HomeScienzaKlotho: vita più lunga del 20%, mente e corpo migliori

Klotho: vita più lunga del 20%, mente e corpo migliori

Nell'ambito di un'iniziativa di ricerca internazionale guidata dall'Institut de Neurociències dell'Universitat Autònoma de Barcelona (INc-UAB), è emerso un ruolo di straordinaria rilevanza per la proteina Klotho. I risultati di questo studio indicano chiaramente che l'aumento dei livelli di questa proteina nei topi determina un prolungamento della durata della vita e un sensibile miglioramento delle capacità fisiche e cognitive con l'avanzare dell'età

Un’ambiziosa ricerca globale condotta dall’Institut de Neurociències presso l’Universitat Autònoma de Barcelona (INc-UAB) ha rivelato un potenziale straordinario nella proteina Klotho. Questo studio ha dimostrato che aumentare i livelli di questa proteina nei topi può non solo prolungare la loro durata di vita, ma anche migliorare significativamente sia le loro funzioni fisiche che cognitive con l’avanzare dell’età.

Klotho: vita più lunga del 20%, mente e corpo migliori
Klotho: vita più lunga del 20%, mente e corpo migliori

L’impatto di Klotho sull’invecchiamento fisico e cognitivo

Con l’invecchiamento, è purtroppo comune osservare un deterioramento generale del corpo. Si assiste a un calo della densità muscolare e ossea, che aumenta il rischio di fragilità, cadute e lesioni potenzialmente gravi. I neuroni subiscono un graduale deterioramento e perdono le loro connessioni vitali, contribuendo al declino cognitivo e aumentando la vulnerabilità a malattie neurodegenerative come l’Alzheimer e il Parkinson. In un’epoca in cui l’aspettativa di vita è in costante aumento, la ricerca di strategie efficaci per contrastare questi cambiamenti legati all’età è diventata una priorità scientifica.

In questo contesto, il team internazionale di scienziati, guidato dal professor Miguel Chillón, ricercatore ICREA presso l’INc-UAB, ha compiuto un passo avanti decisivo. La loro recente ricerca ha evidenziato come l’incremento dei livelli della forma secreta della proteina Klotho (s-KL) possa effettivamente promuovere un invecchiamento più sano negli animali da esperimento. Questa scoperta apre scenari promettenti per lo sviluppo di future terapie mirate alla longevità.

Strategia di terapia genica e risultati straordinari

I ricercatori hanno impiegato vettori di terapia genica per modificare le cellule dei topi, inducendole a produrre maggiori quantità della proteina Klotho nella sua forma secreta (s-KL). Quando i topi hanno raggiunto l’equivalente di circa 70 anni umani (24 mesi di età), il gruppo trattato ha mostrato miglioramenti notevoli nella forza muscolare, nella densità ossea e nelle prestazioni cognitive. Miguel Chillón, a capo della ricerca, ha spiegato che il team, già impegnato con Klotho per le malattie neurodegenerative, ha voluto verificare il potenziale della s-KL anche per un invecchiamento sano, esaminando un’ampia gamma di fattori.

I topi trattati con s-KL hanno vissuto dal 15 al 20% in più e hanno dimostrato capacità fisiche superiori. Questo si è tradotto in fibre muscolari più grandi e una riduzione della fibrosi, chiari indicatori di una migliore salute muscolare. È stata osservata anche una migliore qualità ossea, particolarmente evidente nelle femmine, dove l’architettura interna dell’osso (trabecole) era meglio conservata, suggerendo un potenziale effetto protettivo contro l’osteoporosi. A livello cerebrale, il trattamento con s-KL ha stimolato la formazione di nuovi neuroni e ha incrementato l’attività immunitaria nell’ippocampo, indicando possibili benefici per la funzione cognitiva.

Il trattamento attraverso vettori virali funziona introducendo copie del gene desiderato nelle cellule dell’organismo, permettendo loro di produrre autonomamente la proteina. Nello studio sui topi, questi vettori sono stati somministrati sia per via endovenosa sia direttamente nel cervello, garantendo così che anche le cellule cerebrali producessero s-KL.

Joan Roig-Soriano, ricercatrice dell’INc-UAB e prima autrice dello studio, ha sottolineato l’importanza di questi progressi: “Ora disponiamo di vettori virali in grado di raggiungere il cervello dopo essere stati somministrati per via endovenosa, il che renderebbe più facile trasferire questa terapia in sicurezza agli esseri umani“. Ha aggiunto che un’altra opzione potrebbe essere la somministrazione diretta della proteina come farmaco, ma ciò richiede ancora lo sviluppo di metodi efficienti per il trasporto e il raggiungimento degli organi bersaglio.

Una promessa per una società più sana

Il notevole lavoro del gruppo di ricerca sull’efficacia della proteina Klotho ha già prodotto risultati tangibili nel campo della proprietà intellettuale. Precedentemente, l’uso di Klotho per il trattamento dei deficit cognitivi era stato oggetto di un brevetto, a testimonianza del suo potenziale in ambito neurologico. A seguito delle recenti e incoraggianti scoperte relative ai suoi effetti sull’invecchiamento, sono stati depositati ulteriori tre nuovi brevetti.

Questi nuovi depositi estendono la protezione intellettuale all’impiego di Klotho per il trattamento dei deficit ossei e muscolari, sottolineando il suo ruolo multifunzionale nel contrastare gli effetti dell’età. In modo ancora più ambizioso, i brevetti coprono anche lo sviluppo di terapie mirate all’aumento della longevità, un’area di ricerca con immense implicazioni per la salute pubblica. Questo approccio strategico alla brevettazione mira a salvaguardare gli sforzi di ricerca e a facilitare il trasferimento di queste scoperte dal laboratorio alla pratica clinica, accelerando lo sviluppo di nuove terapie.

L’entusiasmo dei ricercatori per il potenziale della proteina Klotho è palpabile. Essi concludono che “se riuscissimo a trovare un metodo di somministrazione valido, s-KL potrebbe dare un contributo significativo al miglioramento della qualità della vita delle persone e contribuire a costruire la società più sana possibile“. Questa affermazione non è solo una speranza, ma riflette la visione di un futuro in cui le terapie basate su Klotho potrebbero non solo prolungare l’aspettativa di vita, ma soprattutto migliorarne la qualità, riducendo l’incidenza di fragilità, declino cognitivo e problemi muscoloscheletrici associati all’invecchiamento.

La sfida ora si concentra sulla somministrazione efficace della proteina s-KL nell’organismo umano, sia attraverso vettori virali ottimizzati, sia tramite nuove formulazioni farmacologiche. Superare questo ostacolo consentirebbe di tradurre le promettenti scoperte precliniche in soluzioni concrete per affrontare le sfide sanitarie globali legate all’invecchiamento della popolazione.

Lo studio è stato pubblicato su Molecular Therapy.

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