Gli astronomi hanno recentemente confermato l’individuazione di un nuovo visitatore interstellare che sta attraversando il nostro sistema solare. Designato 3I Atlas dal Minor Planet Center dell’Unione Astronomica Internazionale, questo oggetto è il terzo del suo genere a essere stato identificato, nonostante gli scienziati sospettino che molti altri possano passare inosservati.

3I Atlas: un gigante interstellare attraversa il nostro Sistema Solare
Il 3I Atlas si distingue dagli altri oggetti interstellari finora individuati, essendo probabilmente il più grande. È stato classificato come una cometa, e la sua natura è stata oggetto di attenta analisi. Jonathan McDowell, astronomo presso l’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics, ha commentato che “il fatto che vediamo una certa indifferenza suggerisce che si tratti principalmente di ghiaccio e non di roccia“. Questa osservazione chiave ha contribuito a determinarne la composizione principale.
Inizialmente noto come A11pl3Z prima che la sua origine interstellare fosse confermata, non rappresenta alcuna minaccia per la Terra. Richard Moissl, responsabile della difesa planetaria presso l’Agenzia spaziale europea, ha rassicurato che l’oggetto “attraverserà in profondità il Sistema Solare, passando appena all’interno dell’orbita di Marte”, ma non colpirà il nostro pianeta.
Gli astronomi stanno ancora perfezionando i calcoli relativi alla sua traiettoria, ma le prime stime indicano che il 3I Atlas si sta muovendo a una velocità di oltre 60 chilometri al secondo. Questa elevata velocità è un’ulteriore conferma della sua origine interstellare, poiché significa che non è gravitazionalmente legato all’orbita del Sole, a differenza delle comete e degli asteroidi che hanno origine all’interno del nostro sistema solare.
Un vagabondo interstellare
Il recente rilevamento di 3I Atlas ha offerto agli scienziati un’opportunità unica per studiare un oggetto proveniente dallo spazio interstellare. La sua traiettoria conferma che non sta orbitando attorno alla nostra stella, ma è qui solo di passaggio, diretto di nuovo verso il Deep Space.
Gli astronomi ritengono che queste “piccole sfere di ghiaccio” si formino in associazione con i sistemi stellari. Come ha spiegato l’astronomo Jonathan McDowell, quando un’altra stella si avvicina, può esercitare una forza gravitazionale tale da liberare queste sfere di ghiaccio, facendole “impazzire” e vagare per la galassia, finché una di esse non ci passa accanto.
L’oggetto è stato individuato per la prima volta martedì dal sondaggio ATLAS alle Hawaii, un’iniziativa finanziata dalla NASA, come riportato dall’astronomo statunitense David Rankin. A seguito di questa scoperta iniziale, professionisti e amatori di tutto il mondo hanno unito le forze, esaminando i dati dei telescopi passati e riuscendo a tracciarne la traiettoria almeno fino al 14 giugno 2025.
Si stima che 3I Atlas abbia un diametro di circa 10-20 chilometri, il che lo renderebbe il più grande intruso interstellare mai rilevato. Come ha sottolineato Moissl, l’oggetto potrebbe essere più piccolo se fosse composto prevalentemente di ghiaccio, un materiale che riflette più luce e potrebbe quindi ingannare le stime sulle dimensioni. Moissl ha anche anticipato che “diventerà più luminoso e più vicino al Sole fino alla fine di ottobre e sarà poi ancora osservabile (con il telescopio) fino all’anno prossimo”, offrendo continue opportunità di studio.
La storia dei visitatori interstellari nel nostro Sistema Solare
L’individuazione di 3I Atlas segna un evento significativo per l’astronomia, essendo solo la terza volta che l’umanità rileva un oggetto proveniente dalle stelle entrare nel nostro sistema solare. Il primo di questi visitatori, ‘Oumuamua‘, fu scoperto nel 2017.
La sua forma e il suo comportamento insoliti portarono persino un importante scienziato a ipotizzare che potesse trattarsi di un’astronave aliena, un’idea poi smentita da ulteriori ricerche. Successivamente, nel 2019, avvistammo il nostro secondo visitatore, 2I/Borisov. Mark Norris, astronomo dell’Università del Lancashire Centrale nel Regno Unito, ha notato che il nuovo oggetto sembra “muoversi considerevolmente più velocemente degli altri due oggetti extrasolari che abbiamo scoperto in precedenza“.
Attualmente, 3I Atlas si trova a una distanza dalla Terra più o meno pari a quella di Giove. Norris ha espresso il suo rammarico per non aver potuto osservare l’oggetto con il suo telescopio, dato che al momento è visibile solo nell’emisfero australe. Secondo una stima basata su modelli, potrebbero esserci fino a 10.000 oggetti interstellari alla deriva nel Sistema Solare in un dato momento, sebbene la maggior parte sarebbe di dimensioni inferiori rispetto a questo nuovo ritrovato.
Se tale stima si rivelasse accurata, il nuovo Osservatorio Vera C. Rubin in Cile potrebbe presto individuare questi deboli visitatori interstellari ogni mese. Nonostante l’entusiasmo, Richard Moissl ha affermato che al momento non è fattibile inviare una missione spaziale per intercettarlo.
Questi visitatori interstellari, sebbene rari, offrono agli scienziati un’opportunità eccezionale per studiare materiali provenienti da al di fuori del nostro Sistema Solare. Questa ricerca potrebbe fornirci informazioni preziose sulla formazione planetaria e sulla composizione chimica di altri sistemi stellari. Norris ha sottolineato che, ad esempio, se rilevassimo precursori della vita come gli amminoacidi su un oggetto del genere, avremmo “molta più fiducia che le condizioni per la vita esistano in altri sistemi stellari“.
Per maggiori informazioni, visita il sito ufficiale della NASA.

















