giovedì, Aprile 3, 2025
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Breaking News: malfunzionamento nel lancio della Soyuz MS-10. In corso le procedure di rientro d’emergenza. Gli astronauti stanno bene – video in diretta

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ore 12.21: Gli astronauti sono usciti dalla capsula e sono salvi! Lo ha comunicato la NASA in un Tweet.

nasa

ore 12.15: giungono notizie in bas ealle quali la capsula sarebbe atterrata in Kazakistan

ore 12.00: La capsula dovrebbe essere atterrata e l’equipaggio, secondo quanto riporta la NASA, sarebbe in buone condizioni. Le squadre di soccorso stanno raggiungendo il punto di atterraggio.

Il razzo russo Soyuz che trasportava il nuovo equipaggio russo-statunitense verso la Stazione Spaziale Internazionale ha avuto un problema durante la salita, oggi, giovedì (11 ottobre). I sistemi di sicurezza sono entrati in azione e la capsula, con l’equipaggio a bordo, sta ora rientrando verso la Terra con un rientro balistico. La NASA ha confermato di essere in contatto con l’equipaggio a bordo della capsula e ci vorrà circa un’ora e mezza per inviare una squadra di salvataggio a recuperare gli astronauti, una volta che saranno atterrati.

Il razzo Soyuz e la capsula spaziale Soyuz MS-10 erano decollati dal cosmodromo di Baikonur in Kazakistan alle 4:47 am EDT (0847 GMT) con l’astronauta della NASA Nick Hague e il cosmonauta Aleksey Ovchinin a bordo. I due dovevano unirsi all’equipaggio della Spedizione 57 già a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. Ma qualcosa è andato storto pochi minuti dopo il decollo.

La NASA non ha fornito molti dettagli sul problema, peraltro di competenza di ROSCOSMOS,, ma ha confermato in un tweet che c’è stato un problema con la separazione di richiamo. Durante la trasmissione in diretta del lancio, la narrazione de Mission Control ha suggerito che il booster non è riuscito a separarsi dalla capsula Soyuz.

Se il lancio fosse andato liscio, Ovchinin e Hague avrebbero raggiunto la stazione spaziale entro oggi. La Soyuz avrebbe dovuto effettuare una traiettoria di volo di sei ore, orbitando intorno alla Terra quattro volte prima di raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale.

Articolo in aggiornamento.

Viviamo all’interno di una simulazione al computer?

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di Oliver Melis

Una nozione filosofica chiamata “ipotesi di simulazione“, molto popolare sostiene che la nostra realtà potrebbe essere solo un sofisticato programma generato da un super computer.
Secondo alcuni è possibile che l’intero universo e la vita come la conosciamo siano una simulazione al computer progettata da un’intelligenza enormemente superiore alla nostra, il che significherebbe che tutto ciò che pensiamo come “reale“, inclusi noi stessi, sarebbe solo un’illusione generata dal software di un super calcolatore.

Anche Elon Musk si è espresso in proposito?

Elon Musk è un noto miliardario, brillante scienziato ed imprenditore. C’è lui dietro il programma missilistico SpaceX, le auto elettriche Tesla e altre avventure tecnologiche all’avanguardia.
Secondo Musk, l’argomento più convincente sulla possibilità che noi si viva in una simulazione sarebbe il seguente: 40 anni fa, avevamo Pong; Due rettangoli e un punto. Questo era tutto ciò che eravano in grado di fare i primi computer per simulare un semplice gioco. Ora abbiamo simulazioni 3D realistiche con milioni di persone che giocano simultaneamente, e migliorano anno dopo anno.

In pratica, Musk ritiene che i giochi diverranno presto indistinguibili dalla realtà. Anche se il tasso di avanzamento scendesse di mille volte rispetto a oggi, lasciando passare abbastanza tempo arriveremmo a vedere risultati strabilianti. In pratica potremmo essere i “Sims” di qualche superintelligenza.

Per Musk dovremmo sperare che ciò sia vero perché, altrimenti, se la civiltà smettesse di avanzare, ciò potrebbe essere dovuto ad un evento in grado di cancellare in un colpo solo la nostra civiltà.

E Musk non è l’unico a pensarla cosi. Un articolo del 2016 del New Yorker ha riporta che questa idea sta diventando sempre più popolare negli ambienti tecnologici degli imprenditori: molte persone nella Silicon Valley sono favorevoli all’ipotesi della simulazione e che, ciò che sperimentiamo come realtà, sia la creazione di un computer.

Persino alcuni scienziati, ad esempio l’astronomo Neil deGrasse Tyson, credono che sia possibile, anche probabile, che siamo il frutto del programma di realtà virtuale di qualcun altro.
Sarebbe bello se le nostre vite, il nostro pianeta, il nostro sistema solare, il nostro universo, fossero parte di una simulazione di dati condotta dagli alieniNeil deGrasse Tyson (@neiltyson) 10 settembre 2014

Nel 2016, la Bank of America si è avvicinata al concetto della Matrix pubblicando un opuscolo di investimento che suggerisce che potremmo già vivere in una realtà simulata: BANK OF AMERICA: “C’è una probabilità del 20% -50% di essere dentro la matrice e la realtà è solo una simulazione di Myles Udland” pic.twitter.com/TltpYbjPxI – Sanguine (@laginchey) 8 settembre 2016

Per chiarire, Bank of America non stava cercando di convincere nessuno sul fatto che viviamo all’interno di una simulazione al computer. Stavano sfruttando il concetto per stimolare l’interesse degli investitori nella realtà virtuale, e accreditato correttamente l’argomento sottostante al suo ideatore, il filosofo dell’Università di Oxford, Nick Bostrom.

