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Starship Flight 10: questa volta il botto è stato quello giusto

Dopo una serie di lanci traumatici, SpaceX segna un punto pieno: Starship decolla, raggiunge lo spazio, esegue manovre complesse e rientra senza esplodere. Il booster e la navetta ammarano come previsto. E le immagini sono da pelle d’oca

È successo davvero: il volo di prova numero 10 della Starship è andato esattamente come doveva andare.

Un decollo mozzafiato dalla base di Boca Chica, in Texas, seguito da un balletto aerospaziale perfetto. Entrambi gli stadi del razzo — il gigantesco booster Super Heavy e l’astronave vera e propria, Starship — hanno completato i loro compiti e sono rientrati con eleganza da guinness nei rispettivi oceani, lasciando a terra non solo vapori di successo… ma anche sollievo.

Obiettivi centrati, uno dopo l’altro

L’obiettivo di questa missione non era mettere in orbita carichi veri, ma testare le capacità dell’intero sistema in condizioni realistiche:

  • ✅ Il lancio è avvenuto senza intoppi, al secondo tentativo utile dopo due giorni di rinvii, e così òa separazione dal booster Superheavy.

  • ✅ Il riavvio del motore in orbita, un punto critico per ogni futura missione lunare e marziana, è riuscito perfettamente.

  • ✅ La Starship ha simulato il rilascio di 8 satelliti, dimostrando di poter svolgere missioni simili a quelle dei Falcon 9, ma con una scala esponenziale.

  • ✅ Il rientro atmosferico si è svolto senza perdite strutturali, a parte il rivestimento termico che ha sofferto per la mancanza di moltissime piastrelle rimosse già prima del lancio per testare la solidità strutturale della Starship in una situazione estrema, con il controllo dei flap e il rivestimento termico che hanno retto l’urto.

  • ✅ Entrambi gli stadi hanno completato una manovra finale verticale e sono ammarati in modo controllato: Super Heavy nell’Atlantico e la Starship nell’oceano Indiano. Nessun tentativo di recupero, ma nemmeno detriti in fiamme—e per ora, va benissimo così.

Emozione a mille: il colosso prende il volo

Chiunque abbia guardato il lancio in diretta, anche solo per pochi minuti, non può essere rimasto indifferente: il momento in cui i 33 motori Raptor del Super Heavy si sono accesi simultaneamente è stato un concerto di pura potenza.
Il razzo più grande mai costruito dall’uomo si è alzato con lentezza minacciosa, lasciando dietro di sé una colonna di fuoco e fumo che sembrava rubata a un film di fantascienza anni ’80, ma con la realtà tecnica del 2025.

Il booster è rientrato dopo pochi minuti eseguendo una manovra perfetta posizionandosi in verticale nonostante il fatto che uno dei 33 motori si è spento nelle fasi finali del lancio e non si è riavviato durante la discesa. Con soli due motori attivi Superheavy è riuscito a rimettersi in verticale per poi restare letteralmente sospeso a mezz’aria per due o tre secondi prima di posarsi delicatamente sulla superficie dell’oceano e sprofondare come era da programma.

Giova ricordare che questo è stato l’ultimo lancio previsto per l’attuale iterazione di Superheavy e Starship che nel prossimo volo saranno sostituiti da nuovi modelli aggiornati con le osservazioni tecnologiche ed operative derivate dai precedenti voli.

Starship, invece, ha proseguito la sua missione concludendo con successo tutti gli obbiettivi di missione, accensione di un motore nello spazio, rilascio di otto modelli uguali ai satelliti starlink, integrità dello scafo mantenuta nonostante le tante piastrelle dello scudo termico rimosse prima del lancio e, infine, il momento più scenografico: il rientro in verticale, tra nuvole di vapore, con i flap, che pure hanno subito lievi danni dal plasma bollente durante il rientro in atmosfera, che hanno fatto egregiamente il proprio lavoro.

Starship a 600 metri di quota (massima altezza raggiunta 170 chilometri con una velocità inotrno ai 26.000 km/s) mentre scendeva ancora in orizzontale, ha acceso i motori e cambiato assetto con una verticale perfetta sull’Oceano Indiano. Avvolta da nebbie bollenti e scintille, la nave spaziale di Elon Musk è apparsa, per un attimo, maestosamente ferma in verticale sulla superficie dell’oceano, poi si è lentamente inabissata. Nessuna esplosione, nessun incendio incontrollato. Solo una fine programmata, pulita, cinematografica.

Perché serviva questo test “pulito”

Negli ultimi mesi, i test precedenti della Starship (Flight 8 e Flight 9) si erano conclusi in modo poco elegante e scoraggiante, tra esplosioni premature e anomalie in volo.
Anche Elon Musk, solitamente baldanzoso, aveva abbassato i toni.
SpaceX aveva bisogno di un successo pieno: non tanto per la stampa o i meme, quanto per convincere NASA, investitori e se stessa che questo gigantesco sistema può davvero funzionare.

Starship è fondamentale per le missioni Artemis dirette alla Luna e, in prospettiva, per i sogni marziani. Ma prima ancora, serve per rivoluzionare il trasporto spaziale terrestre con carichi massicci, frequenze elevate e, soprattutto, costi abbattuti.

Con Flight 10, SpaceX ha dimostrato che ci sta arrivando. Non ci sono più solo prototipi danzanti e test statici: c’è una macchina operativa, testata in volo, che inizia a sembrare affidabile.

Conclusione: il futuro torna ad avere una forma

Non è ancora il razzo che porterà gli esseri umani su Marte. Non è ancora riutilizzabile al 100%.
Ma oggi, per la prima volta da mesi, Starship ha rispettato lo script.
Ha volato, ha manovrato, è rientrata, ha toccato l’acqua con dignità.

E se ci si ferma un attimo a guardare quelle immagini—la silhouette argentea della navetta che discende lenta, avvolta nel vapore, si torna bambini.
Bambini che sognano razzi, pianeti lontani e ritorni possibili.

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