Alle origini della lotta per le investiture

Nell'XI secolo il papa, i vescovi e gli abati erano nominati dall'Imperatore attraverso le investiture, diventando nei fatti semplici strumenti del governo

1893

Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, nel quinto secolo, si erano verificati molti cambiamenti all’interno delle chiese degli stati germanici, i quali cessarono di rivolgersi a Roma o ai concili ecumenici per avere una guida.

Il clero divenne un semplice strumento dell’Imperatore

Allo stesso tempo i nobili e il re avevano fatto propri molti doveri cristiani, inclusa la protezione e la fondazione di chiese e abbazie, che spesso provvedevano a costruire e dotare di mezzi economici.
Venne ignorata la legge canonica secondo la quale i vescovi dovevano essere eletti dal clero e dal popolo della futura diocesi, e a partire dalla seconda metà del X secolo vescovi e abati furono nominati dai governanti attraverso una cerimonia, che fu chiamata investitura.
Essa prevedeva che il re consegnasse al futuro vescovo un pastorale (bastone) e un anello con la formula “ricevi la chiesa”, intendendo con questo termine non solo l’ufficio episcopale (spiritualia) ma anche i diritti e le proprietà pertinenti (insegne).
In cambio il prelato giurava fedeltà al sovrano con un atto chiamato omaggio, atto che obbligava il vescovo o l’abate ad assistere il sovrano sia spiritualmente che materialmente attraverso una serie di obblighi che consistevano nel pagamento delle tasse, la distribuzione di feudi ecclesiastici (benefici) ai sostenitori reali su richiesta dell’Imperatore, ospitalità e supporto militare nei suoi confronti e presenza in tribunale come consigliere e collaboratore.
Le chiese collegiali reali costituirono una sorta di campo di addestramento per i futuri vescovi, e gli stessi re divennero canonici onorari nelle cattedrali più importanti dei loro regni.
Agli ecclesiastici particolarmente favoriti furono persino affidati l’ufficio di conte, nonché i diritti e le proprietà relative alle contee, che amministravano.
L’investitura era il simbolo esteriore della loro autorità.
La cerimonia avvicinò i vescovi all’imperatore e li rese uno strumento di governo più affidabile degli ambiziosi nobili che spesso si ribellavano alla monarchia.

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Le critiche al sistema delle investiture

Fino alla riforma gregoriana dell’XI secolo, questi accordi funzionarono a beneficio di tutti gli interessati e venivano accettati da tutti, compresi i papi.
Verso la metà del secolo, tuttavia, le nomine dei vescovi da parte dei governanti temporali, specialmente quelle per le diocesi italiane, divennero controverse. In gran parte ciò fu dovuto alla rinascita dell’antico diritto canonico e all’enfasi sulla sua applicabilità universale e contemporanea da parte del papato risorgente.
Il Cardinale  Umberto di Silva Candida  (morto nel 1061) criticò il metodo delle elezioni episcopali e abbaziali del 1058, sottolineando che esso  aveva completamente ribaltato l’ordine previsto dai Padri della Chiesa, che prevedeva la notifica all”imperatore alla fine del processo.
Papa Gregorio VII pur accettando  l’investitura laicale all’inizio del suo pontificato, si allontanò in maniera sempre più crescente dal re Enrico VI, il quale si rifiutò di obbedire ai comandi papali , circostanza che interruppe la tradizionale armonia tra i due uffici.