Phobos, il più grande dei satelliti di Marte

Tutti sanno che Marte possiede due satelliti ma sono molto meno numerosi coloro i quali conoscono la storia dello studio di Phobos, il più grande dei due

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I satelliti di Marte sono due piccole rocce di forma irregolare che presentano notevoli similitudini con gli asteroidi; i loro nomi sono Phobos e Deimos.

Phobos prende il nome di uno dei figli Marte e Venere. Il suo nome, in greco antico, ha il significato di “paura” dalla radice della parola “fobia“. Venne fotografato dal Mariner 9 nel 1971 e dal Viking 1 nel 1977.

Deimos prende il nome di un altro dei figli di Marte e Venere e significa “panico“. Deimos è il più piccolo satellite di tutto il Sistema Solare ed è più lontano da Marte di Phobos. I due satelliti sono molto piccoli, Phobos, di forma irregolare, ha un diametro approssimativo di 22 Km mentre Deimos di circa 12 Km.

I satelliti furono scoperti nel 1877 grazie alla posizione favorevole di Marte all’epoca alla minima distanza dal nostro pianeta.

Il professor  Asaph Hall (1829-1907) astronomo dell’Osservatorio Astronomico di  Washington, decise di sfruttare questa circostanza per osservare i dintorni di Marte con il grande rifrattore di 66 centimetri di apertura dell’osservatorio, che, all’epoca, era il più grande rifrattore esistente mondo.

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Il professor Hall, fin dalle prime sere del mese di agosto del 1877 organizzò le sue osservazioni per studiare lo spazio attorno al pianeta rosso escludendo lo stesso Marte dal campo visivo per non essere disturbato nella ricerca di eventuali satelliti.

Visto che le prime notti furono deludenti Hall fu sul punto di lasciare le osservazioni, ma incoraggiato dalla moglie, che era anche la sua segretaria continuò la sua ricerca.

L’11 agosto gli parve di scorgere un puntino luminoso quando si alzò una fitta nebbia dal fiume Potomac che lo costrinse ad abbandonare le ricerche. Le notti seguenti il cielo si mantenne coperto ma il 16 agosto il cielo divenne limpido e il professor Hall tornò al lavoro ritrovando il puntino osservato pochi giorni prima. Seguì il flebile punto di luce per delle ore e constatò che si spostava nella volta celeste insieme a Marte.

A questo punto occorrevano delle precise conferme, cioè capire se non si trattava semplicemente di un pianetino che orbitava in quella zona del cielo. Dopo un controllo delle effemeridi constatò che solo Europa, scoperto quasi 20 anni prima, si trovava nelle vicinanze e con una ulteriore verifica ebbe la conferma che il puntino era un satellite marziano.

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Di li a poco, la mattina seguente al 17, Hall notò anche un secondo puntino più piccolo e più vicino a Marte. La notizia, attraverso il telegrafo arrivò ai tanti astronomi in giro per il mondo che confermarono la scoperta del professor Hall che decise di chiamare i due nuovi satelliti Phobos e Deimos, in memoria di due versi dell’Iliade di Omero.

Molto tempo prima, nel 1610, Keplero, tentando di decifrare un anagramma di Galileo su Saturno, ipotizzò che Marte avesse due satelliti, mentre nei Viaggi di Gulliver, scritti da J. Swith nel 1720, lo scrittore affermò che gli astronomi di Laputa avevano scoperto due satelliti di Marte.

L’esplorazione di Phobos

Nel 1988, i sovietici lanciarono due sonde complementari, denominate Phobos 1 e 2, per l’esplorazione di Marte e Fobos. Purtroppo Phobos 1 fu perduta durante la fase di crociera, Phobos 2 raggiunse Marte, ma andò perduta per un malfunzionamento del computer quando si trovava a meno di 100 km dalla luna, nel sorvolo programmato per il rilascio dei lander.

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La missione, comunque, produsse risultati scientifici di rilievo, tra i valori della massa di Fobos e della sua densità, immagini ad alta risoluzione della superficie e indizi della presenza di un debole campo magnetico interno. L’episodio è stato attribuito da alcuni ufologi all’azione di un veicolo alieno, di cui la sonda avrebbe ripreso l’ombra proiettata sulla superficie del pianeta nelle sue ultime fotografie.

Un netto miglioramento nella comprensione di Phobos è stato dovuto alla sonda dell’ESA Mars Express.

Mars Express ha permesso di ottenere nuove stime della massa di Phobos, delle sue dimensioni e, quindi, della sua densità. È stato inoltre stimato che il materiale che costituisce la luna possegga una porosità del 30%.

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Il 75% della superficie di Fobos è stata mappata con una risoluzione di 50 m/pixel. Ciò ha permesso di tracciare una mappa completa delle striature e di stimare l’età di Phobos utilizzando il metodo del conteggio dei crateri. 

Mars Express non ha fornito dati conclusivi riguardo l’origine della luna, ma ha rilevato la presenza di minerali ricchi di ferro e magnesio e, in prossimità del cratere Stickney, di argilla. Queste osservazioni supportano l’ipotesi che Phobos si componga dello stesso materiale che costituisce il pianeta e avvalorano l’ipotesi dell’impatto gigante.

Phobos è stato oggetto di osservazioni nell’ultravioletto da una distanza di 300 km attraverso la sonda statunitense MAVEN, lanciata nel 2013, che percorre un’orbita ellittica con periastro a soli 145 km dalla superficie di Marte e apoastro poco oltre l’orbita di Phobos.