiamo

Certamente, la vita sulla Terra iniziò proprio in quel periodo, quindi che si fosse affermata anche su Marte non è fuori dal regno delle possibilità. Ma è improbabile che quella vita sia sopravvissuta fino ai giorni nostri.

Certo, su Marte c’è del ghiaccio d’acqua, e nemmeno poco, ma la sola acqua liquida disponibile è presente a centinaia di metri di profondità e con concentrazioni altissime di sali che l’ha salvata dalla glaciazione.

Sappiamo che sulla Terra alcuni laghi subglaciali sepolti in profondità sotto il ghiaccio hanno conservato alcune forme di vita e sappiamo che alcuni microbi detti estremofili riescono a sopravvivere in condizioni ambientali davvero estreme, anche simili a quelle di Marte.

Ma davvero, ammesso che Marte abbia mai ospitato organismi estremofili, avrebbero potuto resistere per tre miliardi di anni? 

Le probabilità che Marte ospiti ancora vita in qualche forma, ammesso ne abbia mai avuta, sono così basse da essere quasi trascurabili e la nostra migliore speranza è quella di trovare segni che ci confermino che il Pianeta Rosso una volta la ospitava.

Significherebbe che la vita non è un incidente di percorso, casualmente realizzatosi sulla Terra, ma un fenomeno che, se si è ripetuto almeno due volte nel nostro sistema solare, e potrebbe essersi ripetuto anche su alcune delle lune di Giove e Saturno, potrebbe essere molto comune in qualsiasi punto dell’universo.

Quando e se gli umani finalmente atterreranno su Marte, sarà probabilmente la prima volta che Marte ospiterà la vita in miliardi di anni.

Utilizzate cellule muscolari animali coltivate in laboratorio per creare una bistecca attraverso una stampante 3D sulla ISS

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Più vicina per gli astronauti la possibilità di poter un giorno gustare una bella cena basata su carne arrosto invece dei soliti cibi liofilizzati e poi reidradati. Questo dopo che è andato a buon fine un esperimento effettuato sulla Stazione Spaziale Internazionale in cui si è potuta letteralmente stampare una bistecca con una stampante 3D utilizzando cellule muscolari animali coltivate in laboratorio.  

La bioprinter ha stampato tessuti di carne bovina, di coniglio e di pesce utilizzando campi magnetici in microgravità, ha spiegato la società russa di tecnologia medica coinvolta nell’esperimento.

L’esperimento – una collaborazione internazionale che coinvolge società statunitensi, russe e israeliane – è stato condotto a settembre dal cosmonauta Oleg Skripochka nel segmento russo della stazione usando una stampante 3D sviluppata a Mosca.

I creatori dicono che è stata la prima volta che si è stampata una piccola quantità di carne artificiale in condizioni di microgravità.

È un piccolo bocconcino per l’uomo, un morso gigante per l’umanità“, ha dichiarato Yusef Khesuani della 3D Bioprinting Solutions, il laboratorio russo che ha creato la bioprinter.

Il laboratorio è stato fondato da Invitro, una grande azienda di medicina privata russa. L’agenzia spaziale russa Roscosmos ha parzialmente finanziato l’esperimento.

È davvero una svolta sia per Roscosmos che per la Russia nel suo insieme“, ha affermato Nikolai Burdeiny, direttore esecutivo della società spaziale statale, che comprende Roscosmos. Per noi è stata la prima esperienza di collaborazione scientifica internazionale nello spazio“, ha dichiarato Khesuani, “utilizzando cellule fornite da aziende alimentari israeliane“.

Grazie a Dio l’esperimento è andato a buon fine… Tutte le cellule si sono assemblate correttamente nello spazio“, ha aggiunto.

Gli astronauti, a bordo della ISS, mangiano carne sottovuoto o essiccata sulla Terra, ma questa tecnologia potrebbe in definitiva essere necessaria per lunghi viaggi nello spazio profondo, ha affermato il cosmonauta veterano Oleg Kononenko.

Se voleremo verso altri pianeti del sistema solare, non potremo portare quel volume di cibo con noi“, ha detto. In ogni caso dovremo crescere e produrre cibo a bordo dell’astronave“.

Per produrre maggiori quantità di carne nel segmento russo della ISS saranno necessarie attrezzature più complesse rispetto all’attuale stampante, ha affermato Khesuani.

“A quel punto, potremo creare non solo piccoli bocconcini di carne ma anche grandi pezzi, fatti con una grande massa di cellule. Sarà necessario continuare questi esperimenti”.

