venerdì, Aprile 4, 2025
Migliori casinò non AAMS in Italia
Home Blog Pagina 1336

L’evento di Tunguska

0
Migliori casinò non AAMS in Italia

Siberia, 1908. Vicinanze del fiume Podkamennaja Tunguska, 30 giugno 1908. ore 07.14: un’immane esplosione abbatte 60 milioni di alberi in un’area di 2150 chilometri quadrati. Il boato dell’esplosione viene udito a oltre 1000 chilometri di distanza. A 500 chilometri di distanza alcuni testimoni vedono una palla di fuoco nel cielo e poi un’enorme nube di fumo che si alza sull’orizzonte. Una forte scossa tellurica, probabilmente generata dall’esplosione, e lo spostamento d’aria rischiano di far deragliare un convoglio della transiberiana che transitava a 600 chilometri di distanza.

Militari, tecnici e scienziati inviati dallo Zar ad indagare sul misterioso fenomeno constatarono che oltre 2000 km quadrati di foresta nell’area del fiume Tunguska erano stati letteralmente appiattiti da una forza inspiegabile. 80 milioni di alberi sradicati e centinaia di renne vennero ritrovate carbonizzate.

Si è calcolato che nell’evento venne liberata un’energia pari a 1000 volte l’esplosione atomica di Hiroshima.

Da allora si sono accavallate le ipotesi per spiegare cosa sia avvenuto quel giorno in quell’area disabitata: caduta di un meteorite, l’esplosione di un’astronave aliena, e molte altre sono le ipotesi fatte. Vediamone alcune:main qimg b8708674ec36d737a9b0264961110f8b

Investigazioni e spedizioni

Sull’evento sono stati prodotti oltre 1000 documenti e almeno una dozzina di spedizioni di ricerca, sovietiche ed internazionali, si sono recate sul posto.

La prima delegazione dell’Accademia Sovietica della Scienza guidata da Leonid Kulik nel 1927: la spedizione raggiunse l’area della presunta esplosione trovandola ancora nelle condizioni in cui era stata ridotta 19 anni prima. Un’ampia area in cui tutti gli alberi erano stati sradicati ed appiattiti al suolo, tutti orientati nella stessa direzione che si estendeva esternamente in una forma a farfalla. L’accademico ipotizzò che una meteora fosse esplosa sulla zona.

Non trovando alcun cratere o altri resti meteorici suppose che il terreno paludoso era troppo morbido per preservare il colpo e che tutti i detriti della collisione fossero stati sepolti.

tunguska

Nell’autunno del 1927, la relazione preliminare di Kulik venne pubblicata su vari quotidiani. Di conseguenza, l’evento del 1908 divenne noto come “Evento di Tunguska“.

lv5jd7rh1f711

Una spedizione del 1958, scoprì piccoli resti di silicati e di magnetite nel terreno. Più tardi, altre spedizioni hanno identificato tracce di silicato e magnetite anche nella resina degli alberiSuccessivi studi hanno trovato tracce di numerosi altri metalli, incongrui rispetto all’ambiente circostante, cosa che è stata considerata come una prova della loro origine extraterrestre e fatto convergere le ipotesi verso l’esplosione di un grosso meteorite.

Nel 2007 un team italiano del CNR ha suggerito che un lago a 8 km a nord-nord-ovest dell’epicentro dell’esplosione possa essere un cratere d’impatto. Secondo i ricercatori, il lago Cheko non era presente su nessuna mappa prima dell’evento.

Teorie accettate più comuni sull’evento di Tunguska

Asteroide: Kulik nel 1927 ipotizzava che l’evento di Tunguska fosse stato provocato da una meteora o da un piccolo asteroide.

L’effetto dell’esplosione sugli alberi vicino al centro è stato replicato durante i test nucleari atmosferici negli anni cinquanta / anni sessanta: gli alberi direttamente sotto l’esplosione vengono spogliati quando l’onda di scossa si muove verticalmente verso il basso, mentre gli alberi più lontani vengono abbattuti perché l’onda di esplosione si avvicina all’orizzonte quando li raggiunge.

Esperimenti sovietici eseguiti alla metà degli anni Sessanta, con modelli di foreste e piccole cariche esplosive hanno prodotto modelli a forma di farfalla sorprendentemente simili al modello trovato nel sito di Tunguska.

Cometa: alcuni ricercatori ritengono che la causa dell’evento sia stata una cometa e non una meteora.

Le comete sono in gran parte costituite da ghiaccio e non roccia, come le meteoriti e questo spiegherebbe l’assenza di frammenti di roccia e anche l’assenza di un cratere. Il ghiaccio avrebbe iniziato ad evaporare all’ingresso in atmosfera e, quello residuato al tuffo in atmosfera avrebbe sublimato in seguito all’impatto con il suolo.

Nel 1930, l’astronomo inglese FJW Whipple suggerì che il corpo di Tunguska fosse una piccola cometa. L’ipotesi è stata ulteriormente supportata dai cieli incandescenti osservati per diverse sere dopo l’impatto, spiegato con la polvere e il ghiaccio che erano stati dispersi dalla coda della cometa attraverso l’atmosfera.

Nel 1978, l’astronoma slovacca Ľubor Kresák suggerì anche che si sarebbe potuto trattare di un frammento della cometa Encke.

Nel 1983, l’astronomo Zdeněk Sekanina pubblicò un documento di critica all’ipotesi della cometa, sottolineando che quest’ultima avrebbe dovuto disintegrarsi nell’atmosfera superiore, mentre l’oggetto di Tunguska, apparentemente, è arrivato quasi intatto nell’atmosfera inferiore. Sekanina sosteneva che le prove indicavano invece un asteroide. Secondo un suo studio, con una probabilità dell’83%, l’oggetto si doveva muovere su un percorso asteroidale, piuttosto che su quello cometario (probabilità del 17%).

