Stamattina apro la mail e trovo un messaggio da OpenAI che non mi ha scritto per annunciarmi un nuovo modello, non per regalarmi crediti, ma per avvisarmi che un servizio esterno per il tracciamento degli utenti che loro usano — Mixpanel — è stato bucato.
Non i server di OpenAI, per carità.
Solo quelli di Mixpanel, il sistema di analytics che teneva traccia di come gli utenti si muovevano sulla piattaforma API (platform.openai.com).
Una piccolezza, se non ti interessa sapere chi raccoglie le tue informazioni mentre lavori con un LLM.
Io mi sono informato, ovviamente. E la storia è molto più interessante di com’è stata impacchettata.
Che cosa è successo
Il 9 novembre 2025 un attaccante entra nei sistemi di Mixpanel.
Non nei log pubblici, non nei pannelli di prova:
in un’area che conteneva dataset reali sugli utenti delle piattaforme che usano Mixpanel.
Il 25 novembre Mixpanel invia a OpenAI il pacchetto dei dati compromessi. OpenAI lo esamina e scopre che dentro c’è roba che riguarda anche me (e migliaia di altri sviluppatori API).
Niente password, niente API key, niente conversazioni o richieste LLM.
Ma comunque un bel set di informazioni:
- nome dell’account API
- città / stato / paese ricavati dal browser
- browser e sistema operativo
- siti che hanno portato alla piattaforma
- user ID / organization ID di OpenAI
In pratica: il tuo profilo digitale di base, quello sufficiente per alimentare phishing credibili, attacchi mirati, spoofing, e qualunque azione che parte col “Ciao Massimo, riguardo al tuo account API…”.
Quindi no, non è “solo un disguido minore”.
Il punto non è Mixpanel. È il cloud.
Mixpanel non è il cattivo del film.
Ha fatto quello che fanno tutte le piattaforme cloud: raccoglie dati di utilizzo, li aggrega, li mostra in dashboard fighette piene di grafici.
Solo che quando centralizzi tutto, tutto può rompersi.
E quando si rompe quel punto, si rompe per tutti.
La parte comica, se così vogliamo chiamarla, è che questo non riguarda solo “cosa hai cliccato oggi”: riguarda l’intera logica di outsourcing digitale su cui vivono le Big Tech.
Il cloud è comodo.
Il cloud è potente.
Il cloud è il più grande bersaglio del pianeta.
Metti insieme milioni di dati, milioni di utenti, milioni di sessioni… e poi speri che nessuno ci provi, o che se ci prova non ci riesca. È quasi poesia.
Che cosa ha fatto OpenAI
Devo riconoscerglielo: questa volta sono stati rapidi, chiari e relativamente trasparenti.
Hanno:
- subito comunicato l’incidente
- rimosso Mixpanel dalla produzione
- analizzato il dataset sottratto
- notificato tutti gli utenti colpiti
- annunciato che stanno alzando lo standard di sicurezza per i vendor esterni
E ovviamente hanno ricordato la solita liturgia:
- attenti al phishing
- attivi la 2FA
- controllate che le email arrivino da un dominio ufficiale
Insomma, le pratiche standard quando una falla non è tua ma ti ci trovi in mezzo.
L’elemento più interessante: quello che OpenAI non dice
La mail è impeccabile. Ti avvisano, ti rassicurano e ti danno alcuni suggerimento per neutralizzare il pericolo ma tra le righe della comunicazione si vede il vero problema: dipendenza strutturale dal cloud e dai servizi terzi e questa maledetta continua violazione dei dati personali cona ziende come mixpanel che tracciano tutto quello che fai anche se paghi un abbonamento per usufruire del servizio, perché, come al solito, in rete i tuoi dati hanno valore e se non è OpenAI a rivenderli a chi è interessarto a profilarti per la pubblicità, sono i gruppi hacker che compiono queste imprese a rivenderli sul deepweb a malintenzionati che intendono usarli per pratiche di phishing per alleggerirti si qualche soldo.
Non importa quanto siano forti le tue difese, se affidi parte del tuo ecosistema a un fornitore esterno come mixpanel che:
- raccoglie dati sugli utenti,
- li elabora,
- li centralizza,
- e viene bucato.
È come blindare la porta di casa e poi lasciare la chiave di riserva al bar sotto casa.
Sperando che non passi qualcuno troppo curioso.
Perché questa storia dovrebbe interessarti, anche se “tanto non è successo niente”
La mail di OpenAI lo dice chiaramente:
il rischio più concreto adesso è il phishing di alto livello.
Con i dati compromessi, un attaccante può facilmente costruire email che sembrano credibili:
“Ciao <nome>, abbiamo rilevato un problema nel tuo account API. Ecco il link per verificare.”
È così che cadono professionisti, aziende, sviluppatori, chiunque. Questo è il motivo per cui, da mesi, ripeto la stessa frase come un mantra:
Se puoi farlo in locale, fallo in locale. Fai in locale tutto quello che puoi.
La lezione finale: non delegare mai la tua privacy
Ogni volta che una piattaforma cloud vacilla, si sente questo rumore in lontananza:
il rumore delle persone che si ricordano che la privacy non è un’opinione.
L’incidente di Mixpanel è solo l’ennesima conferma di un fatto ormai scontato:
L’unico dato veramente sicuro è quello che non lascia il tuo computer.
E tutto questo segue al guasto di clouflare du qualche settimana fache ha mandato offline metà internet mondiale provocando danni di grande entità alle aziende che si affidano al cloud per le loro attività.
Ed è anche il motivo per cui continuo a costruire, testare e migliorare soluzioni offline, dove i modelli girano davvero a casa tua, non in qualche server farm misteriosa.
Non perché sia più facile, ma perché è più sano.
E perché ogni volta che leggo una mail così, capisco quanto siano in pericolo le i miei dati personali e anche se poi mi costringono ad usare sistemi di riconoscimento a doppia password, codici generati al momento e quant’altro il livello tecnologico dei malintenzionati è oggi tale che nessuna struttura è al sicuro.
La conclusione è una frase che gira dagli anni ’90 ma resta sempre valida: l’unico computer sicuro è un computer spento, o perlomeno è un computer non connesso alla rete.
Senza arrivare a tali estremi, avere i propri dati e il proprio lavoro in locale migliora sensibilmente la sicurezza, non perché un hacker non può accedervi ma perché di solito nessuno si sbatte per accedere ad un computer privato in quanto ai cacciatori di dati le informazioni su un singolo servono poco, quelle che fanno gola, e sono ben rivendibili, sono i pacchetti di informazioni relativi a migliaia di utenti.





































