Grazie alle recenti immagini catturate dall’Osservatorio Vera C. Rubin, gli scienziati hanno fatto una scoperta straordinaria. La cometa interstellare 3I/ATLAS ha un diametro di circa 11,2 chilometri, stabilendo un nuovo record come il più grande oggetto interstellare mai individuato.
Queste immagini, acquisite prima della conferma ufficiale dell’entità, dimostrano la straordinaria potenza del telescopio, che si rivelerà uno strumento inestimabile per la futura ricerca di intrusi interstellari.

Le dimensioni del nucleo della cometa 3I/ATLAS
Il telescopio Vera C. Rubin ha immortalato la cometa mentre si dirigeva verso il Sole alla velocità impressionante di oltre 210.000 km/h. La sua natura interstellare è stata confermata dalla NASA meno di 24 ore dopo, classificandola come il terzo oggetto interstellare (ISO) conosciuto. Si tratta di un frammento proveniente da un sistema stellare alieno che sta attraversando il nostro sistema solare. Le simulazioni computerizzate suggeriscono che la cometa potrebbe essere più vecchia di 3 miliardi di anni rispetto alla Terra, rendendola potenzialmente la più antica mai rilevata.
Fino a poco tempo fa, i ricercatori erano riusciti a stimare solamente le dimensioni della chioma, la nube di gas, ghiaccio e polvere che avvolge la cometa, con un diametro fino a 24 km. Le dimensioni del suo nucleo ghiacciato, il guscio esterno, restavano un enigma. Ora, un team di oltre 200 scienziati ha analizzato i dati preliminari dell’Osservatorio Vera C. Rubin, riuscendo a scovare le immagini cruciali che hanno finalmente svelato le dimensioni del nucleo. Questa scoperta non solo fornisce una conoscenza più approfondita di 3I/ATLAS, ma evidenzia anche il valore inestimabile del telescopio per le future indagini astronomiche.
Il confronto con gli altri oggetti interstellari conosciuti
Grazie alle immagini scattate il 21 giugno 2025, i ricercatori hanno determinato che il nucleo della cometa 3I/ATLAS ha un raggio di circa 5,6 chilometri (con un diametro di circa 11,2 chilometri), con un margine di errore di 0,7 km. Questa scoperta la rende il più grande oggetto interstellare (ISO) mai osservato.
Finora, sono stati confermati solo altri due ISO: 1I/’Oumuamua, un asteroide scoperto nel 2017, e 2I/Borisov, una cometa individuata nel 2019. Sebbene gli astronomi sospettino da tempo che molti altri ISO abbiano attraversato il nostro sistema solare inosservati, questi tre rimangono gli unici confermati. Per fare un confronto, ‘Oumuamua si ritiene abbia un diametro di circa 0,4 km, mentre la cometa Borisov ha un nucleo di circa 1 km. Ciò dimostra che 3I/ATLAS è la cometa ISO più grande e impressionante mai vista.
Il nuovo studio ha anche fornito agli scienziati preziose informazioni sulla chioma della cometa, identificando grandi quantità di polvere e ghiaccio d’acqua che circondano il suo nucleo. Queste scoperte confermano che 3I/ATLAS è una cometa naturale, smentendo le teorie speculative, circolate in modo controverso nelle ultime settimane, secondo cui potesse trattarsi di una sonda camuffata inviata da una civiltà aliena.
Il telescopio Vera C. Rubin: uno sguardo rivoluzionario sul Deep Space
L’Osservatorio Vera C. Rubin, situato sulle Ande cilene, è equipaggiato con la fotocamera digitale più grande del mondo. Prossimamente inizierà una missione decennale, la Legacy Survey of Space and Time (LSST), che mapperà il cielo dell’emisfero australe. Le prime immagini rilasciate a giugno hanno già svelato oltre 10 milioni di galassie con dettagli senza precedenti e hanno portato alla scoperta di migliaia di nuovi asteroidi.
Le recenti scoperte legate alla cometa 3I/ATLAS hanno evidenziato il potenziale rivoluzionario dell’Osservatorio. Le immagini preliminari del telescopio non solo hanno permesso di stimare le dimensioni del nucleo della cometa, ma lo hanno fatto con un anticipo di ben dieci giorni rispetto alla sua scoperta ufficiale. Questo straordinario risultato è una chiara dimostrazione di ciò che il Rubin sarà in grado di compiere una volta pienamente operativo, segnando un punto di svolta per l’astronomia moderna.
Gli esperti del settore sono convinti che l’osservatorio rivoluzionerà il modo in cui studiamo gli oggetti interstellari (ISO). Fino a oggi, ne sono stati individuati solo tre, ma l’enorme capacità di scansione del cielo del Rubin promette di cambiare radicalmente questo scenario. Le proiezioni più ottimistiche suggeriscono che, nel prossimo decennio, il telescopio potrebbe scoprire fino a 50 nuovi ISO. Questa ondata di nuove scoperte non solo arricchirà la nostra comprensione di questi corpi celesti, ma aprirà anche nuove strade per indagare l’origine e la natura dei sistemi stellari esterni al nostro.
Lo studio è stato pubblicato sul server di preprint arXiv.

