Altre agenzie spaziali stanno conducendo esperimenti in questa e aree simili; Una stampante 3D americana lanciata sulla stazione spaziale a luglio ha prodotto tessuti umani e sta venendo utilizzata anche dall’ESA per esperimenti in ambito sanitario.

Il misterioso incontro di Cisco Grove

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Il 4 settembre 1964, il 28enne Donald Shrum ed i suoi amici erano a caccia armati di arco e frecce a Cisco Grove, Placer County, California. Di lì a poco, il cacciatore avrebbe avuto un incontro molto particolare.

Durante il pomeriggio di caccia, Shrum era rimasto separato dai suoi amici e troppo lontano dal loro campo base, quindi, con l’avvicinarsi del crepuscolo, per proteggersi decise di dormire tutta la notte su un albero.

Poco dopo essersi sistemato su un robusto ramo, la sua attenzione fu attratta dalla vista di una luce bianca che zigzagava tra gli alberi. Inizialmente pensò che la luce fosse un qualche tipo di elicottero, quindi Shrum saltò giù dalla sicurezza dell’albero e iniziò ad accendere razzi di segnalazione per attirare l’attenzione su di sé. Pensava che i suoi amici avessero lanciato una squadra di salvataggio per localizzare un loro compagno scomparso.

Alla fine la luce bianca si diresse nella sua direzione fermandosi a una cinquantina di metri dall’albero.

Shrum capì quasi subito che quello che vedeva non era un elicottero, ma un oggetto dall’aspetto particolare, diverso da qualsiasi cosa avesse visto prima. Ormai spaventato, risalì sull’albero. Di li a poco vide tre esseri avvicinarsi all’albero: due degli esseri sembravano umanoidi ma il terzo sembrava un robot.

Lo shock si trasformò in breve in panico quando i tre iniziarono a scuotere l’albero nel tentativo di farlo cadere. Il robot soffiò verso di lui una sorta di vapore bianco che lo rese incosciente. Quando si riebbe, aveva la nausea, ma iniziò a lanciare fiammiferi accesi verso gli esseri, il che li fece allontanare momentaneamente dall’albero.

Ma l’assalto era appena iniziato. Shrum riuscì a caricare e scoccare una freccia contro gli strani esseri, colpendo il robot. Il colpo diretto fece scoccare una scintilla, indicando che la freccia aveva colpito una superficie metallica. Riuscì a scoccare altre due frecce contro gli esseri, causando ogni volta la dispersione del gruppo.

Poco dopo, un secondo robot si unì al gruppo e di nuovo Shrum fu reso incosciente dalle emissioni del mefitico vapore bianco proveniente dalla bocca dell’entità. Quando si svegliò nuovamente, i due esseri umanoidi stavano arrampicandosi sull’albero e Shrum cercò di contrastare la loro salita lanciando diversi oggetti presi dal suo zaino e scuotendo a sua volta l’albero.

Questo scenario andò avanti per gran parte della notte.
All’alba, arrivarono altri esseri, e questa volta un grande volume di fumo lo fece svenire del tutto.

Quando si svegliò, era appeso all’albero solamente per la cintura. Gli alieni erano finalmente scomparsi. Shrum fu salvato e riunito agli altri cacciatori. A conferma di almeno una parte della sua storia, anche uno degli altri uomini, persosi a sua volta, aveva visto l’UFO.

Che cosa erano esattamente queste creature simili a umanoidi che Shrum incontrò quella notte spaventosa in California? Non lo sappiamo, e non lo sapremo mai.

Quello che colpisce una persona razionale è il comportamento dei presunti alieni che giungono sul nostro pianeta per fare chissà cosa a un impavido cacciatore, cercando in modo goffo di neutralizzarlo e forse rapirlo.

Verità o fantasia?

O, semplicemente, uno scherzo perpetrato al cacciatore dai suoi amici? Possibile.

Non abbiamo molto se non una buffa storia che per alcuni ufologi potrebbe essere tanto più vera tanto più la storia presenta stranezze. Molti accetteranno sicuramente il racconto credendo alla buona fede del protagonista, ma spesso dimenticano che gli uomini mentono e mentono tanto più spesso, tanto più sono singolari le storie che raccontano e, in campo ufologico, di bugie ne abbiamo sentite a non finire.

Fonte: https://www.phantomsandmonsters.com

Osservata la “superconduttività di Lazzaro” nella ditelluride di uranio. Potrebbe essere fondamentale per i computer quantistici.

