Sebbene la Zona di Esclusione di Chernobyl sia interdetta agli esseri umani, circa 40 anni dopo l’esplosione del reattore dell’Unità Quattro, la vita non solo è tornata, ma sembra essersi adattata e prosperata. L’assenza della presenza umana gioca un ruolo in questa fioritura ecologica.

Chernobyl: un caso di studio straordinario
All’interno delle strutture circostanti il reattore, una forma di vita ha dimostrato un’affascinante e inattesa capacità di sopravvivenza in condizioni estreme. Gli scienziati hanno scoperto uno strano fungo nero, il Cladosporium sphaerospermum, che prospera in uno degli ambienti più radioattivi del pianeta. Questo organismo è stato trovato aggrappato alle pareti interne degli edifici.
La caratteristica più notevole del C. sphaerospermum è il suo pigmento scuro, la melanina. Alcuni scienziati hanno ipotizzato che questo pigmento possa permettere al fungo di sfruttare le radiazioni ionizzanti per produrre energia. Questo processo proposto è noto come radiosintesi, un meccanismo concettualmente simile alla fotosintesi utilizzata dalle piante per convertire la luce solare in energia. In questo scenario, la persistente radiazione ionizzante agirebbe come una fonte di energia, offrendo un vantaggio evolutivo al fungo.
Nonostante l’evidenza che il C. sphaerospermum prosperi in presenza di radiazioni ionizzanti, gli scienziati non sono ancora riusciti a dimostrare in modo definitivo il meccanismo esatto del suo funzionamento. La radiosintesi, pur essendo una teoria affascinante, resta difficile da confermare sperimentalmente.
Il mistero del fungo radiofilo: cladosporium sphaerospermum
All’interno delle strutture circostanti il reattore, una forma di vita ha dimostrato un’affascinante e inattesa capacità di sopravvivenza in condizioni estreme. Gli scienziati hanno scoperto uno strano fungo nero, il Cladosporium sphaerospermum, che prospera in uno degli ambienti più radioattivi del pianeta. Questo organismo è stato trovato aggrappato alle pareti interne degli edifici.
La caratteristica più notevole del C. sphaerospermum è il suo pigmento scuro, la melanina. Alcuni scienziati hanno ipotizzato che questo pigmento possa permettere al fungo di sfruttare le radiazioni ionizzanti per produrre energia. Questo processo proposto è noto come radiosintesi, un meccanismo concettualmente simile alla fotosintesi utilizzata dalle piante per convertire la luce solare in energia. In questo scenario, la persistente radiazione ionizzante agirebbe come una fonte di energia, offrendo un vantaggio evolutivo al fungo.
Nonostante l’evidenza che il C. sphaerospermum prosperi in presenza di radiazioni ionizzanti, gli scienziati non sono ancora riusciti a dimostrare in modo definitivo il meccanismo esatto del suo funzionamento. La radiosintesi, pur essendo una teoria affascinante, resta difficile da confermare sperimentalmente.
L’ipotesi della radiosintesi e i misteri scientifici
Nel 2008, in un articolo di Dadachova e Casadevall, fu avanzata per la prima volta l’ipotesi di un percorso biologico simile alla fotosintesi. Si suggerì che il fungo, insieme ad altre specie affini, potesse raccogliere le radiazioni ionizzanti e convertirle in energia. In questo meccanismo, il pigmento melanina svolgerebbe un ruolo duplice: funzionerebbe come uno scudo protettivo contro gli effetti più dannosi della radiazione e allo stesso tempo agirebbe come una sorta di clorofilla che assorbe l’energia.
Questa doppia funzione è stata apparentemente supportata dai risultati di uno studio del 2022. Gli scienziati hanno trasportato il C. sphaerospermum nello spazio e lo hanno fissato all’esterno della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), esponendolo al pieno impatto delle radiazioni cosmiche.
I sensori posti sotto la piastra di Petri hanno indicato che una quantità minore di radiazioni penetrava attraverso il fungo rispetto a un campione di controllo basato solo su agar. Lo scopo principale di tale studio era esplorare il potenziale del fungo come scudo antiradiazioni per le missioni spaziali, un’idea di grande interesse. Tuttavia, l’esperimento ha anche rafforzato l’idea che la melanina abbia proprietà schermanti.
Nonostante le osservazioni suggestive, la comunità scientifica non ha ancora stabilito con certezza cosa stia realmente facendo il fungo. Gli scienziati non sono stati in grado di dimostrare la fissazione del carbonio dipendente dalle radiazioni ionizzanti, un chiaro guadagno metabolico dalle radiazioni, o un percorso definito per la raccolta dell’energia.
Come ha scritto un team guidato dall’ingegnere Nils Averesch della Stanford University, “la radiosintesi vera e propria deve ancora essere dimostrata, per non parlare della riduzione dei composti del carbonio in forme con un contenuto energetico più elevato o della fissazione del carbonio inorganico tramite radiazioni ionizzanti”.
L’idea della radiosintesi, pur essendo fantastica, nasconde un mistero forse ancora più grande: il fungo sta neutralizzando qualcosa di così pericoloso per l’uomo in un modo che non comprendiamo.
È importante notare che il comportamento osservato nel C. sphaerospermum non è universale per tutti i funghi melanizzati. Ad esempio, un lievito nero, il Wangiella dermatitidis, mostra una crescita accelerata sotto l’esposizione alle radiazioni ionizzanti, mentre un’altra specie, il Cladosporium cladosporioides, mostra una maggiore produzione di melanina, ma non una crescita accelerata sotto l’esposizione ai raggi gamma o UV.
Queste differenze sollevano la domanda cruciale: l’adattamento permette al fungo di nutrirsi di una luce potente capace di uccidere altri organismi, oppure è semplicemente una risposta allo stress che ne migliora la sopravvivenza in condizioni estenuanti?
A questo punto, non è possibile dare una risposta definitiva. Ciò che è certo è che questo umile fungo nero e vellutato sta utilizzando in modo intelligente le radiazioni ionizzanti per sopravvivere, e forse anche per proliferare, in un luogo troppo pericoloso per gli esseri umani. È l’ennesima prova che la vita, in effetti, trova sempre un modo.
Lo studio è stato pubblicato su Frontiers.





