Il documento di Bostrom, pubblicato nel 2003, dal titolo “Stai vivendo in una simulazione al computer?” in cui Bostrom afferma la futura capacità di creare al computer menti dotate di consapevolezza. Nel testo, Bostrom speculava sulla possibilità che una civiltà super evoluta fosse in grado di sviluppare non solo una simulazione della realtà così ricca di informazioni da essere indistinguibile dalla realtà ma addirittura di realizzare “un numero astronomico” di tali simulazioni. Da ciò desumeva l’esistenza di forti indizi per ritenere che anche la nostra realtà non sia altro che una delle tante simulazioni, realizzata da un’altra civiltà super intelligente ed esterna al nostro universo. Una civiltà del genere potrebbe addirittura realizzare una simulazione dell’intero universo dotata di forme di vita pensanti.

A queste speculazioni avevano già pensato alcuni scrittori di fantascienza, come Frederik Pohl nel racconto “Il tunnel sotto il mondo“, dove uno dei personaggi si accorge di vivere in una ricostruzione della sua cittadina e di essere circondato da robot, anzi, di essere lui stesso un artefatto, una simulazione, una copia.

Oggi, studiando le forze fondamentali della natura, si pensa di replicarle e infine essere in grado di poterle utilizzare per creare un universo virtuale del tutto indistinguibile dal nostro.

In definitiva, secondo le ipotesi più spinte, al di là del nostro universo potrebbero essercene un’infinità di altri che hanno solo alcune caratteristiche diverse dal nostro e forse ospitano forme di vita completamente aliene che si pongono le stesse domende che ci poniamo noi.

Resta che, reale o simulato, il nostro universo rappresenta una sfida per ognuno di noi.

Le prove dell’evoluzione che puoi verificare su te stesso – video

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Alcune semplici verifiche che si possono effettuare, semplicemente osservando il nostro corpo

Sembrerà strano ma il nostro corpo è un po’ come un museo che espone i segni residui dell’evoluzione: siamo pieni di antichi cimeli di cui non abbiamo più bisogno ma che non sono ancora scomparsi, dai denti del giudizio alla capacità che hanno alcuni di muovere le orecchie. Sono tutti residui di cose o abilità di cui gli umani più antichi avevano bisogno per sopravvivere ma che agli umani moderni non servono più.

Come spiega il sottostante video, questi residui evolutivi sono ancora presenti in molti di noi solamente perché non comportano per l’adattamento del nostro corpo un costo tale da dover scomparire, pena la sopravvivenza del loro portatore. Si tratta di cambiamenti fisiologici che hanno il loro senso nel quadro evolutivo generale ma che non comportano handicap pericolosi per la sopravvivenza e quindi sono stati tramandati.

Si può effettuare una verifica immediata, proprio mentre si legge questo articolo: tenendo le braccia estese, toccare tra loro le punte dei mignoli e dei pollici di entrambe le mani; la maggior parte di noi vedrà in mezzo al polso un tendine in rilievo, qualcuno, invece, non vedrà nulla di particolare.

Sono circa il 15 per cento gli esseri umani che nascono senza questo tendine su una o entrambe le braccia. Questo tendine si connette al palmaris longus, un muscolo che molti di noi hanno, ma che, sembra, non abbia più alcun motivo di esistere.

Come spiega il video, i ricercatori hanno dimostrato che la presenza di questo muscolo nel nostro avambraccio non ci dà alcun vantaggio sul piano della forza o della capacità di presa rispetto a chi è nato senza.

In effetti, si tratta di un insieme di muscolo e tendine talmente irrilevante che i chirurghi, spesso, lo rimuovono e lo usano per alcune procedure di chirurgia ricostruttiva o di chirurgia plastica in altre parti del corpo.

Ma, se tutto questo è vero, perchè ci portiamo appresso questo tessuto praticamente inutile? Secondo  i ricercatori, il muscolo palmaris longus è presente in molte specie di mammiferi ed è più sviluppato nelle specie che usano i loro avambracci per muoversi, come i lemuri e le scimmie. Insomma, si tratta di un muscolo che, originariamente, coadiuvava la locomozione sugli arti inferiori, cosa non più necessaria agli umani moderni.

Facciamo un altro test: si può provare a mettere in azione i tre muscoli attorno alla base delle orecchie, in modo da poterle muovere leggermente.

Anche questo è il residuo di un’abilità necessaria alla sopravvivenza per i nostri lontani antenati ma che, agli esseri umani moderni, non è più necessaria. Molti animali moderni, ad esempio i cani, i conigli, le gazzelle ed i gatti,  si affidano alla vasta gamma di angoli che le orecchie possono ottenere, ruotandole per individuare meglio l’origine di un suono, i nostri lontani antenati di milioni di anni fa utilizzavano lo stesso trucco per sfuggire ai pericoli o individuare una preda.

