Come i recenti eventi a livello mondiale hanno influenzato il valore del petrolio

In generale possiamo sicuramente affermare come le questioni politiche che riguardano le grandi potenze portano sempre in dote problemi e influssi negativi anche sul mercato del petrolio.

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Ancora una volta quella sensazione di debolezza che ha accompagnato gli ultimi, complicatissimi mesi. Il prezzo del petrolio ritrova una grande difficoltà nelle ultime sedute della settimana. A incidere, questa volta, sul sentiment dei vari investitori, troviamo le tensioni internazionali che sono tornate a scoppiare. Questa volta, cosa sta facendo la differenza, in negativo? L’impatto maggiore lo stanno avendo i rapporti più freddi che mai tra Stati Uniti e Cina e, in modo particolare, le ultime decisioni che sono state prese da parte del presidente a stelle e strisce Donald Trump.

Il prezzo del petrolio e la sofferenza derivante dai rapporti deteriorati tra Cina e USA

Una situazione che, inevitabilmente, va a condizionare tutti coloro che hanno in mente di investire con il trading di CFD su petrolio con le più importanti piattaforme online. Anche per via del fatto che la mossa messa in atto da Donald Trump in pochi avrebbero potuto aspettarsela. Infatti, il presidente americano ha stabilito un vero e proprio veto all’uso delle app cinesi Tik Tok e WeChat. Come ha giustificato questa presa disposizione? Semplicemente citando una serie di potenziali rischi legati alla sicurezza e alla possibile opera di disinformazione legata al partito comunista che potrebbe avverarsi mediante l’impiego di tali app.
Una decisione che ha avuto in men che non si dica una serie di ripercussioni sui mercati e il prezzo del petrolio, chiaramente, ne è stato condizionato. In questo senso, è importante mettere in evidenza come la domanda di asset ad alto rendimento sia in calo, mentre gli investitori si sono nuovamente focalizzati sull’USD, dato che il cambio tra euro e dollaro sta ormai seguendo la strada del ribasso.
Esattamente in questo contesto vanno fatte rientrare le perdite fatte registrare dal WTI, a cui poi hanno fatto seguito pure quelle relative al Brent. Da tenere sotto controllo tutte le polemiche che sono in atto negli Usa e ci sono dubbi sull’andamento del petrolio nel corso dei prossimi giorni.

Come ha inciso a marzo lo scontro tra Russia e Arabia Saudita

In generale possiamo sicuramente affermare come le questioni politiche che riguardano le grandi potenze portano sempre in dote problemi e influssi negativi anche sul mercato del petrolio. La guerra del petrolio che si è tenuta durante il mese di marzo, infatti, è strettamente legata alla battaglia tra i Paesi produttori. Il petrolio, in effetti, ha sempre rappresentato un elemento molto importante nel condizionamento dell’economia a livello planetario e il suo legame con la geopolitica è ormai evidente a tutti.
Eppure, bisogna risalire fino al 1991 per incrociare, proprio durante l’annuncio della Guerra del Golfo, un ribasso così forte. Mentre, invece, era dal 2016 che il prezzo del barile non scendeva al di sotto della soglia dei 30 euro. Ad accendere la miccia della crisi è stata la fumata nera nelle negoziazioni tra Russia e Arabia Saudita in riferimento ad una proroga oltre il mese di marzo del taglio della produzione, in maniera tale da poter conservare un prezzo elevato. Il rifiuto del governo di Mosca alla proposta proviene dall’Arabia Saudita non ha fatto altro che creare quella concatenazione di eventi che ha portato al crollo il 9 marzo scorso.
Di fronte a quel secco diniego di Putin, a Riyadh non si è stati di certo a guardare, con la manifestazione della volontà di passare da 9,7 a più di 10 milioni di barili al giorno, andando a interrompere anche le intese con tutti gli altri Paesi che fanno parte dell’Opec. In un periodo in cui stava imperversando al massimo della sua forza l’emergenza Coronavirus, è chiaro che il sistema del petrolio non ha retto.

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