Le teorie più bizzarre sull’evento di Tunguska

Sull’evento di Tunguska si sono accavallate negli anni moltissime teorie, alcune speculative, altre basate sul nulla, altre ancora sollevate dagli ufologi e dai complottisti. Vediamone alcune:

Antimateria: L’ esplosione di Tunguska è stata presumibilmente causata dall’annichilazione, processo fisico che si verifica quando una particella subatomica collide con la sua rispettiva antiparticella della carica opposta, producendo immense quantità di energia. Secondo questa teoria, suggerita da Lincoln LaPaz, l’evento di Tunguska è stato probabilmente causato dall’annientamento di un pezzo di antimateria che si abbattè sulla Terra in quel punto.

Anche se questa teoria spiega i fenomeni luminosi e perché non sono stati trovati residui di asteroide o cometa nella zona, l’esistenza di grossi pezzi di antimateria vaganti nello spazio viene considerata oggi impossibile. Inoltre, l’annichilazione del presunto pezzo di antimateria probabilmente sarebbe avvenuta negli strati alti dell’atmosfera.

Bomba a idrogeno naturale: gli astronomi D’Alessio e Hermes hanno offerto nel 1989 la teoria secondo cui una cometa contenente un’alta percentuale di deuterio si sarebbe avvicinata alla Terra e, all’ingresso in atmosfera, avrebbe subito una fusione nucleare per poi esplodere come una bomba a idrogeno naturale, liberando enormi energie. Cesar Siroont nel 1990 suggerì una teoria simile: l’esplosione iniziale avrebbe rilasciato un’elevata energia cinetica, scatenando un’esplosione termo-nucleare.

Tempesta geomagnetica: Diverse teorie tentano di collegare l’evento ad una tempesta elettromagnetica simile a quello che si verifica nella stratosfera dopo un’esplosione nucleare. Valerie Boarkov ha sviluppato un modello della palla di fuoco elettromagnetica che, secondo lei, spiega l’esplosione.

La torre di Tesla: lo storico della scienza Oliver Niklson, ha suggerito che l’incidente possa essere stato il risultato di un esperimento di Nikola Tesla, che proprio in quel periodo testava la sua torre. Questa teoria è però poco considerata perché in quel periodo la torre Ordnklif era in gran parte inattiva.

Ufo crash: alcuni ufologi ritengono che l’evento di Tunguska sia stato provocato dall’esplosione di una astronave aliena. Nel 2004, il gruppo “Tunguska Spatial Phenomenon” affermò che sul sito dell’evento furono ritrovati frammenti metallici di composizione aliena. Nel 2009, il dottor Yuri Labowein, presidente del “Tunguska Spatial Phenomenon“, ha ripetuto queste affermazioni e ha affermato che la rivendicazione si basa sui risultati delle lastre di quarzo presenti sul sito con sintomi inusuali, che egli afferma, sono i resti di un pannello di controllo della nave spaziale.

Qualunque sia la causa dell’evento di Tunguska, questo rimarrà misterioso fino a quando non si potrà dimostrare scientificamente una delle ipotesi proposte o se ne potrà presentare una nuova basata su prove concrete.

Al momento la più accreditata resta quella che un piccolo asteroide sia caduto attraverso l’atmosfera ed esploso sui cieli di Tunguska ma, fin quando non avremo una prova inoppugnabile di quanto accaduto, ci saranno sempre mitomani, speculatori, ufologi, complottisti e semplici truffatori pronti ad inventare nuove, suggestive e fantasiose ipotesi, magari per guadagnare qualche soldo con la vendita di libri, per ottenere click sui siti web o solo per acquistare una qualche fama.

Superflares: la necessità di saperne di più

0
Migliori casinò non AAMS in Italia

Fu nel 2000 che gli astronomi presentarono raccolte di dati che provavano l’osservazione di “superflares” su stelle lontane, ampi di esplosioni solari molte migliaia di volte più potenti e cariche di energia dei tipici brillamenti solari.

Come i ricercatori osservarono negli studi successivi, queste intense eruzioni sono più comuni nelle stelle giovani a rotazione rapida e su stelle che presentano alti livelli di attività magnetica. C’è un discreto consenso sul fatto che il nostro Sole, una stella ormai di mezza età, non dovrebbe presentare manifestazioni così violente.

Pensavamo che stelle  a rotazione lenta come il nostro Sole non abbiano eventi di alta attività magnetica come i superflares“, spiega Yuta Notsu dell’Università del Colorado, il quale, però, ritiene che questa convinzione sul Sole sia errata.

Dopo una nuova analisi degli eventi superflare osservati dal telescopio spaziale Kepler, i ricercatori riferiscono che anche stelle simili al Sole possono produrre superflares, anche se molto meno frequentemente rispetto a stelle più giovani e più magneticamente attive.

Il nostro studio dimostra che i superflares sono eventi rari“, afferma Notsu. “Ma c’è qualche possibilità che potremmo vivere un evento del genere nei prossimi 100 anni o giù di lì.”

Prima di oggi, gli scienziati hanno già osservato stelle della sequenza principale di tipo G, stelle come il Sole, quindi, produrre superflares, ma ancora non è chiaro come si scatenino questi eventi ad alta energia, in parte a causa della mancanza di analisi.

Per capire qualcosa di più, il team di Notsu ha eseguito nuove osservazioni spettroscopiche con i dati di Kepler, utilizzando anche i dati della sonda Gaia dell’Agenzia Spaziale Europea e dell’Osservatorio di Apache Point nel Nuovo Messico.

In tutto, hanno individuato di 43 stelle simili al Sole che avevano prodotto superflares in passato – e l’analisi statistica ha offerto informazioni più chiare sulle caratteristiche di queste esplosioni energetiche. in definitiva i ricercatori sostengono di necessitare di molti più dati per capire quanto sia probabile che il nostro Sole produca un superflare.

Abbiamo bisogno di più studi per chiarire le proprietà delle stelle simili al Sole che generano superflare, il tutto allo scopo di rispondere alla domanda più importante: ‘Può il nostro sole avere superflares?’” Scrive Notsu.