Oggi queste abilità non ci sono più necessarie, abbiamo un’andatura bipede e la testa posta nel puto più alto del corpo ci permette di individuare i pericoli a vista e da lontano, mentre usiamo le braccia e le mani essezialmente per manipolare o impugnare gli oggetti, perfino per lottare e combattere ormai utilizziamo tutta una serie di utensili, al punto che i nostri naturali “artigli“, le unghie, sono praticamete inutili per la lotta e restano solo come vestigia che tendono ad atrofizzarsi e scomparire nell’evoluzione futura della nostra specie.

Insomma, molte delle capacità di cui ci ha attrezzato la natura per adattarci e sopravvivere sono ancora presenti in molti di noi, ma non in tutti e non sempre con le stesso grado di sviluppo.

Come sottolinea il video di Vox, non solo molti umani sono ancora capaci di muovere le orecchie ma alcuni studi hanno anche dimostrato che questi muscoli reagiscono ancora al suono. Non sono più capaci di reagire in modo abbastanza efficiente e forte da orientare le orecchie verso il suono ma, comunque, ci provano.

Sono ancora molti gli esempi di abilità evolutive residue di cui non abbiamo più bisogno che sono ancora presenti ma hanno la tendenza a scomparire: dalla pelle d’oca al coccige, a quella cosa che fanno i bambini quando afferrano tutto ciò che arriva alla loro portata, e sono ancora molti altri gli esempi di strane cose o capacità che i nostri corpi hanno e che ci suggeriscono le abilità dei nostri più lontani antenati.

Il video di Vox può mostra e spiega molte cose, vi anticipo solo che c’è una buona ragione per cui ci vengono i brividi ascoltando una canzone cantata dalla straordinaria voce di Adele.

OOParts: il Monolito di Pokotia

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di Oliver Melis

Il Monolito di Pokotia è una statua di pietra alta 1,7 metri, di forma umanoide ricoperta di iscrizioni. Fu ritrovata nel 1960 a qualche chilometro dalla città di pietra di Tiwanaku.

La statua è stata a lungo conservata in Bolivia, senza che sia mai stata studiata in modo approfondito. Solo nel 2002 venne presa in carico da un gruppo di ricercatori tra i quali vi erano Bernardo Biados e Freddy Arce, i due studiosi che già avevano lavorato sul Vaso Fuente, un altro oggetto molto particolare.

Il gruppo di studio scoprì ulteriori incisioni sul monolito, di certo meno evidenti ma molto più interessanti di quelle che adornano la parte frontale e superiore della statua umanoide.

Le incisioni, analizzate da alcuni epigrafisti, sono ritenute una forma di scrittura Proto-sumero-pittografica e questo riporta alla Fuente Magna citata prima, ritrovata nei pressi del lago Titicaca, una misteriosa scodella cerimoniale con delle incisioni cuneiformi assimilabili al sumero.
Cosa non da poco è quella di capire come i Sumeri siano giunti sulle sponde del lago e inoltre, il monolito sembra essere antecedente alla stessa civiltà Pukara che comunque non ha una collocazione precisa nella storia; secondo alcuni risalirebbe al 1600 aC, altri la datano al 2000aC e altri ancora spostano la nascita di quella civiltà al 10.000 aC.

Forse, potrebbe essere contemporanea dei sumeri cioè risalire al 2350 aC. Altre traduzioni, come quella di Clyde Ahmed Winters affermano chela statua rappresenterebbe un Oracolo chiamato Putaki.

Un’ipotesi dello studioso Berardo Biadas afferma che i Sumeri circumnavigarono l’Africa a partire del terzo millennio aC e se questo fosse vero potrebbero aver solcato l’oceano e raggiunto le coste brasiliane esplorando il continente sud americano risalendone i corsi dei fiumi. Le imbarcazioni sumere potevano certamente navigare i corsi dei fiumi e navigare a vista lungo le coste ma non siamo certi che potessero affrontare il mare aperto.

Ad ogni modo, attualmente, il Monolito di Pokotia si trova custodito nel Museo de Metales Preciosos di La Paz e continua ad essere studiato: un epigrafista, Clyde Winters, che ha studiato le iscrizioni presenti sulla statua, si è detto convinto che si tratti effettivamente di una scrittura proto-sumerica.

pokotia epigrafi

Una delle incisioni tradotte reciterebbe: “L’oracolo Putaki conduce l’uomo alla verità. Questo oracolo stimato e prezioso per il germogliare della saggezza, ora testimonia la sua dipartita

Insomma, il Monolito di Pokotia potrebbe essere un vero e proprio OOPart che potrebbe testimoniare una parte di storia antichissima finora sfuggita alle cronache.

Potrebbe avere in parte ragione Berardo Biadas, i sumeri potrebbe effettivamente attraversato l’Atlantico. per esempio, potrebbero avere circumnavigato l’Africa fino a Capo Verde e da lì essersi spinti al largo, magari per raggiungere le Canarie, ed essere incappati in una tempesta che, portandoli fuori rotta, li avrebbe spinti verso il Brasile. Forse di un’intera flotta sopravvisse una sola nave, carica di merci e di sumeri che, una volta giunti nel nuovo mondo, incapaci di tornare indietro, lasciarono alcuine tracce del proprio passaggio, come questo monolite.

Forse non conosceremo mai l’origine del monolite di Pokotia oppure, prima o poi, salterà fuori qualcosa da qualche sepoltura antica che ci racconterà qualche storia interessante.