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I ricercatori dell’Università del Maryland, del National Institute of Standards and Technology (NIST), del National High Magnetic Field Laboratory (NHMFL) e dell’Università di Oxford hanno osservato un raro fenomeno chiamato superconduttività rientrante nel ditelluride di uranio. La scoperta promuove la ditelluride di uranio come materiale promettente per l’uso nei computer quantistici.

Soprannominato “superconduttività di Lazzaro” dal personaggio biblico risorto dalla morte, il fenomeno si verifica quando sorge uno stato superconduttore si rompe, riemergendo poi in un materiale a causa di una modifica di un parametro specifico, in questo caso l’applicazione di un campo magnetico molto forte. I ricercatori hanno pubblicato i loro risultati sulla rivista Nature Physics.

Respinta in passato dai fisici per la sua apparente mancanza di interessanti proprietà fisiche, la ditelluride di uranio sta vivendo il suo momento Lazzaro. L’attuale studio è il secondo in altrettanti mesi (entrambi pubblicati da membri dello stesso gruppo di ricerca) che dimostrano stati di superconduttività insoliti e sorprendenti in questo materiale.

Questo è un superconduttore scoperto di recente con una serie di altri comportamenti non convenzionali, quindi è già strano“, ha detto Nicholas Butch, assistente professore associato di fisica all’UMD e fisico presso il Centro NIST per la ricerca sui neutroni. “[La superconduttività di Lazzaro] ha quasi sicuramente qualcosa a che fare con la novità del materiale. C’è qualcosa di diverso in corso lì dentro“.

La ricerca precedente, pubblicata sulla rivista Science, descriveva il raro ed esotico stato fondamentale noto come superconduttività di spin-triplet nella ditelluride dell’uranio. La scoperta ha fatto pensare ai ricercatori che la ditelluride di uranio meritasse una seconda occhiata a causa delle sue insolite proprietà fisiche e del suo elevato potenziale di utilizzo nei computer quantistici.

Questo è davvero un materiale straordinario e ci tiene molto impegnati“, ha dichiarato Johnpierre Paglione, professore di fisica all’UMD, direttore del Centro per la nanofisica e i materiali avanzati (CNAM; presto verrà ribattezzato Quantum Materials Center) e uno dei coautori del documento. “La ditelluride di uranio potrebbe benissimo diventare il superconduttore di spin-triplet da manuale che cerchiamo da decine di anni e probabilmente ha in serbo altre sorprese. Potrebbe essere il prossimo stronzio ruthenate, un altro superconduttore di spin-triplet proposto che è stato studiato per più di 25 anni“.

La superconduttività è uno stato in cui gli elettroni viaggiano attraverso un materiale con efficienza perfetta. Il rame – che è secondo solo all’argento in termini di capacità di condurre elettroni – perde circa il 20% di potenza sulle linee di trasmissione a lunga distanza, mentre gli elettroni si urtano all’interno del materiale durante il viaggio.

La superconduttività di Lazzaro è particolarmente strana, perché i forti campi magnetici di solito distruggono lo stato superconduttore nella stragrande maggioranza dei materiali. Nella ditelluride dell’uranio, tuttavia, un forte campo magnetico accoppiato a specifiche condizioni sperimentali ha provocato la superconduttività di Lazzaro non solo una volta, ma due volte.

Per Butch, Paglione e il loro team, la scoperta di questa rara forma di superconduttività nella ditelluride di uranio è stata fortuita; l’autore principale dello studio, il ricercatore associato del CNAM Sheng Ran, ha sintetizzato accidentalmente il cristallo mentre tentava di produrre un altro composto a base di uranio. Il team ha deciso di provare comunque alcuni esperimenti, anche se le precedenti ricerche sul composto non avevano prodotto nulla di insolito.

La curiosità della squadra è stata premiata più volte. Nel precedente articolo su Science, i ricercatori hanno riferito che la superconduttività della ditelluride di uranio comporta insolite configurazioni di elettroni chiamate triplette di spin, in cui le coppie di elettroni sono allineate nella stessa direzione. Nella stragrande maggioranza dei superconduttori, gli orientamenti – chiamati spin – degli elettroni accoppiati puntano in direzioni opposte. Queste coppie sono (in qualche modo controintuitivamente) chiamate singoletti. I campi magnetici possono interrompere facilmente gli accoppiamenti, uccidendo la superconduttività.