“Il numero di stelle simili al Sole che hanno generato superflares finora osservate è molto piccolo e le attuali informazioni non sono sufficienti per costruire una statistica.”

Comunque sia, Notsu sostiene che dobbiamo imparare il più possibile sui superflares. Sembra ormai chiaro che i superflares siano un fenomeno abbastanza comune nelle stelle giovani, sembra però che anche stelle simili al Sole possano generare, sebbene di più raramente, questo potente e potenzialmente pericoloso fenomeno stellare.

Le stelle giovani emettono superflares una volta ogni settimana o giù di lì,“, dice Notsu. “Per una stelle dell’età del Sole la media sembra essere di una volta ogni qualche migliaio di anni“.

Questa informazione è tutto ciò che abbiamo per ora, ma è imperativo che cerchiamo di affinare la nostra conoscenza del fenomeno, non solo sulla probabilità che il Sole emetta un superflare, ma anche su cosa potrebbe accadere se dovesse accadere.

Le ricerche esistenti suggeriscono che un brillamento solare abbastanza potente potrebbe spazzare via tutti i sistemi di comunicazione e la tecnologia elettronica, causando potenzialmente migliaia di miliardi di danni in tutto il mondo e innescando ogni genere di strane e imprevedibili catastrofi.

Valutazioni più accurate degli effetti dei superflares devono essere fatte al più presto“, ha spiegato Notsu ad astronomia.com.

Lo studio è stato pubblicato su The Astrophysical Journal.

Alcuni aneddoti e curiosità poco conosciuti della missione Apollo 11

0
Migliori casinò non AAMS in Italia

Cinquanta anni fa, nel luglio del 1969, due uomini camminarono sulla Luna e nonostante le esercitazioni e gli accorgimenti presi, dovettero considerare la possibilità che qualcosa andasse storto. Il loro compagno li attendeva in orbita e se le macchine in loro possesso non avessero funzionato al meglio, avrebbero potuto restare intrappolati sulla Luna con poche ore di ossigeno, sarebbe stata morte certa e il fallimento della prima missione umana.

Neil Armstrong, il comandante della missione, non poteva permettersi una polizza di assicurazione sulla vita e, insieme a Michael Collins e Buzz Aldrin decisero di creare un piano per sostenere le loro famiglie. Prima della missione Apollo 11, mentre quando tutti e tre gli astronauti erano in quarantena pre-lancio, firmarono centinaia di autografi e li inviarono ad un amico. Se qualcosa fosse andato storto agli astronauti durante la missione, l’amico incaricato avrebbe inviato i cimeli autografati a ciascuna delle famiglie degli astronauti. In questo modo i familiari avrebbero potuto guadagnare dei soldi vendendo le firme dell’equipaggio dell’Apollo 11.

Una cosa che sorprese gli astronauti che visitarono la Luna fu il forte odore della polvere lunare che riuscirono a sentire rientrando nel Modulo Lunare. Durante le passeggiate lunari, le tute spaziali degli astronauti raccolsero molta polvere lunare nelle pieghe e, una volta che l’equipaggio tornò a bordo del LEM e tolse i caschi, la polvere arrivò ovunque, anche sulle mani e sui volti (alcuni astronauti pare la assaggiarono).

Dopo essere entrata in contatto con l’ossigeno per la prima volta all’interno del modulo lunare, la polvere lunare, vecchia di quattro miliardi di anni, emanava un odore pungente. Quasi tutti gli astronauti avevano una storia militare alle spalle, e poterono confrontare l’aroma con quello della polvere da sparo. Neil Armstrong descrisse l’odore della polvere lunare simile alla cenere bagnata in un camino.

Gli astronauti una volta sulla luna dovevano scendere e per fare questo avevano la necessità di indossare delle tute protettive che però non impedisse loro di muoversi in modo agevole e non solo.

A realizzare le tute che siamo abituati a vedere nelle foto della NASA ci pensarono la signora Foraker e le cucitrici della Playtex. Quelle che fabbricavano i reggiseni per intenderci.

La NASA propose un bando per la realizzazione di una tuta in grado di proteggere gli astronauti dai pericoli del vuoto cosmico, capace allo stesso tempo di consentire movimenti fluidi. Al bando risposero anche gli enti militari, quelli che con la NASA avevano sempre collaborato e con loro spuntò anche la proposta della International Latex Corporation, un’azienda diretta da un meccanico d’automobili e da un ex-riparatore di televisioni che chiese alla NASA il permesso di partecipare alla gara, a proprie spese.

Ci vollero sei settimane e la ILC propose una tuta composta da 21 strati di diversi tessuti cuciti attorno a un’anima ermetica. La tuta della ILC, che in seguito cambiò nome in Playtex, si aggiudicò il bando grazie alla bravura di un piccolo esercito di anonime sarte e artigiane.

Nello spazio, in regime di microgravità, non è facile muoversi, lavorare o durante le attività esterne, quelle che chiamano EVA o attività extraveicolare non è facile nemmeno operare utilizzando i grossi guanti di protezione, figuriamoci cosa diventa espletare i propri bisogni fisiologici.

Oggi gli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale, la ISS, dispongono di una toilette appositamente progettata che li tiene in posizione ed elimina i rifiuti. Durante le missioni Apollo la soluzione al problema non era ancora stata trovata e un astronauta in particolare trascorse l’intera missione prendendo tavolette che bloccano la diarrea.

Michael Collins a causa dell’idrogeno disciolto nell’acqua ha patito questo problema durante tutta la missione raccontandolo poi nella sua autobiografia, Carrying the Fire: An Astronaut’s Journey (1974)

Quando l‘Eagle Lunar Lander dell’Apollo 11 si stava separando dal CSM denominato Colombia, fu udito un botto, un po’ come il rumore di una bottiglia di champagne che viene stappata. Questo perché la cabina del LEM non era stata completamente compressa prima della separazione.

Alcuni sostengono che questo piccolo incidente abbia effettivamente portato il LEM a quattro miglia da dove originariamente doveva atterrare.