Fonte: La Tela nera.

MeToo colpisce ancora: montagne di sterco su Cristiano Ronaldo

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Ronaldo accusato di stupro, sponsor pronti alla fuga?

Sempre più donne escono allo scoperto a denunciare uomini ricchi e famosi, accusandoli di essere state molestate e, dopo averli ricattati, dopo aver ricevuto grosse somme di denaro, non soddisfatte, avviano, a distanza di molti anni, procedure giudiziarie per cercare di ottenere un quid pluris.

Di conseguenza, scoppiano scandali fasulli eppure travolgenti per le persone coinvolte, che passano di fatto dal ruolo di carnefici a quello di vittime. No, non si tratta di Weinstein e Asia Argento, ma la moda di incastrare maschi abbienti dilaga e stavolta ha colpito Cristiano Ronaldo.

L’accusa, nuovamente, riparte da Kathryn Mayorga, che negli scorsi giorni ha raccontato per la prima volta la sua storia al settimanale tedesco Der Spiegel. La vicenda risale all’estate del 2009, quando a Las Vegas, dove Mayorga viveva e lavorava, la donna ha raccontato di essere stata stuprata da Cristiano Ronaldo.

Cristiano Ronaldo ha negato le accuse, affermando di essere sotto attacco per un tentativo di farsi pubblicità, ma nello stesso 2009 accettò di pagare una cifra di 375.000 dollari americani (al cambio dell’epoca circa 235mila euro) per un accordo extra giudiziario che comprendeva anche il divieto per Mayorga di parlare pubblicamente di quanto accaduto.

Tutto ciò è tornato a galla in questi giorni proprio per il lavoro dei tedeschi di Der Spiegel, che hanno approfondito l’inchiesta basandosi su documenti ottenuti nel 2017 da Football Leaks e, appunto, hanno trovato conferma nelle parole della Mayorga, che venendo meno all’accordo privato con Ronaldo ha riportato alla luce la vicenda.

Il succo dell’intera questione è un rapporto sessuale avvenuto il 12 giugno del 2009 all’interno della suite del Palms di Las Vegas, dove Ronaldo si trovava in vacanza. Per Ronaldo si trattò di rapporto consenziente, per la ragazza, invece, no.

Non è chiaro perché Mayorga sia venuta meno all’accordo proprio in queste ore. Sempre secondo lo Spiegel, tutto è legato al cambio di legali della ragazza, un’ex modella che, nel frattempo, ha lasciato il suo lavoro di maestra in una scuola elementare proprio per proseguire la nuova causa contro Ronaldo. Il cambio nel team di avvocati, ritenuti più esperti in materia rispetto a quelli che all’epoca le consegnarono comunque un sostanzioso accordo con il cinque volte pallone d’oro portoghese, ragiona sulla base del fatto che la Mayorga nel 2009 non fosse nelle condizioni fisiche e mentali per poterlo firmare lucidamente e liberamente.

In tutto ciò la polizia di Las Vegas ha comunicato di aver riaperto l’indagine sulle accuse di stupro, affermando che all’epoca dei fatti la denuncia non conteneva dettagli fondamentali come il luogo dello stupro e il nome dello stupratore. Nello stato del Nevada (dove si trova Las Vegas), non c’è prescrizione per le accuse di stupro e quindi il team di avvocati di CR7 dovrà certamente tornare sulla questione.

I legali di Ronaldo hanno comunicato che denunceranno il settimanale Spiegel per la diffusione di documenti ritenuti illegali. Tutto ciò ha chiaramente aperto il vaso di Pandora dell’opinione pubblica mondiale. Una serie di commenti alla vicenda culminata con gli interventi ufficiali della Juventus e le reazioni che a suo volta ha scatenato la presa di posizione del suo nuovo club.

Secondo la stampa britannica, se l’accusa non si sgonfierà, potrebbe costargli la sponsorizzazione di alcune aziende statunitensi. La stessa Nike, il colosso con cui la stella di Funchal ha un contratto a vita, si è detta “molto preoccupata per le accuse inquietanti“. E malumori trapelano anche dalla EA Sports, celebre marchio che che vede CR7 come volto da copertina.

In scia alle polemiche, il titolo della Juventus ha chiuso con un -10% a piazza Affari.

Ma la sua squadra lo ha difeso, anche a costo di subire critiche. Se non altro, perché c’è un investimento da 400 milioni da proteggere.

Piange la Juventus, gode Florentino Perez. E’ la maledizione del Real Madrid. La nemesi che si compie. Almeno, fino alla prossima puntata della telenovela.

Nota della redazione: come era prevedibile, i tabloid scandalistici britannici stanno andando a nozze con questa storia e, secondo il Daily Star ed il Sun, l’avvocato della Mayorga starebbe per coinvolgere nella vicenda almeno un’altra donna che avrebbe dichiarato di avere subito un episodio simile da Ronaldo. Il Daily Star riferisce che l’avvocato dell’ex modella americana vorrebbe coinvolgere come testimoni tutte le ex note di CR7 oltre ad altre tre sue presunte vittime. Tra i nomi delle possibili testimoni, secondo il tabloid britannico, ci sarebbe anche quello di Ruby rubacuori, la ragazza tunisina balzata agli onori della cronaca con lo scandalo delle olgettine che travolse Berlusconi. Durante la sua deposizione, parlò di una notte con Ronaldo ins eguito alla quale il campione la pagò 4000 euro ma gli inquirenti non trovarono alcun riscontro e non le credettero. La stessa Ruby, durante il processo, smentì l’episodio. 

