Il rover Curiosity della NASA ha compiuto una scoperta interessante su Marte, catturando le prime immagini ravvicinate di gigantesche strutture che ricordano le ragnatele. Queste creste a zig-zag, testimonianze di antiche falde acquifere, potrebbero rivelare dettagli cruciali sul passato acquoso del Pianeta Rosso e, secondo i ricercatori, fornire importanti indizi sulla potenziale presenza di vita extraterrestre passata o presente.

Curiosity svela le “ragnatele” giganti di Marte: indizi di un passato acquoso e possibile vita
Le formazioni, note scientificamente come “boxwork”, sono costituite da una rete intricata di creste rocciose ricche di minerali, che raramente affiorano sulla superficie marziana. Questi motivi possono estendersi per dimensioni notevoli, fino a 20 chilometri di diametro, e visti dallo Spazio, evocano l’immagine di opere create da aracnidi giganti. Nonostante la loro vastità e singolarità, queste strutture non erano mai state studiate da vicino fino all’arrivo di Curiosity.
Sulla Terra, formazioni “boxwork” di dimensioni più contenute si possono trovare sulle pareti delle grotte e si generano attraverso un meccanismo simile a quello che dà origine a stalagmiti e stalattiti. Gli scienziati hanno ipotizzato che lo stesso processo abbia scolpito queste impressionanti strutture su Marte, sebbene su una scala incomparabilmente maggiore.
In un comunicato, i rappresentanti della NASA hanno spiegato il fenomeno: “Il substrato roccioso al di sotto di queste creste si è probabilmente formato quando l’acqua di falda che scorreva attraverso la roccia ha lasciato minerali che si sono accumulati in quelle crepe e fessure, indurendosi e diventando simili al cemento“. Successivamente, “Eoni di sabbiatura da parte del vento marziano hanno consumato la roccia ma non i minerali, rivelando reti di creste resistenti al suo interno“. Questa spiegazione evidenzia il ruolo fondamentale dell’acqua nel modellare il paesaggio marziano e nel preservare queste testimonianze geologiche che ora il rover Curiosity sta esplorando in dettaglio.
Distinguere le “ragnatele” di Curiosity dai “ragni marziani”
È fondamentale non confondere le creste simili a ragnatele immortalate dal rover Curiosity con i ben noti “ragni su Marte“. Questi ultimi sono fenomeni geologici distinti, creati dal ghiaccio di anidride carbonica sulla superficie del pianeta, e sono stati recentemente riprodotti sulla Terra per la prima volta. Le “ragnatele” di Curiosity, invece, rappresentano strutture rocciose complesse di origine completamente diversa.
Attualmente, il rover Curiosity sta esplorando un’area specifica di formazioni rocciose situate sulle pendici del Monte Sharp, una montagna alta 5,5 chilometri che sorge al centro del cratere Gale. Il rover è giunto in questa zona all’inizio del mese, dopo un viaggio iniziato nel novembre 2024. Queste formazioni rocciose costituiscono un obiettivo primario per gli scienziati della missione, in quanto le creste non sono state osservate in nessun’altra parte della montagna, rendendole un enigma geologico di particolare interesse.
Curiosity ha inoltre perforato e analizzato alcuni campioni di roccia prelevati nei pressi delle creste a ragnatela. Le analisi hanno rivelato la presenza di vene di solfato di calcio, un minerale salino anch’esso depositato dalle antiche falde acquifere. Questa scoperta è particolarmente significativa poiché il solfato di calcio non era mai stato osservato prima sul Monte Sharp. “È davvero sorprendente“, ha dichiarato Abigail Fraeman, vice scienziata di progetto di Curiosity presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA, sottolineando l’importanza di questo ritrovamento per la comprensione della storia geologica e idrologica di Marte.
Un tuffo nel passato acquatico di Marte
I ricercatori nutrono grandi speranze che lo studio ravvicinato delle strutture “boxwork” possa svelare ulteriori dettagli sul passato acquatico di Marte, un’epoca in cui il Pianeta Rosso ospitava vasti oceani prima che la radiazione solare ne causasse la dispersione. Le future scoperte derivanti da queste analisi potrebbero anche gettare luce sul gigantesco oceano sotterraneo recentemente individuato nelle profondità della crosta marziana.
Alcuni esperti ritengono inoltre che l’analisi di queste creste potrebbe finalmente contribuire a dirimere l’annoso dibattito sulla possibilità che Marte abbia ospitato forme di vita extraterrestre nel suo passato. Come ha precedentemente affermato Kirsten Siebach, scienziata della missione Curiosity presso la Rice University di Houston e studiosa dell’area.
“Queste creste includeranno minerali che si sono cristallizzati sottoterra, dove il clima sarebbe stato più caldo, con acqua liquida salata che scorreva attraverso“. Siebach ha poi aggiunto una considerazione cruciale: “I microrganismi della Terra primordiale potrebbero essere sopravvissuto in un ambiente simile. Questo rende questo luogo entusiasmante da esplorare“. Questa prospettiva evidenzia come le “ragnatele” possano non solo raccontare la storia geologica di Marte, ma anche offrire indizi fondamentali sulle condizioni che avrebbero potuto favorire la vita microbica.
Per maggiori informazioni, consulta il comunicato stampa ufficiale della NASA.





