Una volta allunati, Neil Armstrong e Buzz Aldrin dovevano avviare le procedure per esplorare la Luna, durante le quali entrambi dovevano ricordare di non chiudere completamente la porta sul Landing Module dietro di loro. La porta era chiusa per evitare che il calore fuoriuscisse dalla cabina ma non completamente nel caso in cui la cabina si fosse in qualche modo depressurizzata, il che avrebbe potuto rendere difficile riaprire la porta. Aldrin e Armstrong scherzarono sul lasciare la porta aperta:

109: 41: 28 Aldrin: Ok. Ora voglio eseguire il backup e chiudere parzialmente il portello. (Lunga pausa) Assicurati di non bloccarlo mentre esci.
109: 41: 53 Armstrong: (ride) Un pensiero particolarmente buono.(Da http://www.hq.nasa.gov/alsj/a11/a11.step.html)

Alcuni siti web hanno affermato che non c’era una maniglia esterna per rientrare in quanto gli ingegneri della NASA pensavano che il peso di una maniglia avrebbe influenzato i calcoli della discesa, così decisero di lasciare la porta senza. In realtà la maniglia c’era davvero sul portello e completa di istruzioni !

Gli astronauti avevano dei personal preference kit (PPK), piccoli borselli contenenti oggetti di valore affettivo personale che si volevano portare con loro in missione. Sull’Apollo 11 sono stati portati cinque PPK: tre (uno per ogni astronauta) furono messi sul Columbia, e due sull’Eagle.

Neil Armstrong, nel suo personal preference kit (PPK) volle tenere un pezzo di legno dell’elica sinistra del Wright Flyer, l’aeroplano dei fratelli Wright del 1903, e un pezzo di tessuto dall’ala. Inoltre aveva con sé i distintivi da astronauta, arricchiti di diamanti, originariamente donati da Deke Slayton alle vedove dell’equipaggio dell’Apollo 1.

Queste sono alcune curiosità di quella storica missione che forse sono sfuggite al grande pubblico ma sono entrate nella storia della conquista della Luna.

Uomini coraggiosi che portarono a termine una missione senza precedenti: andare nello spazio con delle macchine che si sono rivelate capaci di sopportare il rigido vuoto dello spazio, e le temperature estreme.

A cinquant’anni da allora, la NASA e alcuni privati si preparano a tornare sulla superficie lunare, stavolta per restarci e costruire avamposti che porteranno gruppi di astronauti a vivere e lavorare per mesi, forse ci sarà anche qualche facoltoso turista, ma non sarà la stessa cosa, la Luna diventerà forse una meta facile da raggiungere e sicuramente meno poetica.

Fonte:www.armaghplanet.com; www.gazduna.com; wikipedia

Probabilmente ritrovato il modulo lunare dell’Apollo 10, abbandonato in orbita lunare nel 1969 – video

0
Migliori casinò non AAMS in Italia

Se ne parlava già da qualche tempo ma ora sembrano arrivare le prime conferme. Con il ritorno sulla Luna nuovamente nella roadmap della NASA, sembra giusto che un pezzo di storia della prima conquista della Luna venga riscoperto. Gli astronomi potrebbero avere finalmente individuato il modulo lunare “Snoopy“, abbandonato nel 1969 dall’Apollo 10 durante il test finale, in preparazione dell’atterraggio effettuato poco tempo dopo dalla storica missione Apollo 11.

La missione Apollo 10 fu il test finale della NASA, effettuato proprio per mettere a punto il modulo lunare prima di procedere all’atterraggio.

Snoopy, così chiamato in onore del cane protagonista della famosa striscia a fumetti insieme a Charlie Brown, era il modulo di atterraggio dell’Apollo 10, missione lanciata il 18 maggio 1969, appena due mesi prima della storica missione Apollo 11, quella che vide effettuare l’atterraggio sulla Luna dagli astronauti Neil Armstrong e Buzz Aldrin.

L’equipaggio dell’Apollo 10 sapeva fin dall’inizio di non essere destinato ad effettuare l’atterraggio. Gli astronauti Thomas Stafford e Eugene Cernan durante il test di volo del modulo Snoopy, arrivarono, però, a circa 15.000 metri dalla superficie lunare. A quel punto la discesa del modulo venne interrotta, come da programma. Stafford e Cernan utilizzarono i motori del modulo per rientrare alla capsula Apollo per poi tornare sulla Terra.

In tutto, la missione durò poco più di otto giorni. Un partecipante, tuttavia, non riuscì a tornare indietro. Snoopy, dopo essersi agganciato con successo alla capsula e consentito il trasferimento degli astronauti, fu sganciato e abbandonato nello spazio.

Nel 2011, tuttavia, un team di astronomi guidato da Nick Howes, della Royal Astronomical Society del Regno Unito, ha cercato di scoprire dove fosse finito Snoopy. Le possibilità che si potesse ritrovare il modulo abbandonato erano stimate a 235 a 1.

Ora, Howes e il team affermano di essere “convinti del 98%” di avere ritrovato il modulo, secondo quanto riferisce Sky News. L’analisi dei dati ottici raccolti dal Mount Lemmon Observatory (MLO) in Arizona, avrebbe permesso di identificare un possibile candidato per il modulo.

Fino a quando non avremo dati radar“, ha sottolineato Howes su Twitter , “non potremo saperlo per certo… Ma è promettente“.

La sfida per confermare definitivamente che l’oggetto individuato sia davvero Snoopy, sarebbe parecchio onerosa, e quindi abbastanza frivola, sottolinea l’astronomo. Sarebbe necessario lanciare alcuni cubesat in rotta di intercettazione per ottenere dati ed immagini. Sappiamo quanto costa un lancio satellitare da inviare verso l’orbita lunare… 

Certo, se un imprenditore del settore appassionato di storia spaziale con qualche soldo da buttare, potrebbe decidere di pagare il conto. Elon Musk di SpaceX, ad esempio, o Jeff Bezos di Amazon. Entrambi hanno le capacità di effettuare il lancio, magari come payload secondario di qualche lancio commerciale e SpaceX ha già dimostrato di essere più che capace di schierare un gruppo di satelliti. Usare quelle abilità per recuperare Snoopy e riportarlo sulla Terra sarebbe un risultato storico che potrebbe persino aiutare a pacificare gli animi degli astronomi frustrati dalla nuova rete di satelliti Starlink di SpaceX che sembra possa creare problemi per l’osservazione del cielo con i telescopi.