I superconduttori a triplo spin, tuttavia, possono resistere a campi magnetici molto più elevati. I primi risultati del team li hanno portati a NHMFL, dove una combinazione unica di magneti ad altissimo campo, strumentazione capace e competenza dei residenti ha permesso ai ricercatori di spingere ulteriormente la ditelluride dell’uranio.

In laboratorio, il team ha testato la ditelluride di uranio in alcuni dei più alti campi magnetici disponibili. Esponendo il materiale a campi magnetici fino a 65 tesla – oltre 30 volte la forza di un tipico magnete per risonanza magnetica – il team ha tentato di trovare il limite superiore al quale i campi magnetici bloccavano la superconduttività del materiale. Butch e il suo team hanno anche sperimentato l’orientamento del cristallo di ditelluride di uranio a diversi angoli in relazione alla direzione del campo magnetico.

A circa 16 tesla, lo stato superconduttore del materiale è cambiato bruscamente. Mentre è morto nella maggior parte degli esperimenti, ha persistito quando il cristallo è stato allineato con un angolo molto specifico in relazione al campo magnetico. Questo comportamento insolito è continuato fino a circa 35 tesla, a quel punto tutta la superconduttività è svanita e gli elettroni cambiato il loro allineamento, entrando in una nuova fase magnetica.

Mentre i ricercatori aumentavano il campo magnetico e continuavano a sperimentare gli angoli, hanno scoperto che un diverso orientamento del cristallo produceva una nuova fase superconduttiva che è persistita fino ad almeno 65 tesla, la massima intensità di campo testata dal team. È stata una prestazione da record per un superconduttore e ha segnato la prima volta che sono state trovate due fasi di superconduttori indotte sul campo nello stesso composto.

Butch ha affermato che le prove indicano un fenomeno fondamentalmente diverso da qualsiasi cosa gli scienziati abbiano visto fino ad oggi.

Sto per uscire con un articolo in cui spiego che questo è probabilmente diverso – quantomicamente meccanicamente diverso – dagli altri superconduttori che conosciamo“, ha detto Butch. “Penso che ci vorrà del tempo per capire cosa sta succedendo“.

Oltre alla sua fisica che sfida le convenzioni, la ditelluride di uranio mostra tutti i segni di essere un superconduttore topologico, come lo sono altri superconduttori a tripla spin, ha aggiunto Butch. Le sue proprietà topologiche suggeriscono che potrebbe essere un componente particolarmente preciso e robusto nei computer quantistici del futuro.

La scoperta della superconduttività di Lazzaro in campi magnetici da record è una delle scoperte più importanti che emergono da questo laboratorio nei suoi 25 anni di storia“, ha dichiarato il direttore della NHMFL Greg Boebinger. “Non sarei sorpreso se svelare i misteri della ditelluride dell’uranio porti a manifestazioni ancora più strane di superconduttività in futuro“.

Fonte: Phys.org

La bufala degli alberi fossili su Marte (video)

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Marte oggi è un deserto arido e freddo con un’atmosfera così tenue che l’acqua liquida non può resistere in superficie.

In un lontano passato, però, Marte era diverso, forse più simile alla Terra. In un’animazione realizzata dai tecnici del NASA’s del Conceptual Image Lab, è stato ricostruito un ipotetico e lontano passato marziano in cui l’atmosfera del neonato pianeta era ancora sufficientemente spessa e calda, tanto da supportare la presenza di acqua liquida.

Quattro miliardi di anni fa i canyon presenti su Marte avrebbero forse potuto ospitare ampie distese di acqua, ingrediente essenziale per la vita.

Forti di questi argomenti, i cacciatori di alieni affermano di aver trovato prove del fatto che il pianeta Rosso potrebbe essere stato un tempo rigoglioso e verde affermando di aver individuato “i resti pietrificati di un albero marziano“.

La scoperta sarebbe avvenuta analizzando un’immagine scattata dalla fotocamera montata a bordo del rover Curiosity che conterrebbe un vero e proprio ceppo di un antico albero alto circa un metro.

La scoperta è stata pubblicata per la prima volta su youtube da Paranormal Crucible mostrando le foto della NASA. “Questo oggetto sembra decisamente fuori posto e secondo me potrebbero essere i resti pietrificati di un albero marziano“, afferma lo youtuber nella descrizione del video.

L’oggetto ha un’altezza di circa un metro e con le numerose scoperte sulla vita di piante e animali su Marte (eh?), sarebbe logico supporre che esistesse o esistesse una varietà di alberi su questo enigmatico pianeta“.