Sulla vicenda è intervenuta anche Raffaella Fico, che fu fidanzata di Ronaldo dal giugno del 2009 per undici mesi, proprio nel periodo fatidico, quindi. La Fico si è detta sorpresa dalla vicenda ritenendo, nonostante la fine un po’ burrascosa della loro storia, CR7 un gentiluomo, dolce, tranquillo ed educato, non certo il prototitpo del violentatore.

Purtroppo, una brutta vicenda di cui sentiremo parlare ancora a lungo e, temiamo, non sarà nemmeno l’ultima di queste vicende che verranno a galla a scoppio ritardato. 

 

Le spettacolari immagini del volo notturno nel cielo della California del Falcon 9 di SpaceX – video

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Domenica scorsa, il cielo notturno della California meridionale è stato illuminato da strane, spettacolari luci. L’effetto era talmente insolito che il sindaco di Los Angeles ha dovuto rilasciare un comunicato per avvisare la cittadinanza di non preoccuparsi: non era in corso un’invasione aliena ma il semplice lancio di un razzo Falcon 9 della SpaceX, partito dalla base aerea di Vandenberg. Il volo del razzo si lasciava alle spalle una scia ed un gioco di luci che poteva davvero far pensare a strani eventi in corso nel cielo della California. Probabilmente, qualcuno avrà anche ricordato le voci relative alla Battaglia di Los Angeles, avvenuta durante la seconda guerra mondiale. 

La base aerea di Vandenberg si trova a circa 250 chilometri a nord di Los Angeles e viene usata da SpaceX per lanciare i suoi razzi. In questa occasione, il razzo doveva portare in orbita il satellite radar di osservazione terrestre SAOCOM-1A per conto dell’agenzia spaziale nazionale argentina. La misisone si è svolta con successo e SpaceX, con l’occasione, ha anche effettuato il primo recupero di un primo stadio di un lancio effettuato da Vandeberg. Il vettore Falcon9 block 5 è regolarmente atterrato sul landing point realizzato nella base, vicino al suo launchpad di Vandenberg. Ma sono state le spettacolari vedute del razzo che sfrecciava nel cielo notturno, soprattutto nella fase di distacco del primo stadio, adentusiasmare, stupire e, in qualche caso, spaventare gli attoniti californiani.

Il fotografo Joaquin Baldwin ha catturato questa spettacolare immagine del successo del lancio del razzo Falcon 9 di SpaceX e l'atterraggio presso la Base Aerea di Vandenberg in California il 7 ottobre 2018. La striscia in alto a destra è il primo stadio Falcon 9 che ritorna sulla Terra.

Il fotografo Joaquin Baldwin ha catturato questa spettacolare immagine del successo del lancio del razzo Falcon 9 di SpaceX e l’atterraggio presso la Base Aerea di Vandenberg in California il 7 ottobre 2018. La striscia in alto a destra è il primo stadio Falcon 9 che ritorna sulla Terra. Credits: Joaquin Baldwin tramite Twitter e Instagram

Ho visto il lancio dal picco di Santa Ynez, a circa 40 miglia dalla base“, ha detto Joaquin Baldwin, artista e fotografo di animazione della Disney, che ha  condiviso le sue fotografie lancio su Twitter . “E ‘stato spettacolare, la nebbia si è illuminata e rapidamente l’orizzonte è diventato rosso. Dopo l’attivazione del secondo stadio, il Falcon 9 ha disegnato spirali di luce nel cielo e si è formata un’enorme nuvola, blu e magenta. Sembrava di vedere una nebulosa dotata di due occhi luminosi.

Le immagini di Baldwin mostrano anche il primo stadio che ritorna sulla Terra. La discesa verso la base è stata infuocata e quasi accecante, mentre il payload continuava a salire lasciando dietro di sé una scia simile a quella di una cometa“.

Baldwin non è stato l’unico a cogliere viste sorprendenti sul lancio di SpaceX. Ecco una carrellata delle immagini più strabilianti pubblicate si Twitter poco dopo il lancio. Già nel dicembre del 2017, un lancio di SpaceX da Vandenberg aveva creato viste incredibilmente simili. 

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Elon Musk

@elonmusk

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Elon Musk

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Mayor Eric Garcetti

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Mayor Eric Garcetti

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Seth MacFarlane

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Sean Parker@seanparkerphoto

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Ave@AveValencia
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Garrett Reisman

@astro_g_dogg Great view of the @spacex Falcon 9 rocket launch from the roof of my house. Great show! https://ift.tt/2zXHKAw 

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Keri Bean@PlanetaryKeri

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Bobak Ferdowsi

@tweetsoutloud

@jsnell

Nice to take a dog walk and see a space launch

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Kevin M. Gill@kevinmgill

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Kevin M. Gill@kevinmgill

First stage of the @spacex Falcon 9 as it reorients for decent, seen from Santa Clarita pic.twitter.com/3gTJjTcDOO

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Ocean McIntyre@omcintyre
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Rick Shaw@rixhawz
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Michael Clouse@theonlyMC
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Kevin M. Gill@kevinmgill

