La teoria sulla brachiazione nell’evoluzione umana

La ricerca, pubblicata sulla rivista Science Advances suggerisce che l'ultimo antenato comune degli ominidi - una gruppo di grandi scimmie che comprende scimpanzé, gorilla , oranghi ed esseri umani - si arrampicava e si muoveva tra i rami per mezzo della brachiazione

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Una nuova scoperta suggerisce che i nostri antenati fossero in grado di attuare la brachiazione, una modalità di movimento che consiste nello spostarsi di ramo in ramo usando le braccia.

Lo studio sembra risolvere in un colpo solo un lungo dibattito scientifico sulla capacità di brachiazione dei nostri antenati, la capacità di oscillare dai rami degli alberi usando solo le braccia.

Prima che i nostri antenati sperimentassero un cambiamento evolutivo indirizzato verso l’utilizzo delle mani per la realizzazione e la manipolazione di nuovi strumenti e delle gambe per camminare, probabilmente camminavano appoggiando le nocche al suolo.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Science Advances, suggerisce che l’ultimo antenato comune degli ominidi, una gruppo di grandi scimmie che comprende scimpanzé, gorilla, oranghi ed esseri umani, si arrampicava e si muoveva tra i rami per mezzo della brachiazione.

“I nostri risultati supportano l’opinione che gli esseri umani e gli scimpanzé si siano evoluti da un antenato che aveva somiglianze con le scimmie moderne nel loro tipo di locomozione”, ha detto a Inverse l’ autore principale dello studio Thomas C. Prang , assistente professore della Texas A&M University.



Gran parte degli scienziati ammette che la mano umana sembra differire per forma dalle mani che i primati che permettono ai primati di muoversi agevolmente sui rami degli alberi.

Tuttavia, questa affermazione ha originato un’ipotesi controversa: gli esseri umani si sono evoluti da un antenato quadrupede che utilizzava tutti e quattro gli arti per camminare, piuttosto che un antenato bipede che si muoveva per brachiazione tra i rami degli alberi.

I sostenitori di questa ipotesi ritengono che l’ultimo antenato comune fosse più “scimmiesco” e meno simile allo scimpanzé o al bonobo. I ricercatori che hanno condotto il nuovo studio erano scettici all’idea e l’hanno messa alla prova.

I ricercatori hanno utilizzato un campione di oltre 400 esemplari, tra di essi primati viventi e antichi fossili di ominoidi.

I ricercatori hanno analizzato le antiche ossa della mano di Ardipithecus ramidus, che i credenti dell’ipotesi contestata usano per avvalorare la loro idea riguardo a un ultimo antenato comune quadrupede.

L’Ardipithecus ramidus è un antenato umano vissuto quasi 4,4 milioni di anni fa. Ciò che sappiamo dell’Ardipithecus ramidus dipende da uno scheletro parziale rinvenuto nel 2009, soprannominato “Ardi”.

L’interpretazione iniziale della mano di Ardi suggeriva che gli ultimi antenati comuni di umani e scimpanzé usassero una forma di locomozione chiamata “arrampicata sopra i rami”, spiega Prang.

Brachiazione, una nuova interpretazione dell’evoluzione umana

Il nuovo studio mette in dubbio questa interpretazione per una semplice ragione: scimmie e lemuri sono gli unici primati che si arrampicano sui rami e usano la brachiazione, e i loro corpi molto più piccoli usano code prensili per aiutarsi nell’arrampicata.

“L’inferenza di adattamenti ‘sopra il ramo’ in Ardipithecus è alquanto problematica poiché è delle dimensioni di uno scimpanzé e manca di una coda [come tutte le scimmie e gli umani]”, dice Prang.

Per testarlo, Prang e i suoi colleghi hanno ricostruito l’evoluzione della mano degli ominidi e come potrebbe essersi adattata in ambienti antichi.

La specie Ardipitecus ramidus mostrava questi tratti sospensivi – che consentivano a questa specie di muoversi dai rami degli alberi – prima che si verificasse un significativo cambiamento evolutivo con i lignaggi di Homo (umani) e Australopithecus, un antico antenato degli ominini, che comprende umani e scimpanzé.

