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I ragni vengono dal mare: un fossile di 500 milioni di anni riscrive la loro storia

Un recente e significativo studio sta ridefinendo le nostre conoscenze sull'origine dei ragni e dei loro parenti. L'esame di un fossile straordinariamente intatto, vecchio di mezzo miliardo di anni, ha fornito spunti inediti, suggerendo che queste creature, oggi in gran parte terrestri, potrebbero aver avuto un'insospettabile genesi marina, nuotando negli oceani primordiali

Una recente e interessante ricerca suggerisce che alcune delle creature più temute e striscianti del nostro pianeta, i ragni e i loro parenti aracnidi, potrebbero aver avuto un’origine ben diversa da quanto finora ipotizzato.

L’analisi di un fossile “perfettamente conservato” risalente a 500 milioni di anni fa offre nuove e sorprendenti intuizioni, indicando che questi artropodi potrebbero aver nuotato nei mari prima di adattarsi alla vita sulla terraferma.

I ragni vengono dal mare: un fossile di 500 milioni di anni riscrive la loro storia
I ragni vengono dal mare: un fossile di 500 milioni di anni riscrive la loro storia

L’origine dei ragni: una nuova prospettiva marina

Lo studio, condotto da ricercatori dell’Università dell’Arizona, si è concentrato su un’analisi dettagliata del cervello e del sistema nervoso centrale di una creatura estinta denominata Mollisonia symmetrica. Precedentemente, si credeva che questa specie fosse un membro ancestrale di un gruppo specifico di artropodi chiamati chelicerati, vissuti durante il periodo Cambriano (tra 540 e 485 milioni di anni fa), e si pensava che i chelicerati fossero gli antenati dei moderni limuli.

Gli scienziati hanno fatto una scoperta inaspettata: la struttura neurale del cervello fossilizzato di Mollisonia non è organizzata come quella dei limuli. Al contrario, la sua organizzazione è sorprendentemente simile a quella dei ragni moderni e dei loro parenti. La parte anteriore del corpo di Mollisonia – il prosoma – presenta una struttura a raggiera di gangli segmentali che controllano il movimento di cinque paia di appendici segmentali. Inoltre, un cervello non segmentato estende brevi nervi verso un paio di “artigli” a tenaglia, che richiamano le zanne di ragni e altri aracnidi.

La caratteristica distintiva che indica Mollisonia symmetrica come un probabile aracnide primitivo è proprio la sua unica organizzazione cerebrale. I ricercatori hanno spiegato che questa presenta un’inversione della disposizione antero-posteriore riscontrabile in crostacei, insetti, millepiedi e persino negli odierni limuli. Questa peculiarità neurale fornisce una prova convincente che la linea evolutiva che ha portato ai ragni moderni potrebbe aver avuto le sue radici molto più indietro nel tempo e in un ambiente acquatico.

Vantaggi di una struttura cerebrale invertita

La sorprendente scoperta della struttura neurale di Mollisonia symmetrica ha offerto nuove prospettive sull’evoluzione degli aracnidi. Nick Strausfeld, professore all’Università dell’Arizona e autore principale dello studio, ha descritto la disposizione del cervello come se fosse stata “capovolta all’indietro“, una configurazione distintiva che si osserva anche nei ragni moderni.

Questa particolare disposizione rappresenta un sviluppo evolutivo cruciale. Frank Hirth, docente di neuroscienze evolutive al King’s College di Londra e coautore dello studio, ha spiegato che la configurazione inversa del cervello fornisce collegamenti rapidi tra i centri di controllo neuronale superiori e i circuiti sottostanti che regolano i movimenti del ragno. Questa efficienza nella comunicazione neurale è fondamentale e probabilmente contribuisce in modo significativo alla destrezza dei ragni nella caccia furtiva e alla loro straordinaria abilità nella tessitura delle ragnatele.

Strausfeld ha enfatizzato che il cervello degli aracnidi è “diverso da qualsiasi altro cervello” presente sul nostro pianeta, sottolineando l’unicità di questa architettura neurologica. Hirth ha ribadito che si tratta di un “passo fondamentale nell’evoluzione, che sembra essere esclusivo degli aracnidi”. Questa innovazione biologica ha permesso a ragni e scorpioni di prosperare per circa 400 milioni di anni senza subire modifiche sostanziali. Grazie a questa specializzazione, essi sono riusciti a dominare la Terra, affermandosi come il gruppo di predatori artropodi di maggior successo.

Una rivoluzione nella storia evolutiva

Questa nuova ricerca mette in discussione una convinzione a lungo radicata: quella che la diversificazione degli aracnidi sia avvenuta solamente dopo che un antenato comune si era adattato alla vita sulla terraferma. Precedenti scoperte fossili, infatti, sembravano suggerire che gli aracnidi vivessero e si diversificassero esclusivamente in ambienti terrestri. Nick Strausfeld, professore all’Università dell’Arizona, evidenzia come sia ancora oggetto di un vivace dibattito dove e quando siano comparsi per la prima volta gli aracnidi, quali chelicerati fossero i loro antenati e se fossero di origine marina o semi-acquatica, come i limuli.

Anche se la Mollisonia assomigliava esternamente ad altri chelicerati primitivi del suo periodo, l’analisi ha rivelato che il suo corpo era diviso in due parti distinte: un “carapace” arrotondato nella porzione anteriore e un robusto tronco segmentato che terminava in una struttura simile a una coda. Alcuni ricercatori avevano precedentemente paragonato la sua composizione corporea a quella degli scorpioni, ma nessuno aveva mai ipotizzato che potesse essere qualcosa di “più esotico” di un semplice chelicerato.

Strausfeld suggerisce che le prime creature a colonizzare la terraferma furono probabilmente artropodi simili a millepiedi e altri antenati degli insetti, appartenenti a un ramo evolutivo dei crostacei. Ha anche ipotizzato che questi primi insetti e millepiedi potessero far parte della dieta quotidiana degli aracnidi simili a Mollisonia, proprio mentre questi ultimi si adattavano all’ambiente terrestre.

Secondo Strausfeld, i primi ragni terrestri potrebbero aver avuto un ruolo nell’evoluzione delle ali degli insetti, che rappresentavano un “meccanismo di difesa fondamentale” contro questi nuovi predatori. I ricercatori ritengono che la discendenza della Mollisonia abbia probabilmente dato origine a una vasta gamma di aracnidi moderni, inclusi ragni, scorpioni, ragni del sole, scorpioni dell’aceto e scorpioni frusta.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Current Biology.

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