Shot of the first and second stages of the @spacex Falcon 9, seen from Santa Clarita pic.twitter.com/XCL24rFaED

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Kevin M. Gill@kevinmgill

Shot of the first and second stages of the @SpaceX Falcon 9, seen from Santa Clarita pic.twitter.com/gu2jZ5Q2Kb

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Grant McKinney@grantwmckinney

Some shots from the #Falcon9 #SpaceX launch tonight. pic.twitter.com/DTcqSxCeay

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Kevin M. Gill@kevinmgill

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Irfan Khan عرفان

@latfoto

Just saw this above my home. One of the rocket launches by @SpaceX @pixtakerirfan @latimesphotos @LANow

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George Whitesides@gtwhitesides
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Jennifer Thang

@jenniferthang

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There! A Landy Tuba!@andytuba

Allen Chen@icancallubetty

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J. Dianne Dotson@jdiannedotson

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Fonte: Space.com

Il lander Mascot ha concluso la sua breve missione. Ecco alcune foto dell’asteroide Ryugu che ha inviato

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Il lander MASCOT ha vissuto intensamente la sua breve vita di 17 ore ed è morto giovane, come chi è caro agli dei.

Questo piccolo robottino delle dimensioni di una scatola da scarpe, depositato sulla superficie dell’asteroide Ryugu dalla sonda giapponese Hayabusa 2, ha svolto con successo la missione prevista e, esaurita la sua batteria, giace, ora e per sempre, su questo grande pezzo di roccia spaziale. In effetti, Mascot è andato al di là delle previsioni: lasua batteria sarebbe dovuta durare 16 ore, invece è riuscita a fornire energia al robottino per un’ora in più.

Il lander di costruzione franco-tedesca è riuscito ad inviare tutti i dati e le immagini raccolte durante le ore del suo funzionamento,

MASCOT trasportava quattro strumenti: una macchina fotografica, uno spettrometro, un magnetometro e un radiometro. Tutti gli strumenti hanno funzionato come previsto ed i dati raccolti sono ora sottoposti all’analisi del team dedicato a questa missione.

Nel frattempo, possiamo ammirare alcune delle immagini riprese dal robottino.

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mascot 3

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Tutte le immagini sono state gentilmente rilasciate da: JAXA, University of Tokyo, Kochi University, Rikkyo University, Nagoya University, Chiba Institute of Technology, Meiji University, University of Aizu, AIST

Fonte: Twitter

Come in una favola, una bambina di 8 anni trova un’antica spada in un lago

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Una volta Shakespeare ammonì: “alcuni nascono grandi, altri diventano grandi, altri ancora vengono spinti dalla grandezza“.

In effetti, nel corso della storia, il destino ha trovato alcuni modi abbastanza ingegnosi per far salire al potere i suoi eletti, che fosse attraverso la parola di una divinità politicamente orientata,  un esercito di bot su twitter, o una spada incantata, incastrata in una roccia da un mago.

Ricordate le leggende del ciclo Bretone legate alla figura di re Artù, in cui una mano incantata emerge da una lago stringendo una spada destinata al re?

Ecco, una bambina di 8 anni di nome Saga Vanecek ha trovato un’antica spada sul fondo del lago svedese di Vidöstern, sono stati in molti a credere di sapere quale fosse ilmessaggio del destino.

Ero sulla riva del lago a lanciare pietre sull’acqua per vedere quanto saltavano lontano, quando ho visto questa speie di bastone...”, ha raccontato la bambina al quotidiano The Local.

L’ho preso per una specie di maniglia e, vedendo che era un po’ appuntito l’ho sollevatoper mostrarlo a mio padre, gridano che avevo trovato una spada. Papà, quando ha visto che era un oggetto deformato e arrugginito, si è affrettato a prenderlo.” Ha concluso la bambina.

Dopo aver cercato informazioni, il padre di Saga si è messo in contatto con Annie Rosén, un’archeologa del Museo Jönköpings Läns.

Quando ho visto le foto, mi è venuta la pelle d’oca“, ha detto la Rosén al giornale locale Värnamo Nyheter. “Sarei andata di corsa presso quella famiglia ad esaminare il reperto anche se fossi stata in vacanza dall’altra parte del mondo“.

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La spada è eccezionalmente ben conservata. Lunga 85 centimetri, compreso il fodero, ritrovato insieme alla spada, realizzato in legno e pelle. Inizialmente, gli esperti del museo hano stimato che l’antica arma avesse sui 1.000 anni ma, dopo nuovi studi, pensano sia acora più vecchia, risaledo probabilmente al V o al VI secolo. In pratica, la spada sarebbe precedente all’epoca vichinga di almeno 300 o 400 ani.

Il ritrovamento ha spinto gruppi di archeologi, compreso lo staff del museo, a recarsi presso il lago Vidöstern nella speranza di trovare altri reperti. Il personale del museo sta lavorado sulla spada, sulal quale permanogno alcuni misteri da risolvere.

Non sappiamo perché [la spada] è finita in quel lago,” ha detto a The Local Mikael Nordström del Jönköpings Läns Museum. “Alcuni nostri archeologi, spinti dal ritrovamento della spada hanno avviato una campagna di ricerca sul luogo e, tra le altre cose, hanno trovato una spilla risalente allo stesso periodo della spada. Forse il lago era un luogo dove si consumavano sacrifici oppure vi si eseguivano sepolture rituali. Non lo sappiamo ancora“.

