Covid19: parte lo studio pilota “ipercovid”

Uno studio pilota sull'effettiva efficacia delle immunoglobuline iperimmuni sta per partire all'Università Federico II di Napoli e si chiamerà progetto "ipercovid".

0
481
Indice

Sì terrà a Napoli lo studio clinico pilota Ipercovid”, che sarà sviluppato dal Dipartimento di Medicina molecolare e biotecnologie mediche dell’Università di Napoli Federico II, dal Dipartimento di Medicina di laboratorio e trasfusionale dell’Azienda ospedaliera universitaria Federico II, dal Dipartimento delle Malattie infettive e delle urgenze infettivologiche dell’Azienda Ospedaliera dei Colli – Ospedale Cotugno e dal Centro regionale di competenza in biotecnologie industriali “BioTekNet”, che si occuperà del project management in collaborazione con i laboratori del Dipartimento di Medicina sperimentale dell’Università della Campania “L. Vanvitelli”.

Lo scopo ambizioso è quello di fornire i primi dati sull’efficacia, la sicurezza e la tollerabilità delle immunoglobuline iperimmuni che andranno ad interessare i casi clinici più gravi colpiti dall’infezione da Covid19. La ricerca è stata già approvata dai Comitati etici dell’Azienda Ospedaliera dei Colli – Università Luigi Vanvitelli e dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, ha il coordinamento scientifico di Giuseppe Matarese (Federico II), Antonio Leonardi (Federico II) e Chiara Schiraldi (Università Vanvitelli), e di Roberto Parella (Ospedale Cotugno) e la gestione di BioTekNet (Amleto D’Agostino e Concetta D’Orio).

Le immunoglobuline iperimmuni sono un preparato biomedico che consiste in una soluzione in cui è purificata in condizioni di Good Manufacturing Practices (Gmp) la frazione gamma-globulinica del plasma, contenente gli anticorpi sviluppati contro il Sars-CoV2 dai soggetti guariti recentemente dall’infezione“. Affermano i ricercatori del progetto ipercovid.

Questo tipo di preparazione – continuano – è nota da tempo in varie patologie e viene utilizzata correntemente anche nella prevenzione dell’infezione tetanica o dell’epatite B, quindi può sia essere un trattamento terapeutico per i pazienti che già hanno contratto il virus, sia creare un effetto barriera in soggetti venuti a contatto con pazienti positivi”.

“La terapia con immunoglobuline iperimmuni si basa dunque sul principio di fornire al paziente una immunizzazione passiva, dovuta agli anticorpi già formati da un altro soggetto che è già guarito dall’infezione. È una medicina “endogena” che ogni paziente guarito ha dentro di sé. Data proprio la sua natura “passiva”, che non presuppone una risposta da parte del sistema immunitario del paziente, il trattamento potrebbe essere utilizzato anche nei casi di pazienti debilitati, anziani e immunodepressi”. Specificano gli scienziati.



Anche Franca Esposito, direttore del Dipartimento di Medicina molecolare e biotecnologie mediche dell’Università di Napoli Federico II, e Maurizio di Mauro, direttore generale dell’Azienda Ospedaliera dei Colli e Anna Iervolino, direttore generale dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II, intervengono dicendo che: “Lo studio Ipercovid va a posizionarsi in un panorama scientifico internazionale molto ampio che vede coinvolti Università, centri di ricerca, autorità sanitarie e multinazionali del settore farmaceutico, tutti con un unico scopo, ovvero quello di fronteggiare la grave emergenza sanitaria dovuta alla pandemia da Sars-Cov-2 presente o potenzialmente futura”.

A dare un contributo a titolo completamente gratuito sarà un’azienda farmaceutica leader del settore della lavorazione di plasma-derivati, che aiuterà la ricerca attraverso propri laboratori presenti anche sul territorio campano, che ha accettato l’invito a dare un supporto al nuovo progetto pilota  mettendo a disposizione le competenze scientifiche e tecniche del team Ricerca e Sviluppo.

2