“La mano dell’Ardipithecus sembra suggerire che l’ultimo antenato comune di umani e scimpanzé si fosse adattato per arrampicarsi sui tronchi degli alberi e sospendere il corpo sotto i rami”, spiega Prang.

Lo studio vuole essere uno smascheramento dell’ipotesi precedente che suggeriva che gli ominidi fossero evoluti da un antenato con una mano priva di adattamenti sospensivi.

Secondo Prang, lo studio indica anche un importante passo evolutivo legato allo sviluppo dell’uso degli strumenti.

“Mostriamo un importante salto evolutivo tra la mano di Ardipithecus e tutti gli ominidi successivi che coincide con la perdita degli adattamenti per l’arrampicata sugli alberi nel piede e con i primi strumenti di pietra conosciuti e fossili di animali con tracce lasciate da utensili di pietra”, dice Prang.

La scoperta avvalora la tesi che Ar. ramidus ha mostrato la capacità di camminare in posizione eretta, che ci aiuta a capire l’evoluzione di mani e piedi umani.

“Il nostro studio fornisce un supporto all’ipotesi che mani e piedi umani si siano evoluti, che studi precedenti hanno suggerito sulla base di confronti di modelli di relazioni tra tratti mano / piede e simulazioni evolutive, tra esseri umani e scimpanzé”, afferma Prang.

L’analisi è molto più coerente con ciò che persone come Thomas Henry Huxley e Sir Arthur Keith hanno proposto tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo sulla base di confronti anatomici tra esseri umani e scimmie. Il più notevole di questi studiosi è Charles Darwin, il padre dell’evoluzione.

Prang collega il lavoro di Darwin alle loro scoperte sul bipedismo nell’antico esemplare, che può contribuire a spiegare l’evoluzione umana.

L’idea attribuita a Darwin è che il bipedismo ha liberato le mani dal loro ruolo nella locomozione, che ha permesso alla selezione naturale di portare l’anatomia della mano in una nuova direzione [direttamente o indirettamente] correlata alla destrezza manuale, forse utile per la fabbricazione e l’uso di strumenti.

Secondo lo studio, questi risultati risolvono un vecchio dibattito sul ruolo della brachiazione nella discendenza degli esseri umani.

Alexandros Karakostis, esperto di biomeccanica della mano, descrive i risultati come “molto intriganti”. i risultati offrono una risposta robusta a “un acceso dibattito”, afferma Karakostis, sebbene sia un dibattito che probabilmente continuerà.

Lo studio identifica adattamenti sospensivi nei resti della mano di 4,4 milioni di anni fa di un esemplare di Ardipithecus ramidus, suggerendo che la morfologia della mano umana potrebbe essere emersa da un cambiamento evolutivo tra Ardipithecus e Australopithecus.

In futuro, il team vuole esaminare la mano dell’Ardipithecus in modo più dettagliato.

Ameline Bardo, ricercatrice post-dottorato associata all’Università del Kent, concorda che un’analisi più dettagliata delle ossa della mano sarebbe necessaria per “comprendere meglio i legami tra forma e funzione della sua mano”. Questa analisi, osserva Bardo, può contribuire alla comprensione dei movimenti dell’antica creatura.

Nel complesso, Bardo vede lo studio come molto ben fatto e contribuisce all’idea “i primi ominidi si sono evoluti da un antenato con un repertorio posizionale vario che include sospensione e arrampicata verticale”.

Il team è molto entusiasta di esplorare le implicazioni del documento sull’evoluzione delle grandi scimmie e degli esseri umani

“Se è vero che gli esseri umani e gli scimpanzé si sono evoluti da un antenato africano simile a una scimmia, significa che ogni stirpe di scimmie africane si è evoluto a velocità diverse”, afferma Prang.

Sarà importante pensare alle storie evolutive delle popolazioni di scimmie africane e a come il processo evolutivo potrebbe aver modellato la loro anatomia e comportamento negli ultimi milioni di anni“.

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