Intanto che storici ed archeologi indagano, in rete la gente hale idee chiare: Saga, come un’altra bambina di sette anni prima di lei, Matilda, potrebbe essere una predestinata del destino,unadi quelle persone segnate che emergono quando il modo ha bisogno di loro.

Non sarà il LHC a distruggere il nostro pianeta ma l’uomo potrebbe comunque riuscirci

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La posta in gioco è diventata molto alta“, ha detto il cosmologo britannico Martin Rees. “Viviamo nel primo secolo in cui gli esseri umani possono determinare il futuro del pianeta.”

Da qualche giorno, complice il nuovo libro di ReesOn the Future: Prospects for Humanity” (Princeton University Press, 2018) ha ripreso a girare un argomento caro ai complottisti, che potrebbe facilmente fare presa sull’opinione di molti utenti di internet, laureati all’università di You tube con master i Google Search: se le cose vanno male, gli acceleratori di particelle che provocano collisioni tra le particelle subatomiche a velocità immense, come Large Hadron Collider del CERN, situato a Ginevra, in Svizzera, potrebbero trasformare la Terra in una piccola sfera ultradensadensa o in un buco nero.

Si tratta di un mantra che riemerge ogni volta che gli scienziati del CERN annunciano l’avvio di una nuova campagna di esperimenti e test, e che trae spunto da frasi estrapolate dal loro contesto, dette o scritte da scienziati di varie parti del mondo.

Ad esempio, Rees, in una recente intervista, ha spiegato che al contrario di quanto hanno scelto di capire alcuni personaggi, il suo libro afferma proprio il contrario, ovvero che la probabilità che accada qualcosa del genere è molto, molto bassa. L’idea che il Large Hadron Collider (LHC) possa creare dei mini buchi neri circola ormai da qualche anno ma non è certo di questo che c’è ragione di preoccuparsi.

La certezza che preoccupazioni del genere non debbano sfiorarci sta principalmente in due fatti: il primo è relativo all’immense quantità di energia che sarebbe necessaria per generare un buco nero, quantità di energia che non sarebbe disponibili nemmeno se LHC potesse attingere all’energia in distriubuzione in tutto il mondo. La seconda ragione sta nella natura dell’universo che già esegue questi esperimenti fino alle estreme conseguenze.”

I raggi cosmici, che sono particelle dotate di energie molto più elevate di quelle realizzabili nei nostri più potenti acceleratori di particelle, spesso si scontrano tra loro nello spazio e non hanno ancora combinato nulla di così disastroso come strappare la struttura dello spazio tempo.” Ha spiegato Rees.

Non è stupido pensare a queste cose, ma non sono preocupazioni serie.”, ha continuato. Al contrario, “se stai facendo qualcosa sulla quale non hai una guida dalla natura, allora devi essere un po’ più cauto“.

È in questi casi che la tecnologia può rappresentare una minaccia realistica per il futuro.

Le modifiche genetiche, ad esempio, potrebbero produrre nuovi prodotti biologici che non esistono in natura, con conseguenze non prevedibili.

Se “armeggi con un virus, non puoi essere abbastanza sicuro di quali siano le conseguenze“, ha continuato Rees. “Può darsi che tu possa creare una forma di virus di cui non conosci le capacità e, non essendosi evoluta in natura, potrebbero non esserci adguate difese naturali contro di lui“.

Si parla molto,e con molta leggerezza, di ingegneria genetica. Ultimamente, per esempio, si è parlato molto della possibilità di introdurre delle modifiche nel codice genetico delle zanzare ma non si tiene conto che, anche se potremmo ottenere una diminuzione della trasmissione di quelle malattie che usano le zanzare come vettore, gli effetti ambientali di un tale cambiamento sono completamente imprevedibili.

Non c’è dubbio sul fatto che la tecnologia sta rendendo sempre più facile che le azioni di un singolo possano avere conseguenze di vasta portata.

Un piccolo gruppo di persone determinate a fare guai, può provocare qualcosa che ha conseguenze globali in un modo tutto nuovo: un esempio è un attacco informatico globale.”

Un’altra grande minaccia che gli stessi uomini stanno portando al proprio futuro è la pesante influenza che stanno collettivamente esercitando sul clima, l’ambiente e la biodiversità. È certamente importante confrontarsi su come combattere le pressioni che l’umanità sta ponendo al mondo. Peraltro, secondo Rees, è molto più facile risolvere i problemi del mondo combattendo il cambiamento climatico, piuttosto che imballando le nostre cose e andando su un nuovo pianeta.

Secondo il venerando astronomo, “È un’illusione pericolosa pensare che possiamo sfuggire ai problemi del mondo andando su Marte“. A suo avviso, sarao i robot, più adatti ai viaggi spaziali rispetto agli uomini, ad esplorare il cosmo.

Rees non pensa che i robot e l’IA siano davvero una minaccia per il futuro.

Non mi preoccupo tanto quanto alcune persone fanno sul fatto che l’IA prenda il sopravvento“, ha spiegato l’autore de “Our final Hours” (Il secolo finale). Gli umani si sono evoluti dai precedenti primati a causa della selezione naturale, e le caratteristiche che che hanno permesso questo successo sono state l’intelligenza e l’aggressività.  L’elettronica “non è impegnata in una lotta per la sopravvivenza come nella selezione darwiniana, quindi non c’è nessun motivo per cui dovrebbe voler predere il sopravento sugli esseri umani”.

