Una significativa scoperta archeologica è stata effettuata in Ungheria, portando alla luce la sepoltura di un guerriero avariano risalente al VII secolo. Il ritrovamento è avvenuto in un sito a circa 48 chilometri a sud-ovest di Budapest.
La tomba, sebbene sia stata parzialmente compromessa dall’azione di predatori che potrebbero aver sottratto alcuni manufatti di interesse, ha fortunatamente conservato un reperto di straordinario valore. Si tratta di una sciabola di ferro ricurva incredibilmente rara, risalente a 1.300 anni fa.

La rara sciabola avara e la tomba del VII secolo in Ungheria
Questa lama curva e decorata era presumibilmente destinata a un individuo appartenente all’élite sociale del periodo avariano. Il design dell’arma suggerisce che fosse specificamente concepita per essere utilizzata mentre si cavalcava, sottolineando l’importanza della cavalleria nella cultura del guerriero. L’individuazione di questo importante sito è stata resa possibile grazie a un’innovativa metodologia archeologica. Il Museo Nazionale Ungherese ha sviluppato il programma “Cemeteries from Space”, che sfrutta le immagini satellitari per identificare potenziali siti archeologici meritevoli di scavo.
Il sito, che conteneva la tomba con il suo antico guerriero e il corredo funerario, è stato avvistato per la prima volta nelle fotografie satellitari acquisite dal progetto. Solo in seguito all’analisi di queste immagini, gli scavi diretti sul terreno hanno potuto riportare alla luce la sepoltura. Il museo Szent Istvan Kiraly (Re Santo Stefano) ha annunciato ufficialmente la scoperta della tomba e dell’imponente sciabola ad agosto, e i reperti, insieme agli altri elementi del corredo funerario, sono stati esposti al pubblico.
La tomba del guerriero avaro e i corredi funerari preziosi
La tomba scoperta in Ungheria ha rivelato lo scheletro di un individuo identificato come un guerriero dell’era avara, probabilmente originario del regno avaro dell’Europa centrale, la cui centralità si trovava nell’odierna Ungheria. La sepoltura è stata datata a un periodo compreso tra il 670 e il 690 d.C. La tomba era stata parzialmente saccheggiata. Il saccheggio è stato evidenziato dal fatto che la metà inferiore dello scheletro è rimasta intatta, mentre l’addome e la parte superiore erano dispersi. Fortunatamente, i ladri non hanno portato via tutti i preziosi corredi funerari.
Oltre alla rara sciabola, i saccheggiatori hanno lasciato dietro di sé numerosi altri oggetti che delineano la ricchezza del defunto. Tra questi reperti figurano punte di freccia, una cintura d’argento finemente lavorata, orecchini ornati di perle di vetro, trecce decorative in metallo e un coltello.
Il pezzo più significativo recuperato è la sciabola di ferro ricurva, un’arma la cui tipologia era tipicamente utilizzata dai guerrieri a cavallo in quel periodo. Sebbene l’identità specifica del guerriero rimanga ignota, il tipo di sciabola ritrovata suggerisce che l’individuo appartenesse a un alto rango sociale. Questa teoria è ulteriormente corroborata dalla presenza di altri costosi corredi funerari.
Il recupero della sciabola è stato particolarmente delicato. Nonostante fosse strutturalmente intatta, con lama e impugnatura decorative conservate, il ferro era arrugginito e fragile. Per prevenire danni, un volontario ha creato una sorta di culla di legno che ha permesso di sollevare l’arma insieme a parte del terreno circostante. Questo metodo ha consentito di completare il restauro in laboratorio e di preparare l’oggetto per l’esposizione museale.
Lo storico Gyorgy Szabados ha sottolineato la rilevanza della scoperta, affermando che “Questi cimiteri dimostrano che la contea di Fejer era un centro importante 1.400 anni fa”. Ha aggiunto che “La scoperta della sciabola rafforza questa affermazione, offrendo sia un manufatto tangibile che un simbolo del ruolo della regione nella storia dell’Alto Medioevo”.
Gli Avari della Pannonia: un enigma storiografico
Il popolo degli Avari della Pannonia, che stabilì un regno nell’Europa centrale con epicentro nell’odierna Ungheria, costituisce ancora oggi un significativo enigma per gli storici e gli archeologi. Nonostante la loro importanza nell’Alto Medioevo, le vere origini di questa popolazione rimangono avvolte nel mistero, con implicazioni che toccano le dinamiche migratorie e culturali dell’Eurasia.
Una delle principali sfide nella ricostruzione della storia avara risiede nell’incertezza delle loro parentele etniche. Gli storici dibattono intensamente se gli Avari fossero collegati a un’élite di origine turca o mongola. Questa disputa riflette la complessità delle migrazioni dalle steppe euroasiatiche.
Il problema è aggravato dall’assenza di una lingua scritta conosciuta ascrivibile direttamente agli Avari. In mancanza di documenti autoctoni che possano chiarire la loro struttura sociale, la loro religione o la loro stessa identità, gli studiosi sono costretti ad affidarsi quasi esclusivamente a fonti secondarie, in gran parte resoconti esterni scritti dai loro vicini, come i Bizantini. Questa dipendenza da prospettive esterne e spesso ostili ha reso la storia della cultura avara frammentata e difficile da interpretare con certezza.
Di fronte alle lacune documentali, l’archeologia si rivela il metodo più promettente per decifrare il passato avaro. Il recente ritrovamento della tomba del guerriero con la rara sciabola, avvenuto grazie a tecniche innovative come l’uso di immagini satellitari, ha riacceso l’interesse e le aspettative.
Nel medesimo sito archeologico dove è stata scoperta la sepoltura del guerriero, si stima che vi siano ancora circa ottanta potenziali tombe inesplorate. Questo vasto numero di sepolture offre un’opportunità unica per gli esperti. Analizzando i resti scheletrici, i corredi funerari e la disposizione delle tombe, gli archeologi sperano di ottenere una quantità di informazioni significativamente maggiore sulla storia, sulle abitudini e sulla stratificazione sociale degli Avari. Ogni nuovo ritrovamento archeologico funge da testo muto, fornendo dati materiali che possono superare il “silenzio” delle fonti scritte.
Gli studiosi hanno la concreta speranza di trovare altri manufatti che possano corroborare le ipotesi sullo status sociale degli inumati e sui legami culturali. In particolare, il ritrovamento di un’altra sciabola, simile a quella eccezionalmente conservata, non solo arricchirebbe le collezioni museali, ma offrirebbe anche preziose indicazioni sulle tecniche di lavorazione del metallo e sulle gerarchie militari di questo affascinante popolo delle steppe.
Lo studio è stato pubblicato su Heritage Daily.





