Un nuovo candidato per la materia oscura e un modo per rilevarlo

0
Migliori casinò non AAMS in Italia

Si pensa che la materia oscura sia ciò che compone poco più di un quarto del nostro universo, con la maggior parte del resto costituita da un’energia oscura ancora più misteriosa. Non può essere vista direttamente, ma la presenza della materia oscura può essere rilevata perché la sua gravità determina la forma di galassie lontane e altre cose.

Molti fisici credono che la materia oscura sia costituita da alcune particelle ancora da scoprireNon sappiamo ancora cosa sia la materia oscura“, ha detto John Terning, professore di fisica alla UC Davis e coautore dello studio. “Il candidato principale per molto tempo è stato il WIMP, ma sembra che sia quasi del tutto escluso.”

Un’alternativa al modello WIMP per la materia oscura richiede una forma di “elettromagnetismo oscuro” che includa “fotoni scuri” e altre particelle. I fotoni scuri avrebbero una debole interazione con i fotoni “normali“.

Nel loro nuovo articolo, Terning e Christopher Verhaaren aggiungono una svolta a questa idea: un “monopolo” magnetico scuro che interagirebbe con il fotone scuro.

Nel mondo macroscopico, i magneti hanno sempre due poli, nord e sud. Un monopolo è una particella che agisce come l’estremità di un magneteI monopoli sono previsti dalla teoria quantistica, ma non sono mai stati osservati sperimentalmente. Gli scienziati suggeriscono che i monopoli oscuri interagirebbero con i fotoni scuri e gli elettroni scuri nello stesso modo in cui la teoria prevede che elettroni e fotoni interagiscano con i monopoli.

Un nuovo modo di rilevare la materia oscura

Questa ipotesi implica un modo per rilevare queste particelle oscure. Il fisico Paul Dirac predisse che un elettrone che si muove in un cerchio vicino a un monopolo avrebbe rilevato un cambiamento di fase nella sua funzione d’onda. Poiché gli elettroni esistono sia come particelle che come onde nella teoria dei quanti , lo stesso elettrone potrebbe passare su entrambi i lati del monopolo e di conseguenza essere leggermente fuori fase dall’altro lato.

Questo schema di interferenza, chiamato effetto Aharonov-Bohm, significa che un elettrone che passa attorno a un campo magnetico ne viene influenzato, anche se non passa attraverso il campo stesso.

Terning e Verhaaren sostengono che dovrebbe essere possibile rilevare un monopolo scuro a causa del modo in cui sposta la fase degli elettroni mentre passano.

Questa idea propone un nuovo tipo di materia oscura, ma viene proposta con un nuovo modo di cercarla“, ha detto Terning.

I raggi di elettroni sono relativamente facili da ottenere: negli anni ’60 vennero usati i microscopi elettronici per dimostrare l’effetto di Aharonov-Bohm, e la tecnologia del fascio di elettroni è migliorata col passare del tempo. Teoricamente, le particelle di materia oscura ci attraversano continuamente. Per essere rilevabili nel modello di Terning e Verhaaren, i monopoli dovrebbero essere eccitati dal Sole. Questo significa che impiegherebbero circa un mese per raggiungere la Terra, viaggiando a circa un millesimo della velocità della luce.

D’altra parte, lo sfasamento previsto è estremamente piccolo, più piccolo di quello necessario per rilevare le onde gravitazionali. A questo proposito, Terning ha notato che quando l’esperimento LIGO per il rilevamento delle onde gravitazionali fu proposto per la prima volta, la tecnologia per farlo funzionare non esisteva e fu sviluppata nel tempo.

Fonti: arxiv.org/abs/1906.00014, Phys.org

Rilevata sotto il più grande cratere della luna una massa anomala

0
Migliori casinò non AAMS in Italia

Una grande massa di materiale dall’origine misteriosa è stata scoperta sotto il più grande cratere del nostro sistema solare, il bacino del Polo Sud della Luna – Aitken – e potrebbe contenere metallo proveniente da un asteroide che si schiantò sulla Luna e formò il cratere, secondo uno studio della Baylor University.

Immagina di prendere una catasta di metallo cinque volte più grande dell’isola maggiore delle Hawaii e seppellirla sottoterra, è all’incirca la dimensione della massa inattesa che abbiamo rilevato“, ha detto l’autore principale della ricerca Peter B. James, Ph.D., assistente professore di geofisica planetaria al Baylor’s College of Arts & Sciences. Il cratere stesso è di forma ovale, largo 2.000 chilometri e diverse miglia di profondità. Nonostante le sue dimensioni, non può essere visto dalla Terra perché si trova sul lato più lontano della Luna.

Lo studio – “Struttura profonda del bacino lunare del Polo Sud-Aitken” – è stato pubblicato sulla rivista Geophysical Research Letters.

Per misurare i sottili cambiamenti nella forza di gravità attorno alla Luna, i ricercatori hanno analizzato i dati provenienti dai veicoli spaziali utilizzati per la missione NASA Gravity Recovery and Interior Laboratory della NASA. “Quando abbiamo combinato questi dati con quelli della topografia lunare del Lunar Reconnaissance Orbiter, abbiamo scoperto l’inaspettata quantità di massa al di sotto del bacino del Polo Sud-Aitken“, ha detto James. “Una delle spiegazioni di questa massa extra potrebbe essere che il metallo dell’asteroide che ha formato il cratere sia ancora incorporato nel mantello della Luna“.