Sarà questo il motivo per cui i robots on sentirao il bisogno di annientare la razza umana e di espandersi nell’universo. Sarebbe troppo “antropomorfo“.

Le IA potrebbero semplicemente volersi sedere a pensare.

Come si può notare, Martin Rees manifesta un pensiero diametralmente opposto a quello più volte espresso dall’illustre astrofisico Stephen Hawking quando era in vita, secondo il quale le IA potrebbero costituire una grave minaccia per l’umanità, se non programmate adeguatamente. Lo stesso Hawking si è anche più volte espresso circa la necessità di rendere l’umanità una specie multiplanetaria, allo scopo di preservarla da eventuali disastri o catastrafi a livello di estinzione che dovessero colpire la Terra, catastrofi che potrebbero andare dall’estinzioe dovuta a modifiche climatiche irreversibili all’impatto di grandi asteroidi, fino ad altri possibili eventi cosmici.

Fonte: Space.com

Riscaldamento globale e cambiamenti climatici: nuovo rapporto ONU, ci restano solo dieci anni per mettere le cose a posto

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Pensavamo di avere a disposizione diversi decenni e, invece, ci restano circa dieci anni per evitare che il riscaldamento globale, con i conseguenti cambiamenti climatici, diventi irreversibile, provocando danni gravissimi all’ambiente della Terra con conseguenti estinzioni di massa, processo già in corso, di moltissime specie.

Le conseguenze di questo cambiamento saranno imprevedibili ma, sicuramente, non positive, con ricadute pesanti sia sulla quantità e la varietà delel specie viventi sul nostro pianeta, sia per il futuro stesso della razza umana.

È quanto emerge da un nuovo rapporto, appena reso pubblico e coordinato dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP), che arriva mentre i governi si preparano per la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che si terrà a Cancún, in Messico, dal 29 novembre al 10 dicembre.

I risultati mettono in luce l’enorme “divario di emissioni” emesse nel 2020 rispetto agli accordi presi tra le nazioni: quasi nessuno riuscirà a mantenere gli impegni presi relativamente all’emissione di gas serra. In particolare, sono Stati Uniti, Cina ed India i principali colpevoli di eccesso di emissioni ma sono molti gli stati di tutto il mondo che, lungi dal mantenere gli impegni presi in fatto di riduzione delle emissioni, continuano a non mettere in atto politiche davvero efficaci per il contenimento del fenomeno.

I risultati indicano che l’incontro delle Nazioni Unite a Copenaghen potrebbe rivelarsi più un successo che un fallimento se tutti gli impegni, le intenzioni e i finanziamenti, incluso il pieno appoggio alle promesse delle economie in via di sviluppo, saranno soddisfatti“, ha dichiarato, manifestando un certo ottimismo, il direttore esecutivo dell’UNEP, Achim Steiner, sottolineando che, attraverso appositi negoziati, le attuali opzioni sul tavolo “possono ancora farci arrivare quasi al 60 del calo di emissioni previste per il contenimento dell’aumento delel temperature a livello globale.” 

In base all’accordo di Copenaghen, raggiunto lo scorso dicembre, sono stati presi impegni e impegni in materia di emissioni fino al 2020, ma è ormai chiaro che questi sono ampiamente considerati insufficienti per contenere in due gradi l’aumento delle temperature.

Il gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climaticoIPCC ), vincitore del premio Nobel per la pace, ritiene che per evitare i peggiori effetti del cambiamento climatico, i paesi industrializzati devono ridurre le emissioni dal 25 al 40%, rispetto ai livelli del 1990, entro il 2020 e che le emissioni globali devono essere dimezzate entro il 2050.

La stima, evidenziata dal rapporto, è che per mantenere il rialzo delle temperature globali entro i due gradi Celsius, o anche meno se possibile, durante il XXI secolo, sarà necessario cominciare ad abbassare il picco delle emissioni globali entro i prossimi dieci anni e non superare emissioni globali per 44 gigatonnellate di CO2 equivalente entro il 2020.

Il rapporto, redatto congiuntamente da oltre 30 scienziati di spicco, afferma inoltre che il pieno rispetto degli impegni dell’Accordo di Copenaghen potrebbe ridurre le emissioni a circa 49 gigatonnellate di CO2 equivalente entro il 2020, lasciando solo un gap di 5 gigatonnellate da colmare.

Le conclusioni dell’IPCC arrivano ad informare che, probabilmente, anche se più ambizioso, sarebbe meglio contenere l’aumento delle temperature entro 1,5°.

Se riusciremo a realizzare questo ambizioso obbiettivo, potremo impedire l’estinzione di altre specie viventi, la distruzione totale del corallo, fondamentale per l’ecosistema marino e permetterà di ridurre la crescita del livello dei mari a dieci centimetri entro il 2100, salvaguardando le isole e le zone costiere. Se invece questo limite dovesse essere superato, avremo un ulteriore aumento delle zone a caldo estremo, piogge torrenziali alternate a priodi di forte siccità, cosa che avrà effetti engativi sulla produzione alimentare, soprattutto nelle zone già in difficoltà, come i paesi del centro Africa, il Mediterraneo e l’America Latina.