La NASA ha spiegato che l’immagine è stata ripresa dal Mastcam a bordo del rover Curiosity in Sol 1647 a marzo del 2017.

L’immagine potrebbe raffigurare una delle tante rocce che costellano il panorama marziano ma per i teorici della cospirazione l’interpretazione è un’altra: la roccia potrebbe essere ciò che resta di un albero fossilizzato e questo proverebbe che su Marte in passato esisteva la vita.

L’ineffabile Scott Waring ha colto, come sempre, la palla al balzo condividendo la scoperta di Paranormal Crucible su UFO Sightings Daily definendo buona l’ipotesi che sfrutta quanto la NASA ha scoperto su Marte, cioè la sua antica similitudine con la Terra.

Basta questo per affermare che Marte un tempo ospitava la vita?

No, anche se sappiamo che su Marte un tempo l’acqua era abbondante, questo presunto ritrovamento potrebbe essere spiegato dal fenomeno noto come Pareidolia, che ci fa vedere oggetti comuni che in realtà non esistono, se non nella nostra mente.

I cospirazionisti però non si arrendono mai e nonostante le presunte reticenze dell’agenzia spaziale americana, che secondo tanti negherebbe e occulterebbe molte verità, hanno continuato a cercare l’acqua su Marte che spiegherebbe la presenza di alberi e quindi di vita.

Studiano le immagini riprese dal Mars Global Surveyor della NASA, Will Farrar, che gestisce il canale  Youtube WhatsUpln The Sky 37, ha affermato di ritenere possibile la presenza di acqua capace di sostenere la vita aliena e, a sostegno della sua ipotesi, ha pubblicato un video dove presenta alcune immagini dove, a suo dire, sono ripresi ben due laghi adiacenti.

Nella descrizione del video Will afferma: “Ora abbiamo cinque o sei ottimi scatti dall’aria che sembrano mostrare laghi d’acqua ghiacciata o calda sulla superficie marziana. Questo non è mai stato affrontato dalla NASA poiché stiamo ancora cercando minuscole tracce di vita e acqua. Ti chiedo di usare il tuo giudizio su questo. A cosa assomiglia questo secondo te?”

Farrar non sembra essere il solo a pensare che il filmato mostri laghi e alberi – molte persone hanno commentato il video concordando con lui.

Il video è stato anche promosso sul blog Ufosightingsdaily.com.

Avvertendo, l’editore del blog ha scritto: “È ‘strabiliante, ma ci sono laghi su Marte e ora abbiamo prove del governo per confermarlo. Questa è una prova del 100% dell’esistenza di laghi e fiumi su Marte, il che significa che vi debbano essere anche pesci i altre creature acquatiche. L’acqua è la fonte principale per l’esistenza degli animali, quindi potrebbe anche essere una prova dell’esistenza di forme di vita più piccole“.

Tuttavia, nonostante le strabilianti rivelazioni dei sedicenti esperti fai da te, la NASA ha affermato che non ha ancora trovato prove sufficienti per stabilire se esiste acqua liquida in abbondanza sulla superficie di Marte.

L’unica certezza, al momento, è che a causa delle condizioni ambientali presenti in superficie, Marte probabilmente ha acqua liquida solo in profondità, come hanno scoperto nel 2018 alcuni ricercatori italiani grazie a un radar che si chiama Marsis che dal 2003 orbita attorno al pianeta rosso a bordo della sonda Mars Espress dell’Agenzia Spaziale Europea.

Quest’acqua si trova a un chilometro e mezzo di profondità e forma un lago di una ventina di chilometri di diametro con una temperatura di dieci gradi sotto lo zero. La pressione e i sali disciolti in esso dovrebbero consentire al lago di rimanere nella sua forma liquida nonostante la temperatura, un po’ come accade sulla Terra nei laghi subglaciali esistenti in Groenlandia e in Antartide.

Per quanto riguarda l’acqua liquida su Marte, nessuno ne ha mai vista, se non nelle visioni oniriche di questi appassionati “esperti” autodidatti. Gli unici sospetti di acqua liquida avvistati in superficie sono relativi ad alcune tracce cure di presunta umidità avvistate in alcune regioni del pianeta rosso durante la primavera e l’estate marziana.

Fosse pure acqua liquida, questi rigagnoli che si fanno strada per alcuni metri nella sabbia durano pochi secondi prima di venire riassorbiti dal terreno asciutto o di sublimare per l’assenza di sufficiente pressione atmosferica.