Geofisica e ambiente: osservato per la prima volta uno “Stormquake”

Gli scienziati hanno identificato quello che dicono sia un nuovo fenomeno geofisico completamente sconosciuto alla scienza - un'entità ibrida in cui potenti tempeste come gli uragani innescano episodi sismici che possono rimbombare per ore o persino giorni.

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Gli uragani sono una cosa. I terremoti un’altra. Ma questi eventi, estremi e pericolosi, non si escludono a vicenda e talvolta uno può persino alimentare l’altro.

In un nuovo studio, gli scienziati hanno identificato quello che dicono sia un nuovo fenomeno geofisico completamente sconosciuto alla scienzaun’entità ibrida in cui potenti tempeste come gli uragani innescano episodi sismici che possono rimbombare per ore o persino giorni.

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Li stiamo chiamando ‘stormquakes’“, afferma il geofisico Wenyuan Fan della Florida State University. Durante una stagione delle tempeste, gli uragani o le tempeste del nord trasferiscono energia nell’oceano sotto forma di grandi e potenti onde oceaniche e le onde interagiscono con la terra solida producendo un’intensa attività sismica“.

Sembra ragionevole, proveniendo da un sismologo. Eppure la cosa strana è che nessuno aveva mai notato questo collegamento prima, e non mancavano certo i dati osservativi.

Fan e il suo team hanno analizzato oltre 12 anni di dati sismici e oceanografici registrati dal 2006 al 2019, scoprendo più di 14.000 terremoti generati nelle acque al largo delle coste statunitensi, del Canada e del Golfo del Messico.

Ora occorreranno ulteriori indagini per avere le controprove, ma il team pensa che il fenomeno potrebbe verificarsi anche nell’Europa occidentale e nell’Australia occidentale, ma che, come in Nord America, semplicemente non era stato notato prima d’ora.

Ciò che ha aiutato il team a identificare i terremoti questa volta è stato concentrarsi sui segnali sismici sfocati prodotti dalle interazioni tra oceano e terra solida – dati generalmente considerati (e ignorati) come rumore di fondo o ambientale.

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Questi rumorosi campi d’onda sono considerati tipicamente incoerenti spiegano i ricercatori nel loro nuovo articolo, usando la terminologia di una prospettiva sismologica tradizionale. Non sapevamo dove cercare e cosa cercare“, ha spiegato FanNational Geographic.

La rivelazione è arrivata quando il team si è concentrato sull’analisi delle onde sismiche a bassa frequenza e ci si è resi conto della presenza di un legame coerente nel rumore di fondo quando forti tempeste hanno generato in mare onde oceaniche a lungo termine in acque con caratteristiche di fondali bassi vicino al bordo delle piattaforme continentali.

In presenza di tali condizioni, si registrano spesso terremoti, che possono “migrare in coincidenza con le tempeste, ma sono effettivamente fonti di punti sismici focalizzate nello spazio, con magnitudini di terremoto equivalenti che possono essere superiori a 3,5“, scrivono gli autori.

Uno dei risultati dello studio rivela che, fortunatamente, questa tipologia di terremoti non dovrebbe essere un problema per chi vive sulla terraferma perché, anche se sembrano essere incredibilmente comuni per un fenomeno che nessuno aveva mai notato, si tratta di scosse di terremoto solitamente poco potenti (anche se possono essere di lunga durata) e il cui epicentro si trova nell’oceano.

Questo fenomeno non deve assolutamente preoccupare nessuno“, ha detto Fan all’Associated Press.

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Solo perché non sono pericolosi, tuttavia, non significa che, in alcune circostanze, non possano costituire un grosso problema. Secondo i ricercatori, il fatto di essere ora consapevoli di questo fenomeno, lo svolgersi di questo genere di eventi potrà fornirci nuovi dati da osservare per studiare la struttura profonda della Terra nelle zone oceaniche al largo delle coste.

Un catalogo ad alta risoluzione di questi stormquakes ci permetterà di avere un nuovo modo per comprendere la struttura profonda del sottosuolo mentre i terremoti si verificano a margini passivi“, scrive il team.

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Anche altri ricercatori concordano sul fatto che l’osservazione di questo fenomeno potrà fornire nuove informazioni ai geofisici.

Questo documento sta gettando le basi per conoscere nuove informazioni su come è fatto l’interno del nostro pianeta e capire come funziona“, ha detto al National Geographic il sismologo Wendy Bohon, esperto del Incorporated Research Institutions for Seismology di Washington, DC, che non era coinvolto nello studio.

Gli scienziati sono persone intrinsecamente creative. Chissà come penseranno di usare queste informazioni giovani studenti particolarmente ispirati“.

Fonte: Geophysical Research Letters.