Cambiamenti climatici, siamo vicini ad un punto di non ritorno

Nello studio dei cambiamenti climatici c'è un osservato speciale: è l'Oceano Atlantico, il cui stato di salute costituisce un importante campanello di allarme su quanto potrebbe accadere su scala globale, in modo irreversibile

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Cambiamenti climatici, siamo vicini ad un punto di non ritorno, cambiamento climatico
Cambiamenti climatici, siamo vicini ad un punto di non ritorno

Il tema dei cambiamenti climatici e delle conseguenze che questi stanno apportando, e potrebbero apportare in un futuro purtroppo non molto lontano, è uno dei più dibattuti dagli scienziati di tutto il mondo, a riprova di come l’argomento non sia un qualcosa di astratto, ma che coinvolge la vita di ognuno di noi e la nostra permanenza sul pianeta.

Ciò che preoccupa di più gli scienziati è la possibilità che, col tempo si possa giungere a dei cosiddetti punti di non ritorno e non poter più intervenire in alcun modo: con questa espressione infatti il mondo scientifico indica delle specie di pietre miliari a livello climatico che sanciscono danni all’ambiente irreversibili, a cui non si può più porre rimedio.

Un esempio? Se troppo diossido di carbonio continua a venire immesso nell’atmosfera, si arriverà a un punto in cui le temperature saranno troppo elevate e la vita sulla Terra diventerà impossibile. Non fantascienza e nemmeno la trama di un film apocalittico, semplicemente un inquietante scenario che potrebbe riguardare direttamente ognuno di noi.

L’influenza dell’AMOC sui cambiamenti climatici

Gli scienziati, nello specifico due ricercatori dell’Università di Copenaghen, hanno recentemente pubblicato uno studio su Proceedings of The National Academy of Sciencies, in cui pongono la propria attenzione ai possibili cambiamenti che potrebbero interessare il Capovolgimento Meridionale della Circolazione Atlantica (Atlantic Meridional Overturning Circulation, AMOC), espressione con la quale si indica la corrente del golfo, caratterizzata da un flusso verso nord di acqua salina calda negli strati superficiali dell’Atlantico, e da un flusso verso sud di acqua fredda in profondità.

Un cambiamento in un sottosistema come l’AMOC potrebbe essere indizio di un punto di non ritorno oramai non troppo lontano, dunque un esempio tangibile di ciò che potrebbe accadere. L’immissione di grandi quantità di acqua fredda nell’Atlantico, come conseguenza dello scioglimento dei ghiacciai, cosa che sta appunto avvenendo, potrebbe rappresentare un primo passo verso un punto di non ritorno nel sottosistema AMOC verso cambiamenti climatici irreversibili.



E da quest’ultimo dipendono le temperature miti dell’Europa.

Sono diversi gli scenari tracciati dai ricercatori danesi per individuare possibili stadi che potrebbero precedere disastri ambientali irreversibili: ad esempio, oltre all’innalzamento del livello delle acque, gli oceani oggi subiscono un’acidificazione a causa del diossido di carbonio che assorbono dall’atmosfera, un fenomeno che mette a rischio la vita marina.

Sembra inoltre che la parte superficiale degli oceani assorba calore dall’atmosfera molto più velocemente rispetto alle sue profondità, che allo stato attuale subiscono solo parzialmente gli effetti di questo surriscaldamento, ma questo non significa che tutto ciò non possa rappresentare l’inizio di un cambiamento irreversibile per tutto il mondo sottomarino, con conseguenze inimmaginabili.

Una speranza però c’è ancora, dicono i ricercatori, che propongono due possibili soluzioni a dei processi di cambiamento climatico catastrofici: lo stop alle emissioni dei gas serra, unito ad azioni dirette e incisive per intervenire in quei luoghi dove la situazione risulta più grave e pericolosa.

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