La densità della massa sotto il cratere – “qualunque cosa sia, dovunque provenga” – si spinge nel fondo del bacino per oltre mezzo miglio. Le simulazioni al computer dei grandi impatti di asteroidi suggeriscono che, nelle giuste condizioni, il nucleo di ferro-nichel di un asteroide può essere disperso nel mantello superiore (lo strato tra la crosta della Luna e il nucleo) durante un impatto.

Abbiamo fatto i calcoli e dimostrato che il nucleo dell’asteroide, se sufficientemente frammentato dall’impatto, potrebbe essere rimasto sospeso nel mantello della Luna fino ai giorni nostri, piuttosto che sprofondare verso centro della Luna“, ha spiegato James.

Un’altra possibilità è che questa grande massa possa derivare da una concentrazione di ossidi densi, associati all’ultimo stadio della solidificazione oceanica del magma lunare.

Secondo James, il bacino del Polo Sud-Aitken, che si pensa si sia formato circa 4 miliardi di anni fa, è il più grande cratere praticamente intatto nel sistema solare. Sicuramente in passato si sono verificati impatti anche più grandi in tutto il sistema solare, anche sulla Terra, la maggior parte dei quali, però, sono stati cancellati dal tempo e dall’erosione.

James ha definito il bacino “uno dei migliori laboratori naturali disponibili per studiare gli antichi impatti catastrofici, quegli eventi che hanno modellato tutti i pianeti rocciosi e le lune che vediamo oggi“.

Ulteriori informazioni: Peter B. James et al. Struttura profonda del bacino lunare del Polo Sud-Aitken, Geophysical Research Letters(2019). DOI: 10.1029 / 2019GL082252

Fonte: Phys.org

I fulmini di Marte

0
Migliori casinò non AAMS in Italia

Una nuova ricerca pubblicata sulla rivista Icarus ha rivelato risultati sorprendenti sull’atmosfera di Marte, in particolare su come influisce sul verificarsi di fulmini. I ricercatori hanno scoperto che, in base ai dati ottenuti dalla sonda spaziale dell’ESA Mars Express e dall’Allen Telescope Array, in California, i fulmini sono meno energetici e si verificano meno spesso del previsto a causa dell’aria sottile del pianeta rosso.

Nel 2009, gli scienziati hanno annunciato di aver rilevato le emissioni di microonde provocate da una tempesta di sabbia avvenuta su Marte nel 2006. Sulla base dei dati analizzati si pensò che le emissioni fossero il risultato di improvvise, enormi scariche elettriche, rivelando così la prima prova di un fulmine sul Pianeta Rosso.

I ricercatori hanno poi esaminato i dati raccolti da Mars Express per un periodo di cinque anni, nonché tre mesi di dati raccolti dal telescopio di Allen. Dopo quella prima occorrenza rilevata, tuttavia, nessun’altra prova radio di fulmini fu rilevata nelle tempeste di sabbia avvenute su Marte.

Per capire il motivo per cui i fulmini sono così rari su Marte, gli scienziati hanno eseguito simulazioni di questa attività atmosferica, concentrandosi in particolare sul tipo di fulmini che le tempeste di polvere potrebbero generare.

I granelli di sabbia delle tempeste e altre particelle creano una carica elettrica in quello che è noto come effetto triboelettrico, che si verifica quando due oggetti si scontrano ripetutamente o si sfregano l’uno contro l’altro. In tali casi, la superficie di un oggetto potrebbe prendere elettroni dalla superficie dell’altro materiale, accumulando così carica.

NASA Mars Exploration Rover Opportunity Wdowiak RidgeQuesta vista ripresa dal Rover Opportunity della NASA mostra Wdowiak Ridge. Foto: NASA / JPL-Caltech / Cornell Univ./Arizona State Univ.

Per effettuare uno studio attendibile, i ricercatori hanno usato i grani di una roccia vulcanica scura, simile a quella che si trova spesso sulla crosta di Marte, chiamata basalto per ricreare le tempeste di polvere del Pianeta Rosso e determinare le condizioni in cui avviene il fulmine.

Granuli di basalto sferici sono stati posti su un piatto, che è stato poi fatto vibrare per mezz’ora a pressione dell’aria variabile al fine di produrre la carica generata dall’effetto triboelettrico. I ricercatori hanno poi misurato il livello di carica elettrica dei grani, determinando infine che la bassa pressione dell’aria impedisce l’accumulo di cariche elettriche, ragione per cui i fulmini su Marte avvengono raramente e scaricano meno energia che sulla Terra.

Le tempeste di sabbia sono solo una delle tante cose che le missioni robotiche su Marte devono cercare di comprendere prima che astronavi con esseri umani a bordo inizino il loro viaggio verso il Pianeta Rosso.

Il problema dei detriti spaziali fuori controllo che infestano l’orbita terrestre

0
Migliori casinò non AAMS in Italia

il posto più remoto sulla Terra si chiama Point Nemo e le sue coordinate esatte sono 48 gradi 52,6 minuti di latitudine sud e 123 gradi 23,6 minuti di longitudine ovest.

Lo spot si trova a circa 2.250 km da qualsiasi abitato sulla Terra ed è considerato il luogo perfetto dove far precipitare satelliti e navicelle morti o morenti, motivo per cui è la patria di quello che la NASA definisce il “cimitero dei veicoli spaziali“.

È nell’Oceano Pacifico ed è praticamente il posto più lontano da qualsiasi punto civilizzato che si possa trovare“, sostiene la NASA.

Bill Ailor, ingegnere aerospaziale e specialista di rientro atmosferico, ha spiegato che quel punto “è un ottimo posto in cui far precipitare le cose senza colpire nulla“.

Per “seppellire” qualcosa in quel cimitero, le agenzie spaziali devono effettuare calcoli precisissimi. I satelliti più piccoli in genere non arrivano nemmeno a Point Nemo, poiché, come spiega la NASA , “il calore dall’attrito dell’aria brucia il satellite mentre cade verso la Terra a migliaia di chilometri all’ora“.

