Un gruppo di ricercatori negli Stati Uniti ha recentemente sviluppato una tecnica innovativa che promette di rivoluzionare il settore del calcolo quantistico. L’obiettivo ambizioso è superare la soglia dei 100.000 qubit, un traguardo che renderebbe i computer quantistici enormemente più potenti di quelli attuali.
Questa svolta è stata resa possibile dall’integrazione di due tecnologie d’avanguardia, le pinzette ottiche e le metasuperfici, all’interno di un’unica piattaforma integrata.

Computer quantistici verso i 100.000 qubit
Il progetto, guidato dai professori Sebastian Will e Nanfang Yu della Columbia University, si basa sul potenziamento dei cosiddetti array di atomi neutri. In questo sistema, i ricercatori utilizzano fasci laser estremamente focalizzati, definiti pinzette ottiche, per intrappolare i singoli atomi in configurazioni geometriche che spaziano dalla prima alla terza dimensione. Ogni atomo catturato all’interno di questi reticoli funge da qubit, l’unità fondamentale di informazione quantistica. Combinando le pinzette con le metasuperfici, il team ha trovato il modo di espandere questi array ben oltre i limiti fisici riscontrati finora.
Uno dei vantaggi principali di questo approccio risiede nella natura stessa degli atomi di stronzio utilizzati nell’esperimento. Essendo ogni atomo identico all’altro per leggi fisiche, il sistema non richiede i complessi processi di calibrazione o sincronizzazione necessari per i qubit prodotti artificialmente, che diventano ingestibili all’aumentare del numero di unità. Il team è già riuscito a intrappolare con successo 1.000 atomi, dimostrando concretamente la fattibilità di un sistema su larga scala.
Fino a oggi, il controllo degli atomi su vasta scala rappresentava l’ostacolo principale per i ricercatori. Le pinzette ottiche tradizionali dipendono infatti da componenti hardware voluminosi e costosi, come i modulatori di luce spaziale o i deflettori acusto-ottici, che di fatto limitano fisicamente le dimensioni massime dell’array. La nuova piattaforma sviluppata alla Columbia University supera questi vincoli strutturali, gettando le basi tecnologiche per una nuova generazione di supercomputer quantistici.
Il potere delle metasuperfici
Nonostante i recenti successi della comunità scientifica, come il traguardo dei 6.100 atomi intrappolati raggiunto dal California Institute of Technology, la strada per ottenere un vantaggio quantistico pratico è ancora lunga. Sebastian Will ha definito straordinari i risultati attuali, ma ha sottolineato che per le applicazioni reali serviranno numeri molto più elevati. L’approccio basato sugli array di pinzette a metasuperficie punta proprio a colmare questo divario, con l’obiettivo ambizioso di superare la soglia dei 100.000 atomi.
Il fulcro di questa tecnologia risiede nella sostituzione dei sistemi ottici tradizionali con le metasuperfici. Si tratta di dispositivi piatti e ultrasottili composti da milioni di minuscoli pixel nanometrici. Quando un singolo raggio laser attraversa una di queste superfici, i pixel ne modellano la struttura in modo da generare simultaneamente migliaia, o addirittura centinaia di migliaia, di punti laser focalizzati. Come spiegato dal professor Yu, una metasuperficie agisce come se decine di migliaia di lenti piatte fossero sovrapposte sullo stesso piano, ognuna con un punto focale differente.
Per sostenere un’operazione di tale portata, le metasuperfici devono essere costruite con materiali estremamente resistenti come il nitruro di silicio e il biossido di titanio. Questi componenti sono progettati per sopportare sollecitazioni ottiche incredibili, con intensità che superano i 2000 Watt per millimetro quadrato. Per dare un’idea della scala, si tratta di una potenza circa un milione di volte superiore a quella della luce solare che colpisce la superficie terrestre, una resistenza fondamentale per mantenere stabile l’architettura dei qubit in un array così vasto.
Un’architettura unica per la nanofabbricazione quantistica
La nuova piattaforma si distingue nel panorama tecnologico grazie alla combinazione tra la resistenza alle elevate potenze ottiche e la precisione dei processi di nanofabbricazione in camera bianca. Come evidenziato dal ricercatore Yuan Xu, la possibilità di produrre dispositivi sempre più grandi e accurati rende questo sistema uno strumento senza precedenti per la creazione di array di pinzette ottiche su vastissima scala. Questa capacità di scalare la produzione mantiene comunque un’altissima qualità del controllo atomico, garantendo l’uniformità necessaria per le operazioni di calcolo.
L’efficacia del sistema è stata dimostrata attraverso la creazione di diversi modelli di array bidimensionali estremamente precisi. I fisici sono riusciti a intrappolare gli atomi in geometrie complesse e variegate, che spaziano da reticoli quadrati composti da 1.024 siti fino a strutture a quasicristallo. Per testare l’estrema flessibilità della piattaforma, sono state realizzate persino disposizioni atomiche che riproducono la forma della Statua della Libertà e configurazioni circolari dove gli atomi sono distanziati tra loro di appena 1,5 micron.
Un traguardo tecnico particolarmente significativo è rappresentato dalla realizzazione di una metasuperficie larga 3,5 millimetri che ospita oltre 100 milioni di pixel. Questo dispositivo è in grado di generare una matrice di 600×600 punti focali, traducendosi in un totale di 360.000 pinzette ottiche simultanee. Tale capacità supera di due ordini di grandezza le tecnologie attualmente disponibili, segnando un distacco netto rispetto ai sistemi del passato e aprendo le porte a una nuova era di densità computazionale.
Le implicazioni di questa ricerca superano i confini del solo calcolo quantistico, delineando un percorso realistico verso la scalabilità di diverse tecnologie avanzate. Gli array di atomi neutri così potenziati offrono benefici diretti per lo sviluppo di simulatori quantistici, capaci di modellare fenomeni fisici complessi, e per la creazione di orologi atomici ottici portatili. Questi ultimi, grazie alla miniaturizzazione e all’efficienza della piattaforma a metasuperficie, potrebbero portare la precisione del tempo atomico in contesti operativi mobili e di alta precisione.
Lo studio è stato pubblicato su Nature.





































