C’è vita su Marte? Forse si, se non lo contaminiamo

Le prime linee guida sulla protezione planetaria risalgono all'epoca dello Sputnik ed erano dettate anche dalla certezza che il sistema solare fosse abitabile e che addirittura ci fosse vita su Marte

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Nel mese di febbraio tre navicelle spaziali arriveranno su Marte. Due appartengono a paesi che inviano un veicolo spaziale sul pianeta rosso per la prima volta in assoluto, la sonda Hope degli Emirati Arabi e la Tianwen – 1 della Cina. Le sonde cercheranno, tra le altre cose, vita su Marte.

Il 18 febbraio sarà la Nasa a far atterrare il rover Perseverance nel cratere Jezero. Il rover ha una lunga lista di obiettivi scientifici su cui lavorare.

Sul nostro pianeta, il costante spostamento della crosta ha in gran parte distrutto le primissime rocce che si sono formate, ma su Marte le rocce più antiche sono ancora presenti in superficie dopo oltre quattro miliardi di anni. 

Oltre a raccontarci la storia della formazione del pianeta, quelle rocce potrebbero contenere tracce di vita.

Perseverance contribuirà a riportare campioni di quelle antiche rocce sulla Terra. Solo cosi si potranno effettuare analisi approfondite per capire se c’è o c’era in passato vita su Marte.

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Il grande valore dello studio effettuato sulla Terra dei campioni riportati dalla Luna ha migliorato la comprensione sulla nascita e l’evoluzione del sistema solare. Ora si vuole ripetere il successo ottenuto con i campioni lunari con le rocce marziane e per questo Perseverance è dotato di molti contenitori in cui verranno depositati i campioni marziani da riportare sulla Terra.

Un rover europeo costruito all’Airbus Defence and Space di Stevenage arriverà su Marte nel 2028 per raccogliere i contenitori. Li caricherà su un veicolo spaziale della Nasa chiamato Mars Ascent Vehicle, che li porterà in orbita verso l’Earth Return Orbiter europeo che porterà i campioni sulla Terra.

Le rocce lunari provenivano da un mondo arido, Marte invece avrebbe potuto ospitare la vita in passato e forse potrebbe ospitarla ancora oggi. Sarà importante indagare su entrambi questi aspetti.

Quando analizzeremo le rocce marziane dovremo essere sicuri che non siano contaminate da forme di vita terrestri eventualmente presenti sul veicolo spaziale. Per evitare contaminazioni, i veicoli vengono sterilizzati con il calore o utilizzando solventi chimici.

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Proteggere la vita su Marte

“Quando si realizza una missione su Marte, è necessario applicare i controlli biologici che vanno oltre quello che usiamo tipicamente per i satelliti che costruiamo per l’osservazione della Terra”, spiega Gerhard Kminek, ufficiale per la protezione planetaria dell’Esa

Lavora dal 2004 per assicurarsi che tali precauzioni diventino una pratica standard all’Esa per qualsiasi cosa venga lanciata su Marte, incluso il rover Rosalind Franklin che verrà lanciato nel 2022 e che trasporterà apparecchiature per il rilevamento della vita.

Grazie al lavoro su Rosalind Franklin, le compagnie aerospaziali europee Airbus e Thales Alenia Space hanno ora camere bianche controllate biologicamente in cui costruire veicoli spaziali quasi completamente sterili.

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Lavorando con Public Health England, il laboratorio Porton Down e il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, Thales UK e l’Università di Leicester hanno già costruito un prototipo di “camera di isolamento a doppia parete” con un contratto Esa.

Queste precauzioni sono note come protezione planetaria, che è suddivisa in due componenti. La contaminazione diretta è l’introduzione della vita terrestre su altri mondi; la contaminazione inversa riguarda la possibilità, per quanto remota, che eventuale vita extraterrestre riportata sulla Terra possa contaminare la nostra biosfera.

Le prime linee guida sulla protezione planetaria risalgono all’epoca dello Sputnik ed erano dettate anche dalla certezza che il sistema solare fosse abitabile e che addirittura ci fosse vita su Marte. Le sonde inviate in lungo e in largo invece hanno dimostrato che non esistono tracce evidenti di vita, al più indizi che ci dicono dove cercare, ma nulla di più.

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Nel 1971 le sonde Mariner diedero il colpo di grazia alla possibile esistenza della vita su Marte, ma da allora sono cambiate molte cose. Si pensa che Marte avrebbe potuto essere abitabile e che i microbi potrebbero ancora essere presenti nelle aree del pianeta dove è presente acqua liquida. 

Le preoccupazioni per la protezione planetaria significano che i veicoli spaziali non possono raggiungere queste aree. 

Quindi, gli esperimenti di rilevamento della vita non possono indagare le aree che più probabilmente sostengono la vita e quindi la maggior parte si concentra sulla ricerca delle prove della vita passata su Marte.

La preoccupazione è comprensibile, se esiste la vitta su Marte (o in altri luoghi) dobbiamo evitare di contaminarla con organismi di origine terrestre che potrebbero anche distruggerla entrando in competizione.

Ora più che mai questa preoccupazione si è di nuovo rafforzata, soprattutto all’alba delle nuove missioni che intendono riportare l’uomo sulla Luna e in seguito inviarlo su Marte.