Il problema sono gli oggetti più grandi, come la Tiangong-1: la prima stazione spaziale cinese, lanciata a settembre 2011 e pesante circa 8,5 tonnellate. Ad un certo punto, la Cina perse il controllo del suo laboratorio orbitale lungo 12 metri nel marzo 2016 e questo ha lentamente cominciato a deorbitare, schiantandosi contro l’atmosfera il 2 aprile 2018. Centinaia di chili del veicolo spaziale – come le impalcature in titanio ed i serbatoi di carburante avvolti in fibra di vetro – sono caduti a più di 300 chilometri orari prima di impattare la superficie del pianeta. Per fortuna, caddero nell’oceano.

Il problema derivò dal fatto che la Cina non era più in grado di controllare la Tiangong-1, e quindi non poteva assicurare che la stazione spaziale si disintegrasse sopra Point Nemo.

La zona di scarico delle navicelle morte

Gli astronauti che vivono a bordo della Stazione Spaziale Internazionale sono gli esseri umani che arrivano più vicini al cimitero di veicoli spaziali. Questo perché la ISS orbita a circa 360 km sopra la Terra e quando passa sopra Point Nemo, i suoi occupanti sono gli esseri umani più vicini a quel punto (L’isola più vicina è molto più lontana).

Tra il 1971 e la metà del 2016, le agenzie spaziali di tutto il mondo hanno scaricato nella regione almeno 260 veicoli spaziali, secondo Popular Science. Questo conteggio è aumentato in modo significativo dall’anno 2015, quando il totale era solo di 161, secondo quanto riferisce Gizmodo .

Sepolti sotto più di due chilometri di acqua giacciono la stazione spaziale MIR, risalente all’era sovietica, più di 140 veicoli di rifornimento russi, molte razzi dell’Agenzia Spaziale Europea (come il Jules Verne ATV) e persino un razzo SpaceX, secondo quanto riporta Smithsonian.com.

Tuttavia, questi veicoli spaziali morti non sono ben concentrati.

Secondo Ailor un oggetto di grandi dimensioni come la Tiangong-1 può rompersi in una nuvola di detriti a forma di ovale che si estende per 1.600 km di lunghezza e decine di chilometri di larghezza.Tutta roba che finisce per cadere negli oltre 17 milioni di km quadrati di estensione di Point Nemo, quindi non è facile sapere esattamente dove è caduto un oggetto specifico.

Non tutti i veicoli spaziali finiscono nel cimitero, ma le probabilità che qualcuno venga colpito da un detrito spaziale sono estremamente ridotte, spiega Ailor. “Non è impossibile che succeda, ma dall’inizio dell’era spaziale… Solo una volta una donna è stata sfiorata ad una spalla in Oklahoma è l’unico episodio di cui si abbia conoscenza di qualcuno toccato da un frammento di detriti spaziali“.

È molto più rischioso lasciare che satelliti e capsule dismessi rimangano in orbita.

La perniciosa minaccia della spazzatura spaziale

Attualmente, sono circa 5.000 i satelliti attivi che orbitano attorno alla Terra a varie altitudini. C’è ancora moltissimo spazio per oggetti, persino la rete di 12.000 nuovi satelliti che forniranno copertura internet che Elon Musk e SpaceX lanceranno da qui ai prossimi otto anni non satureranno lo spazio disponibile.

Se consideriamo la spazzatura spaziale, però, la situazione si va facendo affollata lassù.

Oltre ai satelliti e alla stazione Spaziale, in orbita ci sono migliaia di frammenti di razzi che vagano incontrollati, insieme a più di 12.000 oggetti artificiali più grandi di un pugno, secondo Space-Track.org. Per non parlare di innumerevoli viti, bulloni, macchie di vernice e frammenti di metallo.

I paesi hanno imparato nel corso degli anni che quando si creano detriti, questi rappresentano una minaccia per i loro sistemi tanto quanto lo sono per quelli degli altri“, ha detto Ailor.

Il peggior tipo di rischio, secondo l’Agenzia spaziale europea , è quando un pezzo di spazzatura spaziale colpisce accidentalmente un altro pezzo, soprattutto se gli oggetti sono grandi. Tali collisioni satellitari sono rare ma si verificano; una è avvenuto nel 1996, un altra nel 2009 e due nel 2013. Questi incidenti, insieme alla distruzione intenzionale dei satelliti spaziali, hanno generato innumerevoli frammenti di detriti spaziali che possono minacciare i satelliti nelle orbite vicine anni dopo, provocando una sorta di effetto domino.

Abbiamo capito che questi detriti possono rimanere lassù per centinaia di anni“, racconta Ailor. Trasportare il mezzo spaziale fuori dall’orbita è una delle possibili soluzioni per prevenire la formazione di spazzatura spaziale, e molte agenzie spaziali e aziende ora costruiscono veicoli spaziali con sistemi per de-orbitarli (e farli cadere nel cimitero delle navi spaziali).

Ailor e altri stanno spingendo per lo sviluppo di nuove tecnologie e metodi in grado di catturare i detriti incontrollati in orbita, per rimuoverli e già stanno nascendo imprese che si propongono di creare un business da questo.

Ho proposto qualcosa come un XPRIZE o una Grand Challenge con un premio, dove i partecipanti potrebbero dimostrare di essere capaci di identificare tre detriti spaziali e rimuoverli“, Ailor prende davvero sul serio il problema dei detriti spaziali.

C’è però un problema politico. “Non è solo un problema tecnico, c’è il problema della proprietà…“, spiega Ailor. “Nessun’altra nazione ha il permesso di toccare un satellite degli Stati Uniti, ad esempio, e se andassimo a cercare un satellite morto per rimuoverlo… Questo potrebbe anche essere considerato un atto di guerra“.

Secondo Ailor sarebbe necessario riunire un consesso delle nazioni coinvolte nelle operazioni spaziali per concordare un trattato che estenda i diritti di salvataggio e recupero previsti dalle leggi del mare agli oggetti morti o incontrollabili nello spazio.

Questo articolo è stato originariamente pubblicato da Business Insider.

