I vertici delle agenzie spaziali hanno riconosciuto da tempo questa imminente lacuna e, quasi cinque anni fa, hanno stanziato circa 500 milioni di dollari a quattro diverse aziende con l’obiettivo di avviare lo sviluppo di nuove stazioni spaziali “commerciali”. L’intento era quello di colmare il vuoto lasciato dalla dismissione della ISS. Tuttavia, a oggi, i progressi sono stati minimi e crescono le preoccupazioni che nessuna di queste stazioni sostitutive sarà pronta in tempo per la caduta della ISS.

La nuova direttiva per le stazioni spaziali commerciali
Tra circa cinque anni, un’era nella storia dell’esplorazione spaziale volgerà al termine. Una navicella spaziale Dragon, appositamente modificata, accenderà i suoi propulsori per spingere l’enorme Stazione Spaziale Internazionale (ISS) fuori dalla sua orbita. Il più grande oggetto mai costruito dall’uomo nello Spazio farà il suo rientro atmosferico, finendo inesorabilmente sul fondo dell’Oceano Pacifico. A quel punto, l’unica stazione spaziale attiva a pieno regime rimarrà la cinese Tiangong. Questo scenario pone un serio rischio per la NASA, che potrebbe perdere la sua posizione e la sua capacità di ricerca nell’orbita terrestre bassa.
Per affrontare questa situazione critica, l’amministratore facente funzioni della NASA, Sean Duffy, ha firmato una nuova direttiva sulle stazioni spaziali commerciali. Il documento sottolinea la necessità di un cambio di rotta. “Per raggiungere gli obiettivi di un sistema commerciale entro il budget proposto, è necessaria una modifica all’attuale approccio per le piattaforme LEO”, si legge nel testo firmato da Duffy, che conclude affermando che la strategia esistente “deve essere modificata” per avere successo.
Le modifiche sostanziali al programma
Il piano originale della NASA, per colmare il vuoto lasciato dalla Stazione Spaziale Internazionale, prevedeva di lanciare una “richiesta di proposte” all’inizio del prossimo anno. L’obiettivo era selezionare una, o al massimo due, aziende per l’assemblaggio e la certificazione delle loro stazioni spaziali prima del volo. Tuttavia, questo progetto presentava un deficit finanziario significativo, stimato fino a 4 miliardi di dollari rispetto al budget previsto. Sebbene la richiesta di bilancio del Presidente includesse 272,3 milioni di dollari per l’anno fiscale 2026 e 2,1 miliardi nei cinque anni successivi, il divario era troppo grande.
A causa di queste carenze finanziarie, la nuova direttiva della NASA apporta modifiche importanti al programma “Commercial Low Earth Orbit Destinations”. Invece di passare alla Fase 2 con un contratto fisso per la certificazione e i servizi, la NASA estenderà gli attuali accordi esistenti con “più” partecipanti. Sarà indetta una gara “aperta e trasparente” per le aziende interessate a ricevere tali accordi, con la NASA che si impegnerà a selezionare un minimo di due, e preferibilmente tre, fornitori entro sei mesi.
Inoltre, l’agenzia sposterà la fase di progettazione formale e di certificazione a un momento successivo, in modo che le aziende non possano ottenere la certificazione prima di aver dimostrato di essere effettivamente in grado di operare nello spazio. Almeno il 25% dei finanziamenti sarà trattenuto fino al completamento con successo della dimostrazione di una stazione spaziale con equipaggio. Infine, la NASA riduce notevolmente i requisiti minimi: invece della “piena capacità operativa” richiesta inizialmente, ora si accontenterà di una capacità minima di “4 membri dell’equipaggio per incrementi di un mese”.
L’evoluzione del piano commerciale e il vantaggio di Vast
Circa cinque anni fa, la NASA avviò i primi contratti per lo sviluppo di stazioni spaziali commerciali, coinvolgendo aziende come Northrop Grumman, Blue Origin, Axiom Space e Voyager Space. Nel corso del tempo, il panorama è cambiato: Northrop si è unita al team di Voyager, mentre altre aziende, come Vast, sono entrate in gioco, collaborando in particolare con SpaceX per sviluppare la loro prima stazione spaziale. Sorprendentemente, la nuova direttiva della NASA sembra ora favorire proprio Vast, ponendo i fornitori originali in una posizione svantaggiata.
Mentre gli altri appaltatori avevano progettato stazioni più grandi e con maggiore autonomia, in linea con i requisiti iniziali della NASA, il modulo Haven-1 di Vast è stato concepito per una capacità più limitata, in grado di ospitare quattro astronauti per due settimane. La nuova direttiva premia questo approccio, riconoscendo il percorso più semplice di Vast per costruire una stazione che soddisfi i requisiti minimi dell’agenzia. Questo ha spinto un funzionario del settore a dichiarare che “solo Haven-1 può avere successo in questo contesto”.
L’amministratore delegato di Vast, Max Haot, ha rivelato che l’azienda ha sempre scommesso sul concetto di “prodotto minimo sostenibile”, finanziando interamente lo sviluppo senza ricorrere a fondi governativi. Haot ha spiegato che la nuova strategia della NASA sembra allinearsi con ciò che l’industria è effettivamente in grado di realizzare, riducendo i rischi a lungo termine. L’approccio ricorda quello già adottato con successo dall’agenzia per i contratti di carico ed equipaggio. Haven-1 si affiderà in gran parte alla navicella Dragon di SpaceX per il supporto vitale, con l’obiettivo di sviluppare stazioni future, come Haven-2, con capacità più indipendenti.
Per maggiori informazioni, visita il sito ufficiale della NASA.





































