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Ripreso il bagliore generato da una collisione planetaria

Un lampo di luce e poi una nuvola di polvere destinata a diffondersi nello spazio per un tempo imprecisato e quasi infinito. Una recente collisione planetaria è il fenomeno che ha incollato al telescopio diversi ricercatori

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Un lampo di luce e poi una nuvola di polvere destinata a diffondersi nello spazio per un tempo imprecisato e quasi infinito. Una recente collisione planetaria è il fenomeno che ha incollato al telescopio diversi ricercatori. Il risultato è eccezionale se pensiamo che il bagliore scaturito dalla collisione è stato brillantemente catturato. È la prima volta che viene immortalato un simile evento nello spazio aperto.

Collisione planetaria: l’interesse da parte degli astronomi

Il team di astronomi si è formato in seguito all’osservazione di un’apparente anomalia nella curva di luce di una stella. Questa scoperta è iniziata con un astrofilo che ha notato questa strana curva di luce. Gli studiosi hanno iniziato a collaborare e ad utilizzare una serie di telescopi per indagare ulteriormente.

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In particolare, hanno notato che la stella aveva mostrato un aumento nella luminosità nell’infrarosso per un periodo prolungato, prima di diventare meno luminosa. Questo fenomeno inusuale ha attirato l’attenzione della comunità astronomica e ha portato alla formazione del team di ricerca. A darci info più dettagliate è stato Matthew Kenworthy, dell’Università di Leiden e coautore dello studio.

L’esperto ha spiegato tramite alcune dichiarazioni riportate dal Corriere della sera: “Questa osservazione è stata una vera sorpresa per me: quando abbiamo inizialmente condiviso la curva di luce visibile di questa stella con altri astronomi, abbiamo iniziato a osservarla con una rete di altri telescopi. Un astronomo sui social media ha fatto notare che la stella si è illuminata nell’infrarosso per un migliaio di giorni prima dell’appannamento ottico. Ho capito allora che si trattava di un evento insolito”.

Tutto è partito da due esopianeti di ghiaccio

Nello studio pubblicato su Nature, gli astronomi hanno riportato la scoperta di due giganteschi esopianeti di ghiaccio che sono entrati in collisione in orbita attorno a una stella simile al Sole. Questo evento ha generato un’intensa esplosione di luce e una nuvola di polvere. La conseguente emissione di calore e la polvere hanno oscurato gradualmente la stella madre nel corso del tempo. Questo interessante fenomeno è stato monitorato da astronomi dilettanti e professionisti per due anni successivi alla scoperta iniziale.

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L’utilità del telescopio

La stella coinvolta in questo fenomeno è stata denominata ASASSN-21qj, prendendo il nome dalla rete di telescopi che per prima ha notato il suo indebolimento nella luce visibile. Dopo un’attenta analisi, i ricercatori sono giunti alla conclusione che la spiegazione più plausibile per questo evento sia la collisione tra due enormi esopianeti di ghiaccio. Questo impatto ha generato una brillante emissione di luce infrarossa, che è stata rilevata grazie alla missione Neowise della NASA. Questa missione utilizza un telescopio spaziale per cercare asteroidi e comete, ma ha catturato anche questo fenomeno straordinario.

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Il punto di Simon Lock

Simon Lock è ricercatore in Scienze della Terra presso l’Università di Bristol e autore principale dello studio. L’esperto ha spiegato: “I nostri calcoli e modelli al computer indicano che la temperatura e le dimensioni del materiale incandescente, così come la quantità di tempo in cui il bagliore è durato, sono coerenti con la collisione di due esopianeti giganti di ghiaccio”.

La conseguente nube di detriti generata dall’impatto tra i due esopianeti di ghiaccio ha continuato a espandersi. Circa tre anni dopo l’evento di collisione, questa nube di detriti è giunta a coprire la stella ASASSN-21qj, causando una notevole diminuzione della sua luminosità nelle lunghezze d’onda visibili.

La polvere viaggerà nello spazio

Nei prossimi anni, ci si aspetta che la nube di polvere generata dall’evento di collisione inizierà a disperdersi lungo l’orbita del residuo della collisione stessa. Questa dispersione della polvere potrebbe causare una diffusione di luce che potrebbe essere osservata sia utilizzando telescopi basati a terra che sfruttando il James Webb Space Telescope (JWST), il grande telescopio spaziale della NASA.

Gli astronomi hanno l’intenzione di osservare attentamente l’evoluzione di questo sistema per comprendere meglio gli effetti a lungo termine dell’evento di collisione e per ottenere ulteriori informazioni sulla dinamica dei pianeti e dei detriti nell’orbita stellare.

Fonte: “A planetary collision afterglow and transit of the resultant debris cloud” by Matthew Kenworthy, Simon Lock, Grant Kennedy, Richelle van Capelleveen, Eric Mamajek, Ludmila Carone, Franz-Josef Hambsch, Joseph Masiero, Amy Mainzer, J. Davy Kirkpatrick, Edward Gomez, Zoë Leinhardt, Jingyao Dou, Pavan Tanna, Arttu Sainio, Hamish Barker, Stéphane Charbonnel, Olivier Garde, Pascal Le Dû, Lionel Mulato, Thomas Petit and Michael Rizzo Smith, 11 October 2023, Nature.
DOI: 10.1038/s41586-023-06573-9

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