In ottobre il primo volo di collaudo del nuovo aereo di KML che ospiterà i passeggeri nelle ali

0
Migliori casinò non AAMS in Italia

La compagnia aerea olandese KLM ha annunciato di star finanziando lo sviluppo di un aereo a forma di V progettato per ospitare i passeggeri nelle sue ali per renderlo più efficiente nei consumi.

La sua forma futuristica renderà il “Flying V” più leggero e aerodinamico, ha affermato KLM. Secondo i suoi progettisti, necessiterà del 20 percento in meno di carburante rispetto ad un Airbus A350, l’aereo più avanzato di oggi.

Una versione prototipo dell’aereo potrebbe essere pronta già in autunno, hanno detto i ricercatori. Secondo la CNN, però, una versione operativa di questo aereo difficilmente entrerà in servizio sul mercato commerciale prima del 2040.

L’idea di un velivolo sostenibile in grado di contenere passeggeri, merci e serbatoi di carburante nelle sue ali  fu proposta per primo da Justus Benad, che all’epoca era uno studente dell’Università Tecnica di Berlino e fu ulteriormente sviluppata dalla Delft Technical University, che ora collabora con KLM.

(KLM)(KLM)

Come l’avanzato Airbus A350, il Flying V sarà in grado di trasportare 314 passeggeri e 160 metri quadrati di carico, secondo quanto riferito da KLM. Avrà anche la stessa apertura alare, il che significa che può adattarsi alle stesse porte, piste e hangar.

Ma l’aereo a V sarà in grado di percorrere i voli a lunga distanza in modo più sostenibile, secondo la compagnia. “Il Flying-V è più piccolo dell’A350 e ha una superficie di afflusso inferiore rispetto alla quantità di volume disponibile“, ha affermato in una nota Roelof Vos, il capo del progetto di TU Delft. “Il risultato si traduce in meno resistenza, il che significa che il Flying-V avrà bisogno di meno carburante per percorrere la stessa distanza.”

L’aereo utilizzerà i motori turbofan più efficienti in termini di consumo che esistono, secondo KLM. Il prototipo in corso di realizzazione, però, utilizzerà ancora il cherosene e in futuro potrà essere adattato ad utilizzare turboventole elettriche.

(KLM)(KLM)

Il Flying V potrà aiutare il settore aeronautico olandese a raggiungere i suoi obiettivi di sostenibilità, ha affermato Vos. L’obbiettivo è ridurre le emissioni di CO2 del settore aereo del 35% entro la fine del 2030. “Il nostro obiettivo finale è quello di un volo privo di emissioni“, ha  concluso Vos.

Tecnici ed ingegneri impegnati nel team di sviluppo sperano di presentare il primo prototipo volante del nuovo aereo entro il prossimo ottobre, secondo TU Delft. Nei primi voli, l’aereo volerà a bassa velocità per verificare la stabilità del modello.

Fonte: Business Insider.

Sconti fino al 50% e offerte in corso su Amazon per prodotti di informatica, domotica ed elettronica

0
Migliori casinò non AAMS in Italia

Le offerte presenti in questa pagina sono limitate a pochi pezzi e potrebbero scadere nel giro di poche ore. Della lista fanno parte prodotti appartenenti a diverse categorie che abbiamo selezionato in base a tipologia e prezzo.

Occhio ai prezzi che le promozioni potrebbero esaurirsi abbastanza in fretta.

Philips Hue White and Color Ambiance Starter Kit con 2 Lampadine E27 + un Bridge [Classe di efficienza energetica A+]

In offerta a 74,99€ sconto 50%

Norton Security Deluxe Antivirus Software 2019 | 5 Dispositivi (Licenza di 1 anno) | Compatibile con Mac, Windows, iOS e Android | Codice d’attivazione via email

In offerta a 23,44€

Ariete 2718 Xclean Robot Aspirapolvere, Partenza Ritardata, Filtro HEPA, Autonomia 1.5 h, Capacità 300 ml, Nero

In offerta a 119,99€ sconto 20%

Oral-B Smart 6 6200W Spazzolino Elettrico Ricaricabile

In offerta a 97,99€

Arlo Pro2 VMS4330P Sistema di Videosorveglianza Wifi con Tre Telecamere di Sicurezza, Audio 2 Vie, Batteria, Full Hd, Visione Notturna, Interno/Esterno, Vcr Opz, Funziona con Alexa e Google Wifi

In offerta a 596,99€ sconto 34%

AUKEY Tastiera Meccanica con LED-Backlit Switches Blu, 105 Tasti 100% Anti-ghosting Layout Italiano Tastiera da Gioco con Design Impermeabile e Pannello Metallico per PC e Laptop Giocatori (Nero)

In offerta a 35,99€ sconto 20%

Tado° Termostato Intelligente Kit di Base V3+ – Gestione intelligente del riscaldamento, compatibile con Amazon Alexa, Apple HomeKit, Assistente Google, IFTTT

In offerta a 157,99€ sconto 21%

Seagate STGX1000400 Hard Disk Portatile Esterno, 1 TB, Nero

In offerta a 59,89€ sconto 33%

RAVPower Ricarica Wireless 4 Bobine, per iPhone X/iPhone 8/8 Plus, Caricabatterie Qi Wireless per Galaxy S8 Note 8 e per Tutti i Dispositivi Dotati di Tecnologia Qi (Adattatore QC 3.0 Incluso)

In offerta a 33,99€ sconto 15%

VicTsing Diffusore di Oli Essenziali Ultrasuoni 150ml Diffusore di Aromi con modalità Sleep,Umidificatore Ambiente Bambini, Luci Notturne 8 Colori, per Camera da Letto, Casa e Ufficio 150ml

In offerta a 20,39€ sconto 32%

HOETECH Caricatore Wireless Auto, Gravità Ricarica Wireless da Auto 7.5W per iPhone XS/XS Max/X/8/8 Plus/Xiaomi Mix 2S, 10W per Galaxy S9/S9 +/S8/S8 +/Note 8 e 5 W per Huawei Mate 20 Pro/P30 Pro

– In offerta a 20,39€ sconto 15%