Gli astronomi hanno recentemente catturato un’immagine straordinaria che funge da vera e propria macchina del tempo: la nascita di due pianeti attorno a una stella giovanissima: WISPIT 2. Questo sistema, situato a circa 437 anni luce di distanza, offre una prospettiva senza precedenti su come doveva apparire il nostro quartiere spaziale oltre 4 miliardi di anni fa, durante le fasi primordiali della sua creazione.

Una scoperta unica nel suo genere
WISPIT 2, una stella con un’età stimata di soli 5,4 milioni di anni. Sebbene questo numero possa sembrare elevato, nel contesto cosmico si tratta di una “neonata”, specialmente se confrontata con i 4,6 miliardi di anni del nostro Sole. La stella è avvolta da un disco protoplanetario, una densa nube di gas e polvere a forma di ciambella che funge da culla per la nascita dei nuovi mondi.
All’interno di questo disco, i ricercatori hanno identificato due pianeti distinti, denominati WISPIT 2b e WISPIT 2c. La scoperta è resa ancora più affascinante dalla presenza di particolari strutture, come fasce e lacune nel disco di polvere, che suggeriscono l’esistenza di altri protopianeti in via di formazione non ancora visibili. Gli esperti dell’Università di Galway considerano questa la migliore osservazione del nostro passato mai ottenuta, definendola un laboratorio naturale per studiare l’evoluzione di un intero sistema.
WISPIT 2 rappresenta solo il secondo caso documentato in cui gli scienziati riescono a rilevare contemporaneamente la formazione di due pianeti. Rispetto al precedente sistema conosciuto, PDS 70, WISPIT 2 mostra un disco molto più esteso e complesso. Questa ricchezza di dettagli strutturali fornisce una visione senza precedenti sui meccanismi che portano alla nascita di sistemi complessi come il nostro, permettendo di osservare in tempo reale i processi dinamici che modellano il cosmo.
Le caratteristiche di WISPIT 2b
Il primo dei pianeti neonati identificati attorno a questa giovane stella è stato WISPIT 2b, scoperto lo scorso anno. Si tratta di un gigante gassoso con una massa imponente, stimata in circa cinque volte quella di Giove. La sua orbita si estende nelle regioni più remote del sistema, mantenendo una distanza dalla stella madre pari a ben 60 volte lo spazio che separa la Terra dal Sole, delineando un ambiente planetario dalle proporzioni vaste e ancora in fase di assestamento.
L’analisi successiva dei dati ha permesso agli astronomi di scorgere indizi di un ulteriore corpo celeste situato in una posizione molto più interna. Attraverso l’impiego del Very Large Telescope (VLT) e della sua modalità interferometrica (VLTI), è stata confermata l’esistenza di WISPIT 2c. Questo nuovo pianeta orbita a una distanza pari a circa 15 volte quella tra la Terra e il Sole, risultando quindi quattro volte più vicino alla stella centrale rispetto al suo compagno più esterno.
La cattura delle immagini di questo mondo in formazione è stata resa possibile grazie alla potenza dello strumento SPHERE, progettato specificamente per la ricerca di esopianeti ad alto contrasto. La natura planetaria dell’oggetto è stata poi definitivamente validata da GRAVITY+, uno strumento avanzato del VLT che ha permesso di distinguere con estrema chiarezza il segnale del pianeta nonostante la sua vicinanza alla luminosità accecante della stella madre.
Il successo di questa rilevazione è strettamente legato ai recenti aggiornamenti tecnologici apportati ai telescopi in Cile. I ricercatori del Max Planck Institute hanno sottolineato come, senza il potenziamento di GRAVITY+, non sarebbe stato possibile isolare un rilevamento così nitido di un corpo celeste situato a una distanza così ridotta dalla stella. Questo traguardo tecnico apre nuove strade per l’osservazione dettagliata dei processi di nascita planetaria che avvengono nelle zone più interne e affollate dei sistemi nascenti.
L’azione dei pianeti sul disco protoplanetario
I giovani pianeti WISPIT 2b e WISPIT 2c non sono semplici spettatori nel loro sistema nascente, ma agiscono come veri e propri architetti spaziali. Muovendosi lungo le loro orbite, esercitano una potente influenza gravitazionale che attira e raccoglie il materiale circostante. Questo processo di accrescimento permette ai pianeti di aumentare la propria massa e, contemporaneamente, di scavare netti solchi vuoti all’interno del disco di polvere e gas che circonda la stella madre.
Le osservazioni hanno rivelato la presenza di una lacuna supplementare nel disco, situata in una posizione ancora più esterna rispetto all’orbita di WISPIT 2b. Sebbene questo spazio vuoto sia meno marcato e profondo degli altri, la sua conformazione suggerisce agli astronomi l’esistenza di un terzo pianeta in fase di formazione. Le caratteristiche di questa fessura, più stretta e sottile, portano gli esperti a ipotizzare che il corpo celeste nascosto possa avere una massa simile a quella di Saturno.
La conferma definitiva dell’esistenza di questo terzo protopianeta è legata alle tecnologie osservative del prossimo futuro. Il team di ricerca ripone grandi speranze nell’Extremely Large Telescope (ELT), il colossale strumento attualmente in fase di costruzione nel deserto di Atacama, in Cile. Grazie alla sua risoluzione senza precedenti, l’ELT dovrebbe essere in grado di penetrare i dettagli più fini del sistema WISPIT 2, permettendo di visualizzare direttamente anche i mondi meno massicci che stanno emergendo dall’oscurità del disco protoplanetario.
La ricerca è stata pubblicata sulla rivista The Astrophysical Journal Letters.





































