La storia della caccia ai pianeti extrasolari

Fin dalla scoperta di 51 Pegasi b la tecnologia è stata forse il vero tallone d'Achille della ricerca dei pianeti extrasolari che, finalmente, negli ultimi anni ha raggiunto un certo grado di maturità e di affidabilità

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Gli astronomi hanno scoperto e confermato con certezza oltre 4000 pianeti extrasolari, e altre migliaia attendono di essere confermati da ulteriori controlli incrociati.

Arrivare a questo inimmaginabile traguardo ha comportato errori, discussioni e tecnologia al limite della capacità.

Fin dalla scoperta di 51 Pegasi b la tecnologia è stata forse il vero tallone d’Achille della ricerca dei pianeti extrasolari che, finalmente, negli ultimi anni ha raggiunto un certo grado di maturità e di affidabilità.

Ma solo fino a pochi decenni fa, parlare di pianeti extrasolari era considerato pura follia, i modelli di formazione del sistema solare facevano ritenere che il nostro sistema era più unico che raro, quindi chi proponeva ricerche sui pianeti extrasolari era ritenuto nella migliore delle ipotesi, un illuso.

Le ipotesi sulla presenza di pianeti extrasolari in orbita attorno alle stelle è molto vecchia, ma solo a partire da un secolo fa si iniziò a cercarli e la caccia coinvolse personaggi fuori dagli schemi, truffatori, nane brune, ritrattazioni e molto altro ancora.



Uno dei primi astronomi a segnalare la presenza di pianeti extrasolari fu Thomas Jefferson Jackson See (1866-1962) ritenuto da tanti colleghi arrogante e incline al plagio.

Thomas J. Sherrill, ingegnere e astrofisico della Lockheed, scrisse in un articolo del 1999 pubblicato sul Journal for the History of Astronomy che pochi scienziati dell’inizio del XX secolo “ispirano un grado di rancore paragonabile a quello evocato” da See.

Sherrill nel suo articolo afferma che sebbene See avesse un “solido background nella meccanica celeste“, il suo ultimo lavoro “[divergeva] dai suoi colleghi astronomi in modi sorprendenti“.

In un articolo del 1895 pubblicato su The Astronomical Journal, si annunciava con toni entusiastici quanto affermato da See:

Dal 20 agosto, quando ti ho annunciato per la prima volta l’esistenza di anomalie peculiari nel movimento del compagno di F.70 Ophiuchi, sono riuscito a dimostrare in modo definitivo che il sistema è perturbato da un corpo invisibile”.

Ma gli incredibili risultati vennero ampiamente contestati alcuni anni dopo. Nel 1895 in un articolo, Forest Moulton contestò la ricerca di See sostenendo che il problema dei tre corpi proposto dallo stesso See avrebbe espulso il pianeta fuori dal sistema stellare binario.

See scrisse una dura lettera alla rivista tanto che che la maggior parte di essa fu cancellata, e lui venne quasi bandito da ulteriori pubblicazioni.

See tentò cosi una seconda carriera come geologo prima di pubblicare alcuni libri sulla formazione del sistema solare, che secondo Sherrill facevano alcune affermazioni corrette, ma “molte altre erano speculazioni presentate con poca giustificazione, e altre vennero prese in prestito dai suoi contemporanei”.

Ma See si rovinò la carriera con le sue stesse mani dopo l’uscita di una sua presunta biografia scritta da un giornalista che si rivelò essere lo stesso See che raccontava al mondo la sua intelligenza e la sua genialità.

La delusione lo portò a scrivere lettere amare (alcune delle quali apparvero sul New York Times ) sulle teorie di Albert Einstein, pochi membri della comunità scientifica, se non nessuno, li diedero retta.

See era davvero una persona molto colorata, e probabilmente piuttosto brillante, ma sembrava estremamente paranoico e doppiogiochista“, afferma David DeVorkin, curatore senior di astronomia presso lo Smithsonian National Air and Space Museum.

Pianeti extrasolari, la caccia continua

Tuttavia See non fu il primo a proporre l’esistenza dei pianeti extrasolari e nello specifico dell’esistenza di un pianeta in orbita intorno ai 70 Ophiuchi.

William Stephen Jacob dell’Osservatorio di Madras presentò l’idea già nel 1855.

Dopo See, gli astronomi Dirk Reuyl ed Erik Holberg riportarono in auge l’esistenza di un pianeta attorno a 70 Ophiuchi nel 1943. A. Vibert Douglas scrisse in un articolo del 1955 sul Journal of the Royal Astronomical Society of Canada che il pianeta è “più lontano dalla sua stella di Giove dal Sole”.

Tuttavia finora nessun pianeta extrasolare è stato confermato. Allora perché questo sistema stellare binario ha così affascinato gli astronomi? DeVorkin dice che il motivo sta nel fatto che 70 Ophiuchi è un “sistema vicino a massa ridotta relativamente facile da osservare“.

See non ebbe più una posizione nella comunità astronomica nel 1905. Alla fine fu, come dice DeVorkin, “bandito a Mare Island”, un piccolo osservatorio a San Francisco.

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