La Terra vista dagli alieni

Se possiamo vedere gli esopianeti in orbita attorno a stelle lontane, ciò significa che anche  eventuali astronomi  extraterrestri dovrebbero essere in grado di vedere il nostro pianeta in orbita attorno al Sole. La Terra quindi potrebbe essere finita in una lista di mondi rocciosi in grado di ospitare la vita di un astronomo extraterrestre

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Nel 1992 gli astronomi hanno scoperto i primi due pianeti rocciosi in orbita attorno a una pulsar nella costellazione della Vergine, da allora sappiamo che esistono altri mondi al di fuori dal sistema solare. Oggi, grazie all’impegno di astronomi e a missioni ambiziose come  il telescopio Kepler, ormai in pensione, siamo in possesso di una lista di 4.000 esopianeti confermati.

Se dalla Terra possiamo vedere i pianeti extrasolari in orbita attorno a stelle lontane, ciò significa che anche  eventuali astronomi  extraterrestri dovrebbero essere in grado di vedere il nostro pianeta in orbita attorno al Sole. La Terra quindi potrebbe essere finita in una lista di mondi rocciosi in grado di ospitare la vita di un astronomo extraterrestre.

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Lo scenario, seppur speculativo, è preso sul serio dagli astronomi. Nel corso degli anni infatti, sono stati identificati diversi esopianeti in grado di osservare la Terra. Oggi, grazie al catalogo realizzato da Gaia, l’osservatorio dell’Agenzia Spaziale Europea, abbiamo un elenco aggiornato dei mondi alieni che potrebbero avere il nostro pianeta nella loro linea di visuale.

Joshua Pepper, astronomo della Lehigh University e coautore del recente articolo, pubblicato a ottobre su Monthly Notice della Royal Astronomical Society ha spiegato che le speculazioni sono iniziate con alcune domande:

“E se ci fossero esseri intelligenti su un altro pianeta? E se stessero guardando la Terra, in quale di quei sistemi stellari potrebbero vivere che consentirebbe loro di vedere la Terra?”.

Con i dati di Gaia e del Transiting Exoplanet Survey Satellite (TESS) della NASA a disposizione, Pepper e Lisa Kaltenegger, direttrice del Carl Sagan Institute della Cornell University, hanno cercato gli esopianeti allineati con l’orbita terrestre. L’allineamento permetterebbe a un osservatore extraterrestre di misurare il calo di luminosità del Sole  ogni volta che la Terra gli passa davanti. La ricerca ha valutato le stelle presenti entro un raggio di 330 anni luce escludendo una serie di stelle a causa della mancanza di dati.

Attualmente, il metodo migliore per osservare il passaggio di un esopianeta davanti alla sua stella ospite è il metodo del transito e allo stesso modo astronomi alieni potrebbero usare lo stesso metodo. I telescopi spaziali Kepler e TESS della NASA danno la caccia agli esopianeti utilizzando il metodo del transito, che consente di rilevare i cali di luminosità di una stella quando un pianeta attraversa il suo disco.

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Fino ad oggi sono stati trovati cinque esopianeti, abbastanza vicini al sistema solare, dai quali ipotetici astronomi alieni potrebbero osservare la Terra. Con strumenti adeguati gli astronomi alieni potrebbero osservare il nostro pianeta che apparirebbe loro come una minuscola ombra in transito davanti al nostro Sole.

Sebbene i cinque esopianeti siano solo una piccola frazione di tutti i mondi trovati finora, Pepper sostiene che potrebbero essere un punto di partenza per i ricercatori del SETI.

Osservato da anni luce di distanza, il nostro pianeta non apparirebbe come il mondo lussureggiante e ricco di vita che conosciamo, a meno che gli alieni non ci osservino con strumenti di inimmaginabile potenza. Gli alieni vedrebbero solamente un pezzo di roccia che transita davanti al Sole.

Gli astronomi però, possono raccogliere molte informazioni osservando come un esopianeta oscura la sua stella. Possono stimarne le dimensioni, la densità e l’orbita. Una volta in possesso di questi dati possono capire se il mondo sotto esame è un gigante gassoso o un piccolo mondo roccioso.

Dei cinque pianeti presi in esame da Pepper e Kaltenegger queste informazioni sono già note. I cinque pianeti si trovano nella posizione ideare da consentire a ipotetici astronomi alieni di osservare il nostro pianeta. Pepper e Kaltenegger ritengono che questi cinque esopianeti siano super terre, una via di mezzo tra i pianeti come la Terra e mondi come Urano e Nettuno.

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Quando un pianeta transita davanti alla stella ospite, gli astronomi possono osservarne l’atmosfera (se ne ha una). Quando la luce della stella attraversa l’atmosfera di un pianeta, raccoglie informazioni sulla sua composizione. La luce mantiene impressa la firma molecolare dei gas che compongono l’atmosfera.

Utilizzando queste informazioni si può ricostruire la composizione delle atmosfere degli esopianeti. Sebbene sia un compito difficile, questo metodo offre uno dei sistemi più pratici per cercare tracce di vita nell’universo. Questo perché la presenza di ossigeno, o altre molecole, sarebbero un segno della presenza della vita sulla superficie di un esomondo.

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La Terra, ad esempio, potrebbe essere piuttosto interessante per un astronomo alieno se ne analizzasse l’atmosfera. Livelli relativamente alti di ossigeno, metano, anidride carbonica e altri gas potrebbero essere un forte indizio che il nostro pianeta ospiti la vita. Secondo Pepper, l’atmosfera della Terra sarebbe difficile da giustificare senza pensare che il pianeta ospiti la vita.

Un segno ancora più forte e convincente potrebbe provenire da segnali elettromagnetici, come le onde radio emesse dai nostri sistemi di telecomunicazione. Questi segnali sono ciò che il  SETI sta attualmente cercando di captare.

La ricerca SETI, in questi anni, ha trovato un paio di buoni segnali, sebbene non ci siano ancora prove definitive sulla loro origine. Ad esempio, alla fine del 2020 è stato captato un segnale che sembrava provenire dalla stella Proxima Centauri, l’astro più vicino al sistema solare. Tuttavia, i ricercatori hanno notato che sebbene non siano ancora in grado di spiegarne l’origine, il segnale potrebbe essere un’interferenza prodotta dall’uomo.

Se gli extraterrestri dovessero utilizzare un equivalente del Green Bank Observatory, troverebbero un pianeta “ricco” di attività elettromagnetica. Questo sarebbe un segno abbastanza chiaro che il nostro pianeta ospita una civiltà tecnologicamente avanzata.

Se una civiltà aliena nelle nostre vicinanze captasse i nostri segnali radio, non avrebbe bisogno di osservare il transito della Terra davanti al Sole per capire che ospita la vita. Tuttavia Pepper sostiene che il loro lavoro si concentra su quei pianeti che hanno maggiori probabilità di osservare la Terra e il metodo del transito è il modo migliore che oggi conosciamo.

Fonte: https://astronomy.com/news/2020/12/what-would-earth-look-like-to-alien-astronomers