Il buco dell’ozono si sta chiudendo

Secondo i ricercatori l'esaurimento dell'ozono raffredda l'aria, rafforzando cosi i venti del vortice polare, situazione che influenza i venti fino allo strato più basso dell'atmosfera terrestre. Quindi, tale processo ha spostato il flusso dell'aria sulle regioni asciutte, ai margini dei tropici, verso il Polo Sud.

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L’assottigliamento dello strato di ozono, e in particolare il “buco dell’ozono” scoperto nel 1985, che si forma principalmente nella stratosfera ogni primavera, sembra essersi arrestato. La scoperta la dichiara un nuovo studio, pubblicato sulla rivista “Nature”, condotto dai ricercatori dell’università del Colorado.

Il Protocollo di Montreal

Lo strato di ozono, che era arrivato ai minimi storici l’8 settembre 2019, toccando l’estensione più bassa osservata da decenni, pari a 16,3 milioni di kmq, sembra ora guarito. Lo strato di ozono è uno schermo fondamentale per la protezione dalle radiazioni cosmiche letali per la vita sulla Terra e la sua formazione avviene principalmente presso le latitudini tropicali che risultano più irradiate, mentre la circolazione globale tende ad accumularlo maggiormente alle alte latitudini e ai poli.
Il Protocollo di Montreal, strumento legato al Programma Ambientale delle Nazioni Unite per l’attuazione della Convenzione di Vienna a favore della protezione dell’ozono stratosferico, entrato in vigore nel gennaio del 1989, ratificato da 197 Paesi, tra cui anche l’Italia, ha consentito di stabilire dei termini entro i quali le nazioni coinvolte si impegnavano a contenere i livelli di produzione e di consumo delle sostanze chimiche dannose per la fascia dell’ozono della stratosfera. Ad oggi, il patto di Montreal, sembra dare i suoi risultati.

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Lo strato di ozono situato sopra l’Antartide è in via di guarigione. Secondo un nuovo studio, tale processo ha effetti a catena sulle correnti d’aria e sui venti che investono tutta la Terra.

L’efficacia del Protocollo

Antara Banerjee, autore principale dello studio, spiega che “Il nuovo studio effettuato si aggiunge alle crescenti prove che dimostrano la grande efficacia del protocollo di Montreal. Il trattato non ha solo stimolato la riparazione dello strato di ozono, ma sta anche guidando i recenti cambiamenti dei modelli di circolazione dell’aria nell’emisfero meridionale”. Inoltre, Antara Banerjee ha spiegato che lo strato di ozono è in buone condizioni, e col miglioramento del processo si hanno effetti a catena sulle correnti d’aria e sui venti che investono tutta la Terra.

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Le tesi dei ricercatori

I ricercatori spiegano che l’esaurimento dell’ozono raffredda l’aria, rafforzando cosi i venti del vortice polare, situazione che influenza i venti fino allo strato più basso dell’atmosfera terrestre. Quindi, tale processo ha spostato il flusso d’aria sulle regioni asciutte, ai margini dei tropici, verso il Polo Sud. Studi precedenti hanno collegato questo tipo di circolazione ai cambiamenti climatici nell’emisfero australe, in particolar modo influisce sulle precipitazioni del Sud America, dell’Africa orientale e dell’Australia, sul cambiamento delle correnti oceaniche e della salinità dei mari.
Il protocollo di Montreal, ha consentito in maniera graduale di eliminare la produzione di sostanze che distruggono l’ozono, come i clorofluorocarburi (CFC). Questa decisione ha cominciato a dare i primi benefici a partire dal 2000, anno in cui le concentrazioni di sostanze chimiche nella stratosfera sono iniziate a diminuire, e il buco dell’ozono ha cominciato a ridursi.
Antara Banerjee ha spiegato che “La sfida del nuovo studio era dimostrare la nostra ipotesi, cioè che il miglioramento dell’ozono nell’atmosfera sta effettivamente guidando i cambiamenti della circolazione atmosferica, e questa non è solo una semplice coincidenza”.

Una tecnica statistica

I ricercatori, per dimostrare la loro tesi, hanno utilizzato una tecnica statistica, dove hanno valutato se determinati modelli di variazioni del vento fossero dovuti alla sola variabilità naturale, e se le eventuali variazioni avvenute potessero essere attribuibili all’uomo e alle emissioni di sostanze chimiche.
Gli esperti, grazie all’utilizzo di simulazioni al computer, hanno dapprima determinato che quello che da loro è stata definita una “pausa”, chiamata cosi perché, da quanto affermato da Antara Banerjee, le tendenze della circolazione dei venti potrebbero ricominciare, rimanere ferme o invertirsi, era stato osservato che le tendenze della circolazione non potevano essere spiegate con i cambiamenti naturali dei venti.
Secondo Antara Banerjee lo strato di ozono si riprenderà a velocità differenti in diverse parti dell’atmosfera. Ad esempio, si prevede che tornerà ai livelli degli anni ’80 entro il 2030 per le medie latitudini dell’emisfero settentrionale, e entro il 2050 per le medie latitudini meridionali, mentre in Antartide accadrà nel 2060.
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I ricercatori successivamente, hanno isolato tutti gli effetti avvenuti sull’ozono e sui gas serra, dividendoli gli uni dagli altri. I ricercatori hanno così dimostrato che, mentre l’aumento delle emissioni di CO2 ha creato un espansione della circolazione dei venti verso il polo, i cambiamenti avvenuti nello strato di ozono hanno potuto spiegare la “pausa” nelle tendenze della circolazione. Inoltre, prima del 2000, sia l’esaurimento dell’ozono che l’innalzamento dei livelli di CO2, spingevano verso l’alto la circolazione vicino alla superficie della Terra. Si è visto che dal 2000, la CO2 ha continuato a spingere questa circolazione verso il polo, bilanciando l’effetto opposto legato al recupero dello strato di ozono.
John Fyfe, scienziato di Environment and Climate Change Canada e uno dei coautori dello studio, ha spiegato che “L’identificazione della “pausa” indotta dall’ozono nelle tendenze di circolazione conferma, per la prima volta, ciò che la comunità scientifica che ha studiato l’ozono ha previsto da tempo”.  
Al momento il buco dell’ozono è ai minimi storici dal 1982.



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