Una nuova e interessante protagonista nel panorama dell’intelligenza artificiale sta catturando l’attenzione della Silicon Valley: si tratta di Perplexity. Questa startup, che secondo indiscrezioni sarebbe stata valutata per un’acquisizione sia da Meta che da Apple, ha raggiunto una valutazione stratosferica di 14 miliardi di dollari dopo un recente round di finanziamento a maggio 2025.

Perplexity: la nuova stella dell’AI che sfida Google Search
Viene ampiamente considerata una forza dirompente capace di minacciare il consolidato dominio di Google Search nel settore delle ricerche online. La questione fondamentale, però, è la sua funzionalità principale: Perplexity si limita prevalentemente a riassumere i contenuti web, fornendo poi all’utente una serie di link.
Perplexity si presenta come un “motore di risposte”. Il suo funzionamento è semplice e diretto: si pone una domanda e, grazie all’impiego di modelli linguistici di grandi dimensioni, la piattaforma restituisce un riassunto dal tono colloquiale e umano, completo di note a piè di pagina. È, in pratica, un’esperienza simile a ChatGPT, ma con l’aggiunta di una bibliografia verificabile. Ad esempio, è possibile chiedere quali siano i migliori libri sulla Rivoluzione Francese o richiedere una descrizione dettagliata del Genius Act. In pochi secondi, genera un paragrafo conciso, corredato da link diretti a fonti come Wikipedia, siti di informazione o discussioni su Reddit.
L’obiettivo dichiarato è offrire un’esperienza di ricerca più pulita, priva di pubblicità e incentrata su un’interazione via chatbot, eliminando la necessità di navigare tra risultati SEO spazzatura o di scorrere lunghe pagine. Tuttavia, i critici sollevano dubbi significativi sulla sua originalità, sostenendo che l’applicazione non sia altro che un “involucro glorificato” che sfrutta le API di Google e OpenAI, con una minima tecnologia proprietaria e molta “fumo”. Pur riconoscendo la sua rapidità, la pulizia dell’interfaccia e la fluidità nell’utilizzo, i detrattori affermano che, in sostanza, si limiti a riorganizzare e presentare in modo diverso contenuti già esistenti sul web.
Crescita esplosiva e interesse dei colossi tech
Nonostante le discussioni sulla sua reale innovazione, l’entusiasmo attorno a Perplexity non accenna a diminuire. A maggio 2025, l’azienda con sede a San Francisco, California, ha completato un nuovo round di finanziamento da ben 500 milioni di dollari, portando la sua valutazione a un impressionante valore di 14 miliardi di dollari. Questo segna un notevole incremento rispetto ai 9 miliardi di dollari registrati a dicembre 2024.
Tra i suoi principali sostenitori figurano figure di spicco come Jeff Bezos, attraverso il Jeff Bezos Family Fund, e Nvidia. L’attrattiva di Perplexity è tale che anche i giganti della tecnologia stanno mostrando interesse. Secondo Bloomberg, Apple ha avviato trattative per un’eventuale acquisizione, e si vocifera che anche Meta abbia preso in considerazione questa mossa, sebbene non siano state formulate offerte ufficiali.
La logica dietro tale interesse è evidente: Perplexity sta registrando una crescita rapidissima ed è sempre più percepita come un potenziale “Google killer“, specialmente tra gli influencer tecnologici e gli utenti più esperti su X. Il traffico verso il suo sito è aumentato esponenzialmente negli ultimi mesi. L’azienda ha ampliato la sua offerta con un’estensione per Chrome, un’app mobile e una versione Pro che garantisce agli utenti l’accesso a modelli di intelligenza artificiale di alto livello, come GPT-4 e Claude. Tuttavia, rimane incerto cosa giustifichi una valutazione di 14 miliardi di dollari, al di là del fatto che l’azienda stia cavalcando l’onda dell’entusiasmo per l’intelligenza artificiale.
Per gli scettici dell’intelligenza artificiale, la sua ascesa è un ulteriore esempio di come l’entusiasmo superi talvolta la sostanza. Il servizio non addestra propri modelli proprietari né sta costruendo nuove infrastrutture rivoluzionarie. La sua funzione principale si riduce a offrire un’interfaccia raffinata per formulare domande e ricevere riepiloghi generati dall’AI, estratti da siti web pubblici. Crescono inoltre le preoccupazioni relative al modo in cui acquisisce le sue informazioni.
Diverse importanti testate giornalistiche, tra cui il New York Times, Forbes e Wired, hanno accusato l’azienda di plagio e di copiare contenuti senza la dovuta autorizzazione o attribuzione. Giornalisti ed editori avvertono che questo tipo di esperienza di ricerca basata sull’AI rischia di cannibalizzare il traffico verso le notizie, restituendo ben poco ai creatori di contenuti originali.
La BBC minaccia azioni legali per i contenuti AI
Il 20 giugno 2025, la BBC si è aggiunta alla lista delle testate giornalistiche che minacciano azioni legali contro Perplexity AI. Secondo il Financial Times, l’accusa principale è che l’azienda stia utilizzando i contenuti della BBC per addestrare il suo “modello di intelligenza artificiale predefinito”. Questa mossa della BBC sottolinea una crescente tensione tra le piattaforme di AI e i produttori di contenuti.
Aravind Srinivas, CEO di Perplexity, ha difeso la sua azienda definendola un “aggregatore di informazioni”. Già a luglio 2024, la startup aveva tentato di mitigare le critiche lanciando un programma di condivisione dei ricavi. “Abbiamo sempre creduto di poter costruire un sistema in cui l’intera Internet vince“, aveva dichiarato Srinivas all’epoca.
La posta in gioco è enorme: la ricerca è un business incredibilmente redditizio, con Google che ha generato 50,7 miliardi di dollari dagli annunci di ricerca solo nel primo trimestre, un aumento del 9,8% su base annua. Se riuscisse a conquistare anche una piccola quota di utenti e a monetizzare l’esperienza, diventerebbe una minaccia concreta per il colosso di Mountain View.
Apple e Meta, sempre più diffidenti nei confronti della dipendenza da Google, vedono in Perplexity una scorciatoia strategica nella corsa all’intelligenza artificiale applicata alla ricerca. La posta in gioco è elevatissima: chiunque controlli la prossima interfaccia di ricerca, controlla di fatto l’utente. Proprio come Google ha soppiantato Yahoo in passato, potrebbe teoricamente sostituire Google come punto di accesso primario alle informazioni online. Questa potenziale rivoluzione spiega il forte interesse delle Big Tech per l’acquisizione, anche se non è ancora del tutto chiaro quale sia il valore intrinseco e la tecnologia proprietaria che stanno effettivamente acquisendo.

















